Wreckreation Recensione
Quando si parla di Burnout, per molti appassionati di giochi di guida arcade si tocca un nervo scoperto. La serie di Criterion Games ha definito un’epoca grazie a un modello di guida immediato e aggressivo, a un senso della velocità quasi violento, a un sistema di distruzione spettacolare e a una colonna sonora capace di pompare adrenalina a ogni curva. Burnout Paradise, uscito nel 2008, è stato un canto del cigno quasi perfetto, lasciando dietro di sé un vuoto che, a distanza di quasi vent’anni, non è mai stato davvero colmato.
Wreckreation, sviluppato da Three Fields Entertainment – studio fondato proprio da alcuni creatori originali di Burnout – nasce con l’ambizione dichiarata di raccoglierne l’eredità spirituale. Dopo tentativi poco convincenti come Danger Zone e Dangerous Dr1v1ng, questa nuova produzione prometteva finalmente qualcosa di più vicino allo spirito originale, aggiungendo una forte componente sandbox e creativa in stile Trackmania. Il risultato, però, è un titolo profondamente contraddittorio: ricco di idee potenzialmente interessanti, ma incapace di trasformarle in un’esperienza davvero appagante.

Un inizio traumatico
L’impatto iniziale con Wreckreation è, senza mezzi termini, pessimo. Il gioco rinuncia quasi completamente a un menu tradizionale e ti catapulta direttamente in gara, senza spiegazioni adeguate. Di per sé non sarebbe un problema – Burnout ci ha abituati a partire a tavoletta – se non fosse che il primo evento si svolge su rampe sospese tra le nuvole, prive di barriere, con un modello di guida che richiede qualche ora per essere assimilato.
Il risultato è una sequenza di cadute nel vuoto, lunghi respawn frustranti e la sensazione immediata di non avere alcun controllo sul veicolo. Ogni errore si traduce in una perdita di decine di secondi, rendendo impossibile recuperare sugli avversari. Il paradosso è che queste piste “aeree” rappresentano una parte marginale di Wreckreation e potrebbero non ripresentarsi per molte ore: una scelta di design che trasmette aspettative completamente sbagliate e rischia di allontanare il giocatore prima ancora che il Wreckreation abbia modo di mostrare il suo vero volto.
Anche una volta tornati su strade più “normali”, Wreckreation continua a mettere alla prova la pazienza del giocatore. Il modello di guida è sorprendentemente ostico per un arcade: velocità elevatissime, nitro praticamente sempre attivo e un traffico civile che sembra piazzato apposta per causare incidenti inevitabili.

Sterzare in modo preciso è complicato, la derapata con il freno è poco intuitiva e il freno a mano è così aggressivo da fermare l’auto quasi sul posto anche a 300 km/h. Le prime ore sono un continuo alternarsi di schianti, uscite di strada e frustrazione. È facile pensare che il gioco sia semplicemente rotto.
Eppure, insistendo, qualcosa cambia. Dopo diverse ore si inizia a comprendere la logica del sistema di guida: si anticipano meglio le curve, si impara a leggere il traffico, a sfruttare il caos anziché subirlo. Quando tutto funziona, Wreckreation riesce persino a regalare momenti di autentico gaudio ludico. Il problema è che il gioco chiede troppo prima di iniziare a dare qualcosa in cambio.
Anche una volta acquisita una certa padronanza, Wreckreation non diventa mai davvero “giusto”. Gli incidenti casuali sono all’ordine del giorno: un’auto che esplode davanti a noi, un avversario che ci sperona senza possibilità di reazione, detriti che piovono dall’alto dopo uno schianto altrui. Il rubber-banding è eveidente: gli avversari rallentano per permetterci di recuperarli, salvo poi accelerare improvvisamente quando li raggiungiamo.
Questa imprevedibilità può essere esaltante, ma più spesso risulta frustrante, perché molte sconfitte non sembrano dipendere dalle nostre capacità. Nei momenti migliore, una gara pulita e ben gestita è estremamente soddisfacente; nei momenti peggiori, Wreckreation dà l’impressione di sabotare attivamente il giocatore.

Poche modalità, tanta ripetizione
Le tipologie di eventi non sono molte e, dopo le prime ore, iniziano a ripetersi in modo evidente. Le gare standard e quelle incentrate sull’eliminazione degli avversari perdono rapidamente freschezza, anche perché il sistema di progressione è fortemente pieno di grinding.
Non esiste un vero e proprio concessionario: le auto si sbloccano salendo di livello (con decine di gare vinte richieste) o intercettandole nel mondo aperto, un’operazione tanto rara quanto frustrante. Il senso di progressione è debole e poco gratificante, contribuendo a un generale senso di fatica.
La mappa di Wreckreation è gigantesca – circa 400 km2 – ma questa vastità è più un numero da marketing, che un reale valore aggiunto. L’ambientazione è composta prevalentemente da foreste, montagne e strade che ri ripetono, intervallate da distributori e parcheggi che fungono da punti di servizio.
Dal punto di vista tecnico, Wreckreation nonbrilla e l’aspetto visivo è spesso datato. Fermandosi a osservare il panorama, difficilmente si direbbe di trovarsi davanti a un titolo del 2025.
A riempire la mappa ci sono centinaia di cancelli e cartelloni distruttibili, utili per sbloccare nuove auto. Tuttavia, la loro abbondanza li rende presto noiosi e il rapporto tra impegno richiesto e ricompensa ottenuta è decisamente sbilanciato.

Trackreation: creatività senza scopo
L’elemento più originale di Wreckreation è senza dubbio il sistema di costruzione delle piste. Con un semplice comando è possibile piazzare rampe, loop, salti e strutture gigantesche direttamente nel mondo di gioco. Le creazioni restano permanenti e interagiscono fisicamente con l’ambiente, un’idea eccellente sulla carta.
Il problema è che manca una vera motivazione per creare. Gli strumenti non sono particolarmente intuitivi, la telecamera è scomoda e il multiplayer – che dovrebbe essere il cuore di questa componente – soffre di una base di utenti ridotta. Inoltre, le attività online non contribuiscono in modo significativo alla progressione, rendendo il tutto ancora più superfluo.
Senza amici con cui giocare regolarmente, il sistema creativo perde gran parte del suo fascino.
Wreckreation permette di modificare in qualsiasi momento le regole del mondo: traffico, meteo, ora del giorno, densità delle auto. Tutto avviene istantaneamente, senza caricamenti, ed è tecnicamente impressionante. Ma viene spontaneo chiedersi; quanto spesso voglio farlo?
Questa libertà estrema sottolinea il vero problema di Wreckreation: l’assenza di una struttura. Non c’è una carriera degna di questo nome, non c’è una narrativa, non c’è una progressione ben definita. Il gioco si aspetta che trovi da solo il tuo divertimento, una filosofia che poteva funzionare qualche anno fa, ma che oggi appare anacronistica.

Conclusioni Recensione Wreckreation
Wreckreation non è un brutto gioco in senso assoluto, ma è un titolo profondamente irrisolto. Non è il nuovo Burnout che ci aspettavamo, né un’alternativa a Trackmania. È un esperimento ambizioso, che dimostra come l’unione tra corse distruttive e creazione sandbox potrebbe funzionare, ma che al momento resta incompleto e poco rifinito.
Chi saprà superare un inizio scoraggiante potrà trovare momenti di autentico divertimento, ma la maggior parte dei giocatori rischia di abbandonare ben prima di arrivarci. Con un modello di guida più accessibile, una progressione più solida e un multiplayer realmente incentivato, Wreckreation avrebbe potuto essere molto di più. Per ora resta una promessa non mantenuta.
Più deludente che soddisfacente.
Pro
- Sistema di creazione delle piste con impatto
- Sensazione di velocità e adrenalina quando tutto fuzniona
Contro
- Avvio estremamente frustrante e mal progettato
- Modello di guido poco accessibile e spesso punitivo
- Progressione lenta
- Mondo di gioco più enorme che interessante
- Multiplayer poco incentivato
- Mancanza di una modalità carriera