Dosa Divas – Recensione

Recensito su PlayStation 5

Editoria & Trasparenza

Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.

Dosa Divas - Recensione (1)

Della serie “Chi l’avrebbe mai detto?”, Outerloop Games, dopo Thirsty Suitors, torna a quella estetica e – più o meno – a quelle meccaniche con Dosa Divas, un RPG con combattimento a turni ma insaporito da meccaniche di cooking.

È un’idea originale, ma prona a rischi, a scivolate, a eccessività o mancanze. Dosa Divas si solleva sopra la mediocrità e l’errore, o scivola e cade?

Dosa Divas - Recensione (10)

Dosa Divas – Recensione

È inutile non partire dall’aspetto che quasi costantemente rappresenta il mio – e tuo – impatto con un gioco: la sua estetica. Quella definita da Outerloop Games con Thirsty Suitors – e qui ripresa – è un 3D artistico coloratissimo, complice di una esagerazione al limite del surreale che fa l’occhiolino ad alcune moodboard anime, più che all’estetica occidentale più abituale.

Tutto è principalmente vibrante e vivo, nei giochi di Outerloop (tanto da ricordarmi molto spesso l’altro RPG uscito da poco, People of Note), e Dosa Divas non è sicuro da meno, forse addirittura spingendo persino di più sui toni arancioni. È un’estetica che non perdona e cattura sin da subito, quasi presupponendo una leggerezza anche sugli altri aspetti e ambiti, del videogioco.

Se in Thirsty Suitors la scusa narrativa era effettivamente leggera, qui c’è qualcosa di più: Dosa Divas è una storia di 3 sorelle (anzi, due triplette di 3 sorelle, a ben vedere), prima unite e inseparabili, ora ben più satelliti e dissociate. Samara e Amani, due delle 3 sorelle, sono finalmente riunite all’inizio della storia, passeggere di un piccolo mecha-food truck bipede con le quali viaggiano nel ritorno a casa.

Dosa Divas - Recensione (6)

Ad aiutarle, del sano cibo cucinato: a cucinarlo saremo più o meno noi, con delle azioni QTE di media difficoltà alla fine delle quali impiatteremo una pietanza dai vari effetti (in combat) ma per lo più utile a completare gli incarichi dei vari personaggi che troveremo lungo la strada. È infatti su questo che, almeno inizialmente, Dosa Divas si basa: il raccogliere ingredienti nell’ambiente, l’assemblare quelli richiesti per una specifica ricetta, il “teletrasportarci” in un misterioso hub parallelo e… beh, cucinare.

L’atto del cucinare in sé è, come accennavo, tutto affidato a QTE che, lo confesso, mi hanno stancato molto presto. Fortunatamente fra le opzioni di accessibilità c’è la possibilità di renderli automatici, cosa che ho fatto molto velocemente e con un sorriso beffardo. Se il recupero degli ingredienti richiede solo di esplorare un po’ la mappa (ce ne sono 4, in tutto, e sono di media dimensione), la scelta di cosa cucinare non è mai veramente libera, piuttosto dettata dalla necessità alimentare di questo o quel NPC.

Risulta quindi un po’ finta la possibilità di cambiare alcuni ingredienti dei piatti (tutti di tradizione sud-indiana) con altri, pur appartenenti alla stessa categoria (piccante, dolce, salato, ecc.), cosa che trasforma le meccaniche in qualcosa di ancora più superficiale, insapore e, forse l’output peggiore, qualcosa che non impatta positivamente sul resto dell’offerta ludica di Dosa Divas.

Dosa Divas - Recensione (5)

Dopo il breve tutorial, si palesa il trittico di conflitti più superficiali di Dosa Divas: il senso di famiglia, l’abbandono, e il rapporto con le tradizioni. È in particolare quest’ultimo a subentrare più prepotentemente, evidenziato da una narrazione che ruota intorno allo scontro fra Samara, Amani e Lina, la terza sorella, ora CEO di un conglomerato che vuole eliminare completamente l’atto e l’idea del cucinare, in favore di un mondo di piatti pronti, surgelati, e senza particolare gusto né amore.

La nostra lotta contro Lina passa ovviamente dai dovuti scagnozzi, ed è qui che Dosa Divas brilla più che in altri aspetti: i modelli delle protagoniste, del mecha-food truck e dei nemici sono pregiatissimi, e mostra tutta la sua dinamicità nelle animazioni, ottime e molto fresche. In fondo le meccaniche sono quelle di un RPG a turni action, quindi dobbiamo essere in grado di leggere i nostri nemici e, possibilmente, difenderci – con la pressione a tempo del tasto X – dai loro colpi.

Non mi stancherò probabilmente mai dei turni action introdotti, fra gli altri, dai vari Paper Mario: rendono fresco un tempio istituzione facilmente in grado di stancare e annoiare, in fondo, e anche un combat system relativamente lineare – com’è quello di Dosa Divas – si può permettere un po’ di brio, con questa o quella schivata “attiva”.

Dosa Divas - Recensione (3)

Il combat system in sé, lo dicevo, è molto lineare: c’è l’attacco semplice, ci sono le skill, c’è l’utilizzo di oggetti, e poco più. La frizzantezza qui Dosa Divas cerca di introdurla con le “affinità” agli elementi gustativi, finalmente distanti da quegli equilibri elementali ghiaccio-acqua-fuoco che – per dio – dobbiamo lasciarci indietro o reinventare. In Dosa Divas le affinità sono relative appunto ai gusti, quindi, ad esempio, un nemico sensibile al piccante potrà essere spinto verso lo stato di sazietà a forza di colpi piccanti, e via così.

Non è tanto il danno diretto, la nostra priorità, ma proprio la spinta verso lo stato di sazietà. Tutti i nemici hanno infatti un contatore, accanto alla propria barra della salute, e una piccola griglia, in alcuni casi vuota, in altri già viva dei simboli di affinità/debolezza. Portare quel contatore a zero – cosa che scatena lo status sazietà e apre il nemico a 2-3 turni di danno gratis – è il nostro obbiettivo più evidente, ma solo scoprendo e utilizzando attacchi del giusto elemento potremmo intaccare quel numero.

Dosa Divas - Recensione (2)

È un sistema immediato da imparare e che lascia un po’ di spazio all’imprevedibilità, soprattutto nel caso di nemici con tutte le proprie debolezze nascoste, e altri che invece potranno alternarle, costringendoci a cambi di strategia improvvisati. La debolezza più grande di questo sistema, nella sua linearità, è quanto risulti profondamente dissociato dalla meccanica del cucinare. Certo, i piatti cucinati possono essere usati come oggetti, ma in quasi 10 ore di run non sono mai stato costretto – o invogliato – a usarne uno, nonostante i buff che quelli sono in grado di offrire.

Probabilmente il riflesso di un team di design non troppo consapevole della coesione che il gioco stesso chiama, probabilmente solo una dimenticanza. Sicuramente, una debolezza di Dosa Divas. L’esplorazione è invece svogliata, nella sua linearità. Muri invisibili costanti ti vietano una “vera” esplorazione, e le mappe, pur visivamente e strutturalmente interessanti, hanno sempre e solo un modo per essere scoperte, sbloccate ed esperite.

Il contesto narrativo tiene perlopiù botta, nelle 10 ore circa di run, arrivando a toccare argomenti e argomentazioni interessanti. I concetti di tradizione e famiglia sono ben gestiti, nella metafora culinaria che Dosa Divas utilizza, e trasmettono un buon messaggio di fondo, più incline all’accettazione dei propri e altrui difetti, e al raggiungimento della pace emotiva che il guardare ai “veri” problemi della vita, porta.

Dosa Divas - Recensione (8)

Di sicuro la brevità del gioco è a vantaggio dell’intero complesso ludico di Dosa Divas. Se qualcosa può stancare sul lungo periodo, il titolo di Outerloop Games rimane giusto il tempo per essere digerito senza diventare indigesto. Un’esperienza memorabile? Non credo, ma sicuramente godibile, a costo dei suoi difetti.

Conclusioni

Dosa Divas è un gioco che esteticamente è assolutamente un passo in avanti per Outerloop Games, ma che meccanicamente aveva bisogno di più attenzione o, semplicemente, tempo. Essendo incapace di allontanarmi dalle metafore culinarie che il gioco stesso richiama, Dosa Divas sarà anche un misto di ingredienti di per sé gustosi e di origine controllata, ma il piatto che ne esce risolve solo la fame, senza lasciare nulla di duraturo nella memoria e soprattutto senza farci provare un particolare piacere nel consumarlo, un dispiacere per narrazione e artstyle che erano invece trampolini di lancio garantiti.

7.1
Ottima estetica, qualche incertezza pesante a livello di meccaniche

Pro

  • Stile estetico
  • Contenuto narrativo
  • Solidità delle meccaniche di combat
  • Animazioni in combat

Contro

  • Esplorazione limitatissima
  • Molta confusione nel level design
  • I buff del cibo sono tranquillamente ignorabili nel combat
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