The Perfect Pencil Recensione
Quante volte abbiamo avuto momenti difficili nella vita e ne siamo usciti fuori con forza grazie alle proprie energie mentali?
È una domanda che si percepisce spesso nel corso della storia di The Perfect Pencil, un metroidvania realizzato dagli italiani di Studio Cima che vede come protagonista John, un piccolo individuo con una telecamera al posto della testa.
Già, non è una battuta. È esattamente l’aspetto del nostro protagonista armato di una matita che utilizza a mo’ di spada, il quale si ritroverà in un immaginario davvero particolare e pregno di metafore legate alla salute mentale e non solo.
Una città con abitanti disprezzati nella dignità, una morbida foresta dall’aria infantile, una miniera marina fatta di spugna gialla e bolle di pensieri creativi, un deserto oscuro che ti divora nell’animo.
Quello realizzato dallo studio indie con sede a Lecco è un mondo bizzarro ma efficace nel contesto, sorretto da una premessa narrativa intrigante e da un gameplay che fa il suo.
In mezzo a questi elogi, tutto ciò che luccica in The Perfect Pencil può essere considerato oro puro? Diciamo che alcune stonature non mancano e prima di giungere alle dovute conclusioni vediamo più da vicino questo titolo.
Una fuga dal reame di una famelica bestia
Come anticipato prima, impersoneremo il piccolo John che d’un tratto si risveglia in un molo vicino a un faro, completamente privo della testa. Sembra un naufrago sopravvissuto a una violenta tempesta, che tentando di trovare la strada della salvezza è finito in una situazione alquanto imprevista.
Ci vorrà un attimo prima che il protagonista otterrà la sua personale “testa”: una telecamera in grado non solo di eseguire attacchi in combattimento, ma soprattutto di scansionare oggetti o elementi specifici al fine di ottenere alcune informazioni.
Lo scopo di John è di indagare su cosa gli sia successo e fuggire da quella dimensione braccato da un’entità definita “la Bianca Bestia”. Un viaggio che, per il protagonista, è fatto di continue introspezioni, riflessioni su temi psicologici e lotte contro i recessi più reconditi della mente umana.
Questo è, al pari del suo gameplay, l’aspetto più convincente di The Perfect Pencil.
Per quanto la storia sia ben definita nello scopo finale, l’insieme è costituito da un ventaglio di lore incredibilmente espanso, arricchito poi da una serie di personaggi strambi nell’aspetto ma capaci, nel loro piccolo, di regalare più di uno spunto di riflessione sui principali temi affrontati dai ragazzi di Studio Cima.
Di ulteriore rinforzo ci sono le rappresentazioni degli ambienti, che come elencato all’inizio simboleggiano uno specifico archetipo e sono accompagnati da una colonna sonora ben contestuale. Ad esempio, nel deserto pervade la solitudine, il silenzio che ti logora dall’interno se perdura in maniera eccessiva.
C’è una soffice foresta fatta di cuscini, coperte e materassi, regnata da adulti imprigionati in corpi da fanciullini.

Si potrebbe andare avanti ancora nella lista, ma preferisco non dilungarmi con gli spoiler e lasciare a voi il piacere della scoperta di quest’opera. Basta sapere che il risultato ottenuto è un mondo coerente al racconto, pieno di originalità e costruito con cura e attenzione ai dettagli.
Un consiglio prezioso che ci tengo a dare è di badare attentamente ai dialoghi con i personaggi (scritti molto bene) e alle informazioni estratte dalle scansioni di John, che nella maggior parte dei casi aiutano sia nella comprensione della storia, sia nella progressione e nell’evitare di perdersi.
Imparare dalle brusche cadute
Il sistema di gioco di The Perfect Pencil è riconducibile a un metroidvania 2D, con le consuete fasi d’esplorazione, backtracking e battaglie.
Se scendiamo più nel dettaglio, il gioco si avvicina al duo degli Hollow Knight per quanto riguarda il sistema di combattimento, dunque per i fan dei titoli di Team Cherry è un sapore tanto familiare.
Prima di continuare faccio una doverosissima premessa: personalmente non mi ha mai garbato lo stile delle battaglie degli Hollow Knight, pur sottolineando la loro bontà nelle meccaniche di gioco. Ragion per cui anche quello di The Perfect Pencil non ha incontrato così affettuosamente le mie corde.
Al netto del gusto personale, pad alla mano il gioco si difende molto bene e restituisce una buona reattività dei colpi. John utilizza la “spada-matita” per sferrare attacchi normali rapidi e attacchi caricati dai danni maggiori, colpendo da quattro diverse direzioni “a croce”.
Non esiste un comando di parata e per difendersi bisogna affidarsi alla semplice schivata.
L’unica differenza sostanziale che distacca leggermente The Perfect Pencil dagli Hollow Knight è la modalità con cui si cura il protagonista. Qui entra in gioco una meccanica chiamata “Coraggio”, rappresentata graficamente da una matita divisa in tacche.
Ogni volta che John attacca un nemico, ciascuna tacca della matita si riempie di una certa quantità. Consumando una tacca piena, il protagonista inizia a brillare e a quel punto deve immediatamente colpire un nemico per curarsi una sfera della sua “Volontà”, così chiamata la barra della salute nel gioco.

Sia il Coraggio che la Volontà di John possono essere incrementati attraverso due vie: l’ottenimento di speciali oggetti chiamati Frammenti, possiamo riceverli tramite ricompense o esplorando a fondo il mondo di gioco, e alcuni effetti conferiti dalle Prospettive, ossia gli unici elementi di personalizzazione delle capacità combattive di John, ottenibili anche in questo caso tramite ricompense o esplorazione.
Nel complesso, paragonato ad esempio a un Ori and the Will of the Wisps o un Ender Magnolia: Bloom in the Mist, The Perfect Pencil non è un titolo troppo difficile tra battaglie con i boss e l’approccio platformico, nonostante non sia privo di punti un po’ rognosi e i boss richiedono una certa attenzione del loro pattern d’attacchi.
Se state chiedendo se l’opera italiana è consigliata anche a un novizio di metroidvania, la mia risposta è un sì. In virtù di una difficoltà in generale non eccessiva, The Perfect Pencil è un bel biglietto d’ingresso a una tipologia di gioco resa nota dai mai dimenticati Super Metroid e Castlevania: Symphony of the Night negli anni ’90.
Le Babls
Una caratteristica del gioco che mi ha fatto pensare subito alla saga di Ori di Moon Studios sono queste sfere di luce fluorescenti chiamate Babls, le quali John può raccogliere automaticamente dai nemici sconfitti e dalla distruzione di certi contenitori di vetro.
In sostanza sono la valuta principale di The Perfect Pencil, utili ad acquistare consumabili da una signora commerciante, partecipare a determinate attività secondarie e tanto altro.
Alle volte, se veniamo sconfitti, può apparire un ladro che ci ruberà le Babls; in questo caso, riprenderle sarà facilissimo e rapidissimo (basterà vedere gli occhi del ladro sullo sfondo e interagire al comando).
L’esplorazione e il backtracking di The Perfect Pencil
A proposito della componente esplorativa qui smuovo una critica negativa, probabilmente l’unica più significativa dell’opera italiana.
Se da una parte l’esplorare ogni angolo del gioco, compresi i posti nascosti all’occhio, regala sempre qualche sorpresa gradita e preziosa per la progressione, dall’altra il fattore backtracking l’ho trovato per certi versi tedioso.
I punti di salvataggio di The Perfect Pencil sono essenziali per modificare le Prospettive equipaggiate a John, curarsi completamente la Volontà e ripartire da lì una volta sconfitti o caricata la partita in corso.
Il problema è che questi punti sono pochi e distribuiti troppo distanti dagli altri, costringendo, nella maggior parte dei casi, a compiere chilometri inutili per raggiungere zone già visitate.
O peggio ancora, tornare di nuovo verso un boss.
È vero che sbloccando le scorciatoie si agevola abbastanza il viaggio evitando il cosiddetto giro delle sette chiese.
Tuttavia, anche in questo modo la sensazione di tedio durante il girovagare nei luoghi del gioco non sparisce, complice inoltre l’assenza di un viaggio rapido verso i punti di salvataggio che avrebbe fatto risparmiare tempo nei momenti di backtracking.
In realtà ci sarebbe uno strumento consumabile che ci fa teletrasportare in quei punti, ma è limitato solo all’ultimo che si è visitato cronologicamente.

L’immaginario artistico di The Perfect Pencil fuori di testa
A livello stilistico, The Perfect Pencil è molto carino nella sua realizzazione interamente fatta a mano e difficilmente soggetta a un precoce invecchiamento, con le animazioni ben curate nella loro genuina semplicità e le illuminazioni che donano una certa immersività agli ambienti.
I personaggi che incontriamo sono rappresentati magnificamente nella loro stranezza, restando coerenti all’archetipo principale delle varie ambientazioni già sottolineato nella parte dedicata al comparto narrativo.
Giocato su Nintendo Switch 1 in entrambe le configurazioni (dock e portabilità), l’opera di Studio Cima resta splendido nel comparto visivo a prescindere dalla fruizione della console.
Anche a livello tecnico non ci sono criticità gravi da riscontrare; il gioco non presenta bug fastidiosi, è strettamente ferreo nei fotogrammi ed è responsivo ai comandi.
The Perfect Pencil non è solo un semplice videogioco solido e convincente nelle sue componenti ludiche da metroidvania, per quanto non sia estremamente rivoluzionario agli occhi di chi cerca meccaniche nuove in quel genere. È un’opera davvero unica, colma di metafore e di personalità in tutto il suo stravagante immaginario.
Una storia psicologica incentrata su paure, dolore, empatia, esistenza e introspezione, che riesce a valorizzare con leggerezza e maturità la maggior parte dei temi legati alla mente umana e che offre molti spunti di riflessione importanti.
Studio Cima ha realizzato una perla ottima dal punto di vista tecnico e stilistico, tanto luminosa quanto di grande valore, al netto di una componente backtracking spesso tediosa e punitiva che può sollecitare in negativo la pazienza dei giocatori e giocatrici.
Un’altra dimostrazione di forza da parte dei nostri creativi italiani, che mi auguro possa essere il primo di una lunga serie positiva durante il 2026.
[The Perfect Pencil è disponibile su Nintendo Switch 1 via eShop e PC tramite la piattaforma Steam]
Un divertente metroidvania italiano dalla storia psicologica brillante
Pro
- Storia e temi affrontati col giusto spessore
- Sistema di gioco ed esplorazione molto validi
- Giusta calibrazione della difficoltà dei boss
- Buon comparto artistico, sonoro e tecnico
Contro
- Non estremamente rivoluzionario per chi cerca nuove idee di gameplay
- Fasi di backtracking spesso pesanti e inutilmente diluite