Mixtape, 3 dubbi e 3 speranze

Il titolo di Beethoven & Dinosaur ha lati positivissimi e qualche ombra, prima dell'occasione di recensirlo

Di fronte alla bellezza del trailer di Mixtape, che ripropongo qui sotto, sarebbe da marrani non ammettere una certa presa al cuore, soprattutto per i 30-40enni. D’altronde lo sanno anche i polli: il fattore nostalgia sta spingendo ormai da anni un sacco di prodotti, nei videogiochi e non (Stranger Things, sto guardando te!).

Se, appunto, il trailer aveva da subito catturato la mia e altrui attenzione in modo abbastanza naturale e intenso allo stesso tempo, nel pensare e ripensare al gioco (ora disponibile ovunque) si sono create in me sia inevitabili aspettative, sia preoccupanti tumulti, riguardo alla seconda opera di Beethoven & Dinosaur.

Nel cercare di condensare i miei vari pensieri, sono arrivato a questa breve lista, che voglio condividere con voi (e che sono pronto a stracciare e defenestrare all’arrivo del codice review o del momento in cui lo acquisto per gli affari miei). 3 speranze e 3 dubbi su Mixtape, il prossimo lavoro di Beethoven & Dinosaur.

Mixtape, 3 speranze

Partiamo dai lati positivi, ossia da quegli aspetti del gioco che, dai pochissimi trailer rilasciati (nessuna anteprima è stata concessa in generale, sembrerebbe, e il publisher è piuttosto restio a dare codici review, sembrerebbe), preannunciano un’esperienza memorabile, se non forse l’indie più atteso di quest’anno.

Art direction

Mi tocca fare quel nome? Sì. Spider-Man: Into the Spiderverse. Quel film d’animazione ha davvero stravolto il mondo dell’animazione, non solo per la cura con la quale ogni frame fosse creato, ma anche per la pienezza delle inquadrature, la prepotenza dei colori, e l’inattaccabile brutalità del suo continuo ricordarci che, in fondo, è un fumetto.

Con l’animazione si può andare in direzioni molto diverse, e tra il realismo al quale mirano alcuni, e il puro fantasy/sci-fi al quale mirano altri (Love, Death & Robots ne é esempio palese), Mixtape si tuffa di testa nel mare chiaro del magical realism: ci sono elementi assurdi nella realtà quotidiana dei protagonisti del gioco, ma nessuno dubita della loro autenticità, perché sono lì per spiegarci e farci vedere cosa i protagonisti provano, non quello che effettivamente vedono o fanno.

Se scendendo per una strada rapida con la bici mezza scassata ti sembra di volare, il realismo magico mi mostrerà proprio te che voli, per farci capire.

Solitamente il magical realism permette anche di tracciare dei parallelismi con la “vita vera”, vuoi sociali, vuoi puramente emotivi. Chissà se quella di Mixtape sarà una storia coming of age, o farà l’occhiolino a temi molto più grandi, universali e, perché no, moderni?

Il tono

Mai come adesso mi rendo conto di come l’universo giochi una partita molto più avanzata di quanto possiamo concepire. Proprio lo scorso mese, grazie all’invio dei bluray di Plaion Pictures, ho potuto guardare e recensire per la prima volta “Ferris Bueller’s Day Off” (“Una pazza giornata di vacanza“), e il pensiero, nel guardare quel film, è andato subito a due giochi: Lost Records e Mixtape.

Se il primo si bagna più i piedi in un contesto narrativo a là Stephen King, Mixtape sembra più espressamente fare l’occhiolino a John Hughes e alla sua cinematografia. Il tono è quello, di nuovo, di un realismo magico che però non sfora mai visivamente nell’espressamente assurdo (in Hughes), mantenendo invece la magia della gioventù di Bueller e la sua furbizia verso un mondo inconsapevole e un po’ infantile nelle marachelle che permette al ragazzo.

Mixtape mi ricorda quindi gli anni ’80 anche tematicamente, e non solo con la chiara influenza musicale ed estetica. Corse con i carrelli della spesa, discese in skateboard, spettacoli di fuochi d’artificio visti in corsa dal retro di un’auto: se isolassi questi elementi e li mettessi in un film di Hughes, non stonerebbero affatto.

Il game director stesso, Johnny Galvatron, ha descritto il feeling del gioco così: “un po’ come fare zapping sull’MTV dei tempi andati alle 3 di notte“. Presto detto.

La soundtrack

Lo diceva Johnny due righe fa: come fare zapping su MTV. Faccio il vecchio, per un attimo. Te lo ricordi quando MTV era quasi solo video musicali a rotazione? Beh, Beethoven & Dinosaurs se lo ricorda, perché la soundtrack comprende canzoni dei Joy Division, dei The Cure, degli Smashing Pumpkins, e tanto tanto altro.

Non ricordo con facilità un titolo che si sia così tanto incentrato sull’autenticità musicale del momento storico che rappresenta. Non stiamo parlando di una soundtrack “generica”, o di qualcosa che mira più a restituire un mood (come le OST dei vari Life is Strange, che adoro ma fanno tutt’altro), che a voler radicare anche acusticamente una storia nei suoi anni.

Da quello che si può vedere nel trailer, la musica è una vera comprimaria delle vicende, più che un accompagnamento. Dalla pagina wikipedia stessa del gioco, nella brevissima sinossi, leggiamo che chi gioca prende il controllo di “Rockford, che sogna di diventare un Supervisore Musicale da quando aveva 8 anni”. Mixtape è sicuramente uno di quei giochi la cui soundtrack VA acquistata anche separatamente dal gioco base, che ne dici?

Mixtape, 3 dubbi

Non solo speranze, quindi, ma anche qualche incertezza ha trovato rifugio nel mio cuore. Paure inutili o premonizioni involute? Solo il tempo potrà dirlo.

The Artful Escape

The Artful Escape è forse il titolo che più mi ha fatto “litigare” con i miei colleghi. Per quanto visivamente straordinario, coloratissimo e bellissimo, non lo considero un gioco. Sì, lo so: Enrico, sei un giornalista videoludico e dovresti capire che la definizione di gioco è labile e flessibile, e soprattutto è nelle mani di chi gioca, per parafrasare il modo di dire.

The Artful Escape però è davvero “solamente” uno spettacolo per gli occhi: le uniche interazioni che abbiamo sono l’andare a sinistra e il saltare. Certo, visual design e narrazione sono pregiati, ma è un’esperienza al limite della passività, forse fin troppo aderente a quella caccia alle streghe digitale che porta il nome di walking simulator. Fortunatamente la sua durata era breve, ma ho trovato molti punti di collisione con la prima opera di Beethoven & Dinosaurs, anche per quanto riguarda la storia, che diventa molto prevedibile dopo l’inizio, e l’infarinatura da rhythm game che poi non va da nessuna parte.

Certo, il primo lavoro di un team di sviluppo serve proprio a questo, e la presa di identità del protagonista di TAE è un ovvio parallelo con il “capire sé stessi” che sicuramente il team stesso ha dovuto fare, però credo che sia un dubbio legittimo chiedersi se anche Mixtape potrà soffrire della stessa passività ludica, in un certo senso. Sarà un videogioco o nuovamente un’esperienza al limite della passività?

Durata

Questa paura fa da cuscinetto alla paura precedente. Se davvero Mixtape sarà deludente dal punto di vista ludico, fa che sia corto.

La questione della durata è centrale per i giochi di questo genere e, soprattutto, di questo calibro. Se nel Dosa Divas che ho appena recensito la sua brevità lo salva dallo stomacare, titoli come People of Note sanno invece benissimo capire quanto durare e quando inchinarsi per la chiusura del palcoscenico. Se mi baso puramente su titoli “simili”, da Artful Escape stesso a un Lost Records, per tornare su quel titolo, posso azzardare una durata sotto le 10 ore, ma quanto meno? Sarà un gioco che ci divoreremo in 1-2 sessioni, magari rigiocandolo anche solo per riascoltarci la soundtrack? O qualcosa di più lungo, forse più duraturo, o forse meno capace di capire quando è ora di disfare le tende?

Il gameplay

Anche quest’ultimo punto è incredibilmente coeso con i precedenti: il gameplay. Quando un gioco si avvicina così tanto alla release senza mostrare chiaramente cosa “si fa” nel gameplay momento per momento, ho una naturale esitazione verso il titolo. Soprattutto in un gioco come Mixtape, mi ritrovo ad affidarmi all’atmosfera generale, alla musica, ecc, lasciando coscientemente da parte la componente che più, di Mixtape, farà un videogioco.

Da quello che si evince dal trailer, sembra che a livello concreto il gameplay potrà consistere di piccole “vignette”, capaci, a mo’ di corti, di immergerci nella situazione emotiva del protagonista e portarci da un punto A ad un punto B sia fisicamente che moralmente, una sorta di evoluzione del personaggio mentre evolviamo noi nella nostra comprensione di esso.

Mancano dettagli concreti, però, ed essere così vicini alla release (mentre aggiusto questo contenuto il gioco è appena uscito), e la cosa non può che preoccuparmi, soprattutto visto quanto già poco gameplay ci fosse nel gioco precedente.

Conclusioni

Questo è quanto, belle persone. Io su Mixtape ci spero tantissimo, voglio essere chiaro, però alcune ombre ci sono, e ritenevo giusto, soprattutto in un contesto fatto costantemente di content creator e pubblici schierati a priori, di condividere con voi luci e ombre di un’attesa che si fa sempre più elettrizzante.

Vai alla scheda di Mixtape
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche