Diablo II Reign of the Warlock, il ritorno dell’ARPG più importante della storia
Sembrava impossibile... Eppure è successo, Diablo II è tornato
Sembrava impossibile, eppure è successo.
A un quarto di secolo esatto dall’ultima, storica espansione (Lord of Destruction), Blizzard ha deciso di infrangere ogni regola del mercato moderno con una mossa tanto spiazzante quanto nostalgica.
Hanno scelto di riaprire il sarcofago di Diablo II, un titolo che l’industria considerava ormai un “monolito intoccabile” e concluso, per iniettargli una dose massiccia di nuovi contenuti e bilanciamenti radicali (le Terror Zones, le nuove Runewords).
Questa inaspettata “necromanzia digitale”, arrivata puntuale per celebrare il 30° anniversario della saga, ci offre l’assist perfetto, l’occasione irripetibile per fermarci e riavvolgere il nastro.
È il momento di ripercorrere la genesi, l’ascesa e l’immortalità del padre fondatore, colui che ha scritto il vocabolario stesso degli Action RPG.
Diablo II è il capolavoro del genere
Era il 28 giugno del 2000, esattamente 26 anni fa, quando Diablo II si abbatté sul mercato, portando sulle spalle il fardello più pesante possibile: essere il seguito diretto di un’opera che aveva già riscritto la genesi del medium.
Quattro anni prima, nel 1996, i visionari di Blizzard North (guidati da David Brevik e dai fratelli Schaefer) non si erano limitati a rilasciare un videogioco; avevano di fatto codificato il moderno Action RPG.
Con il primo Diablo, avevano strappato il gioco di ruolo dalle nicchie complesse dei CRPG per gettarlo in pasto al grande pubblico, rendendolo viscerale e immediato.
Il titolo introdusse concetti all’epoca alieni e rivoluzionari: la generazione procedurale dei labirinti e un sistema di quest pool dinamico.
Per la prima volta, la geografia dell’inferno e le missioni da affrontare mutavano a ogni partita, trasformando il gioco da semplice avventura lineare a un incubo sempre diverso, garantendo quella rigiocabilità infinita che sarebbe diventata il marchio di fabbrica del genere.
Ma è proprio qui che Diablo II compie il vero miracolo, raccogliendo l’eredità del predecessore non per conservarla, ma per farla esplodere all’ennesima potenza.
La vera rivoluzione non è stata solo nella vastità della mappa, ma nell’invenzione di un concetto che oggi diamo per scontato: l’Endgame strutturato.
Se nel primo Diablo, una volta sconfitta la minaccia e completate le quest, il ciclo vitale si esauriva, costringendoci a ricominciare da zero andando a randomizzare l’avventura, il sequel ha ribaltato completamente il paradigma.
In Diablo II, i titoli di coda non segnano la fine, ma l’inizio del vero gioco, il fulcro dell’esperienza si sposta dalla narrazione alla perfezione della build: inizia la caccia ossessiva al loot perfetto, alle Rune, ai Charms.
È un sistema progettato per trasformare un’avventura di venti ore in un rito quotidiano da centinaia, se non migliaia di ore.
È questa inesauribile profondità, questa spirale di item hunting e ottimizzazione, che ha consacrato Diablo II come l’archetipo definitivo, la Stella Polare con cui ogni altro Action RPG deve ancora oggi misurarsi.

La rinascita con resurrected
Dopo il rilascio della seminale espansione Lord of Destruction, il titolo scivolò in una lunga stasi conservativa.
Per quasi due decenni, il supporto ufficiale tacque, lasciando il gioco cristallizzato nel tempo; eppure, paradossalmente, proprio in quel silenzio la sua leggenda crebbe, cementando la sua reputazione come l’esperienza ARPG definitiva e inarrivabile.
Il letargo si è interrotto solo nel 2021 con l’avvento di Diablo II: Resurrected. Un’operazione di restauro magistrale, che ha saputo drappeggiare un motore grafico moderno e atmosferico sopra lo scheletro del codice originale, introducendo una valanga di Quality of Life ormai imprescindibili (come la raccolta automatica dell’oro o il forziere condiviso).
Tuttavia, il lancio iniziale fu segnato da una prudenza quasi religiosa: nessuna vera aggiunta di contenuto, nessun bilanciamento radicale che rischiasse di alterare il “sacro testo” del 2001.
Ma per l’osservatore attento, quella fedeltà assoluta era solo la quiete prima della tempesta: era evidente che sotto il cofano, qualcosa di molto più ambizioso bolliva in pentola.

L’espansione che nessuno si aspettava
Ed è proprio in occasione del 30° Anniversario della saga che Blizzard ha finalmente gettato la maschera, trovando il coraggio leonino di svelare ciò che teneva segretamente in cantiere. Il risultato è un evento senza precedenti nella storia del medium: l’annuncio di una nuova, vera espansione per Diablo II.
A ben 25 anni di distanza dall’uscita di Lord of Destruction, un intervallo temporale che nel gaming equivale a un’era geologica, questa pietra miliare riceve finalmente un’iniezione di contenuti massiccia e trasformativa.
L’operazione va ben oltre il semplice fanservice: l’introduzione di una Classe inedita è un evento sismico destinato a riscrivere il meta per il prossimo decennio.
A questo si affianca una ristrutturazione profonda delle Terror Zones: un sistema che, sebbene introdotto con Resurrected, rischiava già di diventare routine e che ora viene evoluto e dinamizzato per spazzare via ogni residuo di stantìa ripetitività, regalando ufficialmente una seconda giovinezza a un classico che si rifiuta ostinatamente di morire.

La rinascita è avvenuta e non vediamo l’ora di catapultarci di nuovo a Sanctuary
In definitiva, ciò a cui stiamo assistendo ha i contorni del miracolo produttivo, questa espansione trascende il semplice concetto di aggiornamento commerciale: è una vibrante lettera d’amore indirizzata direttamente a noi, a quella “Resistenza silenziosa” di fan che per un quarto di secolo ha tenuto in vita i server, le wiki e l’economia di gioco, preservando la fiamma dall’erosione del tempo.
Siamo di fronte a un’anomalia felice nel panorama moderno: una storia che, a differenza di altre gloriose IP Blizzard tristemente condannate all’oblio digitale o alla gestione controversa, ha saputo ingannare la morte.
Diablo II non è destinato a diventare un reperto archeologico, ma si conferma un organismo vivente, destinato a evolversi e rinnovarsi ancora, dimostrando con un’ostinazione quasi sovrannaturale che certe leggende si rifiutano semplicemente di morire.
Vi lascio infine il link per acquistare il gioco con l’espansione da Steam, e la nostra recensione su Diablo IV per più contenuti sulla serie.