dotAGE RECENSIONE | La macchina di un tempo infame

Recensito su PC

dotAGE RECENSIONE | La macchina di un tempo infame

Il tempo scorre inesorabile in attesa di un accadimento nefasto. Quanto sei in grado di prepararti alla sventura? Quanto sono avanzate le tue capacità di proteggere la tua comunità dall’inevitabile? Se hai una risposta a queste domande, allora sei pronto per tuffarti in dotAGE, city builder a turni con elementi roguelite sviluppato da Michele Pirovano.

Un solo sviluppatore, perlopiù italiano, è la mente dietro dotAGE, titolo pieno zeppo di sorprese e curiosità che, dietro una apparente semplicità artistica fatta di pixel e poche pretese, fonde la complessità ludica dei classici costruttori di città alla snervante, ma allo stesso tempo intrigante, varietà dei titoli roguelite e survival.

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Giorno zero. Abbiamo scelto la nostra base, le fondamenta di quella che sarà la civiltà più gloriosa che ogni Pip ha mai conosciuto. Un anziano prende per mano degli ingenui Pip sino a condurli alla terra promessa, con la speranza di costruire una comunità che sia in grado di resistere alla catastrofe velata.

Superato un momento iniziale di rabbia e sconforto, i Pip prendono coscienza della situazione e si aggrappano alle parole del santone, non fosse altro perché è l’unico del gruppo ad essere dotato di una sorta di capacità di prevedere l’arrivo di un presagio, non sempre di natura maligna, sia chiaro.

Da questo momento, parte la rincorsa, a tratti frustrante, verso la preparazione del villaggio a ciò che sarà, o potrebbe essere. I Pip, e quindi il giocatore, devono lavorare duro per cercare di tenere a bada le conseguenze di un destino pernicioso e bastardo, ma non sempre ciò sarà possibile.

Che si tratti dell’arrivo di una misteriosa epidemia, di un evento legato al fato ovvero del cambio naturale di stagione, ogni accadimento porta con sé una naturale e intrinseca pericolosità per i Pip e costringe il giocatore ad agire in via precauzionale per scongiurare che la paura e ogni altro malus si diffondano in paese.

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Oh no! Un Pip è malato

La particolarità di un gameplay rifinito

Come detto nel paragrafo precedente, dotAGE mescola sapientemente le caratteristiche dei gestionali classici con le meccaniche tipiche dei city builder. Partendo dalla gestione semplice delle risorse e dei bisogni dei cittadini, ci si ritrova velocemente a dover prendere delle decisioni cruciali per lo sviluppo della comunità e per i bisogni dei Pip.

Il titolo accompagna dolcemente il giocatore nell’attesa della scelta: l’introduzione di un sistema di avanzamento a turni permette di fare affidamento sulle proprie capacità organizzative e di pianificazione, in modo da evitare che il fiato del tempo sul collo si faccia sempre più pesante e oppressivo. Non c’è fretta, dunque, purché siate in grado durante il giorno di piazzare le mosse giuste.

La parte più complessa all’inizio del titolo attiene certamente al posizionamento strategico degli edifici. La mappa non è gigantesca e occorre posizionare il centro della tua città in un punto nel quale sono presenti spazi per le ulteriori strutture. Il numero degli edifici realizzabili è limitato, quantomeno sino a quando non viene costruito un cartello che permettere di espandere il territorio.

Ho apprezzato, in particolare, una caratteristica nella costruzione degli edifici: alcuni di essi, se posizionati accanto ad altre costruzioni indicate nella scheda, vedranno aumentare la propria produzione, ma, al contrario, altri edifici necessitano di più spazio e dunque dovranno essere costruiti in determinati punti, a patto che vogliate aumentare la potenza degli stessi.

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Quando il buio cala si va tutti a nanna

Inoltre, dotAGE sviluppa il proprio estro nella gestione del loop giorno-notte, durante il quale saremo chiamati, almeno all’inizio, a dotare la comunità dei pochi servizi disponibili e, ovviamente, del cibo necessario a sfamare una popolazione inizialmente contenuta ma in costante crescita, purché decidiate di far figliare i Pip, sia chiaro.

Basta un semplice clic sul pulsante del sole per terminare la giornata, e quindi il turno. I Pip andranno così a riposare, sino al mattino seguente, giorno nel quale tutto ricomincia e tutto si ripete, in una meccanica che sfrutta ed eleva sapientemente la componente survival del titolo, in cui ogni azione ha una ripercussione sul villaggio.

Tutto è intuitivo. Pip raccogli le bacche. Pip costruisci un luogo di dialogo. Pip taglia e raccogli la legna. Poche indicazioni ma cruciali per chiudere la giornata lavorativa al meglio. DotAGE non vuole essere complicato, non è nel suo spirito ma se per caso la difficoltà dovesse aumentare, tranquilli, seguite i consigli del barbuto anziano.

Una passeggiata di salute?

Sembra non respirarsi alcunché nell’aria. Il vecchio ha promesso l’arrivo di una sventura ma questa appare lontana. Eppure, come un fulmine a ciel sereno, ecco arrivare la visione mistica che spazza mia quel mood rilassante che sino a ora abbiamo assaporato e lascia il campo a un clima di terrore questo sì, tangibile.

Basta poco, dunque, per trasformare dotAGE in una ossessiva rincorsa alla salvezza, in particolare grazie all’introduzione dei domini, situazioni imprevedibili legate alla malattia ovvero alla paura, a cui si aggiunge il naturale ciclo stagionale e le conseguenti avversità legate alla gestione del caldo, del freddo e delle intemperie, ognuna legata a stretto giro al periodo di riferimento.

Da questo preciso momento in poi dotAGE si trasforma: da classico “God game” diventa un gioco di sopravvivenza puro, nel quale tutti i fattori esterni influenzano la stabilità del villaggio. Volete un esempio? I Pip potrebbero divenire degli sbandati e non accettare le nostre indicazioni, oppure un incendio potrebbe distruggere alcune proprietà. Ma tutto, o quasi, dipende da voi.

Già, perché è il sistema del fato a decidere quale evento naturale si abbatterà sulla comunità, a cui si accompagna la gestione e la prevenzione delle calamità. Se nelle fasi iniziali può bastare poco per scongiurare l’avvento di una catastrofe, avanzando dotAGE dimostra quanto è crudele e infame, introducendo una difficoltà che rende difficile la salvaguardia dei nostri Pip.

Se, quindi, all’inizio del titolo la vera difficoltà consiste nel posizionamento degli edifici all’interno di una mappa limitata (alcuni edifici o costruzioni rendono meglio o peggio in determinati punti), in una fase avanzata realmente si percepisce la sensazione di scoraggiamento davanti all’impossibilità di gestire una serie di eventi nefasti l’uno dopo l’altro.

Ah, vuoi sapere come combattere ad armi pari gli eventi in arrivo? Semplice: se l’evento è portatore di malattia, premurati di dotarti di edifici in grado di aumentare la salute. All’arrivo dell’evento, il titolo permette di lanciare un dado che, in base alla proporzione tra malattia e salute, aumenta o diminuisce le percentuali di successo del giocatore. Intuitivo.

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Ecco come funziona la sfida al destino

Sviluppa e sarai premiato

Ho già detto sviluppa? Tutto ruota attorno all’incremento di punti sviluppo i quali permettono di sbloccare edifici diversi in termini di vantaggi e contrasto alle calamità. Assegnate sempre, se non nei momenti di totale sconforto, un Pip allo sviluppo di punti ricerca, in modo da ottenere un punto per ogni turno, essenziale per la progressione nel gioco.

Qui dotAGE inizia a mostrare i muscoli, in particolare grazie all’introduzione di un denso albero tecnologico nel quale spendere i punti accumulati, che si traduce nella possibilità di sviluppare una mole di edifici o costruzioni notevole, in cui ogni creazione diventa mano a mano sempre più strutturata e funzionale alla gestione delle calamità.

Ah, dimenticavo: esorcizzare gli eventi nefasti che si imbattono sulla comunità è fondamentale, in quanto porta a ottenere determinati bonus di rilievo. Durante la mia prima partita ho ottenuto, infatti, circa venti punti ricerca che mi hanno permesso di sviluppare più velocemente determinati edifici chiave nella lotta alle avversità che stavano per imbattersi.

Dopo l’avvento della prima visione non sottovalutare le avversità: i pericoli preannunciati iniziano a divenire sempre maggiori, possono accavallarsi e iniziano a richiedere una gestione delle risorse o dei Pip sempre maggiore. Non preoccuparti, però, della morte: da buon roguelite, giocare più partite permette di acquisire una dominio delle meccaniche di dotAGE.

L’inganno colorato di dotAGE

Semplice ed essenziale dotAGE lo è anche nella rappresentazione grafica. Visivamente, infatti, il titolo si mostra nei suoi tratti essenziali, con uno stile grafico in Pixel art che veicola in modo funzionale le meccaniche del gioco, grazie ad una interfaccia minimal ma efficace che permette al giocatore di muoversi facilmente alla ricerca delle informazioni desiderate.

Niente di rivoluzionario dunque, eppure la scelta di Michele Pirovano di focalizzare lo sviluppo sulle caratteristiche ludiche, più che sul lato artistico, è certamente azzeccata. In un panorama videoludico ricco di city builder particolarmente raffinati graficamente, diversificare le meccaniche di gioco può essere la chiave per proporre un qualcosa di innovativo, proprio come dotAGE.

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Il lancio del dado finale

Charles Mingus diceva: “rendere complicato ciò che è semplice è cosa banale; trasformare ciò che è complicato in qualcosa di semplice, incredibilmente semplice: questa è creatività“. Questa splendida locuzione si attanaglia perfettamente a dotAGE, titolo che introduce una notevole mole di funzionalità e che stupisce per la sua apparente semplicità.

Il gioco propone una esperienza a metà tra un roguelite ed un city builder, una lenta frustrazione che ti prende dal primo istante e che non annoia mai. La complessità di cui si fa portatore aggiunge un pizzico di unicità ad un titolo che brilla nel panorama dei city builder e che dovrebbe godere di maggiore attenzione.

Ciliegina sulla torta è Michele Pirovano, la mente creativa, nonché il braccio esecutivo, dietro dotAGE, al quale vanno diretti tutti i miei complimenti per esser riuscito a sviluppare un titolo che, in particolare grazie ad un sistema di progressione atipico e accattivante, scommette tanto ma che riesce a portarsi a casa il bottino.

8.9
Semplice e intuitivo, dotAGE rappresenta una boccata d'aria fresca nel panorama dei city builder. Il fatto che il titolo sia stato sviluppato da un sola mente, Michele Pirovano, rappresenta un plus.

Pro

  • Intuitivo
  • Gameplay rifinito
  • Rigiocabilità elevata

Contro

  • Un po' troppo punitivo
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