Shadow Hearts: Covenant – Recensione Shadow Hearts: Covenant

Il gameplay di Shadow Hearts 2 si basa sul Judgement Ring già visto in precedenza (trovi la recensione del primo episodio Qui), pur evolvendo la sua applicazione nei combattimenti. La struttura di questi rimane la stessa ma ora è possibile concatenare più colpi il cui esito è definito dalla loro tipologia: colpo alto, colpo basso, colpo forte, colpo standard. In questo modo, a seconda del peso dell’avversario, è possibile scaraventare questo in aria e finirlo con colpi alti. Durante gli scontri casuali i personaggi, come i nemici, si spostano su un piano tridimensionale che non solo rende più reale la dinamicità degli scontri ma evolve il concetto di gioco implementando un’ulteriore componente tattica. Radunando più avversari in un unico punto, infatti, è possibile colpirne più di uno usando una semplice stregoneria ad ampio raggio d’azione. Il tutto, ovviamente, scandito dalla presenza dell’immancabile anello del giudizio su schermo che renderà l’azione possibile o meno, contando sull’effettiva prontezza e abilità del giocatore stesso. Lo stesso Judgment Ring, per l’occasione, è stato reso personalizzabile, offrendo la possibilità di variare la grandezza delle aree colorate, quelle legate ad un bonus, la velocità della lancetta del disco ecc. per ogni personaggio.
L’unica vera implementazione che ha destato qualche perplessità è quella delle Crest, un sistema di sviluppo delle magie che permette di equipaggiare ad ogni componente del party determinate magie e di fonderle assieme durante i combattimenti stessi creando combinazioni elementali particolarmente efficaci.
L’evoluzione e la fusione di questi, così come la presenza della Solomon’s Key e della possibilità di ampliare la lista di incantesimi utilizzabili dai personaggi, è lasciata molto al caso e il sistema di gioco stesso non pare dare a questa molto importanza.
Shadow Hearts 2 sembra essere stato influenzato pesantemente, nel game design, dal decimo capitolo della serie Final Fantasy: mappa su schermo durante l’esplorazione, ambienti piccoli e strutture a corridoi che tagliano le apparentemente immense ambientazioni, segnalatore dei turni personaggio durante la battaglia. Che siano tutte coincidenze?
Il titolo è composto da ben 2 dvd, la longevità media si aggira sulle 50 ore di gioco (ma il gioco presenta due sbocchi narrativi finali, esattamente come il capitolo precedente, dando la possibilità, di fatto, di rigiocarsi l’intera avventura per potersi gustare il finale alternativo) e la difficoltà risulta ben equilibrata senza essere troppo accomodante.

Sempre più veri

La componente tecnica del primo capitolo era un vero e proprio disastro. Per colmare le lacune dell’episodio precedente, il team Nautilus deve aver scomodato dei buoni grafici perché, senza mezzi termini, la nuova avventura di Yuri è eccezionale! Tutto in Shadow Hearts 2 grida le potenzialità PS2 e il salto tecnico rispetto Shadow Hearts è talmente evidente che sembrano titoli sviluppati a 10 anni di distanza. Non solo i personaggi sono tutti ben caratterizzati graficamente – merito delle texture in alta risoluzione – , gli elementi dinamici applicati qua e là (dai capelli animati di Karin fino alle bretelle oscillanti di Yuri) rendono l’insieme credibile e vivo. Dimentichiamoci le vecchie cutscenes composte da box testo e artwork dedicato al personaggio: il futuro è un approccio più cinematografico e realista rispetto la vecchia generazione ruolistica. Ecco che i protagonisti ora sono ripresi da una camera virtuale dinamica in una sequela di primi piani e carrellate volte ad esaltare il realismo dei loro volti e i dettagli dell’ambientazione circostante. Come riferimento qualitativo del genere comanda – e ci riferiamo a Final Fantasy X per l’epoca – le scene narrative più importanti sono recitate da doppiatori professionisti, regalando al giocatore un’esperienza talmente immersiva da essere comparato più ad film interattivo piuttosto che ad un gioco di ruolo per console. Unico neo nella lodevole realizzazione grafica è forse un’eccessiva presenza di aliasing che mina il reparto tecnico del titolo, ma è un difetto molto comune ai giochi sviluppati su PS2 in quel periodo (l’aliasing è stato uno dei peggiori nemici dei primi titoli PS2). Yoshitaka Hirota e Yasunori Mitsuda tornano in grande auge anche per questo episodio della saga dei cuori d’ombra, regalandoci una soundtrack decisamente ispirata e un po’ fuori dai canoni dei classici giochi di ruolo. Ma in fondo, Shadow Hearts stesso è un outsider del genere, sotto il profilo di setting e plot narrativo.

E da qui, la serie

Shadow Hearts Covenant è un titolo particolarmente positivo, forse uno dei maggiori esponenti del genere su PS2. Una buona componente tecnica è affiancata ad una storia intrigante e ricca di contenuti come poche volte ci è stato possibile saggiare nella videoludoteca PS2. Perde lo smalto delle inquietanti produzioni Sacnoth per rinascere in qualcosa di nuovo e, forse, più facilmente commercializzabile. Miscelando le proprie caratteristiche uniche ad elementi visti in produzioni più famose, Shadow Hearts Covenant non rinuncia alla propria identità ma, anzi, sviluppa tutto ciò di buono che vi era nel precedente episodio abbinando a questo una componente tecnica al passo con i tempi, una rinnovata co-produzione Hirota-Mitsuda e un degno seguito alle vicende del primo episodio. Consigliato agli estimatori del primo episodio e non.

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