Wilderdark Provato – Gamescom 2026
Wilderdark è uno stealth in cui dobbiamo sfuggire a dinosauri mutanti. Incuriositi? Lo abbiamo provato alla Gamescom 2026!
Ormai anche i più irriducibili fan di Dino Crisis si sono rassegnati all’idea che Capcom non voglia resuscitare la serie survival horror che fece sfracelli a cavallo tra anni Novanta e Duemila. Il “Resident Evil coi dinosauri” non fu mai un successo pari a quello delle produzioni maggiori della compagnia, ma rimase nel cuore di molti e soprattutto fu uno dei pochi titoli horror con protagonisti i temibili animali giurassici a rimanere negli annali del medium. I lucertoloni infatti vissero il loro momento di gloria proprio negli anni Novanta, ovviamente grazie alla spinta del franchise Jurassic Park, che fece dilagare una dino-mania con un profluvio di operazioni multimediali.
Ma negli anni seguenti i videogiochi a tema dinosauri declinarono rapidamente, relegati a esperienze minori o di nicchia – come i numerosi manageriali/builder dedicati appunto a Jurassic Park. Un successore spirituale di Dino Crisis fu Exoprimal, tentativo recente di Capcom di rispolverare le feroci creature all’interno di un moderno impianto da sparatutto cooperativo. Un esperimento carino e un discreto successo commerciale, ma nulla a che vedere con l’horror.
Ora ha deciso di provarci Junkfish. Studio inglese con un secondo distaccamento a Singapore, il team è attivo dal 2015, quando ha esordito con Monstrum, una rivisitazione sci-fi dei classici stalker horror alla Clock Tower. A questo è seguito Attack of the Earthlings, uno strategico tattico che ribalta il classico presupposto dell’invasione aliena: qui gli invasori sono i terrestri e noi giochiamo come poveri alieni impegnati a difenderci dai malvagi umani. Dopo il roguelike Bootleg Streamer, passato un po’ in sordina, il team presenta ora il suo quarto gioco Wilderdark, un survival stealth che ci catapulta su un’isola infestata da dinosauri famelici dai quali dovremo tenerci alla larga, per non finire nelle loro fauci. Per saperne di più ho provato la demo alla Gamescom.
A spasso nella jungla
Un volo spaziale, un incidente, un atterraggio di fortuna. Siamo gli unici superstiti di un disastro aereo che ci ha catapultati in un’isola affollata di dinosauri. Dovevamo raggiungere una squadra di ricerca, che qui ci aveva preceduto per studiare la caratteristiche di un territorio insidioso che pare celare una risorsa miracolosa in grado di garantire una lunga vita, forse eterna. Ma c’è un problema: la spedizione in questione non dà notizie di sé da parecchio tempo, e in essa militavano anche i nostri genitori. Inevitabile la volontà di scoprire cosa sia successo, anche se ciò significa avventurarsi in una giunga piena di pericoli mortali e di mostri giurassici pronti a banchettare con i nostri corpi.
Ripresa conoscenza dopo l’impatto, completamente inermi e disarmati, non ci resta che proseguire verso l’ultima locazione nota del campo base scientifico. disponiamo solo di uno scanner, per decodificare e classificare forme di vita animale e vegetale, e di una macchina fotografica dotata di flash. Tutto è nelle nostre mani, affidato al nostro desiderio di scoperta: dove andare, come muoverci nel mondo, quali azioni intraprendere per proseguire la ricerca che la squadra stava portando avanti. Privi di qualsiasi risorsa, dovremo procurarci tutto sul campo. E in quanto ai famelici dinosauri, beh, non abbiamo speranze di vincere in un confronto diretto, anche perché non disponiamo di armi. La scelta è solo tra nascondersi e scappare, ma se un branco ci avvista e ci punta, beh avremo vita breve.

Wilderdark mi ha sorpreso. La sua descrizione di stealth horror survival mi aveva suscitato aspettative diverse dal gioco che mi sono trovato ad affrontare. Il titolo di Junkfish è essenzialmente un gioco compilativo, in cui l’avventura si dipana tra una scansione e una fotografia. Disponiamo di un questlog che ci invita, di volta in volta, a compiere azioni sempre più complesse per avanzare nell’avventura, fungendo al tempo stesso da tutorial almeno nella fase introduttiva del gioco che ho potuto provare. I dinosauri ci sono, è vero, ma si comportano esattamente come degli animali: nel senso che si fanno per lo più i fatti loro, intanto che non invaderemo il loro territorio.
E qui sta il bello, poiché ovviamente il gioco ci spingerà per vari motivi a violare lo spazio dei lucertoloni alla ricerca di risorse particolari, o anche semplicemente per raggiungere un punto di interesse. Sebbene in queste fasi preliminari di gioco, fare il giro largo permettesse quasi sempre di muoversi indisturbati, c’è da scommettere che nel prosieguo dell’avventura – completabile, a detta dello sviluppatore, in 4-6 ore – il traversing delle mappe si rivelerà assai più complesso.
In primo luogo perché le mappe aperte non sono lineari, bensì caratterizzate da dislivelli, grotte, corsi d’acqua e altri tipi di ostacoli, naturali o artificiali, che ci obbligheranno a studiare l’ambiente di gioco alla ricerca del modo migliore per superarli indenni. In secondo luogo perché non disponiamo di un sistema di aiuti che ci suggerisca l’azione da intraprendere per risolvere un determinato problema. Ad esempio, il fatto che delle specie di viticci nerastri si ritraessero solamente alla luce del flash della fotocamera è un fatto che ho scoperto sperimentando con gli strumenti a mia disposizione, non perché mi sia stato comunicato via radio da qualcuno. In altre circostanze potrebbero essere i documenti appartenenti alla vecchia spedizione a suggerci come procedere… a patto di trovarli, ovviamente.
Da soli, ma indaffarati
I dinosauri di Wilderdark sono infestati da una parassita fungino che li rende ancor più temibili e incontrollabili. Nella demo erano presenti diverse specie di lucertoloni, di varie taglie. Il gioco completo ne promette ovviamente un numero maggiore, così come prevede un’ampia varietà di vegetali, tutte da catalogare. Disponiamo di un diario di viaggio nel quale compendiare tutta la flora e la fauna che scansioneremo e/o fotograferemo. tramite questo strumento possiamo anche accedere alla mappa dell’area, all’inventario e al crafting. Le risorse reperite nel mondo di gioco possono essere infatti utilizzate in vari modi. Ad esempio possiamo utilizzare dei frutti per preparare delle esche che attirano gli animali nei punti dove le piazziamo, sgombrandoci così il percorso.

Possiamo anche setacciare la giungla alla ricerca di piante dalle spore soporifere, che possiamo raccogliere ed utilizzare per addormentare animali di piccole dimensioni. La demo offriva una manciata di possibilità in questo senso, e la speranza è che il ventaglio di possibilità a nsotra disposizione si estenda sensibilmente con il prosieguo dell’avventura. Anche la fotografia, come già accennato, gioca un ruolo importante nell’economia del gameplay: in quanto ricercatori, sarà nostro compito fotografare specifiche specie animali e vegetali, a seconda delle richieste presenti nel questlog. Tuttavia la nsotra macchina fotografica è un oggetto vintage, dotato di un rullino dal numero di scatti limitato. Potremo ricaricarlo solamente in prossimità delle tende della spedizione, che troveremo sparse per il mondo di gioco. A volte dovremo esercitare pazienza e tempismo per mettere a segno lo scatto perfetto.
Se la demo del gioco mi ha chiarito che l’opera di Junkfish non è un survival horror, avrei comunque gradito un senso di sfida maggiore, o quantomeno una resa più cupa e terrorizzante dei bestioni giurassici. Invece mi sono trovato davanti gruppi di dinosauri che pascolavano stolidamente nella giungla, facilmente alla portata di scanner e fotocamera, privando il gioco di quel senso di sfida che tali attività dovrebbero avere. Sicuramente questa fase tutorial era molto permissiva ed è pur vero che, se fatti arrabbiare, i bestioni sono in grado di farci fuori in un solo colpo. Ma proprio per questo avrei sperato in meccaniche stealth più raffinate del classico lancio dell’esca o aggiramento. Forse, da questo punto di vista, sarebbe stato opportuno mostrare una fase di gioco più avanzata dove queste caratteristiche avranno, spero, modo di brillare maggiormente.
Se non altro i compiti assegnatici richiederanno una certa creatività: ad esempio per ottenere una fotografia di un dinosauro addormentato dovremo fabbricare un’esca, recuperare una spora soporifera, attirarlo lontano dal suo branco, addormentarlo e solo allora potremo immortalarlo in sicurezza. In tal modo, Wilderdark soppianta la mancanza di spaventevolezza del gioco con un senso di sfida suscitato dalle strategie che dovremo mettere in atto per compiere le nostre ricerche scientifiche. Le perplessità maggiori a questo punto rimangono di natura tecnica – una mappatura dei controlli non troppo precisa unita ad una navigazione dei menù un po’ farraginosa – e artistica: un design sonoro non particolarmente ricco e nemmeno supportato dalla colonna sonora, che è totalmente assente durante il gameplay, sarebbero elementi da migliorare per imprimere un maggior coinvolgimento emotivo nel giocatore.
Problemi comunque risolvibili dato che Junkfish ha ancora un po’ di tempo per lavorare al gioco, la cui uscita è prevista su PC il prossimo 3 novembre.