Cairn – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Cairn

Tra i tanti pregi che si possono riconoscere a Cairn, ce n’è uno in particolare che mi ha colpito positivamente: quello di essere l’antitesi, e possibilmente l’antidoto, di quel tipo di giochi fin troppo didascalici che puntano sulla quantità e sull’opulenza di attività, personaggi, ambienti.

Sviluppato da The Game Bakers, il cui designer Audrey Leprince lo ha definito come la conclusione della “Trilogia della Libertà” dopo Furi e Haven, Cairn non si sforza di essere un prodotto per tutti, di infilare forzosamente meccaniche RPG ovunque o impiegare più ore possibili del vostro tempo. È un titolo focalizzato, sfaccettato quanto basta e con un messaggio silenzioso ma profondo.

Cairn

Cairn: una donna contro la natura

Il detto preferito di mia madre è: Presque ne compte pas,
“Quasi non conta” o “Abbastanza non è abbastanza.”
Non importa quanto io sia bravo in qualcosa, non è mai abbastanza.
Il pozzo senza fondo di autodisprezzo. Insomma, questa è decisamente una motivazione per fare free solo.

Alex Honnold

La protagonista di Cairn è Aava, esperta e famosa arrampicatrice che decide di imbarcarsi nell’impresa della sua vita: scalare il Kami, il monte (di fantasia) più alto del mondo.

Aava non è, però, il classico esempio di personaggio appetibile, ma ha piuttosto un carattere scostante e spigoloso, e questo nonostante i tentativi di contatto dei suoi cari: la sua fidanzata, i suoi amici, il suo agente… Persone che la aspettano a valle e che le mandano dei messaggi, ai quali lei puntualmente non risponde. È chiaro che c’è qualcosa di molto forte che la spinge a salire la montagna, anche a costo di trascurare e lasciarsi dietro tutto il resto.

Cairn

La gestione dell’arrampicata è più tecnica rispetto a quanto visto in Jusant, anche se comunque non perfettamente “simulativa” nel senso più realistico del termine. Quando non stiamo camminando, controlleremo Aava muovendo un arto alla volta, cercando punti di appoggio tra le pareti rocciose della montagna. Per rendere il movimento più fluido, il gioco propone un ordine automatico in cui muovere braccia e gambe, ma nei casi in cui questo non ci convinca potremo sempre bypassarlo e decidere noi quale arto muovere.

A differenza della stragrande maggioranza di altri titoli, non troveremo alcun segno giallo o bianco a indicare quale sporgenza afferrare; la scelta è affidata totalmente al giocatore. Come lo è pure quella su quale percorso intraprendere, dato che non esiste una sola via giusta per avanzare, o meglio salire. In (quasi) ogni momento potremo passare a una visuale più ampia che ci permetterà di studiare i dintorni e individuare un percorso con sufficienti appigli adatti a salire.

Cairn

Anche se fisicamente addestrata, Aava non è certo Peter Parker, quindi ci saranno occasioni in cui la sua presa alla roccia sarà messa a dura prova. In questi casi non troveremo indicatori di stamina, ma sentiremo crescere i lamenti della protagonista e vedremo i suoi muscoli tremare per lo sforzo; sarà il segno che sta per cedere la presa.

Potremo comunque contare su un numero limitato di chiodi autobloccanti da fissare alla parete rocciosa per stabilire un punto di sosta per riposare, oltre che legarci tramite una corda. L’unico compagno di arrampicata di Aava è il suo Climbot, un robottino che la seguirà ovunque e che, oltre a recapitarle i messaggi dei suoi cari, le riporterà i chiodi autobloccanti usati, e triturerà gli scarti di vari oggetti (lattine, bottiglie, erbe ecc.) per ricavarne magnesite, una polvere che potremo usare per aumentare la presa di mani e piedi.

Cairn

“Comunque frana, non è che fria!”

Ho riflettuto molto sulla paura.
Per me la questione cruciale non è come arrampicare senza paura – questo è impossibile – ma come affrontarla quando si insinua nei tuoi nervi.

Alex Honnold

Scalare il Kami è un’impresa titanica che impiegherà giorni interi in game, resa ancora più difficile da occasionali piogge e bufere via via più frequenti. In questo lasso di tempo dovremo gestire dei parametri di salute (questi sì con degli indicatori). Oltre all’energia, che si consuma con lo sforzo e le cadute, dovremo gestire la fame, la sete e il freddo; a forza di inerpicarsi sulle rocce, inoltre, le dita di Aava si feriranno inevitabilmente. Tutti parametri che, se trascurati, comprometteranno la capacità di arrampicarsi della protagonista.

È quindi fondamentale prendersi delle pause per piantare la tenda e recuperare le forze, cucinare pasti caldi e attendere alle eventuali ferite. Alla scalata si aggiunge quindi uno strato di survival, che ci richiederà di esplorare la montagna e cercare attivamente risorse come erbe, acqua e zaini di alpinisti passati prima di noi.

Cairn

La sensazione “fisica” dell’arrampicata graduale e lo stress delle situazioni critiche è davvero palpabile. Un meccanismo che funziona alla grande, solo parzialmente gravato da qualche stortura. Passando sopra qualche calo improvviso di frame rate su PS5 (più antiestetico che inficiante), la stranezza più evidente è che è possibile far compiere ad Aava dei movimenti decisamente innaturali con le gambe.

Purtroppo non si tratta solo di una questione estetica, perché durante i momenti di crisi, quando bisogna sistemare la posizione in fretta per evitare di cadere, uno spostamento di troppo (che in teoria non dovrebbe essere umanamente possibile) può mettere la protagonista in una posizione totalmente inefficiente, e con pochi istanti per rimediare. In alcune occasioni, inoltre, mi sono ritrovato con la protagonista in apparente difficoltà di resistenza, pur essendo ben appoggiato a una superficie stabile.

Cairn

A parte questi piccoli difetti, ci vorrà un po’ per imparare la dinamica e il gameplay loop di Cairn, ma una volta presa la mano si percepisce positivamente la tensione e il peso, anche emotivo, dell’impresa di Aava. Un’impresa in cui la morte è sempre dietro un passo falso o un passaggio troppo ardito, ma che restituisce anche una botta di dopamina quando si raggiunge una meta pianeggiante.

È soprattutto in questi momenti di tranquillità che viene naturale guardarsi attorno e godersi la vista. Col suo stile in cel-shading e l’impressionante gestione delle luci, il panorama dal Kami è qualcosa di maestoso. Il team di The Game Bakers ha chiaramente dato una grande attenzione al lato artistico del gioco, e lo vediamo anche nella scelta di affidare al fumettista Mathieu Bablet la creazione degli stupendi artwork che possiamo ammirare durante i caricamenti.

Cairn

Gli occhi al cielo e il mondo ai piedi

Vedendo questi arrampicatori in free solo e osservando l’estrema pericolosità delle loro gesta, è normale chiedersi: “Perché lo fanno, sapendo dell’alta probabilità di morire?”

È esattamente quello che nel 1978 è stato chiesto a Reinhold Messner, quando tornò dall’impresa della sua vita, compiuta assieme al compagno Peter Habeler: scalare il monte Everest senza supplementi di ossigeno. Messner rispose: “Non sono andato lassù per morire. Sono andato lassù per vivere.”

Cairn

L’arrampicata di Aava è un percorso soprattutto psicologico; un’impresa che vale la pena di essere tentata proprio perché sovraumana. Il nome del monte Kami (“divinità” in lingua giapponese) non è casuale, ma è un chiaro riferimento a quell’istinto umano di andare oltre la sua condizione, di sfidare i limiti naturali.

Nel suo percorso, la protagonista scoprirà che la montagna è meno deserta di quello che si potrebbe pensare. Lungo le sue pendici e tra le pareti rocciose, ella incontrerà i resti di un popolo autoctono, ormai migrato a valle, ma anche altri personaggi più o meno solitari, ognuno con la propria storia.

A parte questi sporadici incontri, quello di Aava è un viaggio silenzioso di solitudine e introspezione. E il monte Kami non ne è solo l’ambientazione, ma un co-protagonista della sua storia attraverso sé stessa. Ed è esso che chiede al giocatore: “Perché lo fai?” E ognuno di noi è spronato a darsi la propria risposta.

Cairn è l’esempio perfetto di un titolo indie in chiave contraria rispetto ai prodotti mainstream. Un gioco impegnativo capace di lasciare libertà di azione e intraprendenza ai giocatori senza insultare la loro intelligenza. Poche ma efficaci meccaniche messe al servizio di una storia che ci trascina via dalla frenesia del mondo moderno iperconnesso, e che tramite l’impresa di Aava ci spinge tacitamente a riflettere su noi stessi.

8.1
Un gioco di scalata survival stimolante e introspettivo

Pro

  • Buon game design
  • Ottimo comparto audio
  • Artisticamente affascinante
  • Una storia profonda e introspettiva

Contro

  • Qualche calo di frame rate su PS5
  • Alcuni frustranti movimenti innaturali delle gambe
Vai alla scheda di Cairn
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

Lascia un commento