Terranigma Provato – Gamescom 2026

Il celebre action RPG Terranigma, tra i più rappresentativi dell'era SNES, sta per essere ripubblicato. Lo abbiamo provato alla Gamescom.

Terranigma copertina
Terranigma immagine di copertina

Alzi la mano chi non ha mai giocato Terranigma. Tranquilli, nella conta ci sono anch’io. Il fatto è che il celebre action RPG di Quintet fu pubblicato in Giappone nel 1995 e in Europa e USA nel 1996, quando Super Nintendo era ormai sul viale del tramonto. Gli sprite non tiravano più e il 2D era ormai al capolinea, soverchiato dalla next big thing della grafica tridimensionale promessa dalle console di nuova generazione, PlayStation in primis. In quegli anni rivoluzionari per il videogioco domestico, tanto entusiasmanti quanto drammatici per chi non seppe stare al passo coi tempi, assistemmo nel giro di pochi anni al ritiro di SEGA dal mercato dell’hardware e al momentaneo declino di  popolarità di Nintendo, adombrata dalla potenza del monolite nero (anche se Nintendo 64 riuscì comunque a scrivere la storia del gaming 3D grazie ad alcuni capolavori quali Super Mario 64, GoldenEye 007 e Ocarina of Time).

Oggi i videogiochi sono andati avanti, DLSS5 viene presentato come la seconda venuta del Messia e la corsa al fotorealismo è uno dei driver dell’avanzamento tecnologico. Allo stesso tempo però l’industria sta – con tutta la lentezza del caso – imparando a non liquidare tutto ciò che è venuto prima come vecchiume senza interesse. Con la maturazione del medium esso diventa più consapevole del lasciato del passato e dell’importanza della preservazione. Vero, ci si sta muovendo con forte ritardo, e in un contesto in cui la maggior parte dei videogiochi dei decenni passati, specie per quanto riguarda le retroconsole, sono ormai irreperibili sul  mercato, col paradosso che l’emulazione sia l’unico sistema per poterne fruire oggigiorno.

Terranigma dialogo
Clear River Games punta a una riproposizione estremamente fedele di Terranigma

Ma d’altro canto sono sempre più numerose di recupero di videogiochi d’epoca, grazie a publisher convinti che si possano e si debbano far conoscere anche alle nuove generazioni – o anche solo che vadano mantenuti fruibili per chi ci è cresciuto e non vuole rinunciare a riprenderli in mano di tanto in tanto. In questo senso Embracer Group è capofila della conservazione del videogioco, a partire dal Games Archive, un vasto progetto in costante espansione che mira a costituire il più grande archivio fisico di videogiochi al mondo, e che vanta già oltre 90.000 pezzi. La holding svedese è anche proprietaria di Limited Run Games, publisher noto per proporre sontuose riedizioni fisiche di giochi d’epoca al motto di “Forever Physical”.

E proprio ad Embracer Group appartiene Clear River Games, publisher nato in seno a THQ Nordic e dedito al porting di giochi classici su sistemi moderni, spesso anche in edizione fisica: è il caso ad esempio di Clock Tower: Rewind e della Lunar Remastered Collection. È proprio il publisher svedese ad essersi cimentato nel recupero di Terranigma che, a un trentennio dalla sua prima pubblicazione, sta per tornare sul mercato divenendo disponibile per la prima volta in assoluto in Nord America.

Distruzione e creazione

Ark è un ragazzo curioso. E la curiosità, si sa, uccide il gatto. Aprire una porta proibita non porta mai niente di buono, ma lui non lo sa e lo fa comunque. Risultato? Lo scoperchiamento del Vaso di Pandora: l’intero mondo viene completamente congelato. Solo il vecchio anziano, miracolosamente scampato al cataclisma, sa come rimettere a posto le cose: Ark deve ripristinare i continenti della superficie, per poter far rinascere la vita anche nell’Underworld, sua casa natale. Il pianeta è infatti diviso in due biomi, il mondo della superficie e quello del sottosuolo, entrambi sconquassati da un’antica guerra tra Dio e il Diavolo che ora minaccia l’esistenza stessa della vita. Inutile dire che il viaggio di Ark sarà colmo di pericoli e di colpi di scena imprevedibili, che lo porteranno a scoprire incredibili verità sul mondo e su lui stesso.

Terranigma volo
Terranigma offre un mondo completamente esplorabile

C’è un motivo se Terranigma viene salutato ancora oggi come un capolavoro del suo genere, ed è la narrativa. A prima vista così simile alla struttura di tanti altri JRPG dell’epoca, con il ragazzino venuto dal nulla che è destinato a diventare l’eroe di cui il mondo ha bisogno. Ma il gioco di Quintet, frutto della creatività del director Tomoyoshi Miyazaki, operava uno scarto concettuale notevole, allorché poneva il focus non sulla distruzione di qualcosa o qualcuno, bensì sulla creazione: il gioco inizia non in un mondo in pericolo, bensì in un mondo già finito, e il nostro compito è quello di farlo rinascere, ricreando i continenti andati sommersi e riplasmando le forme di vita che li abitavano. Un’avventura che faceva della pars construens la sua ragion d’essere, invece della consueta pars destruens della maggior parte dei canovacci narrativi del genere.

Un approccio quasi filosofico al genere, che si è visto poche altre volte: l’esempio più calzante che si possa fare è quello di Ultima IV, il cui sistema delle 8 virtù concepito da Richard Garriott poneva come fine ultimo la crescita spirituale dell’Avatar, e di conseguenza del giocatore stesso. La volontà di Terranigma di stimolare riflessioni nel giocatore è evidente dal fatto che il mondo di gioco è il nostro mondo: contrariamente ai mondi fantasy dei giochi coevi, il mondo della superficie di Terranigma è esattamente il nostro, cui si aggiunge la controparte fantastica che rielabora il classico mito della Terra Cava. Così Ark si troverà a vagabondare per Asia, Europa, America (certo tutti ripassati da un sostrato fantastico che sostanzia la narrazione) fino all’Antartide dove si presuppone che potrà compiere la salvezza del mondo. Ma come ogni buon JRPG che si rispetti non tutto andrà secondo i piani, e la trama del gioco si svilupperà in un saliscendi di emozioni fino a uno dei finali più poetici e memorabili del genere.

Ripubblicare un classico

Mentre muovevo i miei passi incerti nella demo del gioco – che consentiva di provare l’incipit narrativo, il primo dungeon e, come simpatica chicca, il boss finale che è noto per essere uno degli scontri più difficili dell’era SNES – ho avuto la possibilità di chiacchierare con il publisher in merito alle scelte che hanno portato a questa riedizione, che da una parte del pubblico saranno inevitabilmente percepite come respingenti. Questo perché Terranigma di Clear River Games è a tutti gli effetti una riedizione, dunque non una HD remastered né tantomeno un remake. Si tratta di una scelta ben precisa che risponde alla volontà del publisher di riproporre il gioco così come si presentò nella sua prima incarnazione agli occhi dei videogiocatori SNES.

Terranigma filtro crt
Il gioco viene riproposto nel ratio originale, e si può attivare il filtro CRT

Non che Clear River Games non abbia mai operato cambiamenti all’aspetto grafico dei giochi ripubblicati. È il caso ad esempio di R-Type Delta HD Boosted che, come dice il nome, ha presentato il classico shooter del 1998 in una veste grafica rinnovata. Terranigma invece si limita a proporre una versione upscalata dei pixel originali, mantenendo il ratio 4:3 che tutti hanno esperito all’epoca sui televisori CRT. Attualmente il publisher non ha chiarificato se si tratti esattamente di un 4:3 o di un 8:7, cioè la risoluzione interna della console Nintendo, e la presenza di una cornice che sembra sovrapporsi leggermente ai pixel più esterni dell’immagine, non consente una risposta definitiva su questo punto. Ciò sta alimentando un vivace dibattito sul web, in attesa che una comunicazione ufficiale dell’azienda metta un punto fermo sulla questione.

L’operazione di recupero filologico del gioco di Quintet da parte di Clear River Games si limita quindi ad aggiunte di contorno, come la possibilità di scegliere il motivo di riempimento laterale della finestra, e un redesign della gestione dell’inventario che è stato reso immediatamente navigabile  in una finestra contestuale, eliminando a necessità tediosa di fare avanti e indietro nei menù come una volta. Per il resto il gioco è sempre quello, un action RPG con una struttura da Zelda-like (mondo aperto + dungeon con nemici a schermo e combattimento in tempo reale), in cui ogni scontro vinto ci farà guadagnare esperienza migliorando gli attributi di Ark, che è in grado di sferrare differenti tipologie di attacchi e lanciare incantesimi tramite pietre magiche che devono essere di volta in volta ri-canalizzate – dunque vi è un sistema a slot e non basato su punti mana.

Terranigma combattimento
I combattimenti in Terranigma vi daranno filo da torcere

Inutile dire che il gioco è rimasto identico anche per quanto attiene il livello di difficoltà, generalmente tarato verso l’alto come molte produzioni dell’epoca. L’approccio eminentemente action al combattimento combinato con le sole 4 possibili direttrici di attacco e il danno da contatto trasudano di hardcore gaming di tempi andati e, se per i veterani ciò si tradurrà in un confortante revival, per i giocatori più giovani potrebbe rappresentare uno scoglio ostico da padroneggiare. D’altronde questa è l’esperienza concepita all’epoca dagli sviluppatori, e tale si ripropone oggi, con i suoi tanti pregi – impossibile non menzionare la suggestiva direzione artistica, impreziosita dal character design del mangaka Kamui Fujiwara (che ha lavorato anche a episodi delle serie Grandia e Dragon Quest) e l’indimenticabile colonna sonora di Miyoko Takaoka Masanori Hikichi – e gli inevitabili difetti legati all’età.

Se accettate le premesse concettuali con cui questo port è stato realizzato, la riedizione di Terranigma in arrivo nel 2027 può essere l’occasione migliore di recuperare un classico del genere rimasto a lungo inaccessibile. E chi sa che l’eventuale successo non porti a un simile trattamento anche per quanto riguarda Soul Blazer e Illusion of Gaia, gli altri due giochi con cui l’opera di Quintet compone un’ideale trilogia tematica a cui i fan gradirebbero molto rimettere mano.

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