Gears of War 2 – Recensione Gears of War 2

Desiderato, voluto, bramato e invidiato. Un titolo che nel tempo ha destato in milioni di giocatori nel mondo un’attesa febbrile in vista del suo avvento, un gioco sicuro best seller già interminabili mesi prima dell’uscita dei negozi. Perché non si sta parlando del solito videogame che semplicemente desta fervore fanboistico, fugace curiosità degli addetti ai lavori o mere previsioni di mercato degli analisti: si tratta del seguito del manifesto dell’attuale generazione di macchine da gioco casalinghe, il titolo che ha in buona parte definito il mondo della console war per come lo conosciamo oggi, con le sue asprezze, cattiverie, dolore e sangue a fiumi. E’ dura non avere una Xbox 360 il 7 novembre, perché è il giorno di Gears of War 2.

La caduta di Jacinto

Le vicende del primo episodio del brand, conclusosi con la detonazione all’interno del nido sotterraneo delle Locuste di potentissime bombe solari, hanno assicurato al genere umano sei mesi di tregua. Non però utili per tirare il fiato: le esplosioni causate dalla drastica offensiva condotta dai Marines capitanati da Marcus Fenix hanno causato grandi fuoriuscite di gas tossici dal sottosuolo, che insidiano con terribili malattie polmonari quel che resta della già decimata umanità. Oltre a questo, recentemente due intere città sono state risucchiate nelle viscere della terra a causa di improvvisi cedimenti strutturali; anche Jacinto, praticamente l’ultimo sicuro avamposto degli Uomini, sembra esser destinata ad una fine simile. Tutto fa pensare ad una ripresa dell’attacco delle Locuste, che l’esplosione aveva temporaneamente battuto ma evidentemente non annientato. La COG – Coalition of Ordered Governments – ha in mente di rispondere con una disperata controffensiva, che vedrà Fenix e la sua squadra nuovamente farsi strada verso il cuore degli insediamenti nemici.
Un plot che amalgama il destino del mondo a quello delle storie personali di soldati speranzosi di vedere una nuova alba per se stessi e per la propria gente; l’ingenuità e piattezza narrativa del primo Gears of War è con il nuovo script in buona parte superata, anche se a conti fatti le vicende e l’analisi introspettiva dei protagonisti non sono certo da Oscar. Hollywood trema però al cospetto delle sorprendenti scene d’azione che GOW2 ha in serbo, salvando con colpi di scena, scorci e situazioni adrenaliniche anche la piuttosto scontata kermesse di pathos posticcio.

 

 

 

Locuste

Nessun luogo è sicuro per Marcus, che ripasserà il sistema di controllo mentre conduce il livello di allenamento per fare impratichire oltre noi anche Benjamin, fratello dello scomparso Carmine del primo capitolo. Concluse le presentazioni con lui e gli altri personaggi vecchi e nuovi che gravitano attorno all’eroe dal collo taurino, riprendiamo la campagna con la consapevolezza che è proprio Marcus Fenix ad esser considerato fin da subito un elemento chiave per la salvezza dell’umanità.
Epic ha chiaramente scelto con questo seguito di non compiere alcuna rivoluzione in ordine ai controlli di gioco. Nulla di nuovo quindi sul fronte del continuo bisogno di ripararsi sempre e comunque dal fuoco nemico, delle mosse da compiere quando si è accucciati in spazi angusti, o dell’apprezzato sistema di “ricarica attiva”, cioè più veloce o lenta a seconda del nostro tempismo nel premere il pulsante di recharge. Il sistema che ci permette di muoverci accovacciati ed al riparo è stato migliorato e reso meno impreciso ma, classicamente, le vere novità risiedono in alcune abilità inserite ex-novo, come ad esempio quella dei duelli con scontro tra motoseghe in cui vincerà il soldato più forte, preciso e veloce nel premere ripetutamente il tasto B, o il farsi scudo dei nemici uccisi o storditi mentre si continua a fare fuoco (possibilità di grandissimo aiuto nell’affrontare i lunghi corridoi privi di protezioni e sorvegliati da cecchini, per non parlare di come possa complicare la vita ai nemici umani in modalità multiplayer), nuovi avversari e naturalmente un ampliato arsenale bellico. Tra le nuove armi spicca il lanciafiamme, che tra l’altro mette in bella vista la miglioratissima gestione di ombre ed illuminazioni da parte di Unreal Engine.

 

Se le novità introdotte in termini di sistema di gioco restano piuttosto marginali, Epic Games ha senza dubbio messo mano alla “densità” del titolo. La console gestisce molte, molte più Locuste a schermo contemporaneamente ed in frenetica successione rispetto al passato; tra l’altro la loro piuttosto deficitaria I.A., che non era piaciuta ai giocatori del prequel, è stata con l’occasione riprogrammata e resa senza dubbio una sfida più impegnativa. Rispetto a GOW1 il giocatore dovrà vedersela anche contro più di un esemplare di bestie spietate come i Corpser per volta, che in precedenza ricoprivano il ruolo di boss, sub-boss o comunque di potente ma solitario nemico. Oltre ad una difficoltà teoricamente più elevata (comunque regolabile dal giocatore su quattro livelli a seconda delle sue preferenze), GOW2 offre una più alta longevità rispetto al suo precursore, sviluppandosi lungo una campagna single-player che può durare almeno 11/12 ore. L’ampliato arco dell’esperienza di gioco permette una maggiore abbondanza e varietà di situazioni, altro punto criticabile che si soleva evidenziare del primo capitolo, che spaziano dal classico ripararsi ed avanzare facendo fuoco, alle sessioni a bordo di veicoli e a quelle più tese alle prese con un fucile da cecchino. Tutti elementi che non mancavano nel predecessore, ma la qualità e l’abbondanza di questi ed altri momenti epici e spettacolari è ora portata all’ennesima potenza, complice anche lo stimolante bisogno in più di una occasione di ricorrere e precise strategie e scelte anche al limite dell’rpg (il classico scudo, protettivo ed utile soprattutto nelle aree aperte, ma pesante e scarsamente maneggevole) per non soccombere. Gears of War 2 tenta di non imbrigliare troppo il giocatore nelle maglie del comune TPS con un risultato assolutamente notevole.

 

Destroyed Beauty

I segreti del gioco sono in questo capitolo più numerosi che in passato: potremo trovare non solo le piastrine dei caduti della coalizione, ma anche poster, documenti e diari che decisamente ampliano la profondità della trama e regalano a questo mondo sotto attacco uno spessore di contenuti che non è solo quello muscolare dei nostri soldati.
Ad accompagnare gesta eroiche e ritrovamenti dolorosi, un comparto audio di pregio e di forte impatto, composto da musiche dalle connotazioni spesso epiche che sanno quando arrestarsi in favore di assordanti raffiche di proiettili o di silenzi strategici. Completamente doppiato in italiano, il titolo regala quasi sempre discrete recitazioni ed effetti sonori di buona riuscita.
L’universo di Gears of War è reso vivido ed estremamente solido dall’uso estenuante che il motore grafico U.E. 3, modificato dai programmatori per l’occasione, fa dell’hardware di Xbox 360. Quello che ai giocatori manca è la sorpresa: tanto le premesse del primo gioco, quanto le dichiarazioni dello staff e i numerosi video precedenti all’uscita del titolo facevano già esser certi dello stupefacente risultato grafico finale. Ma anche così è davvero poco utile tentare di descrivere a parole la magnificenza che l’alta definizione di GOW porta sui nostri schermi coi suoi immensi orizzonti, con la sua ottima gestione di infuocate fonti di luce, con l’uso sapiente di textures pressoché perfette,  e con una attenzione per il dettaglio che ha del morboso. Decine di nemici su schermo, di diverso aspetto e tipologia, e soprattutto di diverse dimensioni. Epic gioca ad esagerare con mostri mai visti prima e che per design strizzano l’occhio a blasonate produzioni horror, ma il citazionismo non è eccessivo e passa in secondo piano rispetto al variegato alternarsi di paesaggi ora sconfinati ora claustrofobici, sempre e comunque ad un passo dalla perfezione estetica, connubio tecnico ed artistico alla base del concetto di bellezza distrutta che pregna ogni location visitata. L’umanità è alle soglie suo romantico e malinconico estinguersi, e non sarà qualche istantanea imprecisione, qualche minimo, sporadico rallentamento, o la migliorata ma non scandalosamente perfetta gestione della fisica dei liquidi a distogliere lo sguardo dalla decadente fine di un mondo al suo perfetto canto del cigno.

Il giorno del giudizio

E’ un coro unanime: i notevoli miglioramenti estetici, una campagna single-player sufficientemente longeva ed un gameplay conseguentemente più ricco ed adrenalinico fanno di Gears of War 2 un titolo imperdibile che ha tutte le carte in regola per far innamorare di sé persino chi non digerisce particolarmente gli shooter. Con la sua tecnologia al servizio della brutale violenza della guerra, la sua trama, discreta,  fantascientifica ma non troppo, coi suoi paesaggi ed il suo universo immaginifico, il titolo Epic si conferma un must-have capace di divertire tanto da soli quanto in multiplayer, anche se al momento non è da noi testabile l’esperienza online che il gioco può offrire al party di 8 marines che possono prendervi parte.
Al contrario di quanto accaduto col primo capitolo, il giocatore medio non è stupito né sorpreso dalla sontuosità di questo Gears of War, di cui nessuno dubitava. Vi ci si avvicina quindi con la consapevolezza  di avere per le mani quello stesso capolavoro, ma più grande, grosso e cattivo.

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