Per alcuni analisti, la recente decisione di Sony rappresenta un rischio per il mercato dell’usato

Gli analisti spiegano come lo stop al fisico di Sony rappresenti un pericolo per il mercato videoludico

Come la recente decisione di Sony rappresenta un rischio per il mercato dell'usato

Negli ultimi mesi si discute spesso dello stop da parte di Sony per la produzione delle copie fisiche. Tante sono le vicende che sono seguite a questa dichiarazione e tra le ultime vi è l’analisi di quanto il mercato dell’usato, hardware e software, sia a rischio se questo stop dovesse essere definitivo.

Secondo gli analisti di Dataintelo, che hanno svolto delle analisi riguardanti il 2025, aggiornate al Marzo 2026, il mercato videoludico e del retrogaming ha un valore di circa 7,2 miliardi di dollari. Per la maggior parte il ricavato proviene dalle console (42,3%), seguito da un 31,8% per il PC e per ultimo il mondo mobile con 25,9%.

Sempre secondo gli analisti, questa crescita sarebbe dovuta ad una grande curiosità da parte dei videogiocatori. Servizi che all’inizio erano temuti, come il Nintendo Switch Online, la cui paura consisteva nella possibilità che potessero allontanare i giocatori dai formati fisici, sono stati al contrario fondamentali per lanciare il grande pubblico alla riscoperta di giochi passati spingendoli in seguito all’acquisto delle copie originali.

Quali sono i continenti in cui il mercato dell’usato gira maggiormente?

Il Nord America è il primo continente come posizione per fatturato nel mercato dell’usato. La stima ammonterebbe a 3,05 miliardi di dollari e approssimativamente questa sarebbe il 42,3% sul ricavato globale. Negli Stati Uniti nello specifico, più del 38% è ricavato dalle transizioni di giochi usati.

Al secondo posto vi troviamo l’Europa con un fatturato in percentuale del 28,3% sul ricavato globale. Sempre secondo gli analisti di Dataintelo, gli stati europei nei quali il mercato dell’usato girà maggiormente sono il Regno Unito, la Germania e la Francia. In particolare i giocatori europei mostrano particolare interesse presso retro-gaming di piattaforme come l’Amiga, il Commodore 64 e il ZX Spectrum.

Al terzo posto vi troviamo l’Asia Pacifica con un fatturato del 24,3% sul ricavato globale. Lo Stato che più incrementa questa percentuale è il Giappone, soprattutto grazie alla loro usanza di negozi di rivendita. Un altro Stato è la Cina che, con un’apertura maggiore con gli stati esteri, ha permesso l’ingresso di una più grande quantità di videogiochi e console.

“La recente decisione di Sony rappresenta un rischio”

Sebbene questi dati possano risultare entusiasmanti, il futuro non sembra altrettanto roseo. Con l’annuncio di Sony sull’interruzione della produzione delle copie fisiche, gli analisti sono per lo più convinti che future console, come la PS6, non avranno un lettore Blu-ray. Questo rallenterebbe di fatto lo scambio di giochi usati.

Come dice l’analista Michael Pachter di Wedbush: “Realisticamente parlando, un terzo dei videogiochi veniva venduto dagli utenti per poi acquistarne di nuovi con il guadagno dei precedenti. Se Sony dovesse proseguire per questa strada, il commercio dei giochi fisici sarà condannato”.

Anche l’analista Kazunori Ito di Morningstar si è espresso a riguardo evidenziando che “È difficile che il pubblico accolga con piacere una notizia di questo calibro se non ce ne sono dei benefici. In molti preferirebbero compiere questa transizione seguendo i propri tempi, e non con l’imposizione di uno stop al formato fisico.“.

Nonostante la recente scelta di Sony potrebbe influenzare altre case videoludiche, fonti recenti parlano di una possibile funzione della nuova console Microsoft la quale permetterebbe una transizione dei videogiochi posseduti dagli utenti da fisici a digitali.

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