God Save Birmingham Provato – Gamescom 2026

E se un'epidemia zombie colpisse l'Inghilterra del Medioevo? Il risultato sarebbe God Save Birmingham, survival sandbox che abbiamo provato alla Gamescom!

God save birmingham copertina
God Save Birmingham

La sentite la nostalgia dei giochi sandbox di epidemie zombi? C’è stato un periodo d’oro per questo sottogenere, che ha avuto i suoi principali esponenti nei primi due State of Decay e in Project Zomboid (sì, esiste ancora e sì, è ancora in early access dal 2013!), con qualche variazione sul tema (i cannibali di Sons of the Forest ad esempio). È curioso che, dopo qualche anno di calma piatta su questo fronte, stiamo assistendo a un prepotente revival del genere: non solo Undead Labs si è ricordata di esistere e sta tornando col terzo capitolo della sua serie, ma sono nate anche nuove IP come il recente 7 Days to Die. Ora anche la Corea ha deciso di metterci del suo con God Save Birmingham.

Questo è il nuovo gioco di Ocean Drive Studio (Lost Eidolons), piccolo team interamente composto da sviluppatori appassionati di strategici ed MMO – il Game Director Hyojin Lee ha lavorato tanti anni a Nexon, dove ha realizzato l’MMORPG Elancia e ha lavorato a Romance of the Three Kindoms: Legend of Cao Cao. Con una scelta singolare, hanno deciso di realizzare uno zombi survival sandbox che non fosse ambientato nella contemporaneità, bensì nell’Inghilterra medievale.

Il progetto non ha mancato di suscitare interesse nella comunità di appassionati del genere fin dal suo annuncio. Ora, dopo alcune fasi di alpha test, il team si è sentito abbastanza pronto da presentare una demo giocabile alla Gamescom. Ci ho messo le mani sopra per cercare di capire la scala del progetto, la bontà e varietà delle sue meccaniche basate sulla fisica, e se la scelta di un’ambientazione così lontana dalla cultura e storia del paese di provenienza del team si fosse rivelata vincente. Scopriamolo insieme.

Un bel giorno, a Birmingham scoppiò un’epidemia zombie

Ci svegliamo di soprassalto nel retro di una cascina attigua a una chiesa di campagna, nei dintorni di Birmingham. Siamo vestiti di stracci, abbiamo fame, sete, freddo, e giusto per non farci mancare nulla, fuori è pieno di zombi. Il brevissimo incipit fornisce qualche coordinata iniziale, poi è tutto nelle nostre mani. Il gioco non prende per mano il giocatore ma lo lascia libero di sperimentare e scoprire il mondo e le sue particolari dinamiche. Una serie di task basilari introducono gradualmente le meccaniche principali, sottolineando principalmente le possibilità di manipolazione degli oggetti e la resa realistica delle loro proprietà fisiche.

God Save Birmingham maiale
In God Save Birmingham, qualsiasi cosa può essere un’arma

A questo punto è bene specificare che non solo era la mia prima prova in assoluto del gioco, ma anche che sono un totale neofita dei sandbox survival. Per me era tutto nuovo e, se da un lato questo ha comportato una certa lungaggine nel prendere confidenza con comandi e ambiente di gioco, dall’altra mi ha permesso di chiacchierare con lo sviluppatore su alcuni fondamentali del progetto. Innanzitutto riguardo le motivazioni che hanno spinto un team reduce da RPG tattico a lanciarsi in un totale cambio di genere, e in secundis sui motivi legati alla scelta della Birmingham medievale come setting spaziotemporale dell’opera.

La curiosità e la volontà di cimentarsi in qualcosa di nuovo, unite alla passione personale di molti sviluppatori verso specifico genere e i suoi padri nobili (Project Zomboid è stato citato espressamente) risponde alla prima domanda. Quanto alla seconda, il Creative Director Hyeonseong mi ha parlato della volontà di creare un survival con gli zombi che facesse a meno delle armi da fuoco. In questo senso la scelta del Medioevo inglese si è rivelata vincente, anche perché da essa derivano tutta una serie di conseguenze riguardanti gli utensili, i tessuti, i materiali, i cibi e le risorse che è possibile trovare, craftare e utilizzare.

In quanto all’aspetto della sopravvivenza, il gioco non fa sconti: bisogna costantemente nutrirsi, abbeverarsi, riscaldarsi e ovviamente riposarsi. Più facile a dirsi che a farsi in un mondo dove non essere sopravvissuto nemmeno un essere umano sano (se trascuriamo la possibilità di partire cooperative ino a 4 giocatori). Non è prudente muoversi di notte, anche perché saremo sfiniti dopo una giornata di duro lavoro, e ovviamente farlo senza prendere le opportune precauzioni ci porterebbe ad essere carne banchetto per i non morti.

Così di giorno in giorno, saremo chiamati a proseguire la main quest che, a detta degli sviluppatori, arriverà a una sorta di conclusione, sebbene la componente narrativa non sia il maggiore driver dell’esperienza, incentrata sull’agency che il giocatore può esercitare sul mondo id gioco e la creatività con cui può trovare soluzioni ai problemi più disparati.

Questione di fisica

Tornando alla mia prova, dopo aver racimolato un vestito sgualcito, e improvvisando un rastrello come arma di difesa, ho gironzolato per la cascina in cerca di cibo e acqua. Già in questa fase preliminare la libertà di approccio all’azione è totale, e ben presto ci si rende conto di essere all’interno di un grande parco giochi in cui gli zombi sono solo l’attrazione principale, attorno a cui tutte le altre fungono da corollario. La fisica è una delle più importanti: la possibilità di manipolare gli oggetti più disparati nel modo più realistico possibile apre infinite possibilità. per sbarrare una porta possiamo inchiodare delle assi di legno, oppure possiamo accatastarvi davanti una montagna di oggetti.

God Save Birmingham barricade
Sigillare una porta: esistono i modi più disparati per farlo

Possiamo lanciare oggetti contro i nemici, o caricarli come arieti. Possiamo arrampicarci su posizioni elevate facendo pile di oggetti o rimediando delle scale; queste ultime, d’altro canto, possono essere spinte degli zombie facendoci cascare con brutte conseguenze. Inutile dire che noi possiamo fare altrettanto con i nostri amici non morti. Non possiamo attaccarli a mani nude ma, in un mondo in cui quasi ogni oggetto può essere usato come arma, questo non è un grande problema. Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che ogni azione consuma stamina e una volta esaurita rimarremo qualche istante incapaci di agire, alla totale mercé di qualsiasi pericolo. Quindi occhio a spammare tasti!

Ci si mette poco a capire che il bello di God Save Birmingham inizia non appena si smette di guardare al quest log come una serie di incarichi necessari alla prosecuzione del gioco: il gioco infatti e già tutto nelle nostre mani con le sue infinite possibilità, sta a ciascun giocatore decidere quanto e come coglierle, coltivando la sua curiosità, sperimentando strategie e valutandone gli effetti. A me c’è voluta tutta la demo, ma scuserete un neofita per questo peccato di gioventù.

D’altronde l’apprendimento è la chiave per il godimento del gioco, e da questo punto di vista ero curioso di capire se tra la target audience delineata da Ocean Drive ci fosse anche la speranza di intercettare qualche novizio come il sottoscritto. Lo scopo primario, mi hanno spiegato, è stato in da subito quello di realizzare un titolo che parlasse agli appassionati sei survival, quali essi stessi sono. D’altro canto, è pur vero che il gioco inizia abbia una curva di apprendimento rilassata e che, nel paradosso di una sopravvivenza costantemente minacciata da molti fattori da tenere d’occhio costantemente, l’ansia non è stata assolutamente parte del bagaglio di emozioni che la prova della demo mi ha suscitato.

Mi sono sentito coinvolto, stimolato e desideroso di andare avanti a giocare. E non c’è impressione migliore che una demo possa suscitare in un giocatore.

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