BioShock 2: Minerva’s Den – Recensione Bioshock 2: Minerva’s Den

Dopo esserci catapultati per la seconda volta in Rapture, in un continuum temporale diverso da quello mostratoci nel primo capitolo, 2K Games ha deciso di mostrarci una seconda strada e una storia parallela a quella vissuta nei panni del Big Daddy Delta. Infatti, nei meandri di Rapture, mentre noi eravamo impegnati a salvare il nostro ecosistema dalla dottoressa Lamb, l’avventura di Sigma, un altro Big Daddy, era appena iniziata.

Sarà il Pensatore a salvarci

La sfida tra la nostra protesi digitale di Minerva’s Den, il primo corposo DLC di Bioshock 2, che rende meno degli altri a disposizione, e il Pensatore, l’intelligenza artificiale che sta cercando di recuperare i poteri consegnatale da Porter e Wahl, due luminari scienziati di Rapture, sarà il leitmotiv di tutta la nuova avventura. La macchina in questione riuscirebbe, in caso di attivazione, a governare tutte le funzioni automatizzate del substrato della città di Andrew Ryan, mettendo in ginocchio ogni realtà e sodomizzando tutta la popolazione, costretta ad uno stato di tirannia ben peggiore di quello già impiantato. La nostra storia prende piede nel 1968, quindi un anno prima del risveglio di Delta, già però costretto al suicidio dalla dottoressa Lamb: nel mentre era stato proprio lo scontro tra i due visionari a lanciare il pericolo su Rapture. Porter, il più moderato della coppia, era intento a sottolineare la difficoltà stessa, oltre che la pericolosità, dell’attivazione di una macchina come il Pensatore, mentre Wahl guardava verso una prosperosa ripresa di Rapture. A far rinsavire, ora, il pericoloso scienziato ci saremo noi, coadiuvati da Porter e dalla immancabile Tenenbaum.

Ridatemi il mio piombo

Il gameplay dell’espansione di Bioshock 2 non presenta nulla di diverso dall’avventura principale, pertanto analizzarlo in questa sede risulterebbe ridondante. L’unica necessità sta nel sottolineare le poche aggiunte fatte per potersi meglio legare alle necessità del Big Daddy di turno: il plasmide Buco Nero è la feature di fattura completamente nuova che la 2K Games ci ha regalato insieme con il Fucile Laser, la nuova arma data in dotazione a Sigma. Per quanto riguarda quest’ultimo possiamo tranquillamente affermare che non è l’arma più utile del nostro equipaggiamento: troverete di gran lunga più funzionale continuare con le sperimentali attrezzature già utilizzate con Delta nella precedente esperienza in Rapture. Per quanto riguarda invece il Buco Nero, dimenticandoci per un attimo che può essere utilizzato anche contro i nemici, pur necessitando di una grande precisione, possiamo dire con certezza che l’intenzione di creare qualche enigma in più può essere lodata, ma non sicuramente acclamata: per superare diversi ostacoli, come ad esempio delle porte sbarrate o blindate, sarete impegnati nel cercare il pertugio giusto per perforare le difese e lanciare il vostro risucchiatutto.

Minerva’s Den si espande su tre diversi livelli, con l’ultimo che rappresenta soltanto un espediente di conclusione ai precedenti due, che creano lo scheletro dell’intera vicenda: sono, però, appena 4 le ore di gameplay, ricordando che l’avventura per essere goduta a pieno andrebbe giocata al livello di difficoltà maggiore. Aggirarsi per il Minerva’s Den con una difficoltà minima, infatti, significa perdere ogni senso dell’avventura e della profondità stessa di Rapture finendo il gioco, forse, anche in meno dell’orario indicato poc’anzi. Viene confermato, poi, tutto il roster di nemici già affrontati nei panni di Delta, fino alla immancabile Big Sister e un nuovo tipo di Big Daddy, il Lanciere, la cui uccisione vi comporterà anche il raggiungimento di un Achievement/Trofeo: armato di fucile laser, all’improvviso divenuto funzionale in mano dei vostri nemici, sarà un avversario sicuramente ostico, ma che non vi darà problemi se siete abituati a ricambiare il favore ai Buttafuori.

Rendez-vous a Rapture

Senza volerci addentrate in un’analisi tecnica, essendo il tutto realmente ripreso da Bioshock 2, valutiamo positiva la scelta artistica di Minerva’s Den, che ripropone la stessa ambientazione vincente del capitolo madre peccando in una gestione troppo frettolosa del DLC: con la necessità di arrivare presto alla fine vi troverete ad entrare in possesso di una nuova arma, tra l’altro ricordiamo che non si possono potenziare, e di nuovi plasmidi quasi nell’immediato. Ovviamente parliamo di un DLC e sarebbe stato inutile prolungarlo per molte più ore soltanto per aiutarvi ad avere una maggior distribuzione dei potenziamenti, ma a questo punto avremmo preferito averne molti meno per rendere più interessante la battaglia finale, troppo banale e semplicistica, se non davvero la più semplice di sempre nella saga di Bioshock.

Deja vù

Minerva’s Den resta comunque un buon DLC, forse dal costo troppo elevato (su Xbox360 è disponibile a 800MP) per una manciata di ore di divertimento: consigliato l’acquisto soltanto a chi, dopo ore e ore su Bioshock 2 ha necessità di riscoprire il fascino di Rapture e lanciarsi in un’altra vicenda, dalla trama non eccelsa, ma pur sempre interessante e in pieno stile di Rapture. Sconsigliato a chi ha terminato Bioshock 2 per inerzia e rischierebbe di ritrovarsi in preda a dei deja vù difficili da digerire.

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