Flesh Made Fear: un horror in stile PS1 – Recensione
Codice digitale fornito gratuitamente dal produttore/editore per fini editoriali.
Una delle mie più gravi mancanze a livello videoludico è sicuramente non aver mai toccato i primi capitoli per PS1 di Resident Evil, non per pregiudizio o perché li consideri anacronistici, semplicemente non ho ancora avuto occasione di recuperarli (prima o poi però tocca, eh!).
Posso dire però di avere un’idea abbastanza definita dei survival horror con visuale fissa e comandi definiti “tank” per via della loro rigidità, questo anche grazie a Tormented Souls, titolo ispirato ai primi RE, che mi ha accompagnato durante i primi giorni in cui ho acquistato Switch 2 e che mi è piaciuto tantissimo l’anno scorso.
Flesh Made Fear si inserisce in questo filone di giochi survival horror ispirati a RE, ma questo titolo in particolare prende molto spunto dalla serie di Capcom. Appena ho visto il trailer mi sono subito detto di farci una recensione, ad attrarmi principalmente è stata l’atmosfera e l’estetica low-poly uscita direttamente da una PS1.
Inutile dire che tecnicamente il survival horror si presenta solido su PlayStation 5 (al momento l’unica console su cui è disponibile il titolo).
La Missione
La storia si svolge in una remota cittadina, Rotwood. Assumerai il ruolo di un agente operativo della R.I.P., una task force speciale sotto copertura.
L’obiettivo della missione è chiaro: infiltrarsi nella zona per trovare e neutralizzare Victor “The Dripper” Ripper, un geniale ma completamente folle ex agente della CIA.

Arrivata sul posto, la squadra scopre che Ripper ha trasformato l’intera cittadina in un incubo a cielo aperto. Utilizzando una villa storica come facciata per il suo laboratorio sotterraneo, lo scienziato ha condotto terrificanti esperimenti genetici e rituali occulti. Il risultato è una catastrofe biologica (palese la pesante ispirazione a Resident Evil).
Due Vie
Prendendo davvero a piene mani dall’opera di Capcom, la trama si sviluppa attraverso due campagne distinte (che condividono gran parte delle aree ma offrono risvolti diversi):
- Natalie: Ha meno salute ma può trasportare più oggetti, concentrandosi maggiormente sull’esplorazione e la risoluzione degli enigmi per fare luce sui segreti di Ripper.
- Jack: Più resistente ma con meno spazio nell’inventario, la sua linea narrativa affronta i pericoli in modo più diretto e brutale.
Io ho scelto Jack perché preferisco avere più salute a discapito di una gestione più limitata delle risorse. Spesso ho dovuto lasciare materiale e armi nelle ceste per via dell’inventario limitato, ma i punti di salvataggio (dove sono presenti le ceste) sono frequenti, pertanto è una “sfida”, ma fino a un certo punto. Personalmente non mi sono pentito di aver scelto Jack.
Un’ATMOSFERA INQUIETANTE, rovinata da…
Come già accennato, l’atmosfera che circonda Rotwood è davvero ben riuscita, riesce a mettere inquietudine e tensione quando si gioca, un plauso va sicuramente alle OST e alla colonna sonora del gioco (creata dall’autore del titolo) perché sono davvero belle. Non vorrei sbagliarmi ma mi sembrano un mix di vibes degli anni 80 con il giusto grado di “Horror” inserito dentro. Tainted Pact Games ha cercato – e ci è riuscito, secondo me – quell’effetto di “nostalgia analogica” da vecchia VHS, o almeno questa è stata la mia impressione.

Durante la mia run però ci sono stati vari elementi dell’UI e dei font che mi hanno fatto storcere il naso per tutta la durata dell’avventura, in particolare la scelta di inserire il logo del gioco in mezzo alla schermata dell’inventario e del menù di pausa, che risulta totalmente fuori luogo, accompagnata da dei font dei dialoghi sottotitolati estremamente basici e privi di personalità, e tra l’altro anche difficili da leggere non essendoci un accenno di ombra o riquadro dietro le lettere.
Un altro elemento che vorrei far presente è che il gioco è interamente doppiato in inglese, non essendo madrelingua però non posso espormi troppo, tuttavia non mi è sembrato un doppiaggio troppo professionale. Sicuramente è apprezzabile lo sforzo dietro questa produzione.
È davvero bella l’impostazione “CRT mode” attivabile dalle opzioni – io l’ho usata sempre – che riesce a dare un’estetica e un’impronta “low-poly” ancora più marcata a Flesh Made Fear, peccato che questo filtro sia stato reso opzionale, a mio avviso sarebbe stato coraggioso e di sicuro più impattante la scelta di renderlo attivo definitivamente senza possibilità di rimuoverlo. Avrebbe dato una caratterizzazione ancora più decisa al titolo.
Il Gameplay e gli enigmi
Lato Gameplay il gioco risulta divertente da giocare ma non mancano alcuni piccoli difetti, sicuramente i controlli “tank” per muovere il personaggio non sono immediati e bisogna farci l’abitudine, ma volevo soffermarmi più che altro sull’IA dei nemici che spesso non riescono a metterti per nulla in difficoltà e anzi si posizionano in fila indiana per seguirti, anziché circondarti. Viene troppo facile così uccidere tutti gli zombie uno dopo l’altro se si hanno abbastanza munizioni.
Per quanto riguarda gli enigmi, posso affermare che non sono difficili o particolarmente “impegnativi” ma risultano bene integrati negli scenari e abbastanza soddisfacenti da risolvere.
In definitiva, Flesh Made Fear si dimostra un solido e godibile tributo ai survival horror vecchio stampo. Pur non inventando nulla di nuovo, prendendo troppo spunto da RE e accompagnato da piccoli difetti e sbavature come un’interfaccia utente poco curata, un doppiaggio non eccellente e un’intelligenza artificiale dei nemici rivedibile, il titolo di Tainted Pact Games riesce a fare centro dove conta di più. Grazie a un’atmosfera low-poly magnetica, un bellissimo filtro CRT e una colonna sonora dalle vibes anni ’80 davvero bella, il gioco confeziona un’esperienza inquietante, nostalgica e divertente. Se amate i controlli “tank” e le inquadrature fisse alla Resident Evil, Rotwood merita assolutamente una visita.
Un piatto semplice e veloce, ma di cui vuoi il bis
Pro
- Atmosfera
- Colonna sonora e OST
- Filtro CRT
- Performance e caricamenti veloci
Contro
- UI e Font
- IA dei nemici
- Forse troppo ispirato a RE