I Hate This Place Recensione

Recensito su PlayStation 5

I Hate This Place Recensione

Molti conosceranno sicuramente Bloober Team, lo studio che negli ultimi anni si è fatto un nome nel settore grazie a titoli come Silent Hill 2 Remake e Cronos The New Dawn. In pochi sanno però, che lo studio nel 2024 ha creato una sussidiaria dal nome Broken Mirror Games, una divisione creativa nata con l’obiettivo di diversificare l’offerta, supportando titoli minori e sperimentali che si allontanano dai classici horror Tripla A, come dimostra questo I Hate This Place.

Sviluppato da Rock Square Thunder e titolo di debutto dell’etichetta polacca, questo nuovo survival horror con visuale isometrica si basa sull’omonimo fumetto di Kyle Starks e Artyom Topilin distribuito da Skybound Entertainment. Ciò che rende I Hate This Place peculiare sono la sua estetica anni ’80 molto marcata e le sue meccaniche di crafting all’interno di un open world in continua evoluzione.

Ma sarà davvero un titolo degno di nota nel panorama horror?

I Hate This Place Recensione

Pur basandosi sull’opera cartacea originale, il gioco di I Hate This Place rinnova il cast dei personaggi sostituendo i protagonisti principali (Trudy e Gabby) con l’inedita e giovane Elena. La protagonista, nel tentativo di ritrovare la madre scomparsa, finisce per dare il via a un rituale dalle conseguenze catastrofiche. Durante il percorso che la porterà alla verità dovrà fare i conti con diversi fenomeni, tra cui quello del misterioso Uomo Cornuto – prevedo già delle battute – e le origini di una maledizione che sta deformando la realtà stessa.

La narrazione di I Hate This Place è parecchio frammentata e legata principalmente all’esplorazione della mappa che presenta anche un ciclo giorno e notte. Infatti, dopo un primo atto lineare, il mondo di gioco si apre e diventa un open world a tutti gli effetti. Sarà possibile esplorare liberamente l’intera mappa e ogni zona nasconde un segreto, con la possibilità anche di incontrare NPC che attivano delle missioni secondarie che siamo liberi o meno di seguire.

I Hate This Place Recensione - Missioni Secondarie
Le missioni secondarie si legano bene con il mondo di I Hate This Place.

La trama, invece, ha subito uno stravolgimento rispetto al fumetto, ma ha mantenuto l’ambientazione rurale e boscosa del Rutherford Ranch. Nel gioco, così come nel cartaceo, questa zona rappresenta una sorta di attrattore di fenomeni paranormali: mostri, mutanti, fantasmi, alieni, ragni giganti e quant’altro. Si ispira fortemente al mondo del cinema, in particolar modo a La casa, con un mix tra horror, disperazione e momenti sopra le righe.

Nel fumetto questa ispirazione è lampante, ma anche nel gioco ritroviamo lo stesso approccio: i personaggi, nonostante la follia del mondo circostante, continuano a scherzare affrontando ogni pericolo con un’eccessiva nonchalance. Personalmente, ho faticato ad apprezzare questo lato dei personaggi, Elena inclusa; il loro distacco rispetto agli orrori che li circondano – come l’essere assaliti da ragni giganti senza battere ciglio – spezza totalmente la tensione e compromette seriamente l’immedesimazione che in genere cerco in un horror.

Gameplay amaro

Il gameplay di I Hate This Place si basa su tre meccaniche: sopravvivenza, crafting e combattimento. La sopravvivenza rimane il gameplay chiave del gioco, e lo si intuisce anche dalla presenza della barra della fame insieme a quella della salute e della stamina. Dovremo infatti trovare del cibo nel corso della nostra esplorazione per non far scendere la fame a zero.

Un’idea di base carina, ma che all’atto pratico diventa quasi fastidiosa. La barra della fame scende vertiginosamente e in pochi minuti ti ritrovi a dover mangiare di nuovo. Inoltre, questa fatidica barra scende anche durante i dialoghi e mentre leggiamo i documenti. Fortunatamente, si trova cibo in abbondanza in giro per la mappa e, in alternativa, possiamo cucinarlo noi.

Da qui si passa alla seconda meccanica base di I Hate This Place, il crafting. Il ranch principale funge da Hub dove il giocatore può creare diverse strutture utili al crafting, come un banco da lavoro o una serra per coltivare gli ortaggi. Siamo liberi di posizionare le strutture come meglio vogliamo, mettendoci di fronte a un gestionale vero e proprio. Le strutture si costruiscono dopo alcune ore ma il tutto è basato sull’orologio interno del gioco.

I Hate This Place Recensione - Crafting
Il crafting meritava maggiore attenzione.

Nonostante il sistema di crafting sia sulla carta molto interessante, non ho avuto modo di approfondirlo a causa di un bilanciamento delle risorse fin troppo generoso. Il gioco ti fornisce tutto il necessario con tale frequenza da rendere superfluo il ricorso alla creazione manuale, diventando un’opzione accessoria piuttosto che una necessità in termini di gameplay. Mi sono dunque ritrovato a ignorare completamente questa meccanica già dopo le prime ore di gioco, producendo solamente le munizioni con il solo scopo di svuotare lo zaino.

Chiudiamo infine con il sistema di combattimento, altro punto fondamentale del gioco. Per adattarsi meglio alla visuale isometrica, si è optato per un sistema Twin-Stick Shooters per le sparatorie. Gli analogici servono a muovere il personaggio e a mirare, mentre con i grilletti si spara. Sono presenti un gran numero di armi con effetti diversi e raffica diverse, quindi da questo punto di vista possiamo dire che c’è molta varietà.

Discorso diverso per i nemici, che sono pochi e senza alcun pattern particolare. Si sente inoltre la mancanza di boss fight – ce n’è solamente una in tutta la durata del gioco – rendendo gli scontri alquanto ripetitivi. Negli spazi chiusi si tende spesso a camminare piano per evitare rumori che possono attirare i nemici, ma unire nemici che ti possono solo sentire con quelli normali non è una grande idea, di conseguenza anche le fasi stealth diventano rapidamente superflue.

I Hate This Place Recensione - Sistema di combattimento
Il sistema di combattimento di I Hate This Place è molto semplice da approcciare.

Tantissimi problemi tecnici

Purtroppo qui andiamo sul pesante: il gioco soffre di tantissimi problemi tecnici di varia natura. Si comincia con il frame rate ballerino nell’open world, passando per micro freeze, oggetti caricati in ritardo, bug vari: ad  esempio troveremo nemici morti ma che rimangono in piedi; problemi di audio che si sovrappongono o che mancano completamente, e anche schermate nere che bloccano il gioco (salvate spesso, ve lo consiglio!). Problemi che verranno sicuramente sistemati, ma che in fase di recensione hanno fatto pesare parecchio le mie sessioni di gioco.

Ma se da un lato abbiamo tanti problemi di natura tecnica, dall’altro abbiamo una grafica che ricalca lo stile dei fumetti anni ’80. Sia chiaro, nulla di innovativo, ma rimane comunque qualcosa di diverso rispetto al classico graficone a cui siamo stati abituati. Molto bella l’idea di utilizzare le onomatopee in base alle azioni che svolgiamo, marcando ancora di più lo stile fumettoso. Da questo punto di vista l’ho trovato piacevole e stiloso se vogliamo, ma sono un po’ di parte quando si utilizza un stile come questo.

Conclusione

I Hate This Place è un titolo horror isometrico che fa leva più sull’esplorazione dell’ambiente che nella sua giocosità. Il gameplay è fin troppo semplicistico, con l’aggravante di avere meccaniche che difficilmente utilizzeremo perché il gioco sa essere fin troppo generoso. Il crafting risulta essere buttato lì tanto per, dando quella sensazione di inutilità quasi subito.

Il gioco offre comunque una mappa piuttosto variegata e le missioni secondarie evolvono in un certo senso il mondo di gioco. La durata si attesta a circa 5-6 ore complessive, che sono comunque oneste per una produzione del genere. Ultima nota positiva è la presenza dell’italiano sottotitolato, ma dal momento che la trama è piuttosto sconclusionata non so quanto possa interessare a molti.

Se sei alla ricerca di un horror particolarmente riuscito, direi di vederti Cronos The New Dawn (trovi qui la nostra recensione). Se invece sei intenzionato comunque ad approcciarti a I Hate This Place, dovrai armarti di molta pazienza e sorvolare su molti problemi di natura tecnica che magari al day one verranno risolti (oppure no).

Non è un gioco rivoluzionario, ma volendo spezzare una lancia in suo favore posso dire che esegue perfettamente il compito di farti dire, appunto: “Odio questo posto“.

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6.1
Un horror fin troppo semplice e mal ottimizzato

Pro

  • Effetti a fumetto gradevoli
  • L'open world e l'ambientazione in generale sono ben realizzati
  • Un buon numero di armi

Contro

  • Trama non particolarmente ispirata
  • Alcune meccaniche andavano approfondite meglio
  • Tanti bug e problemi tecnici
Vai alla scheda di I Hate this Place
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