Scarlet – Recensione
Tra la vita e la morte, la lotta di una principessa in cerca di vendetta. Il nuovo film visionario del regista Mamoru Hosoda.
Esiste la vita dopo la morte? Una domanda a cui l’umanità non è mai riuscita a trovare una risposta, ma solo ipotesi prive di fondamento.
C’è chi affida la propria sorte alla fede, chi si affida al rigore della logica, e chi, semplicemente, accetta il mistero come parte integrante della vita. Forse la risposta non va cercata perché semplicemente non esiste. Tuttavia, in Scarlet, si cerca in qualche modo di dare un senso alla vita ponendo emozioni forti come l’amore e il perdono davanti a tutto, persino alla morte e alla vendetta, tematiche su cui ruota l’ultima pellicola di Mamoru Hosoda.
Non è di certo qualcosa di nuovo nel cinema, ma rimane un tema che, se trattato con il giusto tatto, può suscitare emozioni sentite e lanciare un messaggio di pace potentissimo. D’altronde, il maestro Hosoda non è nuovo nell’offrirci spunti di riflessione nei suoi film su temi profondi, come in La ragazza che saltava nel tempo e Summer Wars.
Lo stesso possiamo dire di Scarlet, un’opera cupa, cruda e profondamente filosofica, che prende ispirazione da una delle opere teatrali più strazianti e iconiche della storia: l’Amleto di Shakespeare.
La Principessa guerriera
La protagonista della nostra storia è Scarlet, una principessa di un regno ispirato alla Danimarca del XVI secolo. Conduce una vita serena grazie alla guida del padre, considerato dal popolo un sovrano giusto e amabile. Ma nell’oscurità della corte si insinua il seme dell’invidia da parte del fratello del Re, Claudius, nonché lo zio di Scarlet.
Claudius, mosso da un’insaziabile sete di potere e dal desiderio ossessivo di conquistare Gertrude, la moglie del Re, accusa il fratello di alto tradimento e lo fa giustiziare. Scarlet, impotente, assiste all’esecuzione del padre, e giura di vendicarsi ad ogni costo.

Gli anni passano e Scarlet cresce, allenandosi di continuo per raggiungere il suo scopo. L’occasione perfetta le si presenta durante un banchetto, in cui decide di narcotizzare lo zio per poi ucciderlo. Claudius, però, aveva previsto tutto e decide di avvelenare Scarlet durante la festa, uccidendola prima che potesse compiere la sua vendetta.
Il viaggio nell’Aldilà
La storia non finisce qui: ma anzi è il principio di tutto. Dopo l’avvelenamento, Scarlet si risveglia in quello che sembrerebbe l’Aldilà. Non è né il Paradiso né l’Inferno, ma una sorta di Purgatorio dove passato, presente e futuro si intersecano. Scarlet non demorde e scopre che in questo luogo la sua vendetta può ancora essere compiuta.
Durante la sua missione, incontra persone di epoche diverse tra cui Hijiri, un giovane paramedico che, pur trovandosi in un luogo dove la morte si è già consumata, si precipita a salvare gli altri, sia amici che nemici. Scarlet, inizialmente diffidente nei confronti del giovane, inizierà a vedere il mondo sotto una nuova luce, valutando anche la non violenza per terminare i conflitti.

Iniziata quindi come una storia di vendetta, quella di Scarlet – il film – si tramuta gradualmente in una storia di amore, pace e perdono. I due mondi di cui fanno parte Scarlet e Hijiri sono contrapposti: da una parte abbiamo la sete di vendetta che consuma tutto quanto, anche l’umanità dell’individuo; dall’altra abbiamo la volontà di dare vita nonostante le avversità incontrate lungo il cammino.
Hijiri non nega che il mondo moderno sia pieno di conflitti. Riconosce la violenza del mondo moderno, ma rifiuta di alimentarla. Il conflitto è una catena che può essere spezzata, ma solamente se tutti fanno la loro parte, e questo implica anche il perdonare chi ci ha fatto del male. Questo modo di vedere le cose si contrappone a quello di Scarlet, che negli ultimi anni non ha visto altro che la vendetta davanti ai suoi occhi.
Visivamente travolgente
Quello che mi ha colpito di più – nel bene e nel male, ma ne parleremo a breve – è stato il lato artistico del film, che mescola l’animazione tradizionale a quella in CGI. Dietro il mastodontico lavoro troviamo lo Studio Chizu, co-fondato dallo stesso Mamoru Hosoda, che ha dato vita a diverse pellicole molto famose, tra cui The Boy and the Beast e Mirai (film candidato agli Oscar).
Ho visto molta ambizione dietro Scarlet, con alcune trovate registiche geniali: profondità di campo, stacchi, inquadrature e immagini ricche di dettagli. Persino i colori, inizialmente cupi e spenti, si accendono con l’avanzare della trama raggiungendo picchi altissimi, specialmente sul finale.

Anche i combattimenti hanno i loro spazi. Non ce ne sono tantissimi, ma le poche scene d’azione sono realizzate con cura e coreografate molto bene, di base realistica, mettendo il focus anche sulla pesantezza dei colpi. Tuttavia ho trovato fuori contesto un paio di sequenze in cui i personaggi ballano a ritmo di una musica sì orecchiabile, ma che spezza la narrazione di netto e molto a lungo.
Fortunatamente questi momenti di canto e ballo non sono moltissimi, ma rimangono un punto negativo che, se non si è abituati a viverli nelle produzioni giapponesi, diventano pesanti e decontestualizzano la trama facendo perdere la concentrazione allo spettatore. Avrei magari evitato queste scene o ridimensionato la loro durata, anche perché il film dura quasi due ore e scene del genere verso la fine rischiano davvero di rendere faticosa la visione.
Scarlet Recensione – Conclusione
L’ultimo film di Mamoru Hosoda colpisce duro con alcune tematiche dannatamente attuali. Un film riflessivo, capace di lanciare un messaggio e lasciare il segno nello spettatore. Artisticamente mescola la tradizione e l’animazione moderna in CGI, un connubio che funziona sul grande schermo.
Qualche scena rimane poco convincente, ma tutto sommato sono guardabili (e orecchiabili). Al netto di tutto l’ho trovato un buon film, forse inferiore agli altri film del regista, ma se siete alla ricerca di qualche anime da vedere al cinema, allora potreste dargli una possibilità. Tuttavia, segnalo che il film non ha ricevuto l’adattamento in italiano, quindi nelle sale troverete solamente la versione sottotitolata con l’audio originale in giapponese.
Un film riuscito che cattura lo spettatore grazie alla sua storia e animazione.
Pro
- Storia coinvolgente
- Ottima animazione
- Colonna sonora orecchiabile
Contro
- Alcune scene sono decisamente meno riuscite e spezzano la narrazione
- Nessun doppiaggio in italiano, almeno per il momento