Jumpers – Recensione

Un Salto tra gli Animali

Jumpers

È incredibile pensare che l’idea alla base di Jumpers – Un Salto tra gli Animali fosse in origine il pitch più improbabile di Daniel Chong tra i tre che presentò ai piani alti di Pixar anni fa. L’esordiente regista si era ispirato ai documentari naturalistici che utilizzano la tecnologia robotica per offrire uno sguardo sulla fauna selvatica, e da lì ha sviluppato un’idea che è poi diventata uno dei migliori film d’animazione della Pixar degli ultimi anni.

È un periodo strano e non facile per lo studio di Emeryville. Nonostante gli sforzi per promuovere una buona varietà di idee e generi con i suoi lungometraggi, il grande pubblico sembra non recepire adeguatamente questo impegno. Se a volte si è trattato di progetti effettivamente con poco mordente, come Elemental ed Elio, ci sono altri casi di film molto buoni come Soul, Luca e Red che inspiegabilmente non hanno riscosso gli incassi sperati. A fronte di ciò, non sorprende che la casa di produzione ritorni a calcare franchise di successo come Toy Story e Inside Out.

Malgrado tale difficoltà, per fortuna non sembra fermarsi il supporto a nuove idee e autori emergenti, e per Jumpers è appunto il turno di Daniel Chong, creatore della serie We Bare Bears – Siamo solo orsi (Cartoon Network), che esordisce in questo lungometraggio Pixar come regista, nonché curatore della sceneggiatura assieme a Jesse Andrews (già sceneggiatore di Luca).

Jumpers

Jumpers: un viaggio nel mondo animale

La protagonista Mabel (doppiata da Tecla Insolia) è una ragazza che sin dalla tenera età dimostra una grande premura verso gli animali. L’amore per la natura è alimentato dalla nonna, con la quale passa molto tempo nei pressi di uno stagno a osservare la fauna e ascoltare i suoi insegnamenti sull’armonia naturale. Questo piccolo angolo di paradiso viene però minacciato da Jerry (con la voce di Francesco Prando), sindaco di Beaverton che intende radere al suolo lo stagno per farvi passare sopra una nuova tangenziale. Tale progetto è permesso in quanto tutti gli animali dello stagno sembrano stranamente scomparsi.

Alla disperata ricerca di una soluzione, Mabel si imbatte per caso nel programma “Jumpers”, una tecnologia che permette di trasferire la coscienza umana in robot dalle fattezze di animali. La ragazza si infiltra quindi nel mondo animale nei panni di un castoro, col preciso intento di far tornare gli animali allo stagno e, così facendo, salvarlo dalla totale cementificazione.

Jumpers

Ci sono molte cose da apprezzare in Jumpers, a partire dalla straordinaria resa grafica degli animali, dotati di texture mirabili e una foggia del pelo davvero impressionante. Una qualità visiva che si accosta a scelte stilistiche che, continuando il filone di Red, prendono a piene mani dalla tradizione orientale, soprattutto nell’attenzione al ruolo degli occhi. Quando Mabel è nei panni del castoro e può capire il linguaggio degli animali, questi vengono rappresentati con occhi grandi e dall’espressività umana; dal punto di vista degli umani che non capiscono il loro linguaggio, invece, gli stessi animali mostrano due bottoncini neri molto poco eloquenti.

Il film dà grande spazio alla comicità in stile slapstick, ma con uno stile molto moderno ed energico. Si ride molto in Jumpers, ed è quel tipo di umorismo che sa trascinare tutte le fasce d’età. Ma la storia è in realtà attraversata da momenti di vario genere, dall’action al dramma introspettivo.

Jumpers

Ambientalismo e responsabilità

Il pregio maggiore di Jumpers è quello di trattare il tema dell’ambientalismo in termini più complessi e sfumati a quello a cui siamo abituati. E lo fa a partire da Mabel: una ragazza energica, sicuramente di buon cuore, ma anche impulsiva e testarda. La sua frustrazione deriva dal fatto che lei si spende tanto per fare attivismo ambientalista in un mondo che sembra indifferente.

Una protagonista umanamente imperfetta, la cui determinazione è alimentata da motivazioni strettamente personali. Di per sé non c’è niente di male in ciò, ma nell’impeto della sua lotta emotiva non pensa alle conseguenze che può provocare. Il film non critica l’attivismo ambientalista, ma mette in guardia dal fatto che, in un mondo pieno di violenza, anche gli sforzi nel fare la cosa giusta possono sfuggire al controllo e trasformarsi in altrettanta violenza.

Contraltare della (comprensibile) intolleranza di Mabel è Re George (doppiato da Giorgio Panariello) che, a cominciare dalla “Legge dello Stagno” per cui è normale che un predatore mangi una creatura vivente, cerca di destrutturare la prospettiva polarizzata della ragazza, puntando sul cercare il buono nelle persone e sull’armonia piuttosto che lo scontro.

Jumpers

Jumpers – Un Salto tra gli Animali è un film brillante che ci ricorda che dietro ogni azione, anche la più giusta, possono nascondersi motivazioni contraddittorie, e che comprendere gli altri richiede uno sforzo di empatia che non sempre siamo pronti a fare. Il film non punta sulla facile opposizione “uomini contro animali”, ma invita a riconoscersi parte di uno stesso equilibrio. Ed è proprio questa consapevolezza a rendere più complesso, ma anche più autentico, il nostro rapporto con la natura e con chi la abita.

Mescolando azione, comicità e riflessione, il film riesce a parlare contemporaneamente ai bambini che sognano di salvare il mondo e agli adulti che sanno quanto sia difficile farlo davvero. Senza moralismi, ma attraverso l’identificazione emotiva, Jumpers è capace di far ridere, commuovere e riflettere sul posto che occupiamo in un ecosistema di cui facciamo tutti parte.

8.1
Uno dei migliori film Pixar degli ultimi anni

Pro

  • Visivamente impressionante
  • Davvero spassoso
  • Messaggio ambientalista non scontato

Contro

  • Ultimi minuti ipersaturi di azione
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