METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026

4A Games torna nella metropolitana di Mosca con il quarto capitolo mainline della saga, giocabile per la prima volta in assoluto.

METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026

Metro 2039 arriva a gamescom 2026 per quella che è, a tutti gli effetti, la sua prima uscita pubblica giocabile in assoluto: fino a oggi lo studio ucraino 4A Games aveva mostrato solo trailer. Io ho potuto mettere le mani sulla demo, ed è il momento di raccontarti cosa mi aspetta nel ritorno della saga alla Mosca sotterranea.

Metro 2039 è il quarto capitolo mainline della serie Metro, sviluppato da 4A Games e pubblicato da Deep Silver, sequel diretto di Metro Exodus del 2019. La vicenda è ambientata quattro anni dopo gli eventi di quel gioco, nella Mosca sotterranea ormai unificata sotto il controllo di un regime autoritario chiamato Novoreich, guidato da un nuovo Führer, il leggendario cecchino Spartan noto come Hunter. Il regime promette una vita nuova ai sopravvissuti, ma nella pratica la metropolitana è soffocata da propaganda, disinformazione e paura, con la brutale logica che se qualcosa è ostile va eliminato.

A differenza di Metro Exodus, che si apriva agli spazi ampi e all’esplorazione della superficie, Metro 2039 torna alle radici della serie: ambienti chiusi, tunnel, catacombe e un senso di claustrofobia costante. Il protagonista è un personaggio del tutto nuovo, doppiato per la prima volta nella serie e conosciuto come “Lo Straniero”.

La storia è scritta in collaborazione con Dmitry Glukhovsky, autore dei romanzi Metro da cui la saga videoludica ha preso le mosse, anche se il gioco non adatta direttamente uno dei suoi libri, ma si ispira liberamente all’universo da lui creato. Va segnalato che 4A Games, studio con sede in Ucraina, ha dichiarato apertamente che l’esperienza dell’invasione russa ha influenzato profondamente la prospettiva del team e il tono della narrazione.

Metro 2039 arriverà su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S a febbraio 2027, sviluppato ancora una volta con il motore proprietario 4A Engine, storicamente un banco di prova per il ray tracing in tempo reale su console e PC.

METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026 – foto dal padiglione1

METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026

Cosa può fare un quarto capitolo, che non abbia già fatto la trilogia che lo precede? Può essere forse anche solo la coriacea convinzione a spingere 4A Games ad andare avanti con lo sviluppo, ma di sicuro Metro 2039, per me, non ha davvero niente da dimostrare, visto in che condizioni sta venendo sviluppato.

É così, con la più totale e assoluta volontaria astenenza da aspettative, che ho afferrato il controller dello stand totalmente dedicato a Metro 2039: cuffie, controller, e la voglia di immergermi di nuovo nel mondo di Metro. Ironico, da chi non ha completato nessuno dei titoli precedenti, ma tanto dovrebbe dirti la mia voglia di provarlo.

Non c’è accenno ad una vera rinascita o soft reboot della saga, con questo Metro 2039, quanto appunto, come accennavo prima, un ritorno ad un mood un po’ più chiuso, claustrofobico e serrato di quanto Exodus sembrasse voler sperimentare. Ma parliamo strettamente del mio hands-on, non di quello che ci sta intorno.

Mentre giocavo ho avuto la costante voglia di trovare un termine o una forma lessicale appropriata a descrivere ciò che mi si parava davanti. Certo, non un mondo superficialmente così diverso da quello dei Metro precedenti, quanto più un mio modo nuovo, più maturo e più informato, di definirlo. Il mondo di Metro 2039 è un mondo vissuto, un mondo che vive, e un mondo che può ucciderti con la stessa facilità con la quale ti ha costretto a reimparare a respirare.

Un mondo che vive.

Nella metropolitana nuova casa della popolazione di Metro 2039, prima di incrociare l’armaiolo,  è curioso che incontri un’allegra vecchietta che, tacita, dà da bere alle sue piante. E nemmeno è una location silenziosa: i dialoghi sono forti, e le voci dei vari abitanti si sovrappongo. Anche ad ascoltare quello che dicono, non c’è il costante senso di una fine imminente, non c’è la paura che il prossimo pericolo che minaccia la colonia possa essere l’ultimo. C’è… vita. Più che sopravvivere, c’è vita.

Un mondo vissuto.

METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026 – foto dal padiglione2

Il riutilizzo di ogni singola risorsa è caratteristico delle società post-apocalittiche, e Metro 2039 non è da meno. Più che pensare al riciclo, però, pensa alla gestione più amplia di ciò che si ha. C’è un innata sensibilità, in chi gioca a Metro 2039, a voler conservare il più possibile munizioni, medikit, filtri per l’ossigeno e radioprotettori. Persino il voler evitare il conflitto e l’abbracciarlo a testa alta sono sintomi di conversazionismo: il primo della propria salute, il secondo della sua sacra intoccabilità. Anche cromaticamente Metro 2039 è un titolo coraggioso, nel suo modo di dissociarsi dai soliti grigi. Solo perché il mondo non è più per te, non significa non ci sia vita, in esso.

Un mondo che uccide.

Il vociare della Metro smette e si fa lontano. Si apre la porta di contenimento e sei fuori, e il calore emotivo dei dialoghi di prima viene soppiantato da suoni ben più espressivi… ma di pericolo. Il clic del contatore geiger è compagno immeritato di ogni passo fatto in quella direzione più che in questa, come lo è il respiro fattosi più profondo dopo uno scatto intenso. Movimenti di fronte a noi e feroci topi mannari ci ricordano che il nostro posto è altrove, ma noi dobbiamo andare avanti. Abbiamo una missione.

Il combat system è tra i più raffinatamente aggressivi e strategici – senza spostarci dall’FPS, però – di quelli che ho provato di recente, e ti viene naturalmente da ricorrere allo stealth, per affrontare le – probabili – situazioni di combat, tanto contro i mostri quanto contro gli umani. Ho trovato tra l’altro un’intelligenza artificiale sopraffina, proprio negli umani, divisisi a cercarmi dopo un colpo fatto per sbaglio con l’arma più rumorosa del mio arsenale. Non mi sono mai sentito braccato, ma nell’inseguirli silenziosamente per un po’ ho piacevolmente notato come mi stessero attivamente cercando e lo stessero facendo in modo logico. Scontato? Per niente.

La prova era purtroppo cronometrata, e in 30 minuti c’è poco altro – o pochi altri approcci – che ho potuto provare, ma devo riferirti un certo godimento nella tendenza naturale che Metro 2039 allo stealth. Il poter spegnere alcuni tipi di luce crea vere opportunità strategiche, chance che ho sfruttato in un paio di situazioni di inferiorità numerica. L’assalto invece ad una struttura – poi scoperta essere secondaria rispetto alla mia missione principale – piena di mostri è stata più lineare, ma solo perché sono stato ben attento a non farmi sentire o vedere, e perché l’arma potente mi ha permesso di lanciare dardi caricati che hanno praticamente ucciso in un solo colpo ognuno dei mostruosi villani.

L’ultimo accenno va alla qualità grafica: Metro 2039 potrebbe essere preso come nuovo benchmark per la qualità visiva dei suoi asset e ambienti, e ogni sua texture e asset ha livelli di cura che troverei quasi ingiustificati, altrove. C’è insomma vita nel mondo di Metro 2039, c’è vita durante e dopo il conflitto ucraino, e c’è vita in questa IP. Supportala come puoi, e “Heroyam slava!”.

METRO 2039 – Anteprima – GAMESCOM 2026 – foto dal padiglione3

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