Supreme Commander 2 – Recensione Supreme Commander 2

Era l’alba di un nuovo giorno, su una sperduta spiaggia in un lontano pianeta colonizzato. La brezza marina muoveva dolcemente le acque e la sabbia. Dall’interno della sua UCC il comandante osservava la vacuità dell’orizzonte, poi chiuse gli occhi e quasi gli parve di sentire la carezza del vento. Un idilliaco scenario che presto fu reso inferno: le acque si aprirono, l’orizzonte era offuscato ed il nemico era finalmente giunto. Centinaia di missili ricoprirono il cielo, innumerevoli esplosioni squarciarono la terra e al proseguire della battaglia sempre più carcasse di metallo ricoprivano la natura ormai compromessa. Al calare del sole, la vittoria era ormai vicina. Il comandante rivolse nuovamente lo sguardo all’orizzonte. Ma della pace e della serenità mattutina nulla era rimasto. Ed era solo la prima battaglia di una nuova guerra…

L’alba della guerra

Torna sugli scaffali Supreme Commander con un nuovo episodio, pronto a farci vivere ancora una volta battaglie su vasta scala tra centinaia di robottoni, carri, velivoli, navi e mezzi corazzati futuristici in generis. A confrontarsi sono le medesime fazioni presenti nel primo episodio, ovvero la UEF, la Nazione Cybran e gli Illuminati Aeon, che seguendo la trama dell’espansione stand-alone del primo episodio, Forged Alliance, tornano in guerra tra loro rompendo un’alleanza e una coesistenza pacifica durata 25 anni. Questa volta la storia riveste un ruolo più incisivo nella campagna single-player, ruotando intorno alle vicende personali dei comandanti delle tre fazioni e dando quindi un maggiore rilievo alla loro esistenza nell’universo di gioco. Ciononostante, ciò che maggiormente incide in un gioco di strategia è ovviamente il gameplay, che deve poter offrire al giocatore un’esperienza appagante, aspetto in cui il primo titolo riusciva benissimo. Scopriamo quindi se Supreme Commander 2 si è rivelato all’altezza del suo predecessore.

L’arte della guerra

Esistono diverse scuole di pensiero su come un gioco di strategia in tempo reale dovrebbe essere: la più diffusa, antica e affermata è la formula del "raccogli risorse, costruisci, distruggi". Supreme Commander fa parte di questa categoria: bisogna accumulare energia e massa per poter produrre, con un aumento di requisiti proporzionale a numeri e tipi di unità. Pur attenendosi a questo schema classico, il gioco fa dei grandi numeri e della grandezza il suo punto di forza, ampliando in tutti i sensi il gioco: mappe enormi, decine di unità differenti e di dimensioni che vanno dal minuscolo al colossale, scontri tali da riempire lo schermo… tutto questo unito alla possibilità di evoluzioni tramite la ricerca, finalizzata a migliorare le unità già possedute ma anche a potenziare la propria UCC (ovvero il mega-robottone che rappresenta il comandante in campo), gli edifici o scoprire nuove unita sperimentali.

In questo senso, il seguito si è mantenuto fedele alla linea e non è stato tolto nulla a ciò che rese il primo titolo un capolavoro; si è anzi cercato di eliminare aspetti "di troppo" al fine di rendere ancora più immediato ed appetibile il titolo, con successo. Ad esempio, ricorderete come fosse possibile collegare certi edifici alle fonti di risorse in modo da potenziarli? E come ci fosse un limite all’immagazzinamento che costringeva continuamente a migliorare la gestione delle risorse? Ricordate come tutto questo causava innumerevoli nevrosi dovute al dover combinare troppa micro-gestione con il controllo di battaglie basate sui grandi numeri? Ebbene, dimenticatevene, perché questi dettagli rientrano fra quelli tolti al fine di snellire il gioco.
Anche l’interfaccia è stata semplificata e resa più intuitiva, per la gioia di coloro che imprecarono contro l’eccesso di controlli sullo schermo. Semplificato ma al contempo approfondito invece l’albero delle abilità, divenuto un punto ancora più importante del gioco rispetto al passato. Una sensibile differenza è individuabile anche nelle mappe, che non sono più grandi come in passato, fatto giustificato dall’eccessivo vuoto che le caratterizzava.

Un capolavoro di varietà che torna a ripetersi quindi? Si potrebbe dire di sì, ma il problema è proprio questo: torna a ripetersi. Non c’è nessuna novità concreta che apporti elementi di gameplay fuori dal comune o che renda questo secondo titolo qualcosa di nuovo. Leggera pecca anche per la grafica, migliorata solo marginalmente e che comincia a soffrire di arretratezza, sebbene rimanga gradevole e dettagliata a sufficienza – inoltre per questi motivi è assolutamente giocabile anche su configurazioni non eccelse, anche nelle situazioni di maggiore caos su schermo.

La fine della guerra

La denominazione Supreme Commander 2.0 forse sarebbe stata più appropriata per indicare come il titolo non spicchi per originalità. Invero, è innegabile come Supreme Commander 2 sia un titolo in grado di coinvolgere il giocatore in maniera più immediata e fruibile rispetto al passato, ci sentiamo quindi di consigliarlo a tutti coloro che, avendo provato il primo episodio, cercano qualcosa di analogo senza stravolgerne le caratteristiche. Per chi non ne avesse ancora abbastanza, anche questa volta il multiplayer fornirà un ottimo mezzo per prolungare la vostra esperienza online con altri giocatori, con tre modalità di gioco e tante mappe pronte all’uso. Un’ultima nota: è richiesta l’installazione tramite la piattaforma Steam.

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