Kona – Anteprima

Non sarà un videogioco da prima fascia, probabilmente neanche da seconda, ma Kona ha qualcosa da dire e ribadisce il concetto secondo il quale indipendente non vuol per forza di cose dire “scadente” né per realizzazione grafica né per trama o meccaniche di gioco.

L’importanza di una trama

Quando si sviluppa un gioco “indie” è importante andare verso il pubblico il più possibile. Non si può ragionare senza il pallottoliere in mano, per capirci. A meno che non si abbiano soldi da buttare, il gioco d’esordio di un piccolo sviluppatore deve guardare molto al profitto, per quanto minimo. Inoltre, questo esordio, deve essere attento al genere perché rischia di etichettare la casa per sempre. Parabole, creando Kona, ha scelto un genere molto ambiguo e secondo me ha fatto più che bene. La nostra storia comincia con un investigatore privato chiamato ad indagare sulle minacce rifilate ad un ricco imprenditore canadese da parte di alcuni Cree (discendenti di quei Cree che abitavano il Canada prima dell’arrivo degli europei) che mal sopportano la sua vena edilizia e il suo sfruttamento delle miniere della zona. Giunti al pontile che attraversa un ruscello e che ci separa dal piccolo villaggio in cui l’intera vicenda si svolge, scopriremo che c’è una sbarra e una catena. Il villaggio è desolato e mentre, al nostro arrivo, sembrava di essere in una fresca primavera una volta nel paese sperimenteremo l’inverno più terribile e bufere di neve incessanti. Lupi si aggirano nel villaggio per rovistare nelle pattumiere e qualcosa si muove fra i boschi… Siamo tagliati fuori dal mondo, ci tocca sopravvivere.


Umilmente bellissimo

Proprio perché la trama funziona, tutti gli altri comparti del gioco possono giovarne e proporre elementi di sicuro successo come una musica calma e continua che aumenta o diminuisce di intensità a seconda delle situazioni. I suoni, in generale, sono ben fatti, i nostri scarponi sulla neve, il cigolio della portiera del nostro pick-up, il vento che scuote le fronde degli alberi. Cosa dire poi del comparto grafico? Davvero pregevole. Naturalmente non siamo a livelli astronomici ma posso assicurarvi che Kona dir la sua anche sotto questo aspetto. Non avrà la particolarità di Overwatch ma è altrettanto valido, cura i dettagli in modo approfondito anche se non è stato in grado di sviluppare una vera e propria interazione del giocatore con l’ambiente naturale. L’utilizzo di oggetti e utensili è abbastanza semplice, se un problema c’è, risiede nel dover premere Esc per aprire il pannello di utilizzo oggetti e di equip. C’è poi qualche problemino con le IA, non che queste funzionino male, sia chiaro, ma i movimenti dei lupi e degli altri animali risultano poco realistici. La parte del “crafting” è ben strutturata ed aiuta il giocatore tramite suggerimenti che gli dicono come e cosa unire per ottenere altri oggetti. Una meccanica molto importante è quella del salvataggio: per ottenerlo dovremo prima metterci vicino al fuoco, sia esso un falò o una stufa non conta, l’importante è corroborarsi e asciugare le ossa.


In conclusione

Kona è un gioco che mi ha stupito, a tratti spaventato. Non è un horror puro, non ci sono mostri, mostriciattoli o roba simile (anzi uno forse c’è…), resta sempre sull’ambiguo ed è proprio questo a spaventare. Non sappiamo cosa sia successo prima del nostro arrivo, non sappiamo perché non c’è più anima viva, non sappiamo perché vi è una costante bufera di neve, insomma: l’atmosfera mette i brividi e il potenziale per un grande survival condito da una storia appassionante c’è tutto

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