Crimson Desert – Recensione

Recensito su PC

Crimson Desert - un mondo gigantesco, enorme, meraviglioso

Giudicare Crimson Desert, lo ammettiamo, è stata una delle “missioni” più complicate della nostra carriera. E non solo per il suo impatto mediatico e per la risonanza che, inevitabilmente, si è guadagnato già ben prima di approdare sul mercato.

Per quanto sia sempre possibile in qualche modo identificarlo come un progetto “totale”, la realtà dei fatti, invece, dice esattamente l’opposto. Proprio per la sua natura onnivora, il campione di Pearl Abyss si è rivelato dannatamente difficile da inquadrare, soprattutto in un periodo storico-culturale difficile per il settore videoludico. 

Figlio di una cultura creativa precisa, che non ha smesso di vivere anche in questo nuovo progetto, nel bene e nel male, Crimson Desert ci ha più volte sorpreso per la sua natura, che si è dimostrata ben più complessa del previsto. Pearl Abyss ha confezionato, per certi versi, un vero e proprio MMORPG single player, e questo, per quanto potesse essere anche auspicabile in origine, non è assolutamente facile né da realizzare né da spiegare. Il mondo dei videogiochi, del resto, è costantemente alla ricerca di un qualcosa di veramente innovativo, capace di spaccare il mercato,  e quando capita un prodotto del genere è chiaro che diventa subito uno dei principali candidati.

Crimson Desert Draghi, mostri giganti e tanto altro
Draghi, mostri giganti e tanto altro

Crimson Desert, però, a nostro modo di vedere, per quanto ricco di potenziale, non riesce ad ergersi come nuovo simbolo del settore. La missione di Pearl Abyss, in tal senso, non trova pieno riscontro, per quanto, comunque, tantissime cose sono veramente meravigliose e andrebbero sdoganate in tante altre produzioni.

Il fatto che abbiamo parlato di MMO in single player non è un messaggio subliminale, ma è il modo migliore per identificare un progetto che fa della maestosità, sia “numerica” sia strutturale, ma anche e soprattutto contenutistica, la propria bandiera, con buoni risultati.

Crimson Desert, e vogliamo dirlo subito, non è, probabilmente, il gioco rivoluzionario che un po’ tutti si sarebbero aspettati ma è comunque un qualcosa che non può essere inquadrato in maniera ordinaria.

Crimson Desert: un viaggio di formazione in movimento

Sin dalle prime ore di gioco, onestamente difficili da quantificare data la straordinaria longevità del progetto, ci ha colpito parecchio il modo con cui Kliff apprende le meccaniche di gioco. Da grandi appassionati di MMORPG, infatti, la scelta di inserire tutto in una gigantesca bolla di responsabilità, di voglia di imparare e, soprattutto, di lasciarsi trasportare dalla sete di conoscenza e scoperta, l’abbiamo trovata semplicemente perfetta per questa tipologia di prodotti. 

In Crimson Desert, infatti, l’evoluzione del personaggio (o dei personaggi) rimane fortemente legata proprio alla voglia e alla capacità del giocatore di lasciarsi guidare dalla voglia di vedere, osservare e sentire tutto e a vivere il mondo di Pywel come una vera e propria seconda pelle.

Per quanto avessimo già annusato, con piacere, questo modo di interpretare il contesto già nelle prime ore, quello che ha saputo “rompere” il sistema (in senso positivo, ovvio) è stato il vedere che, con il passare del tempo e delle ore, questo tipo di impostazione non viene abbandonato. Anzi. 

Crimson Desert, per quanto ci riguarda, rappresenta il sogno di una vita, e non ci riferiamo alla qualità del gioco. Il prodotto di Pearl Abyss, infatti, può rappresentare quello che, per molti, potrebbe essere il modo perfetto per vivere la propria vita: viaggiare, scoprire, stupirsi, sbagliare, imparare dai propri errori e crescere.

Crimson Desert Le sezioni platform potrebbero essere molto difficili
Le sezioni platform potrebbero essere molto difficili

È proprio questo il grande punto di forza di un videogioco che, purtroppo, non porta in dote nulla di veramente rivoluzionario o geniale ma da questo punto di vista si rivela a dir poco impressionante. Va di per sé che l’esplorazione, più o meno libera, sin dalle prime ore di gioco, è, forse, l’aspetto più riuscito di tutta l’esperienza di gioco. 

Durante le nostre sessioni di gioco, infatti, abbiamo più volte deciso di ignorare la mappa, i suoi indicatori colorati e quei “paletti” iconici di un gioco che, comunque, ha delle attività ben precise da portare al termine ma che, per noi, sono passati in secondo piano, sin dall’inizio. E questo, a nostro modo di vedere, è l’ago della bilancia tra l’amare e l’odiare un progetto che, chiaramente, pone questo tipo di visione al centro di tutto.

Crimson Desert non è il territorio di caccia per canzonieri alla ricerca dell’eroe di cui narrare le gesta ma, piuttosto, è un intimo viaggio di formazione. Di crescita. Il protagonista non è il deux ex machina del suo mondo ma, anzi, ne è soltanto uno schizzo, e sta al giocatore decidere in che modo delinearlo, su una tela enorme e senza confini, ma che, per molti, potrebbe rimanere tristemente bianca.

Un mondo in cui perdersi, tra enigmi, sfide e tanto altro

La vastità del mondo di Crimson Desert, tranquilli, non è solamente estetica o di facciata. Pywel è un mondo enorme, ricco di segreti, ricco di luoghi di interesse e, in generale, nuove cose da scoprire e il modo in cui si pone al giocatore è un’altra chiave di lettura importante nella sua valutazione complessiva.

Sotto l’aspetto della gestione del suo gigantesco open world, infatti, Pearl Abyss ha dimostrato di avere le idee meno chiare rispetto all’identità data al gioco per quanto concerne la tipologia di approcci all’evoluzione e alla progressione. In tal senso, Crimson Desert lascia intravedere più di qualche incertezza, soprattutto sul piano dell’identità. 

Per quanto sia meraviglioso perdersi per il mondo di gioco, quel che si può ritrovare viaggiando per Pywel, nella quasi totalità delle volte, non è mai nulla di veramente unico o geniale. L’offerta contenutistica, in tal senso, è molto tradizionale e in linea con gli standard dei giochi di ruolo.

Per essere del tutto onesti, il modus operandi strizza parecchio l’occhio proprio agli MMORPG, con cui il titolo ha più di qualche elemento in comune. Molto spesso, purtroppo, si è costretti a fare i conti con missioni molto lineari, quelle che vengono identificate come “fetch quest”, che, a essere onesti, sono anche abbastanza numerose, soprattutto nella prima metà del gioco. 

Crimson Desert Tanto da fare, tanto da vedere
Tanto da fare, tanto da vedere

In mezzo a queste, però, è impossibile non lodare alcuni punti più alti, con incarichi decisamente interessanti e sorprendenti, con un peso specifico più elevato anche ai fini della storia. Crimson Desert, e lo ripetiamo ancora, è un gioco vastissimo e questo concetto si estende anche ai suoi protagonisti e a tutti gli attori coinvolti.

Per quanto “facilmente” identificabili sul piano etnico, tenendo bene a mente gli standard del genere fantasy-medievale, nel mondo di Crimson Desert ci sono tante forze in gioco, tante fazioni, e questo, ovviamente, incide sul numero di attività disponibili proprio in base alle varie aree scoperte e ai vari blocchi demograficamente sviluppati.

Sotto questo aspetto, l’ispirazione esterna è molto evidente. Per vivere il mondo di gioco bisogna anche saper fronteggiare enigmi ambientali con elementi da puzzle solving a volte anche “pesanti”, un po’ come avviene in produzioni come i nuovi Zelda, con cui il gioco condivide anche la volontà di sbandierare, grazie a una draw distance volutamente impressionante, tutto quello che, potenzialmente, c’è da vedere e da fare.

Il modo di approcciarsi a questa tipologia di attività è talvolta timido e talvolta decisamente più complesso, ma rimane comunque una componente abbastanza importante ai fini dell’esperienza di gioco, soprattutto per alcuni passaggi specifici. 

Viaggiare, scoprire. Vivere.

Crimson Desert è, a conti fatti, un’opera titanica e dalla struttura anomala, simile a quella di una creatura aliena senza una forma ben definita. La dinamica del viaggio resta centrale e sostiene la narrazione, ma proprio per questo la relega costantemente sullo sfondo, senza mai darle il peso che meriterebbe.

Questo, chiaramente, rende ancor più importante la centralità dell’esplorazione ma, come sempre, non è mai tutto rose e fiori. Muoversi per il mondo di gioco, per quanto meraviglioso, può risultare spaesante, specialmente nelle fasi iniziali del gioco. 

Fortunatamente, Pearl Abyss ha deciso di dare sin da subito al giocatore diversi strumenti, alcuni più convenzionali e disponibili rispetto ad altri, per spostarsi in maniera più libera e veloce in un mondo di gioco veramente enorme e, a volte, quasi spiazzante.

Ed è un bene perché, proprio la questione della vastità quasi soverchiante, rischiava di diventare, un fattore troppo problematico se rapportato a quelle che sono, dal nostro punto di vista, due meccaniche che funzionano decisamente meno. La prima è un po’ più soggettiva. Così come per la narrazione, che risulta estremamente frammentata, anche gli obiettivi, in generale, seguono la stessa falsariga.

Crimson Desert Se puoi pensarlo, puoi farlo (1)
Se puoi pensarlo, puoi farlo

Crimson Desert non guida affatto il giocatore, non è mai chiaro e non dà molti punti di riferimento. Potrebbe essere un bene, per molti, ma per quanto ci riguarda, contestualizzando il tutto, non possiamo negare che ci siamo trovati con non poche difficoltà talvolta, rimanendo “bloccati” a girare a vuoto senza capire bene cosa fare.

La seconda cosa, ben più impattante, è un po’ più oggettiva. Ci riferiamo, manco a dirlo, al tanto chiacchierato sistema di comandi e, in generale, a tutta la gestione dei menù, dell’inventario e via dicendo. Onestamente, sotto questo aspetto ci sentiamo di essere un po’ più critici. Nel concepire la sua creazione, infatti, Pearl Abyss, evidentemente, non ha saputo lasciarsi alle spalle le sue precedenti produzioni, confezionando un prodotto che, palesemente, manca di familiarità e immediatezza. 

Crimson Desert è un titolo dannatamente ostico da assimilare. Tralasciando le tantissime meccaniche di gioco, per quanto ci riguarda anche troppe, quello che proprio non ci ha convinto è tutto lo schema di tasti, che rendono l’esperienza decisamente più frustrante e meno godibile. In fase di anteprima vi avevamo fatto l’esempio del tasto per l’Interazione ma, in generale, risulta tutto inutilmente ostico.

Anche per dialogare con un determinato NPC bisogna tenere premuto il tasto LB (L1), per intenderci, e non ne abbiamo ancora compreso il motivo. Si tratta di tante piccole cose che, però, appesantiscono parecchio il tutto. Anche proprio i menù, in generale, sono molto ostici.

Per entrare e gestire l’inventario è un piccolo macello, così come consultare il compendio, la mappa, le impostazioni, e così via, è davvero molto frustrante. Crediamo che questo tipo di interfaccia sia resa tale dall’idea che il gioco sia stato pensato principalmente per PC, ma non è comunque una scusante. 

Combattere e morire

Un altro punto importante da trattare, che ha fatto parecchio parlare di sé in questi primi giorni in compagnia di Crimson Desert è il combattimento. Lo vogliamo dire senza troppi giri di parole: considerando la natura del gioco, onestamente, il combattimento, in sé, non è nemmeno così male come potrebbe sembrare.

L’alternanza di attacchi veloci, pesanti, schivate e parate all’ultimo istante (i parry, per intenderci) funziona anche abbastanza bene e risulta in linea con quanto avviene sullo schermo, ma, purtroppo, ancora una volta i ragazzi di Pearl Abyss hanno peccato nel voler strafare. A ogni costo. Così come per tutto il resto dell’esperienza, infatti, Crimson Desert, anche quando si tratta di combattere risulta farraginoso, spigoloso e, un po’ appesantito. 

Il team coreano ha voluto inserire davvero troppe cose, alcune delle quali anche abbastanza inutili, che hanno avuto l’effetto finale di rendere soltanto gli scontri più complessi e noiosi di quanto avrebbero potuto essere. Questo aspetto si evidenzia maggiormente quando si devono affrontare gruppi numerosi di nemici o, nello specifico, determinati nemici e boss.

Quando si affrontano più nemici insieme, infatti, il gioco evidenzia problemi tipici del genere e del settore, ma non meno fastidiosi. La telecamera, per dirne una, è una vera e propria spina nel fianco, per non parlare del Lock sui nemici, che rende le battaglie veramente complicate, specialmente con Kliff. Lo scontro all’arma bianca, il più “classico” e sfaccettato, è anche quello maggiormente esposto a questo tipo di problematiche.

Un gran lavoro sul piano della modellazione poligonale
Un gran lavoro sul piano della modellazione poligonale

È un peccato, perché con un po’ di pulizia in più avremmo potuto evitare di trattare questo argomento, ma considerando anche quanto focus c’è sugli scontri e quanto sono numerosi, è impossibile non tenere conto di questo fattore nell’equazione finale. Va detto che nel momento in cui vi scriviamo, il team di sviluppo ha già iniziato a rilasciare diverse patch per provare a snellire e a puntellare un po’ tutto quanto, e siamo convinti che molte cose possano assumere quella  forma più adatta, se prese per il verso giusto.

Crimson Desert, del resto, è un titolo che pone molta enfasi sulla spettacolarità degli scontri, ma proprio a causa di queste scelte di game design poco oculate, ci ha restituito poche gioie e tanti momenti al limite della frustrazione, soprattutto quando si tratta di affrontare i boss. 

Proprio a proposito di boss, è doveroso spendere due parole anche su di loro. Ci sono piaciuti tanto, almeno sotto il piano artistico e “storico”. Sul fronte ludico, invece, troppo spesso si sono rivelati uno scoglio troppo difficile da superare. Non sarebbe un vero problema, certo, anche perché siamo anche particolarmente avvezzi con i titoli più ostici, ma abbiamo trovato la difficoltà di alcune battaglie eccessivamente artificiale.

Sia chiaro, il gioco cerca in tutti i modi di farvi capire che bisogna arrivare alle battaglie più importanti con le giuste skill e le giuste abilità, ma non possiamo chiudere un occhio su una curva di sfida che, per quanto ci riguarda, si è rivelata troppo altalenante e inutilmente stressante, soprattutto nelle fasi iniziali dell’avventura. Anche in questo caso, il team ha promesso miglioramenti, in tal senso, e non vediamo l’ora di vederne gli effetti pratici.

La vendetta dei Mantogrigio

I frammenti dell’Abisso stanno “distruggendo” il mondo. Nel mentre, una complessa lotta politico-culturale si annida intorno al protagonista principale, Kliff, la cui presenza è, come ampiamente prevedibile, giocoforza legata a un quadro generale più grande del previsto. Il ruolo di Kliff nella storia, così come quello degli altri personaggi, però, è decisamente più passivo.

L’impronta di gioco data da Pearl Abyss al suo alfiere è fortemente derivativa da quella ideologia tipica degli MMO, con una narrazione frammentata, che vive sullo sfondo e che sembra essere più un pretesto per vivere il contesto di gioco piuttosto che un vero e proprio elemento di livello centrale. Va detto, però, che la cosa “migliora” con il passare delle ore, con alcune sezioni che riescono a rendere il quadro generale più chiaro e coeso.

Crimson Desert, comunque, non vuole fare della narrazione il suo pezzo forte. A dettare “legge” nel mondo di Pywel è la conoscenza, è il peso delle azioni, anche se ci sarebbe piaciuto avere tra le mani un sistema morale con conseguenze più evidenti sul mondo di gioco, anche per via delle tante fazioni inserite nel contesto narrativo.

Crimson Desert Kliff è uno dei volti principali della storia
Kliff è uno dei volti principali della storia

Pearl Abyss ha, purtroppo, mancato l’occasione di creare un qualcosa di veramente coeso, ispirante, stimolante, e questo, alla lunga, pesa un po’. Vivere e viaggiare per il mondo di gioco è sempre piacevole, ma non per una questione tematica. Sotto questo aspetto, per quanto bello da vedere e ricco di elementi, il mondo di Pywel non ci ha mai dato nulla di veramente iconico o indimenticabile e questo non è sicuramente un pregio. 

È un peccato, perché contestualizzando la scelta di legare la crescita e l’evoluzione del protagonista alla voglia di esplorare, di vedere, di osservare, un mondo con una scrittura più intelligente e accattivante avrebbe sicuramente giocato un ruolo più centrale nell’esperienza di gioco.

Anche stavolta, per quanto ci riguarda, Pearl Abyss ha peccato di “avarizia”, cercando, per forza, di voler creare qualcosa in grado di accontentare un po’ tutti quanti, con il risultato finale, invece, forse totalmente opposto.

Un comparto tecnico clamoroso, tutto da scoprire 

Come vi avevamo già accennato in fase di anteprima, Crimson Desert non tradisce in alcun modo sotto un aspetto in particolare: quello tecnico. Su PC, infatti, il colossal di Pearl Abyss si è rivelato veramente solido, sfaccettato, con un occhio di riguardo a tutti i giocatori e con un livello di dettaglio, asset e modelli poligonali mai visto, o quasi, finora.

Su questo aspetto, però, non vogliamo entrare troppo nello specifico. Il comparto tecnico di Crimson Desert, come avrete già capito, è veramente molto avanzato. Pearl Abyss, del resto, ha già dimostrato di possedere un livello di conoscenza clamoroso, in tal senso, seppur con qualche ingenuità sparsa qua e là. Il grande colpo di genio è stato quello di rendere il gioco incredibilmente leggero in termini di richiesta di GPU e CPU, e questo, nel contesto attuale, non è affatto semplice. 

Con la nostra configurazione di fascia medio-alta, con una 5070Ti e un processore AMD Ryzen 7900x, infatti, abbiamo potuto spingere il gioco al massimo delle potenzialità, con risultati sorprendenti. La quantità di dettaglio degli asset si è rivelata sbalorditiva, così come la gestione dei particellari, soprattutto quelli delle luci, che grazie anche alla Ray Reconstruction, ci ha lasciati veramente di stucco.

Anche la modellazione e la densità poligonale hanno giocato un ruolo a dir poco chiave. Gli scenari e le città, i personaggi coinvolti, ogni cosa: tutto in Crimson Desert prende vita con una potenza creativa sorprendente. Grazie alla potenza di calcolo della nostra GPU, infatti, abbiamo potuto saggiare con mano la potenza del preset Cinematico, che ha veramente mostrato dei muscoli bellissimi. 

Crimson Desert Alcuni scorci sono veramente mozzafiato (1)
Alcuni scorci sono veramente mozzafiato

Durante la nostra esperienza di gioco abbiamo potuto spingerci al massimo senza alcun tipo di rinuncia, grazie anche all’ausilio delle tech. A tal proposito, vogliamo fare un grandissimo plauso agli sviluppatori. Crimson Desert è il primo titolo che arriva sul mercato con il pieno supporto a tutti gli upscaler, aggiornati all’ultima versione (AMD FSR 4.1, DLSS 4.5 ecc) a testimonianza della grandissima cura per i dettagli.

Noi abbiamo deciso di affrontare l’avventura, a onor del vero, con il DLSS 4.0, decisamente più maturo e performante rispetto all’ultimo modello, almeno per ora. Grazie a quest’ultimo abbiamo potuto godere di una frame-rate abbondantemente sopra i 120fps, anche nelle fasi più complesse da gestire. 

Non è, però, tutt’oro quel che luccica. Alcuni elementi sono decisamente meno curati e stonano un po’ con il quadro generale. Ci viene da pensare alla vegetazione o ad alcune texture ambientali, come le rocce, quelle di alcuni edifici o quelle del suolo, che sono apparse molto più indietro rispetto al resto.

L’immagine generale, specialmente con il frame gen attivo, anche quello a 2x e meno invasivo, ha evidenziato un po’ di effetto “mosso”, un tearing leggero ma presente e in alcuni momenti fastidioso da vedere. Non è niente di clamoroso, attenzione, soprattutto considerando la grandezza del mondo di gioco e il modo in cui è stato realizzato, ma siccome siamo pignoli ci piace sottolineare tutto quanto. 


Crimson Desert – In conclusione

Giudicare, senza scontentare qualcuno, un prodotto simile non è assolutamente semplice. Come da previsioni, Crimson Desert ha spaccato in due il giudizio della critica, ma anche quello dei giocatori. Il gioco di Pearl Abyss, però, ha saputo mettere anche tutti d’accordo su alcuni aspetti, universalmente più identificabili, con cui si è sposato anche il nostro giudizio.

Elementi come la narrazione, la voglia di voler quasi strafare e, soprattutto, la scarsa innovatività, hanno compromesso la bontà di un progetto sulla carta ben più ambizioso e potenzialmente unico. D’altro canto, però, è impossibile non apprezzare tutto il buono che c’è dietro al progetto.

Se siete alla ricerca di un’esperienza immersiva e totalizzante, Crimson Desert potrebbe essere, comunque, il vostro mantra, soprattutto per i giocatori avvezzi alle esperienze di gioco online (MMORPG), con cui, inevitabilmente, il gioco condivide più di qualcosa. Crimson Desert è un titolo che offre tanto ai giocatori, soprattutto se si fa un discorso di quantità ma anche, spesso, di qualità. 

È un titolo gigantesco, in cui è veramente possibile perdersi per centinaia di ore e, se ben sfruttato tutto il tempo a vostra disposizione, potreste veramente riuscire a imbattervi in emozioni difficili da dimenticare. A patto, però, di comprendere una cosa fondamentale: Crimson Desert non è un titolo per tutti e non è il “messia” che un po’ ognuno si aspettava.

È un prodotto, per certi versi, ordinario e che strizza l’occhio a tante altre produzioni, che cade su svarioni iconici del genere e che manca, onestamente, di un elemento in grado veramente di renderlo unico ma, nel suo insieme, riesce comunque a risultare, in qualche modo, unico. Ed è già tanto.

8

Pro

  • Mondo di gioco vivo e pulsante
  • Progressione affascinante e stimolante
  • Alcune sezioni sono veramente affascinanti
  • Tecnicamente clamoroso su PC

Contro

  • Schema di comandi ostico
  • Combattimento poco preciso e a volte eccessivamente pesante
  • Livello di sfida sbilanciato
  • Molto pesante, soprattutto se siete giocatori con poco tempo o poca pazienza
  • Direzione narrativa poco accattivante
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