Pro Evolution Soccer 2010 – Recensione Pro Evolution Soccer 2010

Si finisce per odiare la modalità Diventa un Mito. La telecamera più che fastidiosa è orribile: se si sceglie il grandangolo non si riesce a controllare bene il proprio pg (per dribbling e azioni solitarie), mentre con la visuale ravvicinata non è possibile tenere d’occhio nemmeno la posizione di avversari e compagni. La crescita è davvero lenta: i parametri salgono ogni cinque partite, o almeno, lo fanno le barre che una volta riempite aumentano di una unità la caratteristica; inutile dire che sono già lentissime, e più i caratteri diventano alti più hanno bisogno di punti per crescere. Infine c’è la rabbia contro i propri compagni, davvero impediti in certi casi, che continuano imperterriti nel loro gioco illogico ignorando le proprie richieste. Il risultato finale è che dopo solo poche partite non si è più in grado di giocare (o meglio, di non giocare) una modalità che di buono non ha nulla, capace più di far perdere la pazienza che divertire.

 


Palla che non si vede e radar che oscura il resto;
meno male che una freccia ci indica la porta…..

Squadra che vince non si cambia

E meno male che, nonostante tutto, la cara vecchia Master esiste ancora. Dopo una Champions League anonima e il delirio della Diventa un Mito, l’unica modalità che evita a PES 2010 di vincere il premio peggior gioco dell’anno si rivela essere la datata, sempre presente ma intramontabile Master. Il principio è sempre quello: si inizia con una squadra di dilettanti e si prosegue verso le vette del calcio mondiale, cercando di vincere, guadagnare punti e acquistare nuovi campioni. Dalle ultime edizioni, e così anche in quest’ultima, il campionato di questa modalità offre la possibilità di scegliere con quali condizioni iniziare: squadra di sconosciuti, squadra originale o selezione personale. In sostanza, con la prima si avvia la modalità così come è sempre stata, mentre con la seconda si prendono le redini di una squadra reale (Juventus, Milan, Inter, Chelsea ecc…), che ovviamente presenta costi più elevati (e dunque maggiori pretese di classifica); la terza opzione, infine, inserisce tra gli sconosciuti alcuni calciatori scelti dall’utente sino ad esaurimento dei fondi, che in totale sono pochi ma abbastanza da portare a casa gente come Buffon e Ibrahimovic.

Scelti squadra, campionato, avversari e difficoltà si inizia subito: tante partite, tra campionato e coppa, intervallate da settimane frenetiche di trattative, nelle quali si cerca il miglior giocatore al prezzo più basso. E’ qui però che sorge il vero grande problema del Campionato Master: acquistare. Nonostante il sistema di ricerca sia stato migliorato e si noti anche l’introduzione di un “talent scout” che fornisce periodicamente informazioni sui calciatori seguiti, acquistare è impossibile; pur impostando a “Normale” la frequenza/difficoltà dei trasferimenti, convincere un giocatore anche sconosciuto a vestire la propria maglia è pressoché infattibile anche quando vengono offerti molti, molti soldi. Se tuttavia può sembrare una reazione logica quando ci si trova ancora nella seconda serie e si ha una popolarità di squadra (altro elemento innovativo) bassa, il tutto diventa assurdo nel momento in cui si è raggiunti la testa della serie e una popolarità persino superiore a quella di grandi club. Non c’è proprio modo di convincere qualcuno (nemmeno gli svincolati, a parte qualche rarissima eccezione) ad unirsi alla rosa neanche offrendo uno stipendio di tre volte superiore a quello richiesto. Si può quindi aspettare, raccogliere punti, fare gavetta e diventare la squadra più forte in classifica mondiale, ma il proprio trequartista è e rimarrà Minanda, senza altre possibilità. E considerando che il vivo della Master consiste proprio nelle trattative, anche questa, dopo due o tre stagioni, finisce col far perdere la pazienza; come tutto il resto del gioco.



Un altro degli inutili, insensati e monotoni rapporti del
proprio osservatore nel Campionato Master

 

 

Ma non era meglio PES 3??

A livello grafico, PES 2010 per PSP è la fotocopia di Pro Evolution Soccer 3 per PS2. Sia il motore grafico che gli effetti, i colori, i dettagli dei giocatori sono tutti ripresi dal terzo capitolo della serie, con alcuni particolari del motore fisico del quarto. Su PlayStation Portable dunque viene riportata “l’apparenza” di due dei più fortunati Pro Evolution Soccer mai usciti, ma non l’essenza: per quanto vecchi di anni e anni, PES 3 e 4 si confermano tutt’oggi migliori del nuovo capitolo Konami, facendo perdere a quest’ultimo un confronto naturale messo in risalto dall’identità estetica. Chiunque abbia già giocato ai sopracitati titoli PS2 non potrà che notare la differenza abissale tra quelle che sono state due delle migliori esperienze calcistiche di sempre con quella che conferma anche su console portatile il trend negativo dell’edizione 2010, davvero deludente su tutti i fronti. Se proprio la grafica doveva essere ricopiata e la giocabilità non rinnovata, forse sarebbe stato meglio trasportare per intero un titolo PS2 su PSP: non solo avrebbe soddisfatto chi vuole veder sfruttate le potenzialità della console portatile Sony, ma si avrebbe avuto l’enorme vantaggio di un’esperienza di gioco collaudata e persino nostalgica.

In ogni caso, ormai si ha davanti un titolo che lascia molti dubbi, sicuramente deludente, incapace di catturare il giocatore o di offrirgli qualcosa di nuovo; il confronto con FIFA è disarmante, con netto vantaggio per il titolo EA. Anni di leadership rischiano di cancellarsi a causa di un unico grande flop qualitativo, che non fosse stato per il nome e per i fan sarebbe divenuto anche economico. Vedere PES “in ginocchio”, dopo anni di partite e infinite ore passate a giocarci, è davvero triste: ma tra questo suo passo falso e un FIFA 2010 insolitamente bello e divertente, c’è il rischio che pochi possano darsene pena. FIFA – PES: 1 – 0.

 

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