10 anni di Overwatch: quando il mondo ha sempre bisogno di eroi

Quanto ci piaceva essere eroi disposti a combattere in nome della pace nel mondo?

Overwatch

BlizzCon 2014. Tra le novità dei suoi titoli di punta, Blizzard Entertainment sgancia un trailer cinematografico di un titolo totalmente inedito, non appartenente a uno dei suoi franchise più noti. Quel gioco porta la scritta Overwatch, e beh… quel nome è diventato storia e gloria per la compagnia di Irvine e per l’industria videoludica.

Uscito ufficialmente il 24 maggio 2016, lo sparatutto in prima persona è riuscito a conquistare moltissime attenzioni dal pubblico nel corso della sua lunga esistenza, farcita da una quantità impressionante di “Nerfa questo!”, rianimazioni dei compagni, cortocircuiti, squadre con solo attaccanti in gioco e tante azioni migliori delle partite.

Un’evoluzione che si può tranquillamente definire gloriosa e vincente, non senza macchie difficili da togliere che ne hanno ridimensionato il blasone, soprattutto durante la fase di transizione e dopo l’uscita di Overwatch 2.

Niente paura, arrivano i nostri!

Un mondo dilaniato dalle guerre, una task force internazionale (Overwatch, appunto) nata allo scopo di ristabilire la pace nel globo, la cui impresa, avvenuta con successo, ha introdotto il mondo in un’era di innovazioni e scoperte senza precedenti.

L’influenza di Overwatch era solida e fortissima, eppure dopo diversi anni cala in maniera graduale. Il gruppo si scioglie definitivamente, e nel mentre i conflitti riprendono la scena con uno schiocco di dita. La Terra è tornata di nuovo sul punto del collasso, segno che il mondo aveva l’urgente bisogno di quegli eroi e eroine per ripristinare l’armonia perduta.

Blizzard ha messo sul piatto una storia efficace, fatta di giustizia verso i civili, scoperte scientifiche, intrighi di potere ed economici. Ma soprattutto ha messo ben in evidenza l’ingrediente principale del successo del gioco: gli eroi e le eroine di Overwatch. Personaggi capaci di conquistare il cuore dei fan, incredibilmente ben realizzati nell’estetica e altrettanto nei tratti caratteriali e biografici. Tutto questo fin dal primissimo trailer.

Il filmato di presentazione al BlizzCon (visibile qui sopra) mostra come la tranquillità del museo viene smorzata dall’improvvisa irruzione dei primi quattro protagonisti: il brillante gorillone Winston, la subdola e velenosa Widowmaker, lo spietato Reaper e l’allegra scattante Tracer.

Stanno lottando fra loro per un qualcosa di prezioso esposto nel museo, indisturbati da chiunque se non da due ragazzini in visita capitati (forse) nel momento sbagliato. Il guanto di Doomfist è una preda succulenta agli occhi di Widowmaker e Reaper, se non fosse appunto per Winston e Tracer che cercano in tutti i costi di impedire il colpaccio. Un autentico caos.

Una comunicazione quasi vaga, tuttavia sufficiente ad alimentare la curiosità generale sul progetto Overwatch. E come passano i mesi, Blizzard pubblica diversi – e bellissimi – cortometraggi dedicati ad altri personaggi del roster. Le attese sono ancora più intense di prima, segno di quanto il motore comunicativo della compagine di Irvine stia dando i suoi frutti.

Si arriva verso fine 2015 con il rilascio della beta chiusa, un primo assaggio per i fortunati che hanno avuto l’accesso in anteprima. Nei primi mesi del 2016 arriva finalmente una possibilità per tutti grazie al rilascio della beta aperta di Overwatch, che con oltre 10 milioni di giocatori e giocatrici partecipanti ha subito messo in chiaro le sue intenzioni.

Un successo sicuramente già scritto dall’affluenza ottenuta dalla beta pubblica. L’inserimento di elementi presi dai MOBA (abilità, tempi di recupero) all’interno delle tradizionali meccaniche da sparatutto in soggettiva 6v6, unito alla divisione in classi dei personaggi con ciascuno dotato di armi, abilità e caratteristiche uniche, ha convinto gran parte di chi ha provato la beta.

Overwatch è stato in grado di distinguersi così nettamente dagli altri suoi simili grazie alle sue meccaniche di gioco. Una vittoria dimostrata negli anni successivi alla pubblicazione nel maggio 2016, dove solo nella prima settimana di vita si contavano circa 7 milioni di giocatori e giocatrici, fino a toccare quota 60 milioni di utenti ad aprile 2021 (contando eventuali profili temporanei).

Se questi numeri non dovessero bastare a giustificare il successo dello sparatutto “live service” (oggigiorno parola molto maledetta nell’industria), tocca il palcoscenico dei The Game Awards 2016 ad aggiungere un tassello aggiuntivo al suo palmarès: il Gioco dell’Anno vinto davanti al più quotato Uncharted 4: Fine di un Ladro.

Per quanto ai tempi io stesso ero più incline verso il titolo di Naughty Dog, la vittoria assegnata a Overwatch la ritengo senza dubbio meritata, un po’ per il clamore ottenuto e un po’ per la ventata d’aria fresca conferita al genere. La sua influenza è stata inoltre importante per altri studi intenzionati alla realizzazione di un titolo simile, alcuni con risultati non propriamente convincenti (qualcosa mi dice Concord, almeno in tempi recenti).

C’è da dire però che Blizzard ha strizzato un po’ l’occhio a Team Fortress 2, tra l’altro ipotesi confermata dall’allora direttore Jeff Kaplan. Per certi versi il titolo di Valve è stato un assist al bacio, se non altro la compagine di Irvine è stata in grado di aggiungere un tocco di personalità in più al mondo di gioco, alla storia e ai personaggi.

Overwatch
D.Va è senz’altro uno dei personaggi più amati del roster di Overwatch. Sottoscritto compreso

Gli eroi non muoiono mai

Vero trainante di Overwatch, gli eroi e le eroine che compongono il roster sono la principale fonte di energia che ha tenuto a galla la baracca, anche più del sistema di gioco. Ognuno dei protagonisti mette in evidenza i suoi tratti distintivi e racconta un suo vissuto sia prima che dopo la caduta di Overwatch, con una cura e un’attenzione maniacale.

Posso dire che è merito di essi se il titolo di Blizzard mi ha conquistato alla grande. L’intero cast (in evoluzione, meglio specificare) è stato un elemento integrante in vari periodi della mia vita. E questo perché? Parte del contributo lo hanno dato le citazioni, tratte dalle linee vocali da sbloccare tramite progressione o udibili nel corso delle partite, croce e delizia della caratterizzazione dei personaggi del gioco.

D.Va e l’immancabile “Nerfa questo!”; Mercy e il suo iconico “Gli eroi non muoiono mai”; Reinhardt e il poderoso “Cala il martello!”; “Provoca il più bravo, morirai da schiavo” di Sombra, diventato il mio motto preferito. E così via.

A proposito di preferiti, Sombra è in assoluto il mio “cuoricino più intenso”. Anzi, meglio Olivia Colomar, il suo nome reale prima di sparire totalmente nell’ombra. Ricordo benissimo la soddisfazione provata alla visione del cortometraggio “Intrusione” trasmesso al BlizzCon 2016, dove l’hacker messicana riesce ad infiltrarsi nei meandri delle Industrie Volskaya e prendere di petto Katya Volskaya, CEO dell’intero complesso industriale russo, ricattandola tramite un “accordo da amica”.

Opportunista, meticolosa, scaltra come pochissimi al mondo, ammaliante nella sua cupa eleganza e a volte anche spiritosa. Per come l’ha presentata Blizzard, Sombra è apparsa così armonica e perfetta. Il suo kit di abilità incentrato sull’hacking lascia spazio a uno stile di gioco fortemente tattico, dove ogni azione dev’essere centellinata al millimetro per essere imprevedibili sugli avversari e aggredire con facilità i malcapitati.

C’è chi però ha trovato il suo volto preferito in Zenyatta, il monaco e filosofico Omnic con i suoi globi per le cure e i danni. Oppure chi ha adorato Brigitte, la coraggiosa figlia di Torbjörn armata di mazzafrusto e scudo, o direttamente l’ingegneristico padre con le sue – insopportabili – torrette. Ogni personaggio del cast di Overwatch è apprezzato – o odiato – da fette varie di pubblico. Come si dice, al cuor non si comanda!

Un fenomeno globale tra gli sport elettronici

Se gran parte del successo di Overwatch deriva essenzialmente dai protagonisti, il suo circuito competitivo è un altro elemento da non sottovalutare nell’equazione. Almeno nella mia cerchia di amici ero tra quelli tanto interessati alla scena eSports, con Blizzard brava nella costruzione di una solida impalcatura costituita da leghe competitive di ogni tipo (mondiali, continentali, nazionali, locali, ecc.).

Il campionato a squadre dato sia dall’Overwatch League sia dai Contenders fu un motivo in più di “appartenere e sostenere un club preferito”, come succede negli sport tradizionali a squadre. La Coppa del Mondo fu l’apice della soddisfazione di ogni nazionale qualificata, compresa la nostra nonostante non eravamo tra i migliori.

Il motore competitivo di Overwatch funzionava alla grande, almeno fino al 2020 con l’esplosione dell’epidemia mondiale che complicò non poco le cose. Diciamo che il declino della scena eSportiva non fu dovuto solo a causa del COVID-19, ma anche da una serie di mancati accordi e dal graduale abbandono degli sponsor e delle squadre iscritte nella League, oltre all’intera vicenda dell’acquisizione di Activision-Blizzard da parte di Microsoft.

Nel novembre 2023, Blizzard aveva annunciato che Overwatch stava “transizionando” verso una struttura eSportiva più tradizionale, almeno se prendiamo in esame la League che sarebbe diventata nel 2024 la Overwatch Champions Series (OWCS). Per il resto la situazione sembra ancora in divenire, sebbene bisogna dire che l’attenzione degli appassionati sta mancando, o quantomeno è andata man mano calando.

Il tracollo Overwatch 2 e il ritorno al vecchio nome

Mettendo da parte la parentesi eSports, la scalata di Overwatch fino alla vetta dell’Olimpo videoludico è stata innegabile agli occhi di chiunque. Ma quando pensi di aver raggiunto quel traguardo, è lì che devi tirar fuori la costanza di resistere alle insidiose sferzate di neve. Costanza che a un certo punto è venuta a mancare in Blizzard, in particolare nel periodo di Overwatch 2.

Questo capitolo è, letteralmente, il frutto di limiti e scelte sbagliate commesse dal colosso di Irvine. La sua esistenza annunciata al BlizzCon 2019 ha fatto sì che il team di sviluppo gli prestasse maggiori attenzioni, impattando però in modo negativo nei confronti del supporto continuativo verso il “primo” Overwatch.

Per anni non sono stati rilasciati ulteriori personaggi dopo l’ingresso di Echo. Così per le mappe di gioco, o almeno solo in forma lievemente parziale. Giusto qualche evento speciale con nuovi modelli estetici e i classici eventi stagionali come Giochi Estivi, Halloween da Incubo, Magico Inverno, Capodanno cinese, Archivi e Anniversario. Insomma, Overwatch 1 stava quasi per cedere.

Overwatch 2
Overwatch 2 è il risultato di promesse non raggiunte da Blizzard, come la tanto attesa modalità Storia mai concretizzata del tutto

Arriva Overwatch 2 nell’ottobre 2022. Il gioco ha registrato dei buonissimi numeri al lancio in termini di pubblico, vuoi specialmente per la scelta di proporlo gratuitamente e non a pagamento come il primo capitolo. Oltretutto c’era la promessa futura di una modalità di gioco PvE incentrata sulla storia, con missioni cooperative a quattro giocatori contro personaggi non giocabili. Il ché sulla carta sembrava così intrigante da offrire un valido pretesto al passaggio verso il nuovo.

Quando la situazione pare sotto controllo, improvvisamente ecco giungere la doccia fredda nel maggio 2023: la tanto attesa modalità PvE viene completamente cancellata. Secondo Aaron Keller, attuale direttore di Overwatch, gli sviluppatori stavano lavorando a troppe cose contemporaneamente, tanto che a un certo punto è venuta a mancare la concentrazione collettiva. In poche parole, non c’era la garanzia di offrire ai giocatori e giocatrici una modalità funzionale e ben raffinata.

Se uniamo tutti i tasselli, tra cui anche una cattiva gestione delle ricompense ottenute tramite semplice progressione, il quadro che viene fuori è molto evidente. A causa del nuovo capitolo, Overwatch ha perso la bussola e con sé il pubblico che tanto si è affezionato con gli eroi e le eroine del roster.

Overwatch 2
Alcuni dei vecchi eroi aggiornati all’uscita di Overwatch 2

Dopo anni di pura inerzia, Blizzard decide allora di giocare un’ultima carta. Con un evento Spotlight andato in onda il 4 febbraio 2026, il direttore Keller e altri membri dello sviluppo presentano un’autentica rivoluzione al gioco. Le novità mostrate per Overwatch sono ricche, ma il più importante è l’eliminazione del “2” dal nome.

L’ho definito un rilancio sì nostalgico, però così dolce. La pletora di contenuti in arrivo è potenzialmente promettente per un rilancio in grande stile. Blizzard l’ha definita “un’era guidata dalla storia”: non vuole riesumare la modalità Storia cancellata, piuttosto vuole prendere una parte di quell’idea ed espanderla attraverso cortometraggi, racconti, fumetti animati, aggiornamenti alle mappe esistenti ed eventi in game, come il più recente Regno di Talon.

L’inizio del “nuovo” Overwatch è andato ben al di sopra delle aspettative e per Blizzard si tratta di un importante segnale da custodire in cassaforte. Ed è qui che comincia la vera sfida, nel clima – finalmente – favorevole in termini di affluenza. Riuscirà la compagine di Irvine a mantenere viva la fiamma degli appassionati ridando lustro a ciò che ha reso vittorioso Overwatch? Dopotutto lì fuori c’è un mondo che ha sempre bisogno di eroi, no?

Vai alla scheda di Overwatch: Origins Edition
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