“Poker Face” – Recensione episodi 1-5
Una serie crime on the road inaspettatamente e dannatamente coinvolgente
Accesso fornito tramite screener digitale privato (VOD/Streaming dedicato).
Poker Face è la nuova serie mystery della durata di 10 episodi in onda su Sky dal 29 maggio a rilascio di due episodi a settimana ideata da Rian Johnson, conosciuto soprattutto per essere autore della famosa saga Cena con delitto – Knives Out.
In realtà la serie nasce nel 2023 su Peacock negli USA, ma probabilmente viene ripescata solo adesso da Sky Italia, alle prese con la diaspora di contenuti dovuta all’avvento di HBO Max. A questa prima serie, di cui ho potuto vedere i primi 5 episodi da un’ora ciascuno, seguirà dal 3 luglio 2026 anche la seconda – e per fortuna – direi.
Nonostante l’autore, l’attrice protagonista – Natasha Lyonne, candidata agli Emmy e ai Golden Globe grazie a Orange Is the New Black -, ed un nutrito gruppo di guest star nei vari episodi, Poker Face appare subito come una produzione di nicchia, molto diversa da tutti i crime degli ultimi anni.
Mescola sapientemente elementi delle produzioni classiche degli anni 70′-80′, primo tra tutti il fatto che ogni episodio sia autoconclusivo pur restando collegato alla trama globale, come non si vedeva da un po’ (“La Signora in Giallo” e “A-Team” rendono bene questa idea), a soluzioni stilistiche innovative e d’autore.
La sinossi di Poker Face scorre via in poche parole: Charlie ha un dono, riesce ad indovinare quando il suo interlocutore sta mentendo, infallibilmente. Come sarà venuto in mente a molti di voi, prova a monetizzare il suo talento giocando a Poker, ma le cose non vanno come previsto (quando mai?) e dopo le peripezie iniziali del primo episodio si ritrova a bordo della sua Plymouth Barracuda a scappare attraversando on the road gli Stati Uniti del sud. Proprio come Jessica Fletcher, il destino, alla faccia della statistica (chi ha detto “portano male”?) la fa imbattere immancabilmente in ogni episodio nell’omicidio di una persona che ha incrociato il suo cammino, ed è più forte di Lei incastrare tutti i pezzi del puzzle appena sente che c’è qualcosa che non quadra.

Poker Face: puttanate o verità?
Certo, nel risolvere i casi l’essere una sorta di macchina della verità ambulante aiuta eccome, ma non è questo che caratterizza finemente il personaggio della protagonista; piuttosto è la sua eccentrica personalità, un insieme di buone intenzioni, leggerezza cazzona alla “Grande Lebowski” ed intuito raffinato, mescolati ad una vena tragicomica da applausi.
Lasciatevi dire sin d’ora che Poker Face merita una chance; di più, merita la vostra attenzione ben oltre il primo episodio che può essere considerato un prologo staccato dal canovaccio della serie, perché non siete pronti a quello che vi aspetta. Pur senza un ritmo travolgente, la serie si insinua dal secondo episodio in poi facendo leva sulla familiarità che la protagonista regala attraverso tutte le sfaccettature del suo carattere, divenendo in men che non si dica una ragazza con cui vorreste fare amicizia per il modo con cui affronta la vita e la sua situazione fuori dal comune.
Ogni episodio è strutturato alla stessa maniera: prima assistiamo al prologo dell’omicidio, poi all’uccisione non senza dei mirabili colpi di scena, dopodiché con un balzo temporale all’indietro si giunge al momento in cui Charlie entra nella storia, mostrataci dal suo punto di vista, ed il cerchio si chiude con un escamotage nuovo non nell’idea bensì nella modalità realizzativa.
Ma il bello è che nonostante si sappia già chi sia l’assassino, l’interesse non scema affatto, complici il cast dei personaggi secondari – davvero all’altezza, segnalo Adrien Brody e l’attore di Howard di The Big Bang Theory tra tutti – le storie sempre diverse ed avvincenti, le più disparate location dell’America del sud rese verosimili e vivide da variopinti affreschi dell’umanità nazional popolare americana.
Così episodio dopo episodio, proprio come nei più classici successi di qualche decennio fa quali il Tenente Colombo o Magnum P.I., ci si ritrova a fare il tifo per la più improbabile ed anticonformista delle eroine in quanto divenuta vicina a noi: è la protagonista e la sua filosofia di vita il filo conduttore di tutti gli episodi, più che la risoluzione degli enigmi (priva di suspence perché già nota agli spettatori) o la sottotrama in sé banale. Non lo sono quasi mai i dialoghi, né le motivazioni che spingono a delinquere e neppure le considerazioni filosofeggianti che Charlie snocciola con disarmante naturalezza (“com’è essere ricchi? Meglio di chiedere l’elemosina ma peggio di avere due spicci”).
Charlie non si arrende mai ed oltre a vantare la sua incredibile prerogativa si dimostra intuitiva, anche se non è propriamente uno Sherlock Holmes in gonnella (non ricorda i nomi delle cose, non regge il caffè e sembra sempre si sia appena ripresa da una sbornia dovuta all’immancabile lattina di birra). E’ la classica stramba che si disinteressa di cosa pensano gli altri e segue i suoi valori, aiutata da una malcelata ossessione per le cose che non quadrano: è proprio questa sua necessità di trovare il tassello mancante del puzzle che la spinge a rischiare, spesso rivelando ingenuamente al colpevole o al complice le sue teorie.
Questa sua comicità surreale involontaria è il motore dell’opera, e trova una sponda perfetta nell’interpretazione magistrale di Natasha Lyonne che conferisce un immane carisma ad un personaggio matto come un cavallo (memorabili gli sproloqui contro il cane “fascista”) ma assai lucida, sveglia e dai ragionamenti acuti: davvero una bella sorpresa, che sicuramente non lascerà indifferenti.

Contorna il tutto in maniera apprezzabile la colonna sonora ed alcune chicche quali le scritte d’inizio episodio alla Tarantino, che richiamano subito alla mente un certo omaggio ad una TV di qualche tempo fa, pur con una buona dose d’innovazione e rimanendo all’altezza delle produzioni odierne, discostandosene quanto basta per dare le giuste motivazioni al pubblico.
Molto semplicemente, senza pensarci troppo mi sono ritrovato a voler vedere il prossimo episodio, e per fortuna non dovrò attendere molto per vedere gli ultimi cinque.
Vi piacciono le serie investigative da vedere su Sky? Non perdetevi la recensione dei primi 4 episodi di Sherlock and Daughter!
Poker Face è una ventata d'aria fresca in un genere inflazionato, ed il merito va equamente suddiviso tra gli autori e l'attrice protagonista, che hanno dato vita ad un personaggio memorabile.
Pro
- L'innata vena tragicomica della protagonista, interpretata magistralmente
- Non si può evitare d'innamorarsi della detective più strampalata e spontanea della TV
- Scrittura davvero smart, non scevra di colpi di scena
- Un'imperdibile sorpresa
Contro
- Ritmo non travolgente
- Ad uno spettatore disattento potrebbe passare ingiustamente inosservata