The Eternal Life of Goldman Provato – Un’elegia giocabile tra le vette del platform 2D

Tra animazioni disegnate a mano e un gameplay spietato, la prova di The Eternal Life of Goldman svela un platform 2D che punta all'eccellenza.

The Eternal Life of Goldman Boss

C’è una strana, affascinante rassicurazione nel ritornare alle radici di un medium, specialmente quando quelle stesse radici vengono estirpate, ripiantate in un terreno sconosciuto e nutrite con una visione artistica che rasenta la pura follia artigianale.

In un’industria videoludica contemporanea che corre a perdifiato verso l’iper-realismo, perdendosi spesso in mondi aperti sconfinati ma drammaticamente vuoti, o rifugiandosi nella fredda e calcolata generazione procedurale, Weappy Studio compie un atto di magnifica e gloriosa ribellione.

The Eternal Life of Goldman non è semplicemente un videogioco a piattaforme; è una dichiarazione d’intenti, un manifesto poetico che rivendica il valore del tempo, della pazienza e del tocco umano.

Quando il titolo è comparso per la prima volta, con quel suo nome lungo, imponente e dal sapore quasi letterario, era facile cadere nello scetticismo. Eppure, pad alla mano, l’impatto con la recente demo rilasciata si è rivelato niente meno che folgorante, un’epifania interattiva capace di spazzare via ogni dubbio fin dai primissimi istanti.

The Eternal Life of Goldman

Questa versione di prova, pur nella sua inevitabile frammentarietà, mi ha concesso il privilegio di sbirciare oltre il velo di una veste grafica che definire “accattivante” sarebbe un riduttivo eufemismo, rivelando un’anima ludica di una profondità, di una stratificazione e di una solidità che raramente si incontrano nel panorama odierno.

Il respiro dell’Arcipelago

Per comprendere appieno la portata di The Eternal Life of Goldman, è imprescindibile abbandonarsi alla sua dirompente componente visiva. Non stiamo parlando di una semplice imitazione di stili passati o di un nostalgico omaggio ai classici a 16-bit. Il team di sviluppo ha scelto di percorrere la strada più impervia e faticosa possibile: l’animazione tradizionale frame-by-frame, disegnata e colorata interamente a mano.

Ogni singolo fotogramma di questo gioco è un quadro, un’illustrazione che pulsa di vita propria.

Esplorando l’Arcipelago – il misterioso e frastagliato palcoscenico su cui si snoda la nostra avventura – si viene investiti da una densità di dettagli che lascia letteralmente senza fiato. Non c’è traccia di asset riciclati, di stanze speculari o di scorciatoie visive. Ogni ambiente, dalla giungla più intricata al tempio in rovina, vanta una sua precisa e inconfondibile identità.

La flora si muove con una morbidezza ipnotica al passaggio del nostro alter ego, le creature sullo sfondo conducono le loro esistenze aliene, e gli effetti visivi esplodono con una ricchezza cromatica che ricorda i capolavori dell’animazione d’autore.

The Eternal Life of Goldman Provato

Eppure, sotto questa coltre di colori vibranti e di animazioni fluide e cartoonesche, serpeggia costantemente una vena di ineluttabile malinconia. The Eternal Life of Goldman è un’avventura che gioca con i contrasti: è tanto vivace quanto intrinsecamente tetra.

È un mondo segnato da una tragedia silenziosa, popolato da personaggi eccentrici le cui storie sembrano nascondere cicatrici profonde. Questa dicotomia tra la forma (giocosa, colorata, dinamica) e il contenuto (oscuro, mitologico, decadente) crea una tensione emotiva che tiene il giocatore incollato allo schermo, desideroso di svelare i segreti celati dietro ogni pennellata.

Anatomia di un eroe atipico

Al centro di questo teatro di meraviglie e di ombre troviamo Goldman. In netto e rinfrescante contrasto con i canoni estetici del protagonista videoludico – tipicamente giovane, atletico o pesantemente corazzato – qui vestiamo i panni di un anziano dalla lunga barba bianca, il cui portamento tradisce il peso degli anni e, forse, di innumerevoli battaglie passate.

Goldman non è un acrobata. Il suo incedere, pur fluido, ha un peso specifico, una gravità che si percepisce in ogni balzo. Ma la vera estensione del suo corpo, l’asse attorno a cui ruota l’intero sistema di movimento e di combattimento, è il suo bastone da passeggio.

Quest’arma, che funge anche da strumento di esplorazione, richiama alla mente le gloriose meccaniche del “pogo jump” rese immortali da classici del passato come DuckTales, ma le eleva a un nuovo standard di complessità.

Il sistema di controllo si dimostra immediatamente un aspetto iper-positivo del gioco. La reattività ai comandi è assoluta, e questa non è una facilitazione, bensì una crudele necessità.

L’architettura dei livelli, infatti, richiede una precisione che sfiora il millimetrico in diverse situazioni di gameplay. Ogni salto deve essere calcolato, ogni rimbalzo sul cranio di un nemico o su una superficie appuntita deve seguire una traiettoria impeccabile.

The Eternal Life of Goldman Livello

L’ispirazione per le meccaniche di base è chiara e colta, e per un occhio attento è impossibile non notare una felice e sapiente contaminazione con gli stilemi strutturali che hanno reso grande Donkey Kong Country.

C’è quella stessa sensazione di inerzia controllata, quel medesimo ritmo incalzante che trasforma una sequenza di piattaforme in una coreografia ritmica. Ma il bastone di Goldman non serve solo a rimbalzare.

Progredendo, l’equipaggiamento si evolve: l’aggiunta di pomelli e parti intercambiabili trasforma un semplice platform in un’avventura che incoraggia l’ingegno e l’esplorazione verticale e orizzontale, senza mai scadere nella frustrazione di un backtracking confusionario o privo di scopo.

Imparare attraverso l’errore palese

È addentrandoci nelle pieghe del level design che The Eternal Life of Goldman rivela uno dei suoi assi nella manica più brillanti, un dettaglio di design che eleva nettamente l’esperienza provata nella demo. Il gioco intrattiene un rapporto affascinante, quasi filosofico, con il concetto di fallimento.

Nella stragrande maggioranza dei titoli moderni, l’errore del giocatore viene visto come un elemento di attrito da mitigare, qualcosa da attutire con tutorial invadenti o indicazioni a schermo luminose e costanti.

Weappy Studio sceglie un approccio diametralmente opposto. In specifici e geniali frangenti, il level design è strutturato in modo tale da spingere letteralmente il giocatore a compiere degli “errori palesi”.

Ti trovi davanti a una sfida e il tuo istinto videoludico consolidato ti suggerisce una soluzione ovvia. Tu la metti in pratica e fallisci miseramente.

The Eternal Life of Goldman Inverno

Questi passi falsi non sono punizioni sadiche, né semplici distrazioni; sono azioni didattiche necessarie. Il gioco ti costringe a sbattere la testa contro i tuoi preconcetti per obbligarti a comprendere intimamente le regole e la fisica peculiare di questo mondo.

Solo compiendo quell’errore inevitabile riesci a decodificare il linguaggio nascosto dell’ostacolo e a progredire. È una forma di apprendimento empirico, ruvida ma immensamente catartica.

Tuttavia, non fatevi ingannare da questa complessa meccanica di apprendimento: quando The Eternal Life of Goldman decide di levare i guanti di velluto e di alzare il livello di sfida, è un titolo che non fa prigionieri. “Mena durissimo”, per usare un’espressione gergale ma quanto mai calzante.

Le sequenze platform più avanzate richiedono una memoria muscolare ferrea e una concentrazione zen, trasformando ogni sezione superata in un trionfo personale sudato e meritato.

Una fiaba intrisa di tragedia

Se il gameplay rappresenta le ossa e i muscoli di questa opera, la narrazione ne costituisce l’anima tormentata. Sebbene le informazioni sulla trama complessiva siano centellinate, i trailer e i dialoghi accennati nella demo lasciano intravedere un impianto narrativo di rara potenza emotiva.

Il viaggio di Goldman nell’Arcipelago non è una spensierata scampagnata, ma una missione dai contorni oscuri e opprimenti: dare la caccia e uccidere la Divinità, un’entità mistica che tutti nominano con reverenza e terrore, ma che nessuno ha mai visto in volto.

The Eternal Life of Goldman Colpo

Ma è la cornice narrativa a suggerire il vero spessore emozionale del gioco. Ci viene presentata l’immagine straziante di una madre, seduta vicino alla figlia malata in una stanza d’ospedale. Per alleviare la sofferenza della bambina, stanca della routine clinica e intrappolata in un letto da troppo tempo, la madre inizia a raccontargli una storia.

Quella storia è l’avventura di Goldman.

Questa trovata narrativa agisce come un prisma attraverso il quale leggere l’intera esperienza ludica. Improvvisamente, i colori sgargianti, i nemici grotteschi e le gesta eroiche del vecchio col bastone assumono una connotazione diversa.

Sono la romanticizzazione di una realtà dolorosa, un tentativo disperato di esorcizzare la malattia, il trauma e la paura della perdita attraverso il filtro salvifico della fiaba e del mito. Goldman potrebbe essere la proiezione di una figura paterna assente, di un nonno, o la personificazione della speranza stessa.

Questa sovrapposizione tra la fantasia esuberante e la cruda realtà ospedaliera dona al titolo una profondità psicologica che lo eleva al di sopra del suo genere di appartenenza, promettendo un viaggio capace non solo di togliere il fiato per la bellezza visiva, ma anche – probabilmente – di spezzare il cuore.

Le sinfonie dell’Arcipelago

Un comparto visivo e narrativo di tale caratura necessitava di un accompagnamento musicale altrettanto maestoso, e le aspettative non sono state tradite. La colonna sonora promette di essere un altro fiore all’occhiello della produzione.

L’abbandono delle classiche e ripetitive tracce in chiptune a favore di orchestrazioni sinfoniche e suites multi-atto dimostra una maturità autoriale sorprendente.

La musica non si limita a fare da sfondo, ma asseconda e amplifica le sfumature emotive del racconto. Tracce che iniziano con melodie delicate e malinconiche esplodono in crescendo epici durante gli scontri più concitati, per poi ritirarsi in sussurri sommessi quando l’attenzione deve concentrarsi sui dialoghi introspettivi o sull’osservazione dei paesaggi in rovina.

Il comparto sonoro contribuisce in maniera determinante a quella sensazione di immersione totale, rendendo l’Arcipelago un luogo che non si limita a essere attraversato, ma che viene percepito in tutta la sua solennità.

The Eternal Life of Goldman Abilità

Giunti al termine della prova, esausto per la tensione dei salti millimetrici e rapito dall’enigmatica tristezza di fondo dell’avventura, non posso che trarre un bilancio preliminare di assoluto entusiasmo.

The Eternal Life of Goldman si preannuncia non come una semplice uscita nel fitto calendario del 2026, ma come un evento, un potenziale nuovo classico moderno capace di sedersi allo stesso tavolo dei grandi capolavori indipendenti (e non solo) dell’ultimo decennio.

E poi, a coronare un pacchetto che sembra sfidare per ambizione produzioni con budget infinitamente superiori, c’è il pragmatismo del fattore economico. Il gioco si presenta sul mercato con un prezzo di lancio fissato a 29 euro.

Nel mercato videoludico odierno, dove il costo d’ingresso per le grandi produzioni ha sfondato tetti storici spesso non giustificati dalla qualità effettiva, proporre un’opera di tale caratura artigianale e ludica a questa cifra è un gesto quasi sovversivo.

Considerando la spaventosa qualità del platforming, la maestria dell’animazione a mano e la cura meticolosa riposta in ogni singolo fotogramma di questa demo, posso azzardare una previsione con ragionevole certezza: quando i titoli di coda scorreranno sullo schermo, scoprirete che quelli potrebbero rivelarsi i 29 euro meglio spesi della vostra intera vita videoludica.

Ora non resta che attendere. L’uscita ufficiale è ancora avvolta nel mistero del calendario del 2026, ma il seme dell’attesa è stato piantato, ed è destinato a crescere. Weappy Studio ha l’arduo compito di mantenere questo livello qualitativo vertiginoso per tutta la durata dell’avventura.

Se dovessero riuscirci, The Eternal Life of Goldman non sarà soltanto un gioco da finire, ma un promemoria di quanto i videogiochi, quando mossi da un’autentica visione d’autore e da un cuore pulsante, sappiano ancora essere la forma d’arte più totale e coinvolgente del nostro tempo.

Vai alla scheda di The Eternal Life of Goldman
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