Assassin’s Creed: Brotherhood – Anteprima Assassin’s Creed: Brotherhood

Grazie alla distribuzione del contenuto tramite Playstation Plus ci è stato possibile testare la prossima avventura di Ezio Auditore, ormai vera e propria icona di questa generazione di console e portabandiera della Software House Ubisoft. La Beta Multigiocatore disponibile ci ha permesso di farci un’idea concreta sulla bontà effettiva del titolo: solitamente, quando si parla di sequel, la paura principale degli affezionati è che lo spirito della loro saga venga tradito in favore di ben più stereotipate scelte a fine di puro lucro. Dispiace un po’ dirlo, ma sembra proprio che Ubisoft abbia imboccato quest’ultima via, quella della riproposizione invariata ed, anzi, impoverita.

Confraternita

Le modalità di gioco a disposizione sono due: "Ricercato" vede otto giocatori intenti a darsi silenziosa battaglia, vagando per le vie di Roma alla ricerca del proprio bersaglio ed aspettando il momento adatto per colpire ed accumulare così punti esperienza che andranno poi a sbloccare particolari abilità o gadget. La seconda modalità, "Alleanza", prevede lo stesso schema di gioco alterato dalla presenza di quattro squadre composte di due giocatori l’una.
Teoricamente il punto di forza di tale tipologia di partita risiede interamente nel costante senso d’inquietudine derivante dal non sapere dove siano i propri avversari, soprattutto in virtù del fatto che le mappe sono letteralmente piene di personaggi simili tra loro, proprio per evitare che sia troppo facile essere individuati o individuare; teoricamente, perché il tutto si risolve, nella stragrande maggioranza dei casi, in un correre all’impazzata cercando di destreggiarsi con uno scomodo sistema di lock-on ed una reattività ai comandi non proprio esemplare. Inoltre, la sensazione di essere dei cacciatori viene annullata dalla presenza di un indicatore di vicinanza all’obiettivo decisamente troppo preciso.
 

 

 


 

 

Lascia inoltre un certo disappunto la scarsità delle mosse utilizzabili: l’unica cosa che ci viene permessa di fare consiste nell’assassinare il nostro obiettivo e di fuggire nel caso fossimo inseguiti dal nostro aguzzino: non avrebbe sicuramente guastato l’implementazione di quello che è un tanto atteso combat system degno di tal nome, da sempre vero e proprio Tallone d’Achille per la serie.
Fortunatamente i ragazzi di Ubisoft hanno anche avuto delle buone trovate: in primis, è possibile notare che l’interazione con gli elementi dell’ambiente è aumentata in modo considerevole, e consente di usare nuovi stratagemmi per muoversi lungo le strade cittadine o salire rapidamente su tetti e seminare i propri inseguitori (ad esempio con la chiusura al volo di una porta): tale aspetto è di fondamentale importanza, perché se è vero che allo stato attuale delle cose Brotherhood fallisce nel creare un gameplay bilanciato e soddisfacente, è anche vero che il livello di divertimento apportato dall’esperienza raggiunge il proprio apogeo proprio nelle sessioni di fuga e inseguimento, per quanto queste si rivelino relativamente brevi.
 

 

 


 

 

Ma non è Firenze?

La scelta di ambientare l’intera produzione a Roma è quantomeno opinabile, specie in virtù del fatto che la città ricorda in modo preoccupante la Firenze del secondo capitolo: lo stile architettonico rinascimentale ha evidentemente imposto l’adozione di tale strutturazione e renderizzazione della nostra capitale, ma lascia un po’ l’amaro in bocca il vedere come l’unica cosa cambiata sia, sostanzialmente, la palette di colori adottata. Fortunatamente la versione esaminata non è quella che sarà commercializzata, ma è impensabile che possano esserci cambi stilistici significativi da qui alla pubblicazione del titolo.

 

 

 


 

 

Nota di merito invece per la qualità grafica: pur attestandosi sui medesimi livelli del predecessore, questo nuovo capitolo vanta un downgrade grafico pressoché minimo ed un netcode eccellente, malgrado la quantità di personaggi in continuo movimento a schermo; ciò si traduce in zero scatti, framerate stabile e lag praticamente assente.

Mezzo Vuoto

In conclusione, si può affermare che se Brotherhood non dovesse essere soggetto a pesanti revisioni o, quantomeno, dovesse presentare una modalità storia con i controfiocchi, potrà essere tranquillamente ignorato: il problema di base consiste nel pesante senso di dejavù che si ha giocando. Viene da sé che, essendo il titolo in questione un sequel, la formula di gioco non può essere stravolta ma aspettarsi che fossero limati i molteplici sciocchi difetti del predecessore era per lo meno lecito, soprattutto in virtù dell’hype che un nome come quello di Assassin’s Creed è in grado di generare. La paura più grande è che Ubisoft commercializzi un prodotto improntato interamente (com’è parso sin qui dalle sue presentazioni) sulla componente multigiocatore, attualmente non all’altezza degli standard qualitativi di ben più blasonati colleghi.

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