Death Stranding 2 (PC) – Recensione
Il cerchio si chiude, e l’ultima, visionaria epopea autoriale di Hideo Kojima spezza finalmente le catene dell’esclusività, Death Stranding 2: On The Beach sbarca ufficialmente sulle nostre macchine, e lo fa passando dalla porta principale grazie all’infallibile maestria tecnica di Nixxes Software.
Questi autentici maghi dell’ottimizzazione ci consegnano un porting, permettendoci di vivere il nuovo, disperato viaggio di Sam Porter Bridges nella sua forma definitiva e assoluta.
È un’autentica emancipazione tecnica, siamo finalmente liberi di goderci le vette visive del Decima Engine senza dover scendere a compromessi con l’hardware ormai vetusto di PlayStation 5.
Parliamoci chiaro, senza peli sulla lingua: per quanto permetta una resa grafica piuttosto buona la console di casa Sony, stiamo parlando di una macchina entrata pesantemente nel suo sesto anno di vita.
I suoi fisiologici colli di bottiglia e i limiti computazionali del suo silicio stavano palesemente tarpando le ali a un’opera di questa caratura estetica.
Ora, svincolata da quei limiti anagrafici e affidata alla forza bruta delle nostre “bestie” da gaming, la regia di Kojima può finalmente esplodere in tutto il suo potenziale, regalandoci l’esperienza master race che questo titolo meritava fin dal day one.
Certo che comunque questo porting non è esente da difetti, infatti non indugiamo oltre e analizziamo pezzo per pezzo Death Stranding 2.
Un lato tecnico spettacolare, con qualche intoppo
Sotto il profilo puramente tecnologico, c’è ben poco da dibattere: siamo di fronte a qualcosa di sbalorditivo.
Il Decima Engine, finalmente libero dalle catene del silicio console e supportato da un hardware di fascia enthusiast, sprigiona una potenza muscolare inaudita.
Il distacco con la controparte PS5 è netto, quasi impietoso, e si palesa in modo lampante nella gestione della simulazione particellare e nel calcolo dell’illuminazione globale.
La densità poligonale dei modelli e la risoluzione nativa delle texture non hanno subìto un semplice upscale pigro, ma un vero e proprio innalzamento qualitativo che dona un realismo tattile ed esasperato ai paesaggi desolati immaginati da Kojima.
Tuttavia, scendendo nel crudo benchmark, l’esperienza non è ancora immacolat, durante l’esplorazione ho rilevato fenomeni di micro-stuttering (i temuti picchi nel grafico del frametime), un’anomalia fastidiosa che curiosamente tendeva ad aggravarsi proprio attivando la Frame Generation di Nvidia, creando degli spiacevoli intoppi visivi.
Fortunatamente, grazie alle rassicurazioni ricevute in fase di review, posso confermarvi che i ragazzi di Nixxes sono già al lavoro su queste specifiche sbavature.
È praticamente certo che una corposa patch del Day One interverrà per piallare queste incertezze tecniche, garantendo un’esperienza fluida fin dal momento in cui il titolo sarà sbloccato per il grande pubblico.
Però ovviamente non metto la mano sul fuoco, e mi sembra opportuno evidenziare comunque questi difetti.

Una trama spettacolare degna del maestro Kojima
Spostandoci sul versante narrativo, Death Stranding 2 si conferma un trionfo assoluto, centrando in pieno, e a tratti superando, quello standard qualitativo vertiginoso che pretendiamo da una produzione firmata Hideo Kojima.
Ovviamente, l’impalcatura della storia è intrisa dei suoi inconfondibili stilemi autoriali.
Ci troviamo davanti a un’opera densa, complessa e permeata da una marcatissima firma sociopolitica, ma parliamoci chiaro: chiunque avvii un titolo di Kojima sa perfettamente a quale manifesto ideologico e narrativo sta andando incontro; fa parte del patto non scritto con l’autore.
E, nonostante questa complessità intrinseca, la sceneggiatura si rivela semplicemente superlativa, anzi, mi sbilancio: avverto uno stacco netto e qualitativamente dirompente rispetto al primo capitolo della serie.
Se l’originale doveva farsi carico del pesantissimo onere di spiegarci le regole fisiche e concettuali di un mondo alieno, risultando a tratti didascalico, questo sequel capitalizza su quelle fondamenta, delegando molti di questi compiti al corpus che fa da enciclopedia al mondo di gioco.
Si libera della zavorra espositiva per consegnarci un intreccio molto più serrato, coraggioso e narrativamente maturo.
Inoltre anche la caratterizzazione dei personaggi è molto più marcata in questo secondo capitolo, andando a creare delle scene indimenticabili che rimarranno sicuramente marchiate a fuoco nella mia mente.
Deadman ne è l’esempio per eccellenza, infatti con questo capitolo si è ufficialmente cristallizzato nel mio olimpo personale, dei personaggi migliori del panorama videoludico.

Purtroppo però Death Stranding 2 cade negli stessi errori del primo capitolo
Ma scendiamo dall’Olimpo della narrativa e schiantiamoci contro il nudo suolo del gameplay, perché qui tocchiamo il vero, dolorosissimo nervo scoperto dell’intera produzione.
Pad alla mano, l’impalcatura ludica di Death Stranding 2 non si è smossa di un singolo millimetro, se speravate in un’evoluzione radicale, preparatevi alla delusione: ci troviamo davanti ancora una volta a Poste Italiane questa volta però On The Beach.
La meccanica portante resta l’ossessiva consegna logistica, e badate bene, un more of the same in un sequel è fisiologico, ce lo aspettavamo.
Il vero cortocircuito risiede nel level design: il mondo di gioco risulta, a tratti, persino più spoglio e desertico della sua iterazione precedente, acuendo quel senso di vuoto che rischia di sfociare nella noia.
Ma la vera doccia fredda arriva dal bilanciamento della fisica, le asperità e le frustrazioni del capostipite non solo sono rimaste intatte, ma sembrano aver subito una regressione punitiva.
Il baricentro di Sam appare ancor più precario: l’impressione netta è che perda l’equilibrio con una frequenza esasperante, costringendoci a una micro-gestione dei grilletti al limite del nevrotico.
A coronare questo sadismo strutturale c’è la nuova e spietata fragilità del carico.
Vi basti un aneddoto: per una banalissima, quasi comica caduta mentre stavo semplicemente riprendendo confidenza con i comandi, il mio container ha incassato un brutale e ingiustificato 6% di danno.
Una severità artificiale che, invece di aumentare la tensione, spezza il ritmo e trasforma la sfida in pura, tediosa frustrazione.
Tirando le somme, ci troviamo nuovamente di fronte a un’opera spaccata a metà, vittima di una lacerante dissonanza strutturale.
Da un lato, abbiamo un comparto narrativo semplicemente eccelso e un sistema di combattimento che, rievocando prepotentemente i fasti e l’eredità tattica di Metal Gear Solid, risulta profondo, galvanizzante e di assoluto rilievo.
Dall’altro lato, purtroppo, in Death Stranding 2 incombe l’ombra di quel dannatissimo, logorante sistema di logistica e consegna.
Questo core loop si trasforma in una vera e propria zavorra ludica, un macigno che ancora al suolo e trascina inesorabilmente verso il basso un’esperienza altrimenti immacolata.
Fa davvero male ammetterlo, perché il potenziale è palpabile in ogni frame: se solo si fosse avuto il coraggio di snellire o ripensare questa rigida componente da “corriere”, oggi staremmo celebrando senza la minima riserva un capolavoro assoluto e inattaccabile della storia del medium.

Un ottimo porting di un titolo con dei difetti fin troppo evidenti
Arrivati a questo punto, è tempo di tirare le somme definitive, scindendo il contenitore dal contenuto.
Se siete saltati a questa sezione esclusivamente per il verdetto tecnico sul porting, la risposta è cristallina: l’operazione è un successo su tutta la linea.
Al netto di quegli inciampi di micro-stuttering legati alla Frame Generation di Nvidia, che, come vi ho anticipato, sono già sotto i ferri degli sviluppatori, ci troviamo di fronte a un’ottimizzazione eccellente che rende onore all’hardware dei nostri PC.
Ma se mi chiedete un verdetto sull’opera nella sua interezza, il discorso si fa inevitabilmente più doloroso, Death Stranding 2 è prigioniero della sua stessa testardaggine autoriale: inciampa e ricade rovinosamente negli stessi, identici scivoloni concettuali del suo predecessore.
Kojima ha blindato un’impalcatura ludica inutilmente gravosa e a tratti punitiva, trasformando l’atto stesso del giocare in un logoramento fisico e mentale, e credetemi, è un peccato monumentale.
L’IP di Death Stranding vanta una trama e un potenziale immaginifico che hanno pochissimi eguali nell’industria moderna.
Ma un videogioco è, per definizione, interazione: se il veicolo ludico scelto per narrare questo universo straordinario risulta così respingente e legnoso, l’intera esperienza ne esce, inevitabilmente e fatalmente, compromessa.
Infine vi consiglio vivamente di andarvi a leggere anche la nostra altra recensione su Death Stranding 2, per farvi un idea completa sul titolo, e vi lascio la pagina Steam per acquistare il gioco, fidatevi nonostante il gameplay sia tedioso è un esperienza che merita di essere vissuta.
Un ottimo porting di un capolavoro, che però puntualmente finisce per esser parzialmente affossato da un gameplay fin troppo tedioso.
Pro
- Un'ottima trama, forse una delle migliori che Kojima abbia mai scritto
- Un ottimo comparto tecnico che su PC riesce a brillare al massimo delle sue potenzialità
- Dei personaggi indimenticabili, che danno il loro meglio ad ogni battuta del gioco
Contro
- Purtroppo il gameplay risulta ancora troppo tedioso, il sistema delle consegne andrebbe completamente rivisto e migliorato