Logitech G512 X 98 – Recensione della tastiera che vuole essere due cose

Il concept ibrido di Logitech unisce switch meccanici tradizionali e switch magnetici analogici in un'unica scocca. L'idea è genuinamente nuova, ma la realizzazione lascia qualche domanda aperta sul prezzo richiesto.

Editoria & Trasparenza

Campione hardware (review unit) fornito permanentemente dal produttore per test e follow-up.

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Lo sai meglio di me: star dietro alla miriade di prodotti tech che escono ogni mese scioglierebbe la struttura mentale anche dell’aficionado più coriaceo, ma noi in redazione abbiamo la fortuna di poter ricevere direttamente nell’email le novità più succose del mondo tech, e ci sono alcuni brand che, da utente, è impossibile non notare e poi inseguire, come un canto delle sirene che ci fa comprare un altro prodotto, ficcare un altra scatola vuota nello sgabuzzino, fino al prossimo acquisto.

Per le tastiere Logitech, però, per me lo strappo alla regola del non comprare mai qualcosa che ho già è sempre dietro l’angolo. In fondo la linea MX Master Series mi accompagna da prima che mi trasferissi in Svezia, quindi mi è difficile ritrovarmi non interessato di fronte ad un nuovo prodotto Logitech. Certo, non essendo un accanito PCista, le tastiere puramente gaming, come questa Logitech G512, non sono al centro della mia attenzione, ma sono sempre curioso verso ciò che ogni modello, ogni iterazione, cerca di fare diversamente da quella prima.

La volontà, o meglio l’obbiettivo di design di questa Logitech G512 è abbastanza ambizioso: una sola tastiera, due tipi di switch, zero compromessi. La realtà, come spesso accade con le idee genuinamente nuove, è un po’ più sfumata.

Logitech G512 X 98 Recensione – Cosa c’è nella scatola

La G512 X 98 arriva in una versione che copre il 98% del layout completo: tasto numerico, frecce, tasto funzione, tutto presente in una scocca leggermente più compatta di una full-size tradizionale. Nella confezione si trovano la tastiera, un cavo USB-C verso USB-A da 1,8 metri, nove switch magnetici TMR (prodotti da Gateron), cinque anelli SAPP (Second Actuation Pressure Point), cinque keycap alternativi e due estrattori multipurpose che servono anche come piedini per inclinare la tastiera: un dettaglio pensato bene, uno di quei piccoli accorgimenti che fanno capire che qualcuno ci ha ragionato sopra.

Sono facili da installare? Onestamente no, ma è curioso ritrovarsi a non sapere come affrontare una “funzione” di un prodotto tech, oggigiorno. Funzionano benissimo? No, ma rimangono una scelta curiosa.

Il poggiapolsi trasparente con illuminazione RGB integrata che completa il look è venduto separatamente a circa 45 euro, il che è una scelta discutibile per un prodotto in questa fascia di prezzo. Alcuni potrebbero trovare discutibile anche il fatto che l’intera scocca sia in plastica, ma non ho mai sentito, nelle mie oltre 100 ore di utilizzo da quando il prodotto mi è arrivato, la necessità di nulla di più, a livello di materiali, di consistenza del prodotto e, soprattutto, di peso. In questo specifico caso sono i piedini a fare molto dello sforzo, restituendo il feel di una tastiera solida e ben piazzata, anche su un ripiano in legno puro e senza mousepad come il mio.

È il feel di una tastiera da 219€? Non sarei onesto nel darti un sonoro e maiuscolo sì.

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Il concept ibrido: meccanici e analogici sulla stessa tastiera

Il cuore della G512 X è l’idea che Logitech chiama Dual-Switch-Bed: la metà sinistra della tastiera, la barra spazio e i tasti freccia (in tutto 40 posizioni) supportano sia switch meccanici tradizionali che switch magnetici analogici TMR. Le restanti posizioni sono hot-swappable, ma solo per switch meccanici.

Nella pratica, i nove switch TMR inclusi nella confezione bastano per coprire WASD, spacebar e qualche altro tasto a scelta, che nella maggior parte dei giochi è esattamente dove vuoi la personalizzazione analogica. Il processo di sostituzione è semplice: si estrae il keycap, si estrae lo switch con l’apposito estrattore, si inserisce il TMR, e questo viene riconosciuto automaticamente nel software.

Il perché di questa scelta è meno ovvio di quanto sembri in superficie. Gli switch meccanici offrono una sensazione tattile più ricca durante la digitazione prolungata: c’è qualcosa di difficile da replicare con un sistema analogico puro, che per sua natura tende a essere lineare. Gli switch TMR, al contrario, eccellono nella personalizzazione gaming: actuation point regolabile tra 0,1 e 4,0 mm in incrementi di 0,1 mm, Rapid Trigger per il reset quasi istantaneo, e Key Priority (SOCD) per gestire i conflitti di input tra tasti opposti.

Personalmente anche le più frenetiche sessioni di PC gaming le ho volute affrontare as is, con la tastiera nella configurazione nella quale la tastiera è quando apri la confezione, consapevole che una sensibile maggioranza dell’utenza rende poco “personale” anche strumenti come questa tastiera, fidandosi della preconfigurazione per la maggior parte degli utilizzi quotidiani. Già così era ottima, e switchare ai TMR per qualche ora è stato sufficiente a percepire la reattività più elevata e il livello di personalizzazione che questa tastiera quasi “nasconde”, in un certo senso.

Una piccola critica? L’alloggio dei TMR stessi. La copertura in plastica ha una piccola linguetta che esce verso l’altro, e l’utilizzo dei tasti funzione, ai quali ho associato shortkeys nei miei software di editing video, spesso mi ha involontariamente portato a staccarla brutalmente in mezzo alle sessioni più intense di Da Vinci Resolve. Un neo piccolo, ma che ci tengo a chiarire.

Gli switch meccanici: la parte che divide, e io che canto fuori dal coro

La versione provata monta switch meccanici tattili nella parte destra e fissa del layout. È qui che le recensioni internazionali (che ovviamente vado sempre a recuperarmi una volta che la struttura della mia recensione è definita) si sono divise in modo netto. Chi ha accolto bene la tastiera tende a considerare gli switch meccanici come un buon complemento alla parte analogica, con un suono complessivo piacevole e un gasket mount in silicone che riduce efficacemente pings e rattling. Chi è rimasto più scettico sottolinea che la sensazione tattile degli switch meccanici inclusi è percepita come poco convincente rispetto a concorrenti della stessa fascia, con un feeling “graffiante” e stabilizzatori sui tasti lunghi che producono troppo rattle, in particolare sulla barra spazio.

Non posso dire di preferire in senso assoluto i TMR, soprattutto per l’uso misto della tastiera che io faccio. Se la mia principale piattaforma di gaming è PS5 Pro, su PC mi ritrovo comunque dalle 8 alle 12 ore al giorno, fra creazione di contenuti, editing video, etc. Ecco, la mia vera critica non sta nella divisione della critica rispetto alla piacevolezza – o alla sua assenza – nell’utilizzo degli switch meccanici rispetto a quelli TMR, quanto piuttosto alla corsa dei tasti stessi e alla loro elevazione.

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Se la differenza tra i due tipi di switch è per me prima di tutto sonora (meccanica e legnosa l’una, morbida e poco invasiva l’altra), per un utilizzo misto come quello che faccio io lo switch TMR vince, pur senza troppa arroganza. Non c’è chiaramente un risvolto tecnico netto al quale posso riportarmi, ma nel mio utilizzo misto gaming/ufficio della tastiera, mi sono sempre quasi sempre ritrovato ad essere scomodo con i trigger meccanici.

Vuoi per la difficoltà con la quale mi sembra inerentemente di avere a che fare quando premo i tasti stessi, vuoi invece per la facilità con la quale alcuni dei tasti sembrano rispondere ai miei input, non mi sono mai sentito completamente in controllo di questa Logitech G512, cosa che invece è lo status quo nel mio utilizzo della Logitech MX Keys S, una tastiera che ormai costa metà di questa.

Certo, paragonare una tastiera prevalentemente pensata alla produttività a una pensata quasi esclusivamente per il gaming potrebbe sembrare ingiusto, ma non mi smuoverò mai dall’idea che la sensazione di controllo del dispositivo non debba passare in secondo piano, di categoria merceologica in categoria merceologica. Perché una tastiera da ufficio da 120€ dovrebbe offrirmi più controllo sul suo utilizzo di una gaming al doppio del prezzo? Questo per me è un profondo miss per questa Logitech G512, e a ben pensarci l’iceberg più grande e visibile nella mia user journey di queste 100 e più ore.

L’elevazione della tastiera stessa è stato un altro ostacolo da superare, e che forse sento di non aver ancora superato davvero. A prescindere dalla posizione della mia scrivania, che posso alzare e abbassare in un range piuttosto ampio, non ho ancora trovato una posizione delle mani che renda piacevole e non doloroso l’utilizzo della Logitech G512 per sessioni prolungate. La mancanza del poggiapolsi qui si fa sentire prepotentemente.

I SAPP rings: doppia attuazione, quanto funziona davvero?

Tra gli accessori inclusi ci sono cinque anelli SAPP (Second Actuation Pressure Point), analoghi agli O-ring ma con una funzione diversa: si inseriscono sugli switch TMR per aggiungere un feedback tattile fisico nel punto in cui si attiva la seconda azione di un tasto in doppia assegnazione. L’idea è di poter assegnare due funzioni a un singolo tasto (per esempio, un tap normale e una pressione più profonda) e sentire fisicamente il passaggio tra le due.

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In teoria è elegante. In pratica, la critica più ricorrente è che la differenza di pressione percepita è sottile al punto da richiedere un periodo di adattamento piuttosto lungo, e che non tutti i giocatori troveranno l’esperienza intuitiva senza training specifico. I cinque anelli inclusi sono anche fisicamente piccoli e facili da perdere.

Li ho usati? Certo, ci ho provato, ma nemmeno con una pistola alla tempia posso giurarti di essere riuscito a sentire una differenza affidabile nell’output tattile della tastiera. Non è ancora un feature che mi vedo utilizzare giornalmente, e assume più i contorni di un esperimento che voglio veder senza dubbio evolvere e, possibilmente, raggiungere una fase più che sperimentativa e da “laboratorio”.

Software: G Hub e la personalizzazione

La configurazione avviene tramite il G Hub di Logitech, app Windows consolidata e tra le più complete nel panorama gaming. Per la G512 X include una sezione dedicata agli Analog Switches, con controllo sull’actuation point, attivazione del Rapid Trigger, e Key Priority per la gestione dei conflitti SOCD. Tutti i parametri sono regolabili per singolo tasto tra quelli in modalità TMR.

Un’apposita pulsante fisico sulla tastiera permette di fare la scansione degli switch attivi, evidenziando visivamente nel software quali posizioni sono TMR e quali meccaniche. È un’attenzione che migliora concretamente il flusso di lavoro nella configurazione.

L’unico punto di attrito che devo riferire in questa sezione è legato alla personalizzazione dei due dial rotativi in cima alla tastiera: assegnare funzioni separate alla rotazione oraria e antioraria non è stato poi così immediato, dall’interfaccia dell’hub, e mi ha richiesto un giro di esplorazione del software che non dovrebbe essere necessario per una funzione così “prevedibile”.

Per il resto il G Hub è esattamente quello che è sempre stato, di recente. Abbastanza affidabile, relativamente elegante, e forse solo leggermente legnoso a livello esplorativo.

Performance: gaming e produttività

Con polling rate a 1.000 Hz e 8.000 Hz (quest’ultimo opzionale), la G512 X 98 non ha nulla da invidiare alle tastiere da competizione sul fronte della latenza. Il vantaggio concreto degli switch TMR in gaming, in particolare in sparatutto dove lo strafe con WASD è centrale, è misurabile: actuation point basso, Rapid Trigger attivo e SOCD configurato correttamente possono migliorare la reattività del movimento rispetto a una tastiera meccanica tradizionale.

Il discorso cambia parzialmente per la produttività. La G512 X 98 è cablata, non ha Bluetooth né connettività wireless, il che ne limita la versatilità rispetto ad alcuni concorrenti nella stessa fascia. I due dial rotativi (uno per la luminosità RGB, uno per il volume) aggiungono comodità, ma la loro qualità costruttiva è un po’ un hit or miss, a seconda di quello che vuoi da un pomello che ruota.

Al tatto, le zigrinature danno un senso di controllo, senza restituire il migliore dei feel, ma è la rotazione stessa che forse aveva bisogno di qualche elemento di fluidità in più. In particolare mi fa un po’ sorridere la presenza di un puntino bianco sulla superficie superiore dei dial, che però non serve praticamente a niente, data la rotazione infinita degli elementi.

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Design e costruzione: il nodo del prezzo

Visivamente la G512 X 98 è tra le tastiere Logitech più caratterizzate degli ultimi anni: disponibile in nero con dettagli viola o bianco con dettagli turchese, con una barra RGB frontale prominente che si illumina in modo spettacolare specialmente di notte, ancor più se abbinata al poggiapolsi trasparente opzionale. I tasti in PBT danno la sensazione di elementi che non ci lasceranno “per strada” molto presto a livello di usura, scelta corretta, resistenti e con legende che non sbiadiranno nel tempo.

La scocca, però, è interamente in plastica. A un prezzo intorno ai 200 euro, questo è il punto dove il dibattito critico si fa più intenso. Concorrenti nella stessa fascia, compresi alcuni modelli Keychron e ASUS ROG, offrono chassis almeno parzialmente in alluminio con una rigidità strutturalmente superiore. La G512 X 98 cede leggermente alla torsione, e questa sensazione stride con l’ambizione del prodotto.

Il design mi ha convinto al primo sguardo? No, ma continuerò sempre a preferire la mia MX Keys a tutte le altre tastiere in commercio, quindi non è questo il punto. Il rapporto tra qualità percepita dei materiali e prezzo non mi sembra fra i più equilibrati, ma dipende tutto da te. Se hai bisogno di poggiapolsi, se preferisci una tastiera sensibilmente più solida, se l’estetica non è qualcosa che lasci indietro in funzione dell’utilizzo che ne devi fare, forse questa Logitech G512X non è la risposta alla tua necessità, altrimenti ti consiglio di provarla, magari in negozio. È sicuramente una di quelle tastiere che, ciò che hanno da dire, lo dicono subito e velocemente.

Conclusioni

La G512 X è un prodotto genuinamente nuovo, con un’idea che non aveva ancora un corrispettivo preciso sul mercato, ma che dall’altro lato qui è ancora in un momento produttivo semplificabile in “esperimento”. Ammetto che il prezzo intorno ai 200 euro si scontra con alcune scelte costruttive e produttive che fanno storcere il naso a una parte dell’utente che sono, ma è anche difficile pensare al compratore ideale di un prodotto così.

Insomma, ti va di provare qualcosa di diverso e innovativo, ma che di quella innovazione ancora non ha fatto perfezione? 

8
Una tastiera sperimentativa, che forse a questo prezzo non giustifico del tutto

Pro

  • Concept ibrido meccanici/TMR genuinamente originale
  • Actuation point e Rapid Trigger configurabili su switch TMR
  • Polling rate fino a 8.000 Hz
  • Keycap PBT di buona qualità
  • G Hub completo e ben strutturato
  • Design caratterizzato e RGB di buon livello

Contro

  • Scocca interamente in plastica a un prezzo premium
  • Solo 9 switch TMR inclusi su 40 posizioni compatibili
  • Poggiapolsi venduto separatamente
  • Solo cablato, nessuna opzione wireless
  • Dial rotativi dalla qualità costruttiva inferiore alle aspettative
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