Legacy of Kain: Ascendance – Recensione
Sono passati più di vent’anni dall’ultima volta che abbiamo giocato a un capitolo di Legacy of Kain, che per un fan di quella che ritengo una delle migliori storie mai scritte, è decisamente un silenzio creativo avvilente.
Negli ultimi tempi, però, sembra che Crystal Dynamics stia sondando il terreno per capire se c’è effettivamente spazio nel mercato per una continuazione della saga di Kain e Raziel, e lo ha fatto principalmente rilasciando Soul Reaver 1 & 2 Remastered e Legacy of Kain: Defiance Remastered, ma anche collaborando a progetti su Kickstarter come The Dead Shall Rise e l’Official Encyclopedia e TTRPG.
Sviluppato da Bit Bot Media in collaborazione con FreakZone Games, Legacy of Kain: Ascendance è il primo titolo che vediamo dopo ben 23 anni di assenza e si pone come estensione proprio della graphic novel The Dead Shall Rise. Il risultato è un progetto per certi versi ambizioso, ma destinato a essere divisivo per chi tiene particolarmente alla coerenza narrativa della saga.
La sorella sfavorita
Ascendance si configura come un prequel che si intreccia con gli eventi di Soul Reaver e Soul Reaver 2, sfruttando ancora una volta l’espediente cardine della serie: i viaggi temporali.
La trama di Legacy of Kain: Ascendance gira attorno alla nuova protagonista Elaleth, sorella di Raziel introdotta in The Dead Shall Rise. Nell’epoca in cui entrambi erano umani, durante un attacco di vampiri guidati da Kain, Elaleth viene morsa dall’amato Mathias, trasformato in vampiro. Giunto proprio in quel momento, Raziel con un fendente decapita Mathias e mozza la mano della sorella, per evitare che venisse trasformata. Ella però sfugge alla morte e si risveglia come vampira grazie all’intervento dell’enigmatico Ky’set’syk, un uomo per metà Hylden. In seguito maledetta da Mobius a vagare senza sosta tra le linee temporali, Elaleth viaggia tra le epoche di Nosgoth con l’obiettivo di vendicarsi del fratello e riscrivere il destino dell’amato.

Nonostante il gioco permetta di controllare anche Kain e Raziel, il fulcro delle vicende di Ascendance è Elaleth, che purtroppo rappresenta il problema principale della narrazione. La sua introduzione nel canone avviene attraverso un massiccio uso di retcon: eventi iconici della saga vengono reinterpretati alla luce della sua presenza, arrivando persino a suggerire che molte delle azioni di Kain e Raziel siano state indirettamente orchestrate da lei e da Ky’set’syk, più che da figure storiche come Moebius.
Il risultato è una storia che, pur partendo da idee interessanti, finisce per indebolire la solidità della mitologia originale. Il senso di momenti iconici della saga viene sconquassato senza una reale necessità narrativa, generando una sensazione di incoerenza e repulsione.
Come se non bastasse, il livello di scrittura dei dialoghi di Legacy of Kain: Ascendance non si avvicina neanche minimamente alla qualità e all’elaboratezza dal tono shakespeariano che ha reso celebre la serie. Al doppiaggio ritroviamo i fuoriclasse Simon Templeman e Michael Bell, tornati nei ruoli di Kain e Raziel, ma le loro ottime interpretazioni da sole non possono fare miracoli. Anche perché, spiace dirlo, ma dopo tutto questo tempo le voci cambiano, e soprattutto quella di Michael Bell (che nel frattempo ha raggiunto gli 87 anni) stona in bocca a un giovane Raziel.

Più retro del classico
Sul fronte del gameplay, Legacy of Kain: Ascendance rompe col passato e si pone come un action platform 2D. Una scelta dettata evidentemente dalla ristrettezza di budget per questo progetto. L’impostazione ricorda, forse volutamente, i classici dell’era SNES, con combattimenti rapidi dalla struttura molto semplice, sezioni platform e un sistema di controllo comune tra i personaggi: attacco base, schivata con consumo di stamina e parata che apre a contrattacchi. Ogni protagonista ha poi abilità uniche che introducono una certa varietà.
Il feeling dei comandi è purtroppo spesso legnoso e poco reattivo, lontano dalla fluidità moderna di titoli come Blasphemous o Dead Cells. Il level design, pur puntando sulla verticalità, soffre di problemi evidenti: appigli imprecisi, piattaforme difficili da leggere e situazioni in cui ci si trova a buttarsi alla cieca.
Anche il combat system mostra diversi limiti: la varietà dei nemici è ridotta, l’intelligenza artificiale è incostante e alcune meccaniche, come l’animazione del drenaggio del sangue che rende temporaneamente invulnerabili, possono essere sfruttate in modo insoddisfacente.
L’identità incerta di Legacy of Kain: Ascendance
Il comparto visivo di Legacy of Kain: Ascendance è quello che non soffre tanto di limiti creativi o di budget, quanto più di una qualche confusione sulla propria identità. La base è una pixel art reminiscente dei classici per SNES, che dipinge una Nosgoth suggestiva, anche grazie all’illuminazione. È sicuramente uno stile diverso dagli ambienti 3D dei titoli per PS1 e PS2, ma non è male.
Il problema è che le cutscene sono un miscuglio di diversi stili incoerenti tra di loro. Ci sono i dialoghi di base, affidati a degli ottimi artwork dei personaggi; poi alcune scene narrative accompagnate da pixel art statica; poi un paio di scene con uno stile 3D “demake”, che probabilmente cerca di emulare l’estetica dei primi Blood Omen e Soul Reaver su PS1; e infine dei filmati in stile anime dalle animazioni che lasciano abbastanza a desiderare.
Quello che mi ha disturbato non è tanto la qualità visiva generale; in quanto opera a basso budget ero più che preparato ai limiti tecnici. A spiazzarmi è stata invece questa sequela disarmonica di stili; come se le diverse scene fossero state realizzate da diverse persone in disaccordo tra di loro, senza una direzione coerente a decidere uno stile distintivo.

A non deludere è invece la colonna sonora a opera di Celldweller, che si afferma uno dei punti più solidi della produzione. Il mix di industrial, rock elettronico e ambient gotico è capace di elevare un minimo l’esperienza di gioco e le cutscene, anche se non certo a farci dimenticare la loro scarsa consistenza.
Si tratta comunque di un approccio diverso dallo stile di Kurt Harland per gli originali Soul Reaver, quindi i puristi sono avvisati.

Da fan della saga, mi sono approcciato a questo titolo con tutta la speranza di cui sono capace, pronto a sopportare difetti riconducibili al budget, e a valorizzare l’impegno e le idee degli sviluppatori in quest’impresa. Ma la verità è che Legacy of Kain: Ascendance è un progetto paradossale, che soffre del peso del suo passato. È chiaro che gli autori che hanno voluto tentare di riportare in auge una saga così attempata lo ha fatto spinti dalla passione tipica dei fan, non certo dalla prospettiva di incassi facili. Eppure il loro tentativo dimostra una mancanza di ispirazione e visione di insieme disarmanti che lo hanno portato a tradire la sua stessa essenza. Anche volendo soprassedere sui limiti tecnici e alla confusione artistica, è l’inadeguatezza narrativa che assesta la delusione più dolorosa. Posso apprezzare l’intenzione e lo sforzo, questa non è decisamente la direzione giusta per dare alla saga una nuova vita.
Il ritorno a Nosgoth che non ci meritavamo.
Pro
- Un tuffo nostalgico a Nosgoth
- Possibilità di giocare nei panni di più personaggi
- Buona colonna sonora
Contro
- L'introduzione di Elaleth e Ky’set’syk crea solo problemi al canone
- Visivamente disomogeneo
- Gameplay molto basico