Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII – Recensione Dirge of Cerberus: Final Fantasy VII

The compilation

Final Fantasy: Dirge of Cerberus fa parte della "Compilation of FFVII", ovvero una serie di videogiochi e altri media lanciati da Square-Enix per sfruttare la popolarità di, appunto, FFVII. La raccolta comprende il gioco per cellulari FF: Before Crisis, quello per PSP FF: Crisis Core, il film FF: Advent Children e infine l’oggetto di questa recensione, uno spin-off ambientato tre anni dopo le vicende di FFVII con protagonista Vincent Valentine, che nel capitolo originale ricopriva il ruolo di semplice personaggio segreto. Il gioco si distacca notevolmente dai canoni della serie: se la serie principale ha sempre proposto giochi di ruolo incentrati su esplorazione e battaglie a turni, DoC presenta invece un’azione tipica degli sparatutto in terza persona, pur conservando elementi di tipo ruolistico. Mix riuscito? Vediamo..

Final Fantasy: L’attacco dei cloni

La grafica di Dirge of Cerberus, seppur a tratti appaia di buona fattura, rivela le sue debolezze in non poche occasioni. Per prima cosa la quantità di modelli: non è raro vedersi arrivare addosso decine di nemici con le stesse fattezze, identici fin nel minimo dettaglio. Sebbene esistano infatti numerose tipologie di avversari, essi attaccheranno in gruppi omogenei, cosicchè tenere d’occhio la situazione non è sempre facile. Si rivela infatti difficile capire quanti nemici ci stanno assalendo, o a quale nemico abbiamo già sparato. Il rovescio buono della medaglia è che i modelli poligonali sono fatti piuttosto bene: fluidi nelle animazioni e ricchi nei dettagli. Ovviamente si può dire lo stesso delle fattezze dei protagonisti, realizzate ancora meglio. Il secondo aspetto negativo riguarda le ambientazioni, che seppur ampie e ben progettate, sono spesso scarse di dettagli o troppo monotoni. Fortunatamente, vale solo per alcuni livelli. Tutt’altro discorso va fatto per i filmati in computer grafica, stupendi (ricordano da vicino il film Adventi Children) e abbondanti. Insomma, il comparto grafico è più che sufficiente, anche se, parlando della Square-Enix, sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più.

Il lamento di Cerbero

Parlare di lamento non è proprio sbagliato, in quanto il tema principale del gioco è offerto dal sempre allegro Gackt (per chi non lo conoscesse: è un cantante rock Giapponese sulla cresta dell’onda da qualche anno), mentre le musiche, piuttosto anonime, sono di Masashi Hamauzu. Il gioco è interamente doppiato in Inglese: la recitazione e la scelta dei doppiatori è quasi sempre adatta, ma le poche eccezioni fanno accapponare la pelle. Chi ne ha la possibilità dovrebbe optare per la versione Giapponese. Gli effetti sonori sono decenti, anche se non troppo vari, ma comunque adatti a tutte le situazioni. Insomma, nonostante l’assenza del grande Uematsu al reparto musiche, non c’è troppo da lamentarsi: le melodie realizzate sono all’altezza di ogni situazione.

Tre anni dopo..

Come menzionato, DoC è ambientato tre anni dopo la caduta di Meteor, ovvero un anno dopo gli eventi di FF: Advent Children. Dopo i cloni di Sephiroth, appaiono sulla scena dei nuovi nemici: i DeepGround, una branca segreta della ex-Shinra, intenzionati a risvegliare l’Omega WEAPON e ricondurre al Flusso Vitale ogni essere vivente sul pianeta. Vincent Valentine è l’unico che può fermarli, ma per farlo dovrà prima affrontare il suo passato e i suoi demoni personali. La trama, narrata per la quasi totalità tramite filmati realizzati col motore grafico del gioco, introduce parecchi personaggi nuovi senza quasi sfruttare la popolarità dei protagonisti di FFVII, svelando al contempo moltissimo sul passato del protagonista principale,il vampiro Vincent. Non mancano i colpi di scena, piuttosto prevedibli ma decenti. Non da premio Oscar, dunque, ma soddisfacente, soprattutto per i fan del tetro bersagliero

Gil o EXP?

Il gameplay di DoC riporta alla mente quello di molti altri sparatutto: si muove Vincent con lo stick analogico sinistro, si mira con quello destro, si spara con R1. Durante il gioco guadagneremo accesso a tre armi (una pistola, una mitragliatrice e un fucile da cecchino), più una quarta disponibile solamente durante il livello finale. Il gioco ci costringerà a fare uso ciclicamente di tutte e tre, ponendoci di fronte a situazioni specifiche (abbattere dei tiratori scelti su un tetto, per esempio). Ulteriore varietà è garantita dalla possibilità di potenziare queste armi ed equipaggiarvi con vari tipi di accessori (come le immortali Materia) e di effettuare attacchi fisici a distanza ravvicinata. Alla fine dei vari livelli, ci sarà assegnata una certa quantità di esperienza, che potremo decidere di usare per salire di livello o per ottenere una pari quantità di Gil. Avremo anche occasione di interpretare altri famosi eroi del videogioco originale (leggi: Caith Sith), in sezioni prevalentemente stealth. Gli extra, non troppo interessanti, comprendono artwork e filmati

Lamento di gioia

Sebbene non esattamente sopra la media, DoC si rivela essere un buon videogioco, oltre che una buona aggiunta, per quanto criticabile, al canone di FFVII. Fra i lati negativi, la non eccessiva longevità (circa 20 ore sono necessarie a completare il gioco) e la poca interattività degli ambienti. Un fan della serie non si dovrebbe comunque far scoraggiare da dei particolari che comunque non influiscono troppo sul prodotto finale.

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