E3 2019: Ghost Recon Breakpoint – Provato

Abbiamo provato Ghost Recon: Breakpoint per ben due ore

Sin dal suo annuncio, Ghost Recon: Breakpoint ha suscitato in noi un certo interesse, scaturito forse dalle nuove meccaniche oppure solo dalla voglia di tornare a vestirei panni dei Ghost, sta di fatto che non vedevamo l’ora di mettere mano al gioco.

“Non sei più il cacciatore, adesso sei la preda.”

All’E3 2019 abbiamo avuto la possibilità di provare Ghost Recon: Breakpoint per ben due ore, tempo che ci ha permesso di completare svariate attività e ben due attività end-game costituite dai Behemoth, di cui parleremo a breve.

Ghost Recon: Breakpoint

Ma partiamo dall’inizio: prima di immergerci nelle terre dell’arcipelago Auroa, uno dei membri del team di sviluppo ci ha raccontato di nuovo la trama dietro al gioco. Ghost Recon: Breakpoint è ambientato nel 2033, quindi circa quattro anni dopo gli avvenimenti di Ghost Recon: Wildlands, e saremo questa volta ospiti dell’arcipelago Auroa, caratterizzato dai più disparati binomi, tra cui zone innevate, altre paludose, montane e così via. Quello che ci spinge ad andare su Auroa sono delle attività sospette svolte dalla Skell Technology: questo obbliga il governo a mandare i Ghost in ricognizione per capire cosa sta effettivamente accadendo su Auroa. Capitanati da Nomad, il nostro team raggiunge in elicottero l’arcipelago trovando però una spiacevole sorpresa: Auroa è ormai sotto il controllo dei Lupi, forza speciale capitanata da Cole D. Walker, una nostra vecchia conoscenza.

Ma è ora di entrare in azione: un altro membro del team di sviluppo ci prepara alla nostra missione con un vero e proprio briefing che ci fa sembrare di essere essere dei veri e propri soldati. Ci sono state illustrate le missioni da completare, rigorosamente in co-op con altri due giornalisti e uno sviluppatore che ci ha fatto da guida, oltre a un coach che dalle retrovie oltre a commentare le nostre super uccisioni ci dava qualche suggerimento e si rendeva ovviamente disponibile a rispondere a tutte le nostre perplessità. Ma siamo pronti a entrare in azione con la nostra prima missione, che ci vede intenti ad attaccare un complesso che tiene in ostaggio Paula Madera ingegnere della Skell Technology catturata appunto dai Lupi. Il nostro obiettivo è quello di localizzarla, metterla in salvo e piazzare tre bombe per distruggere il complesso dei Lupi.

Ghost Recon: Breakpoint

Trattandosi di un Ghost Recon, nulla è lasciato al caso: prima di raggiungere il complesso dobbiamo organizzarci, conoscere i nostri compagni e decidere in che modo affrontare questa missione. In Ghost Recon: Breakpoint esistono quattro personaggi: Vasily, Fury, Fixit e Nomad, ognuno dei quali può equipaggiare una tra le classi disponibili; Panther, Sharpshooter, Field Medic e Assault. L’Assault andrà equipaggiato dai giocatori che amano stare in prima linea dato che hanno l’abilità speciale di ricaricare parte della vita e diminuire i danni per un breve lasso di tempo e inoltre hanno come oggetto esclusivo la granata a Gas. Il Field Medic (medico da campo) è fondamentale come supporto per qualsiasi team, infatti grazie alla sua abilità speciale può lanciare un drone che spara dardi curativi agli alleati, così da poterli curare o anche rianimare. Il Panther è una classe pensata per lo stealth, sono infatti dotati di uno spray che li rende invisibili ai radar e hanno come oggetto speciale una granata fumogena. Lo Sharpshooter è una classe pensata per i cecchini, caratterizzata da un oggetto speciale che se piazzato in una determinata area permette di localizzare i nemici, così da sapere quand’è il momento di cambiare aria.

La classe del medico non era purtroppo disponibile durante la demo, quindi potevamo scegliere solo tra le tre rimanenti. Noi, avendo come personaggio preimpostato Vasily, abbiamo ovviamente scelto la classe del cecchino, organizzando il nostro equipaggiamento con tutto il necessario per la missione. Una caratteristica interessante di Ghost Recon: Breakpoint è appunto il bivacco, un accampamento che possiamo allestire con la nostra squadra nelle zone sicure e che ci permette di craftare oggetti tra cui siringhe e bende, oppure selezionare dei buff dalla durata di mezz’ora l’uno che vanno a migliorare stamina, precisione, velocità e tanto altro. Completato il nostro rifornimento partiamo subito con la missione di salvataggio, la stessa che abbiamo visto nei gameplay pubblicati per intenderci. Raggiunto il complesso iniziamo a dividerci i compiti: noi, con il nostro cecchino, ci appostiamo in una zona con un’ottima visuale e dopo aver spottato tutti i nemici con il drone iniziamo a fare piazza pulita di tutte le sentinelle mentre i nostri compagni entrano di soppiatto nel complesso eliminando i nemici rimasti.

Le meccaniche di questa missione ci sono piaciute tantissimo, la collaborazione tra i membri della squadra è stata vitale e una volta completata la missione ci siamo sentiti come dei veri e propri Ghost. Portata in salvo Madera, ci apprestiamo ad affrontare la missione successiva, che in realtà è un po’ particolare, si tratta infatti di una Faction Mission. Queste particolari missioni, nel gioco completo, verranno aggiunte periodicamente dopo il lancio e saranno caratterizzate dalla presenza di diverse fazioni da affrontare, che andranno quindi ad attivare queste missioni di fazione. Per affrontarla ci siamo ovviamente attrezzati di nuovo al bivacco e siamo partiti verso il nostro obiettivo, dividendoci ancora una volta i compiti: noi abbiamo abbattuto il grosso dei nemici presenti con il nostro cecchino, Fixit nel frattempo si è diretto presso il drone per disattivarlo, Nomad e Fury invece si sono diretti verso l’obiettivo della missione, raggiungendolo facilmente grazie al nostro ottimo operato.

Data l’ottima cooperazione del team e data la velocità con cui abbiamo completato queste prime missioni, lo sviluppatore ci propone di affrontare subito il Behemoth, ma non quello classico presente nella demo, bensì una versione ancora più forte e complessa da affrontare. Accettiamo ovviamente la proposta e ci dirigiamo con il nostro elicottero verso la zona del boss, facilmente riconoscibile grazie alle limitazioni di un recinto. Affrontare il Behemoth non è sicuramente un gioco da ragazzi, trattandosi infatti di un’attività prettamente di tipo end-game, abbiamo incontrato non poche difficoltà a superare la prova, ma grazie alla coordinazione con gli altri membri del team alla fine siamo comunque riusciti a completare la sfida, ottenendo interessanti oggetti, alcuni decisamente rari. Trattandosi di una specie di carro armato, dalla capacità di lanciare enormi quantità di granate, scontrarsi con lui dalla distanza ravvicinata era praticamente impossibile, quindi come per le altre missioni abbiamo optato per una divisione in ruoli, con noi che andavamo spesso a stunnarlo grazie alle granate EMP mentre gli altri giocatori lo attaccavano con granate frag o direttamente con il lanciarazzi, con il fine ultimo di arrecargli quanti più danni possibili.

Ghost Recon: Breakpoint

Lo scontro con il Behemoth ci è sembrato davvero interessante, e si presta perfettamente alle attività end-game di un gioco come Ghost Recon: Breakpoint, tanto che non vediamo l’ora di provarlo di nuovo con mano per poterlo atterrare un’altra volta. Abbiamo chiesto agli sviluppatori se fossero in programma altre attività end-game e ci hanno ovviamente confermato che il Behemoth è solo una delle attività che potremo affrontare e che ce ne sono tante altre in sviluppo che usciranno sia al lancio ma anche a cadenza periodica dopo l’uscita del gioco. Da questo punto di vista siamo estremamente fiduciosi e da quanto abbiamo potuto provare sembra che gli sviluppatori abbiamo effettivamente ascoltato le esigenze dei giocatori, che da sempre gridano a gran voce l’introduzione di queste divertentissime attività di gruppo a lungo termine.

Trattandosi di un gioco molto simile al cugino The Division 2 e al suo predecessore Ghost Recon: Wildlands, ci teniamo a precisare che almeno a nostro avviso si tratta di un titolo che va necessariamente giocato in co-op per godere al massimo dell’esperienza di gioco offerta. Sarà possibile giocare anche in single player grazie alla presenza di compagni con un’IA che dovrebbe essere avanzata, ma riteniamo che giocare con degli amici, coordinandosi via chat vocale e festeggiare per una vittoria con loro non ha prezzo. Vi consigliamo quindi di iniziare a radunare subito i vostri amici e prepararvi per l’uscita di Ghost Recon: Breakpoint perché ci sarà da divertirsi.

Ghost Recon Nomad


Dopo aver provato Ghost Recon: Breakpoint per circa due ore, siamo usciti soddisfatti, sia per aver trovato un gameplay solido tipico della serie Ghost Recon che per aver passato due ore di assoluto divertimento ad Auroa. Le novità introdotte in questo nuovo capitolo vanno in parte ad arricchire l’esperienza di gioco offrendo ad esempio elementi survival, ma in parte vanno anche a rispondere ai giocatori che da tempo chiedono missioni più varie e più attività end-game. Non mancano ovviamente novità sul fronte armi e oggetti, che adesso permettono una maggiore varietà e quindi garantiscono al giocatore la possibilità di adattarsi al suo stile di gioco. Aspettiamo con ansia le prime fasi BETA di Ghost Recon: Breakpoint per tornare di nuovo nell’arcipelago di Auroa insieme ai nostri amici, sperando di poter affrontare il tanto temuto Behemoth.

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