Sony INZONE M10S II, OLED e 540 Hz – Recensione - immagine dell'articolo
In questo articolo
  1. Sony INZONE M10S II, cosa cambia rispetto al primo modello
  2. Servono davvero 540 Hz su un monitor OLED?
    1. Il sample-and-hold, spiegato bene
    2. Perché a decidere è la scheda video
    3. Perché il Motion Blur Reduction dimezza il refresh
  3. Com'è la qualità d'immagine del pannello OLED
    1. Il confronto con la TV LG OLED
    2. Luminosità: cosa vogliono dire davvero 1.500 nit
    3. La dominante verde
  4. Perché sul Mac il testo si legge male?
    1. La densità di pixel
    2. La disposizione dei subpixel
  5. Le modalità da torneo sviluppate con Fnatic
    1. La modalità a 720 Hz
  6. Design, stand e porte del Sony INZONE M10S II
    1. Uno stand sottilissimo
    2. Le porte e la USB-C che manca
  7. Quanto costa e quali sono le alternative
  8. Conclusioni: per chi è il Sony INZONE M10S II

Sony INZONE M10S II è uno di quei prodotti che ti mettono in difficoltà quando devi giudicarli. Sotto la scocca c’è uno dei pannelli più belli che mi siano passati sulla scrivania, chiuso in un design che mi è piaciuto dal primo giorno, ma ci sono anche 540 Hz di refresh che, per come gioco io, sono rimasti quasi sempre a guardare.

Costa 1.349 euro ed è stato costruito attorno a un giocatore molto preciso, quello che passa le serate su Counter-Strike 2 o Valorant con un PC capace di sfornare centinaia di fotogrammi al secondo, e se ti riconosci in questa descrizione qui dentro trovi quasi tutto quello che ti serve.

Se invece giochi soprattutto a titoli single player e sullo stesso monitor ci lavori anche, preparati a convivere con un testo che si legge male e con l’assenza di una USB-C con power delivery, che su questa fascia di prezzo stupisce. Almeno sul mio esemplare, poi, c’era anche una dominante verde che ho dovuto correggere calibrandolo.

L’ho usato per tre settimane, collegato al PC con la RTX 4090 quando giocavo e al Mac quando lavoravo. Il banco di prova principale è stato Crimson Desert con tutti i dettagli al massimo, che girava intorno ai 120 fps, cioè a poco più di un quinto di quello che il pannello è in grado di mostrare. Tienilo a mente mentre leggi il resto, perché è la chiave per capire come mai un monitor così ben fatto mi abbia convinto solo a metà.

Sony INZONE M10S II, cosa cambia rispetto al primo modello

Il Sony INZONE M10S II è stato presentato ad aprile insieme alle cuffie open-back di cui ti ho parlato nella recensione delle INZONE H6 Air, e come il modello precedente è stato sviluppato insieme a Fnatic. Parte dalla stessa base del 2024: un OLED QHD da 2560×1440 che Sony vende come 27 pollici, ma che in realtà misura 26,5 di diagonale.

Quello che cambia è il pannello, un WOLED Tandem di quarta generazione prodotto da LG Display, e con lui cambiano tutti i numeri che contano. Il refresh sale da 480 a 540 Hz, il tempo di risposta dichiarato scende da 0,03 a 0,02 ms e il picco di luminosità in HDR passa da 1.300 a 1.500 nit.

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A questo si aggiungono una modalità che abbassa la risoluzione a 1280×720 per arrivare a 720 Hz, la Motion Blur Reduction, un sistema anti-flicker per il VRR e una nuova pellicola antiriflesso. Anche lo stand guadagna qualche grado e ora si inclina fino a 35 gradi invece di 25, mentre il listino è rimasto identico a quello con cui era uscito il primo modello.

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Servono davvero 540 Hz su un monitor OLED?

Per capire se 540 Hz ti servono davvero bisogna fare un passo indietro e capire da dove nasce la scia che vedi sullo schermo quando qualcosa si muove velocemente, perché sugli OLED la risposta non è quella che ci si aspetta.

Il sample-and-hold, spiegato bene

Sugli LCD una parte del problema era il tempo che i cristalli liquidi impiegavano a cambiare stato, ed era quello il motivo per cui per anni ci siamo portati dietro ghosting e aloni nelle scene rapide. Su un OLED quel tempo è trascurabile, perché con 0,02 ms il pixel cambia colore molto prima che tu possa accorgertene.

Resta però un secondo fenomeno, il sample-and-hold, che con la velocità dei pixel non ha niente a che fare. Il monitor mostra un fotogramma e lo tiene fermo finché non arriva il successivo, mentre il tuo occhio continua a seguire l’oggetto in movimento senza fermarsi mai. Per quel breve intervallo l’immagine è immobile e lo sguardo no, e sulla retina resta una sfocatura che dipende quasi soltanto da quanto dura ogni fotogramma.

Se vuoi vederlo con i tuoi occhi, l’animazione di TestUFO sull’eye tracking mostra come le stesse linee sembrino più spesse quando segui il disco volante con lo sguardo, mentre Blur Busters ha scritto un approfondimento sul motion blur degli OLED che spiega il fenomeno nel dettaglio.

Perché a decidere è la scheda video

A 120 Hz ogni fotogramma resta a schermo 8,3 millisecondi, mentre a 540 Hz si scende a 1,85 millisecondi, ed è qui che si capisce il limite di questo tipo di prodotto: il monitor da solo non decide niente, perché a decidere è la scheda video. Se Crimson Desert gira a 120 fps, con il VRR attivo il Sony INZONE M10S II lavora a 120 Hz, e sul movimento si comporta come qualunque altro OLED a 120 Hz, compresa la TV LG su cui gioco di solito.

Con Crimson Desert al massimo la mia RTX 4090 si fermava intorno ai 120 fps, e oggi non esiste una scheda video che lo porti anche solo vicino ai 540. Negli sparatutto competitivi, invece, una GPU di fascia alta supera tranquillamente le 400 immagini al secondo anche in QHD, ed è in quel contesto che i 540 Hz si vedono e che ha senso pagarli.

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Perché il Motion Blur Reduction dimezza il refresh

Lo stesso principio spiega anche perché, su Sony INZONE M10S II, il Motion Blur Reduction dimezzi il refresh disponibile. La tecnica inserisce un fotogramma nero tra due fotogrammi veri, in modo che l’immagine resti accesa solo per metà del tempo e la scia sulla retina si accorci, ma per farlo ha bisogno del doppio dei cicli, ed è per questo che funziona solo fino a 270 Hz e chiede di spegnere prima l’Adaptive-Sync.

Di solito questo approccio si paga con una luminosità percepita che si dimezza, e Sony dichiara di aver compensato spingendo di più il pannello proprio negli intervalli in cui l’immagine è accesa.

Com’è la qualità d’immagine del pannello OLED

Messa da parte la questione della velocità, la qualità generale dell’immagine è la prima cosa che metto tra i pregi di questo monitor. “Tandem” significa che il pannello non usa un solo strato di materiale organico per emettere luce ma ne impila più d’uno, e siccome a parità di luce emessa ogni strato lavora meno, il risultato è una luminosità più alta e un’usura più lenta nel tempo.

Sopra a questo ci sono i vantaggi di sempre dell’OLED: ogni pixel si accende e si spegne per conto suo, il nero è nero davvero e non ci sono aloni attorno alle fonti di luce nelle scene buie. La copertura dichiarata è del 99,5% dello spazio colore DCI-P3.

Il confronto con la TV LG OLED

Il mio termine di paragone è la TV LG OLED a 120 Hz su cui gioco di solito, e la parentela si capisce subito, perché si tratta della stessa famiglia di pannelli WOLED di LG Display, qui in una generazione più recente.

Crimson Desert con tutti i dettagli al massimo è proprio il tipo di gioco che mette alla prova un pannello del genere e il Sony INZONE M10S II non mi ha fatto rimpiangere la TV, se non per le dimensioni: ho una certa età e mi piace vedere le cose in grande.

Luminosità: cosa vogliono dire davvero 1.500 nit

Sulla luminosità il numero stampato sulla scatola va letto con attenzione. I 1.500 nit dichiarati valgono per una porzione minuscola dello schermo, il 3%, cioè un riflesso o un’esplosione, mentre a schermo pieno la luminosità tipica indicata dalla stessa Sony è di 335 nit. Non è un trucco di marketing ma il modo in cui funzionano tutti gli OLED, che abbassano la luce man mano che aumenta la superficie accesa per non scaldarsi e non consumarsi.

A me è sembrato comunque luminoso, ma va detto che gioco al buio, cioè nelle condizioni in cui un OLED dà il meglio. Per lo stesso motivo la pellicola antiriflesso opaca, pensata per chi ha una finestra alle spalle o una lampada puntata contro lo schermo, nel mio caso ha avuto poco lavoro da fare.

Sony INZONE M10S II, OLED e 540 Hz – Recensione - immagine 3 dell'articolo

Sony copre il monitor con tre anni di garanzia, pannello OLED compreso, e dietro ci ha messo un dissipatore progettato apposta. Un OLED come questo passerà ore con HUD e mirini fissi sempre negli stessi punti dello schermo, quindi è una garanzia che pesa nella scelta.

La dominante verde

Appena acceso, il mio Sony INZONE M10S II mostrava una forte dominante verde. Si risolve calibrandolo, nulla di trascendentale, ma su un monitor che costa 1.349 euro non è una cosa che ti aspetti di dover fare appena tolto dalla scatola, e non so se si tratti di un “problema” del mio campione o di tutta la produzione, anche perché in giro non ho trovato altre segnalazioni che aiutino a capirlo.

Se lo compri, il consiglio è di controllarlo subito. Di fabbrica parte in modalità Game, che privilegia l’impatto visivo sulla fedeltà dei colori, e il primo tentativo da fare è passare a Standard o sRGB e poi ritoccare i singoli canali dalla temperatura colore personalizzata.

Ripeto, si tratta di un non problema, che si risolve aggiustando le impostazioni di colore del monitor, ma per una persona come me, che cerca sempre la fedeltà cromatica, però lavoro tanto con il colore, è una cosa che mi ha dato fastidio.

Perché sul Mac il testo si legge male?

Il secondo problema è venuto fuori nelle ore di lavoro, perché sul Mac il testo è poco leggibile, e le ragioni sono due che si sommano tra loro.

La densità di pixel

2560×1440 distribuiti su 26,5 pollici fanno circa 110 pixel per pollice, mentre macOS è pensato per gli schermi Retina, che stanno intorno ai 220. In più, dal 2018 con Mojave, Apple ha eliminato l’antialiasing a subpixel, la tecnica che sfruttava i singoli subpixel per rendere i caratteri più puliti sugli schermi a bassa densità.

Su un pannello a 110 ppi, quindi, il Mac non ha né la densità per cui è stato progettato né quell’aiuto, e i bordi delle lettere escono più morbidi di quanto dovrebbero.

La disposizione dei subpixel

La seconda ragione è la struttura stessa del pannello. Un WOLED non ha la classica fila di subpixel rosso, verde e blu, ma ne aggiunge uno bianco per spingere la luminosità e li dispone in un ordine diverso da quello per cui sono ottimizzati i sistemi operativi. Il risultato è che attorno ai caratteri più sottili compaiono piccoli aloni colorati, che in un gioco non noti mai e che su una pagina di testo, invece, saltano all’occhio.

Non è un difetto esclusivo dei WOLED, perché anche i QD-OLED, come quello che avevamo provato nella recensione dell’MSI MPG 271QRX, usano una disposizione dei subpixel diversa da quella classica. La resa del testo, poi, era già tra le critiche mosse al primo M10S, e sul Sony INZONE M10S II il cambio di pannello non l’ha risolta: se il monitor ti serve anche per scrivere o per leggere documenti per ore, è una cosa da mettere in conto prima di spendere questa cifra.

Le modalità da torneo sviluppate con Fnatic

Le ho provate tutte, ed è la parte di Sony INZONE M10S II in cui si vede meglio il lavoro fatto con Fnatic. La modalità da 24,5 pollici restringe l’immagine alla diagonale usata nei tornei, così chi si allena a casa ritrova le stesse proporzioni che avrà in gara, mentre FPS Pro imita la resa dei monitor LCD da competizione e FPS Pro+ è stata messa a punto con la squadra Valorant di Fnatic per far risaltare i nemici sullo sfondo.

Sony INZONE M10S II, OLED e 540 Hz – Recensione - immagine 4 dell'articolo

Completano il pacchetto il Black Equalizer, che schiarisce le ombre senza toccare le zone luminose, il mirino a schermo, il timer e il contatore di fps. L’anti-flicker per il VRR serve a eliminare lo sfarfallio tipico degli OLED quando il framerate oscilla, e invece di un semplice interruttore offre tre livelli di intervento.

Tutto si gestisce dal joystick sul retro oppure dall’app INZONE Hub, la stessa usata anche per le cuffie e le altre periferiche della linea INZONE. L’app permette di esportare il proprio profilo e ricaricarlo identico su un altro M10S II, per esempio a un torneo, ma come per le H6 Air esiste solo per Windows.

La modalità a 720 Hz

La modalità a 720 Hz va presa per quello che è. A 1280×720 ogni pixel del segnale occupa quattro pixel fisici del pannello, e quello che ottieni è la risoluzione di una console di due generazioni fa spalmata su 27 pollici, che ha senso solo dentro la modalità da 24,5 pollici, dove i 720 Hz arrivano anche a 1080p. Ed è, ancora una volta, una funzione che chiede una scheda video capace di produrre davvero tutti quei fotogrammi.

Design, stand e porte del Sony INZONE M10S II

Il design mi è piaciuto molto. Davanti il monitor è sobrio, con cornici sottili ma non esasperate e il bordo inferiore appena più spesso degli altri, mentre la parte più interessante sta dietro, dove al centro della scocca c’è un grande disco a coste concentriche con il logo INZONE inciso, che fa da attacco per lo stand e aiuta a smaltire il calore. Pulsante di accensione e joystick stanno sul fianco, dove la mano ci arriva senza doverli cercare.

Uno stand sottilissimo

La base è un disco di metallo di circa 15 centimetri di diametro e spesso appena 4 millimetri, talmente sottile che ci puoi appoggiare sopra la tastiera, e regge un braccio a sbalzo che concentra tutto il peso al centro. Si regola in altezza di 120 mm, si inclina da -5 a +35 gradi e ruota a 360 gradi sulla base.

Sony INZONE M10S II, OLED e 540 Hz – Recensione - immagine 5 dell'articolo

Devo ammettere che fa il suo lavoro egregiamente, perché il monitor resta sempre dove lo metti. Eppure non mi ha mai dato una vera sensazione di stabilità: più di sei chili appoggiati su un disco che sembra un sottobicchiere sono una combinazione che l’occhio fa fatica ad accettare, anche quando poi tutto sta perfettamente fermo. Chi preferisce un braccio ha comunque l’attacco VESA da 100 mm, e la rotazione in verticale non c’è, ma è una mancanza che nell’uso ho sentito poco.

Le porte e la USB-C che manca

La dotazione di porte del Sony INZONE M10S II è buona, con una DisplayPort 2.1, due HDMI 2.1, un hub con due USB-A e un upstream USB-B, un’uscita cuffie da 3,5 mm e una USB riservata agli aggiornamenti del firmware. I 540 Hz però si ottengono solo in DisplayPort, perché in HDMI il monitor si ferma a 480, cosa che comunque non cambia niente per la PS5, che esce al massimo a 120.

Manca invece una USB-C con power delivery, e si sente la mancanza. Con un portatile significa usare due cavi invece di uno, il video da una parte e l’alimentatore dall’altra, e su un monitor di questa fascia nel 2026 è una scelta difficile da giustificare, oltre a essere una critica già mossa al primo modello. Gli altoparlanti non ci sono, ma su un monitor da competizione non li cerca nessuno.

Sony INZONE M10S II, OLED e 540 Hz – Recensione - immagine 6 dell'articolo

Quanto costa e quali sono le alternative

Il Sony INZONE M10S II ha un listino di 1.349 euro, e il confronto con la concorrenza non aiuta Sony. Lo stesso pannello lo montano anche altri monitor, e il più scomodo da avere accanto è l’LG UltraGear 27GX790B, che offre gli stessi 540 e 720 Hz con un listino europeo di 849 euro e, tra gli ingressi, anche una USB-C.

C’è poi il vecchio M10S, ancora in vendita a cifre molto più basse del suo listino originale. Sony mette sul piatto lo stand, le modalità sviluppate con Fnatic, i tre anni di garanzia e una cura del prodotto che si vede in ogni dettaglio, e quanto valga tutto questo dipende da quanto lo userai.

Conclusioni: per chi è il Sony INZONE M10S II

Se giochi competitivo, hai un PC che regge centinaia di fps e magari partecipi anche a qualche torneo, il Sony INZONE M10S II ha perfettamente senso, ed è difficile trovare un monitor pensato più di questo per quello che fai. Se invece giochi come me, a titoli single player con i dettagli al massimo e un framerate che si ferma ben prima dei 200, stai pagando una velocità che non userai mai, e con la stessa cifra puoi portarti a casa un OLED più grande o a risoluzione più alta.

E se il monitor deve servirti anche per lavorare, soprattutto su Mac, il testo poco leggibile e la USB-C che manca finiscono per pesare più di qualunque refresh. Se stai ancora cercando di capire quale schermo fa per te, su Gamesource trovi anche una guida su come scegliere un monitor per PC.

Da giocatore mi ha convinto, da lavoratore molto meno. Per l’uso che ne ho fatto io, metà di questo monitor è rimasta ferma per tre settimane: è una metà costruita benissimo, ma è anche quella che paghi di più.

8,5Ottimo
Il voto di GameSource

Un monitor sorprendente, con colori vividi, neri profondi e un refresh rate da paura!

Pro
  • 540 Hz di refresh rate
  • Design ottimo
  • Pannello Oled che regala neri e colori profondi
Contro
  • Le scritte si leggono poco
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L'autore

Appassionato di videogiochi sin da piccolo, inizia a muovere i suoi primi passi in un universo più vasto con il Sega Mega Drive 2, per poi approdare nel culto della Master Race, coltivando così una sfrenata passione per il mondo Hardware. Appassionato anche di modding, si diletta nel creare non semplici PC, ma vere e proprie opere d'arte.

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