Dragon Ball Z Kakarot Daima Parte 2 Recensione

Recensito su PlayStation 5

Dragon Ball Z Kakarot Daima DLC Parte 2 -cover

A oltre cinque anni dall’uscita originale, Dragon Ball Z: Kakarot continua a essere uno dei progetti più longevi e supportati dedicati all’opera di Akira Toriyama.

CyberConnect2 ha scelto di affiancare al racconto delle saghe storiche una serie di DLC sempre più ambiziosi, fino ad arrivare al progetto DAIMA, un’espansione ispirata all’omonima serie animata e costruita come un arco narrativo originale.

Avventura nel Regno Demoniaco – Parte 2 rappresenta il capitolo conclusivo di questo percorso. Un DLC che non ha solo il compito di ampliare l’esperienza ludica, ma anche quello, più delicato, di dare un senso compiuto a un’espansione attesa a lungo dai fan e venduta come pacchetto premium.

Dragon Ball Z Kakarot Daima Parte 2 Recensione | Lo scontro finale

La storia di Avventura nel Regno Demoniaco – Parte 2 riprende direttamente i fili narrativi lasciati in sospeso dal primo capitolo dell’espansione, accompagnando Goku (Mini) e i suoi alleati sempre più in profondità nel Regno Demoniaco.

Se la Parte 1 aveva il compito di introdurre l’ambientazione, i nuovi personaggi e le regole di questo mondo ostile, la seconda metà dell’avventura sposta l’attenzione sul conflitto vero e proprio, accelerando la progressione verso gli scontri decisivi e il confronto finale con Re Gomah e gli antagonisti di maggiore rilievo.

L’aspetto più riuscito della Parte 2 risiede proprio nella sua impostazione narrativa. Invece di presentarsi come un insieme di missioni slegate, il DLC completa un arco di storia avviato mesi prima, con un ritmo più serrato e una progressione che restituisce al giocatore la sensazione di essere parte di uno scontro in costante escalation.

Dragon Ball Z Kakarot Daima DLC Parte 2 -Goku vs Gomah
Pronti per affrontare Re Gomah?

Il gameplay della Parte 2: più sfida e ritmo più serrato

Dal punto di vista ludico, Avventura nel Regno Demoniaco Parte 2 rappresenta una delle iterazioni più riuscite del combat system di Kakarot. Le fondamenta restano le stesse, ma il design degli scontri è più aggressivo e meno permissivo.

I nemici richiedono un utilizzo più consapevole di schivate, gestione del Ki e abilità speciali, mentre i boss introducono pattern più articolati e fasi multiple che mettono alla prova anche i giocatori più esperti.

L’aumento della difficoltà è percepibile, ma tutto questo si traduce in monotonia, e contribuisce a rendere il DLC un continuo attaccare con una varietà di combo ridotta al minimo, schivare attacchi interminabili dei boss terribilmente lunghe e sparare onde all’infinito.

Personaggi giocabili e nuove trasformazioni

Uno degli aspetti più pubblicizzati dell’espansione è l’introduzione di nuovi personaggi e trasformazioni. Goku Mini torna protagonista, affiancato da Vegeta Mini, che porta con sé uno stile di combattimento più diretto e aggressivo.

Le nuove trasformazioni rappresentano il vero punto di interesse, sia dal punto di vista estetico che simbolico. Il Super Saiyan 4 di Goku, in particolare, e il Super Saiyan 3 di Vegeta sono le due novità che i fan aspettavano di impersonificare in questo secondo DLC. Ed è proprio attorno a queste trasformazioni che emergono alcune delle scelte più controverse dell’espansione.

Il difetto più grave dell’espansione riguarda la gestione dei contenuti più iconici, in particolare delle trasformazioni legate al finale di Dragon Ball Daima. In un action-RPG come Kakarot, dove progressione e post-game sono elementi fondamentali, la scelta di confinare le nuove trasformazioni alle sole boss fight finali, rappresenta una decisione difficile da difendere.

Non esistono sblocchi permanenti, né all’interno del DLC né nel gioco base. Goku adulto Super Saiyan 4 e Vegeta adulto Super Saiyan 3 vengono mostrati e utilizzati esclusivamente finché lo script lo consente, per poi scomparire del tutto. Una gestione che trasmette la sensazione di contenuti “usa e getta”, privi di continuità e valore a lungo termine.

Si tratta di una scelta miope nella gestione degli asset, soprattutto considerando l’attesa di oltre un anno che ha accompagnato questo DLC e il costo complessivo del pacchetto DAIMA. La mancanza di ricompense concrete nel post-game rappresenta una delle occasioni mancate più evidenti dell’intera espansione.

Esplorare il Regno Demoniaco: mappe e level design ridotto al minimo

Rispetto alla Parte 1, il Regno Demoniaco non viene ampliato in modo significativo. Al contrario, le nuove aree risultano più contenute e marcatamente lineari, spesso strutturate come corridoi funzionali alla progressione narrativa piuttosto che come spazi aperti all’esplorazione.

Come ad esempio la parte del secondo regno demoniaco si limita allo scontro tra Vegeta Mini e il Tamagami n°2 con le fasi esplorative ridotte al minimo. Ci si poteva concentrare nel dare un piccolo spazio nell’isolotto dei giganti, che avrebbe ampliato il senso di avventura e scoperta come nella controparte animata, dando un riscatto a quella che molti fan reputano una parte “filler” della serie.

Dragon Ball Z Kakarot Daima DLC Parte 2 -namecc
Il secondo regno demoniaco si limita a due piccolissime location

La verticalità è presente, ma limitata, e lascia poco spazio a una scoperta libera e appagante. Pur mantenendo alcuni elementi tipici della formula di Kakarot — come missioni secondarie e collezionabili — il level design appare più guidato e meno orientato all’avventura, sacrificando l’esplorazione in favore di un ritmo più controllato e focalizzato sugli scontri.

In termini di longevità, il DLC può essere portato a termine in quattro ore di gioco tra missioni principali, attività secondarie e scontri opzionali. Non si tratta di un’espansione mastodontica, ma di un contenuto sufficientemente corposo da giustificare la sua esistenza come capitolo conclusivo dell’arco DAIMA.

La struttura è pensata chiaramente per chi ha seguito Kakarot nel tempo e desidera un’ulteriore espansione dell’esperienza, più che per chi cerca un punto di ingresso autonomo.

Comparto tecnico e direzione artistica

Tecnicamente, Avventura nel Regno Demoniaco Parte 2 non si discosta dal resto del gioco. Il motore grafico mostra inevitabilmente il peso degli anni, soprattutto nella gestione della telecamera e nell’intelligenza artificiale dei nemici. La direzione artistica resta però uno dei punti di forza del progetto. Modelli fedeli all’anime, colori vividi e cutscene ben integrate riescono ancora a trasmettere l’energia tipica di Dragon Ball, soprattutto nei momenti narrativi chiave.

Dragon Ball Z Kakarot Daima DLC Parte 2 -primo regno
Mentre il primo regno demoniaco è un lungo corridoio con pochi collezionabili e missioni secondari prima di raggiungere la meta finale.

Conclusioni

Dragon Ball Z: Kakarot – Avventura nel Regno Demoniaco Parte 2 è un’espansione solida, capace di offrire combattimenti più impegnativi, una buona quantità di contenuti e una chiusura narrativa coerente con il progetto DAIMA. Sul piano dell’esperienza immediata, il DLC riesce a intrattenere e a dare continuità al supporto post-lancio del titolo.

Tuttavia, alcune scelte di design pesano in modo significativo sul giudizio finale. La struttura più lineare delle mappe riduce il senso di esplorazione rispetto alla Parte 1, mentre la decisione di non rendere permanenti le trasformazioni più iconiche del finale — relegandole a momenti narrativi isolati — rappresenta un’occasione mancata difficile da ignorare, soprattutto in un JRPG che ha sempre fatto della progressione uno dei suoi pilastri.

Considerando l’attesa e l’investimento richiesto ai fan, una valorizzazione più lungimirante di questi contenuti sarebbe stata non solo auspicabile, ma doverosa. Resta quindi un DLC valido, ma segnato da una gestione discutibile delle sue carte migliori: un finale che convince sul breve periodo, ma che avrebbe potuto lasciare un segno molto più profondo nel lungo termine.

6
Un DLC solido ma con scelte discutibili su mappe ed endgame.

Pro

  • Combattimenti più impegnativi
  • Direzione artistica sempre fedele all’anime

Contro

  • Mappe più piccole e lineari rispetto alla Parte 1
  • Gestione miope delle trasformazioni iconiche
  • Nessun vero incentivo nel post-game
Vai alla scheda di Dragon Ball Z: Kakarot
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