“Pecore sotto copertura” – Recensione

Kyle Balda passa al giallo con Pecore sotto copertura, un whodunit con delle... pecore detective.

Editoria & Trasparenza

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Pecore sotto copertura - Recensione

È una mia impressione o le commedie “classiche” stanno drasticamente diminuendo? Quelle dove il valore della risata nasce dalla dalla pura semplicità, un po’ come quella che ho trovato in Pecore sotto copertura. È ironico che per trovare un film che faccia ridere di gusto, oggi come oggi, si debba guardare alle produzioni animate come Zootropolis 2 o Jumpers – Un salto tra gli animali per citarne alcuni, mentre il cinema dal vivo sembra aver perso questa caratteristica.

Eppure, ricordo bene come nella mia generazione di film spontanei – molto spesso banali – ne uscivano a bizzeffe! Anche all’epoca avevamo degli animali parlanti protagonisti, come in Babe – Maialino coraggioso, oppure venivano utilizzati intrinsecamente nella sceneggiatura, ad esempio in Il Dottor Dolittle. 

Ecco, Pecore sotto copertura mi ha ricordato un po’ i film di quell’epoca lì, ma modernizzato dalla CGI dei giorni nostri. Un intrigante giallo dai toni brillanti che nasconde un’anima riflessiva, sospesa tra l’ironia e la commovente fragilità dei ricordi.

Pecore sotto copertura - Recensione - Lily e George
La pecora Lily, protagonista di Pecore sotto copertura, e il pastore George (Hugh Jackman).

Pecore sotto copertura – Recensione

Il regista Kyle Balda ci porta al pascolo in questo giallo deduttivo, un “whodunit”, discostandosi dai suoi vecchi progetti animati come Minions, che aveva co-diretto. Pecore sotto copertura segna un punto di svolta – diciamo – del regista verso una commedia più “classica”, genuina e con personaggi in carne e ossa (e lana), che non ha paura di trasmettere delle emozioni forti in grado di sciogliere anche gli animi più cinici e distaccati.

C’è da dire, però, che non è tutta farina del suo sacco: Pecore sotto copertura è tratto dal romanzo “GlennKILL – La prima indagine di Miss Maple, la più intelligente del gregge” di Leonie Swann. Ad arricchire la sceneggiatura del film ci ha pensato Craig Mazin. È affascinante assistere all’evoluzione creativa di un regista/sceneggiatore passato da produzioni comedy/parodie di grande successo come Scary Movie 3 e 4, Superhero – Il più dotato fra i supereroi, fino ad arrivare a serie TV molto più crude e mature come Chernobyl e The Last of Us, quest’ultimo basato sull’omonimo videogioco.

Con il materiale originale già pronto, non restava altro che scegliere il cast a cui far raccontare questa storia. Attore principale del film – sicuramente il volto più noto della pellicola – è Hugh Jackman, che abbandona – temporaneamente, si spera – il ruolo di Wolverine per interpretare un pastore in una piccola cittadina. Una figura che ben si addice all’attore australiano, dimostrando un’innata capacità nel rappresentare ruoli meno frenetici e più contemplati.

L’attore veste i panni di George, un pastore che condivide la sua passione per i romanzi gialli con un pubblico molto particolare: le sue pecore. Una mattina, però, la quiete della cittadina rurale viene infranta da un tragico evento: lo stesso George viene trovato morto. Chi è il colpevole? Qual è il movente? Tutti tasselli di un puzzle che solo le sue amate pecore, diventate esperte di crimini a forza di ascoltare romanzi, sapranno rimettere al loro posto.

Le “detective di lana” sono dunque le vere protagoniste, nonché la chiave di volta per risolvere il caso. Nel gregge sono due le pecore che spiccano più delle altre: Lily, considerata la più intelligente, e Mopple, una pecora che ricorda tutto. Nella loro indagine verranno affiancate, seppur passivamente, dal maldestro poliziotto locale Tim Derry (Nicholas Braun), che cercherà di ricostruire il caso come meglio può.

Pecore sotto copertura - Recensione cast
Il poliziotto Tim Derry a sinistra (Nicholas Braun) e Rebecca a destra (Molly Gordon) in una scena del film.

Commedia gialla ma non solo

Anche se di base si tratta di un giallo, con tanto di morto stecchito ma senza violenza esplicita, Pecore sotto copertura è un mix di generi che tratta diversi temi, alcuni anche piuttosto profondi. La parte investigativa si muove a pari passo con quella umoristica e commovente della pellicola. Non c’è una che prevale sull’altra, è tutto ben amalgamato e con tempi comici più che buoni.

Le pecore sono spassose, delle ottime protagoniste caratterizzate da mille sfaccettature. Proprio come noi, anche loro soffrono quando succede qualcosa di brutto, quindi tendono a dimenticare, intenzionalmente, tutti gli eventi negativi, ma anche positivi. Insomma, un reset completo della giornata. Mopple, che è l’unica che ricorda sempre tutto, vive alienato dagli altri, costretto a tenere tutto dentro di sé senza poter sfogare il proprio dolore con gli altri. Lo spettatore sente la pressione di questa situazione, quasi a volerla confortare.

Ci sono dunque scene divertenti, grazie anche a una serie di ingenuità da parte delle pecore, ma anche momenti commoventi che faranno vacillare anche i più duri. La parte investigativa è lineare e segue un pattern già visto in altre pellicole simili, con tanto di forzature per concludere l’indagine. Tuttavia, rimane interessante seguire lo svolgersi degli eventi e della risoluzione del caso, passo dopo passo.

Pecore sotto copertura - Recensione - L'indagine ha inizio
Pecore sotto copertura… letteralmente!

Un beeeel messaggio di fondo

Pecore sotto copertura porta con sé diversi messaggi più o meno celati. Viene trattato, e criticato, il tema dell’allontanamento quasi sotto forma di razzismo verso la stessa specie solo perché diverso, o nel caso del film solo perché nato d’inverno. Da qui in poi ci sarà una crescita dei personaggi e del loro modo di pensare, anche grazie al potere del gregge stesso che li tiene uniti.

Altro tema ricorrente è il dolore dei ricordi, con le pecore che tendono spesso a dimenticare gli eventi passati, sia negativi che positivi, pur di non soffrire. Ma la sofferenza fa parte della vita, così come la felicità che un semplice ricordo può trasmettere. Con il tempo i brutti ricordi si affievoliscono, lasciando spazio solamente ai momenti felici della vita.

8
Un mistery dall'umorismo semplice, capace di pascolare tra tematiche profonde.

Pro

  • Spassoso
  • Buona caratterizzazione dei personaggi
  • Messaggio di fondo non banale

Contro

  • La parte investigativa risulta forzata in alcune occasioni
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