OIO The Game – Recensione OIO The Game

OIO The Game è un titolo semplice, che si ispira ai più classici platform degli anni ’90 aggiungendo qualche piccola e semplice novità, senza stravolgere il gameplay di base. 

Questo nuovo gioiello indie della Uncanny Games, avvolgendo il giocatore in una sua visione artistica della realtà, sorprende proprio per la sua semplicità che riporta i giocatori appassionati di platform ai fasti di un tempo, risultando un’esperienza videoludica divertente e mai noiosa.
 
Il nostro alter ego è un omino di legno che si chiama, per l’appunto, OIO. Non sappiamo molto sul suo conto, se non che si è risvegliato dal suo profondo sonno grazie ad un raggio di sole penetrato fra le tetre rocce su cui giaceva il suo corpo pietrificato. Con il filmato iniziale si può notare sin da subito come il lato artistico del titolo sia stato ben curato: il mondo viene presentato con passaggi lenti della telecamera, mostrando dolcemente i corpi pietrificati degli abitanti del mondo, bloccati durante le loro quotidiane mansioni; notevole anche la musica utilizzata, di grande effetto ed impatto emotivo. Il background è anch’esso semplice, con un filo narrativo senza troppi colpi di scena o avvenimenti sconvolgenti. Pian piano verremo a scoprire ciò che è accaduto al mondo di gioco e che cosa ha bloccato la vita ai vari abitanti, seppur il senso del titolo stia non in una decisione presa dagli sviluppatori ma dalle varie interpretazioni che possono dare i giocatori all’avventura.
 

Manipolare la Natura

 
Il gameplay è tra i più classici. Il nostro compito sarà quello di terminare tutti i 12 livelli percorrendoli dall’inizio alla fine saltando da una parte all’altra, evitando di morire a causa dei vari ostacoli che ci si presentano davanti. Non saranno presenti avversari da affrontare, e le uniche difficoltà risiedono nell’evitare le varie trappole disseminate per i livelli. Dal secondo livello in poi troviamo invece come novità la possibilità di erigere delle sorte di piante, in punti specifici dello scenario in modo tale da creare appoggi su cui salire e superare determinati ostacoli. Questo grazie alla possibilità di lanciare due tipologie di semi: il primo di colore verde, lanciato tramite click sinistro del mouse, crea una pianta (fino ad un massimo di tre contemporanee) ed il secondo, di colore rosso, lanciato tramite click destro, è utile a distruggere le piante stesse. Ultimo aspetto che caratterizza il prodotto è la presenza, negli ultimi livelli di gioco, del fuoco come elemento sì mortale, ma allo stesso tempo utile  alla risoluzione di alcuni enigmi. 
 
Come il gameplay che appare dunque molto essenziale, anche la difficoltà non si discosta dalla semplicità generale del titolo, rendendo lo svolgimento dei livelli, tranne gli ultimi, poco impegnativo. A parte pochi tratti in cui si è costretti a riprovare più volte la stessa azione prima di riuscire a proseguire correttamente senza morire, i vari “enigmi” e le trappole da superare non richiedono troppo tempo per essere conseguiti. Degno di nota il preciso sistema di rinascita, che prevede la nostra ricomparsa ad un punto poco precedente a quello in cui siamo deceduti. Questo sistema accompagna quello di checkpoint legati al singolo livello: ogni volta che usciamo dal gioco mentre ci troviamo lungo un determinato punto di un livello di gioco, dovremmo riniziarlo da capo.  A rendere un po’ più frustrante il titolo troviamo i Fresk, pezzi di un affresco che una volta completato ci svelerà tramite disegni stilizzati il background del titolo. Essi sono posti, il più delle volte, in luoghi difficili da raggiungere, richiedendo vari tentativi prima di riuscire a raccoglierli. In ogni livello ce ne sono tre da scovare, assieme a cento frammenti di luce sparsi lungo il nostro cammino. Per completare il gioco al 100% saremo costretti a recuperare tutti questi elementi. Peccato però per la longevità, che si attesta sulle sole 3 o 4 ore di gioco, in base alla bravura del giocatore; qualche livello in più non sarebbe di certo guastato.

 

 

Un mondo magnificamente dipinto
 
Come è già stato accennato, OIO è un piccolo capolavoro artistico. Il level design è affascinante e vario, caratterizzato dal contrasto di scenari “caldi” legati alla natura, ad altri che ricordano ambienti industriali, distinti da toni meno accesi e colori più bruni e cupi, arricchiti da macchinari a vapore e strutture enormi. L’alternanza di luci ed ombre assieme ad i vari contrasti cromatici creano  ambienti meravigliosi. Capiterà spesso di soffermarsi a guardare gli scorci paesaggistici presenti sullo sfondo gioco. 
 
Da punto di vista prettamente tecnico il titolo sfrutta un motore di gioco tridimensionale con però una resa laterale che richiama quell’effetto in due dimensioni dei vecchi platform. I settaggi grafici non sono molti, ma ad ogni modo, se giocato al massimo, OIO offre un lato grafico pulito e dettagliato. Degno di nota è il comparto audio, caratterizzato da buoni effetti ed una colonna sonora varia, composta da musiche d’atmosfera ricche d’enfasi.

 

 

Conclusione
 
OIO The Game della software house indie Uncanny Games non sorprende per il suo gameplay classico, ma per il suo lato artistico e stilistico, realizzato con cura e ricco di numerosi dettagli. Ricordando i vecchi titoli di tale genere, OIO è un must per ogni amante di platform ed un ottimo titolo per chiunque non sappia come spendere 7.99 € della propria carta di credito. L’unica pecca sta nella scarsa longevità causata sia dalla breve durata dei livelli, che dall’estrema facilità della maggior parte delle situazioni di gioco. A parte questo, l’acquisto di questo nuovo piccolo capolavoro indie è caldamente consigliato. 
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

  • Dragon Ball Z Kakarot Daima Parte 2 Recensione

    Dragon Ball Z Kakarot Daima Parte 2 Recensione

    A oltre cinque anni dall’uscita originale, Dragon Ball Z: Kakarot continua a essere uno dei progetti più longevi e supportati dedicati all’opera di Akira Toriyama. CyberConnect2 ha scelto di affiancare al racconto delle saghe storiche una serie di DLC sempre più ambiziosi, fino ad arrivare al progetto DAIMA, un’espansione ispirata all’omonima serie animata e costruita…

  • Wreckreation Recensione

    Wreckreation Recensione

    Quando si parla di Burnout, per molti appassionati di giochi di guida arcade si tocca un nervo scoperto. La serie di Criterion Games ha definito un’epoca grazie a un modello di guida immediato e aggressivo, a un senso della velocità quasi violento, a un sistema di distruzione spettacolare e a una colonna sonora capace di…

  • Pools Recensione PSVR2

    Pools Recensione PSVR2

    Premetto che non sono un amante dei walking simulator, ne ho provati alcuni ma davvero trovo difficile capire perché alla gente piaccia “camminare” senza fare nulla nei videogiochi. Ammirare il design del paesaggio? Il dolce far niente? Perdere tempo? Finora, con tutti i walking simulator che ho provato (e no, tenete fuori Death Stranding perché…

  • Kejora Recensione

    Kejora Recensione

    La genesi di Kejora si configura come una parabola emblematica, quasi solenne, nel panorama contemporaneo dello sviluppo indipendente, offrendo una testimonianza preziosa di come la determinazione creativa possa mutare forma senza perdere la propria anima originaria. Nato dai primordiali e fecondi prototipi del 2020 come un frenetico run-and-gun a scorrimento laterale, un esplicito tributo estetico…

  • Sacred 2 Remaster Recensione

    Sacred 2 Remaster Recensione

    Sacred 2 Remaster riporta sui nostri schermi un action RPG estremamente vasto e ambizioso, uscito originariamente nel 2008, tirato a lucido per l’occasione. Vediamo dunque come si ripresenta in un mercato totalmente diverso, nella nostra recensione di Sacred 2 Remaster! Sacred 2 Remaster Recensione – A spasso per Ancaria Partiamo da un presupposto, che potrebbe…

Lascia un commento