A Little Age – Provato della Demo

Il city builder che toglie tanto, eccetto il piacere di costruire

A Little Age Provato (Demo)

C’è qualcosa di disarmante in A Little Age. Il city builder sviluppato da Benerot, studio con sede a Torino che ha pubblicato una demo il 1 febbraio 2026, non prova mai a impressionare con effetti speciali o sistemi sovraccarichi. Si limita a offrire una mappa, qualche villaggio e un obiettivo implicito. Costruisci qualcosa che funzioni. E sorprendentemente, funziona davvero.

A Little Age è, appunto, un city builder a scala ridotta, ambientato in un medioevo astratto e stilizzato, in cui il giocatore è chiamato a costruire e gestire una rete di piccoli villaggi interconnessi piuttosto che una singola grande città. Non ci sono campagne narrative né obiettivi rigidi, ma un flusso continuo di espansione, produzione e ottimizzazione che punta più alla leggibilità che alla complessità sistemica.

A Little Age, tra stile grafico e gameplay

Visivamente, A Little Age adotta uno stile low-poly pulito, quasi giocattoloso, fatto di case compatte, campi ordinati e piccoli omini ridotti a blocchi che si muovono autonomamente. Nessuna caratterizzazione, nessun volto da ricordare, nessun dramma umano. Eppure l’insieme risulta leggibile e piacevole da osservare anche nelle fasi più dense di espansione urbana.

Il cuore dell’esperienza è la gestione di più villaggi indipendenti, ognuno basato su tre risorse fondamentali, cibo, materiali e oro. Si producono costruendo fattorie, segherie, cave o accampamenti di cacciatori, mentre il giocatore decide quando fondare nuovi borghi, che ricevono nomi casuali come se fossero usciti da un manuale di toponomastica medievale particolarmente creativo.

A Little Age Provato (Demo)

La gestione è sorprendentemente fluida. Non si entra in un villaggio tramite menu o schermate dedicate, basta spostare il mouse verso di esso e il gioco capisce automaticamente cosa stai controllando. Una soluzione elegante, che rende la mappa un unico organismo vivo. Anche lo scambio di risorse tra borghi è immediato, senza mai trasformarsi in un esercizio di microgestione esasperata.

La demo spinge verso un obiettivo preciso, la costruzione di un tempio, che richiede l’invio di tributi accumulati dai vari insediamenti. Non è una vera narrativa (dotAGE viene in soccorso), ma una struttura leggera che serve a dare una direzione all’espansione e a mettere alla prova la capacità di pianificazione. In altre parole, non stai salvando il mondo, stai ottimizzando magazzini in modo ottimale.

Sotto la superficie semplice, però, A Little Age non è affatto un gioco automatico. Le meccaniche si apprendono in pochi minuti, ma gestire bene produzione, consumo ed espansione richiede attenzione. Una fondazione sbagliata o una cattiva distribuzione delle risorse può rallentare tutto il sistema. Non è punitivo, ma nemmeno indulgente e quando si sbaglia, si paga in legno.

Work in progress

Proprio questa pulizia, però, mostra anche qualche limite. Durante le sessioni più avanzate, quando i villaggi iniziano a moltiplicarsi sulla mappa, si sente la mancanza di una vera schermata di overview o di una mappa consultabile per orientarsi rapidamente. Capire dove si è costruito cosa diventa un piccolo esercizio di memoria spaziale, non sempre gratificante.

A Little Age Provato (Demo)

Allo stesso modo, l’assenza dello zoom con la rotella del mouse si fa notare. La visuale resta sempre piuttosto ravvicinata e, soprattutto nelle fasi più dense, sarebbe utile poter prendere le distanze e osservare l’intero territorio dall’alto, magari per pianificare nuove fondazioni o semplicemente per leggere meglio i flussi produttivi. Non è un problema grave, ma è uno di quei dettagli che fanno la differenza nel comfort.

Detto questo, colpisce la coerenza dell’impostazione. A Little Age sembra rifiutare consapevolmente qualsiasi sovrastruttura, niente skill tree, niente alberi tecnologici tentacolari, niente simulazioni economiche da foglio Excel. Preferisce concentrarsi su un flusso gestionale pulito e continuo, fatto di costruzione e osservazione. Ed è sorprendente quanto basti poco per rendere tutto questo coinvolgente.

Anche il comparto audio segue la stessa filosofia minimalista. Le musiche medievaleggianti sono leggere, mai invadenti, più pensate come sottofondo che come protagoniste dell’esperienza. Non cercano il tema memorabile, ma accompagnano con discrezione la crescita dei villaggi, rendendo le sessioni rilassanti e continue, senza spezzare il ritmo gestionale o distrarre dalle scelte strategiche.

Restano ovviamente molte incognite sul prodotto finale. La demo non ha una durata definita e non chiarisce quali sistemi verranno aggiunti, se ci saranno eventi dinamici o livelli di difficoltà più articolati. L’identità, però, è già netta e A Little Age vuole essere un city builder essenziale, leggibile, elegante, che rinuncia alla complessità apparente per puntare sulla solidità del ciclo gestionale.

A Little Age Provato (Demo)

Se manterrà questa direzione anche nella versione completa, il titolo di Benerot potrebbe ritagliarsi uno spazio curioso. Quello dei city builder contemplativi, perfetti per sessioni brevi ma capaci di catturare con un equilibrio sottile tra immediatezza e profondità. Una piccola età, insomma, che non promette imperi eterni, ma villaggi che funzionano. La demo sarà inoltre protagonista dello Steam Next Fest di fine febbraio, occasione perfetta per capire se questa formula minimale riuscirà a conquistare anche il pubblico più ampio.

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