MotorStorm: Pacific Rift – Recensione MotorStorm Pacific Rift

Torna la tempesta motoristica per eccellenza

Al suo debutto, la PlayStation 3 vantava una line-up numericamente corposa ma abbastanza povera in quanto a qualità (molte erano conversioni pessime di giochi, anche datati, per X360) e idee originali. Inutile dire che, secondo me, questo è stato il motivo per gli iniziali stenti sul mercato della console di casa Sony, oltre ovviamente al prezzo proibitivo per i più. Tra i pochi titoli che si segnalarono veramente all’attenzione dei fans ci furono due nuovi IP di Sony stessa: Resistance e Motorstorm. Quest’ultimo, programmato dagli Evolution Studios, già autori degli splendidi WRC (World Rally Championship) per PlayStation 2, stupì particolarmente per la grafica e per l’azione di gioco adrenalinica e divertente, grazie ad una struttura arcade ma non completamente irrealistica, come ad esempio in Pure. A distanza di 2 anni esce il secondo capitolo di questa serie motoristica; vediamo quali sono i risultati ottenuti.

Motori dei Caraibi

L’ambientazione di questo festival motoristico (chiamato appunto Motorstorm) in cui si sfidano veicoli di tutti i tipi è sempre “estrema”. Se nel primo capitolo era il deserto, nel titolo qui recensito è un’isoletta sperduta nell’Oceano Pacifico. Questo cambiamento è già un grossissimo punto a favore, sia per il fascino dell’ambientazione sia perché garantisce più varietà di location rispetto ad un deserto. Difatti, uno dei difetti maggiori del primo Motorstorm era la scarsa varietà dei paesaggi. Per sottolineare ulteriormente le diversità morfologiche proprie di un’isola tropicale gli sviluppatori hanno pensato di creare quattro zone diverse in cui gareggiare. La prima è la Earth zone, ambientata per la maggior parte all’interno della foresta e con pochi salti; la seconda è la Air zone, in cui invece i salti abbondano; poi c’è la Water zone, area costiera nella quale l’elemento predominate è ovviamente l’acqua; l’ultima è la Fire zone, dove correrete intorno (o in cima) ad un vulcano. La resa grafica di questi ambienti è molto buona, come i veicoli del resto, anche se la Play non sembrerebbe più sfruttata di quanto faceva il primo, e a distanza di due anni l’impressione non è molto piacevole. Ottima invece la sensazione di velocità.
 

 

Evolution Studios, non Revolution

Il cambiamento dell’ambientazione non incide solo esteticamente ma anche nelle meccaniche di gioco: ad esempio, se passerete nell’acqua il vostro veicolo si raffredderà, permettendovi di usare per più tempo la barra del turbo (che, ricordiamolo, a differenza di altri giochi non deve essere “caricata”, ma se sfrutterete troppo a lungo il turbo il vostro veicolo esploderà!), se invece sarete in ambienti più caldi (come la Fire zone), il rischio di surriscaldamento (e di esplosione) sarà elevatissimo. Inoltre i veicoli più pesanti potranno anche tranciare alberi che poi rimarranno come ostacolo per quelli più leggeri. Non si tratta certo di rivoluzioni, ma il tentativo di “rinfrescare” la serie va apprezzato. Cosa invece non cambia assolutamente è l’ottimo (a mio avviso) sistema di guida, che rappresenta un buon ibrido tra l’arcade più puro e un pizzico di simulazione. Esso permette a tutti un buon approccio al gioco, risultando al contempo tecnico quanto basta per soddisfare anche i più esigenti. A scoraggiare qualcuno rimane il cosiddetto “effetto elastico”. In pratica, indipendentemente dalla vostre (positive o negative) abilità di guida, il gioco “barerà” lasciando i vostri avversari sempre vicino a voi. Logicamente a qualcuno la cosa può non piacere.
 

 

Festival di motori nella tempesta motoristica

Le modalità single player sono sostanzialmente due: il classico attacco al tempo e la più articolata modalità festival. In quest’ultima dovrete affrontare una serie di gare di difficoltà crescente per ognuna delle quattro zone dell’isola, affrontando anche delle varianti al classico “arriva per primo al traguardo”, come ad esempio gare dove ad ogni tot di tempo l’ultimo esploderà e verrà eliminato, oppure gare in cui non dovrete distruggervi (cosa più frequente di quello che pensiate) più di un numero di volte e così via. I veicoli con cui potrete affrontare le sfide (alcune a scelta di veicolo libera, altre vincolate a una o due tipologie) sono molti, suddivisi a loro volta in classi, ognuna con i suoi pro e contro. Ci sono i mezzi più leggeri, moto e quad, che sono sì molto agili e veloci, ma intolleranti al fango e all’urto con veicoli più pesanti. Le auto da rally sono veloci, ma il loro assetto basso pesa nei terreni sconnessi. Le buggy non hanno questo problema, tuttavia sono più lente e fragili. I pick-up e i fuoristrada sono delle giuste vie di mezzo. Pachidermici ma poderosi nel loro incedere sono il tir (manovrabilità pari a zero o quasi) e il monster truck (facilmente ribaltabile nelle curve strette però), che tra l’altro è l’unica nuova classe di veicolo, anche se alla fine la userete molto poco. Insomma, la varietà non manca, e contribuisce a rendere il gioco più tecnico e “ragionato” di quel che si possa credere, infatti il problema principale della produzione è un altro.
 


… Il fatto che nel titolo non ci sia il 2 è molto veritiero

Motorstorm: Pacific rift è un ottimo titolo, non vorrei pensaste il contrario. La cosa che può far storcere il naso a qualcuno è che i suoi pregi, in fondo, sono esattamente gli stessi che aveva il primo, uscito due anni addietro. Chi si era trovato bene con il prequel apprezzerà moltissimo anche questo, per via di meccaniche collaudate, nuove piste e (soprattutto) location, un multiplayer online sempre eccellente a cui ora si affianca lo split screen sulla stessa console (assente nel primo). Se il predecessore non vi era proprio piaciuto o vi aveva stufato, non posso che consigliare di passare oltre, vista anche la quantità di titoli usciti ultimamente, e togliere un punto al voto globale. A chi invece vuole solo divertirsi un po’, dico che il titolo qui recensito può anche essere considerato come un semplice aggiornamento, ma va detto che come gioco in sé è decisamente ben riuscito.

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