Dieci anni dopo Batman: Arkham Knight, l’industria è andata davvero oltre?

Sono passati 10 anni dall'ultimo della serie Batman: Arkham e ancora la sua struttura "fa scuola" agli action moderni

Batman: Arkham fa ancora scuola

La serie Batman: Arkham rappresenta sicuramente il punto più alto mai toccato dai videogiochi sui supereroi e, fin dal suo primo capitolo, è diventata un punto di riferimento importante per tutti i giochi action. Nonostante Batman: Arkham Knight, ultimo capitolo della serie, sia uscito nel lontano 2015, la serie Arkham rimane la bussola per le case di sviluppo di oggi.

In un’industria videoludica che corre e cerca di andare sempre più veloce, la creatura di Rocksteady Studios sembra invulnerabile a questa velocità, confermandosi una pietra miliare tra i giochi action in generale, avendo proposto alcune meccaniche che sono state riprese da tantissimi altri titoli negli anni a seguire.

Non si tratta di semplice nostalgia. Batman: Arkham non è semplicemente invecchiato bene, è frutto di una straordinaria progettazione che lo ha reso innovativo nel suo periodo di uscita ed attuale anche nel contesto videoludico moderno. Con questo non si intende esclusivamente il capitolo più recente della serie ma anche il primo Batman: Arkham Asylum datato 2009.

Batman: Arkham, una svolta nel design degli action

Arkham Asylum, Arkham City e Arkham Knight hanno innovato in maniera determinante il design degli action. C’è una struttura di gameplay action prima di Arkham, e una successiva ad essi. La rivoluzione più importante in questo senso è stata sicuramente il sistema di combattimento freeflow.

Un sistema di combattimento fluido, leggibile, basato su combinazioni di tasti semplici che permettono di attaccare, contrastare e compiere attacchi pesanti, a cui è possibile abbinare l’uso di numerosi gadget. Il ritmo è centrale per poter inanellare delle combo devastanti e con pochi tasti premuti con il tempismo giusto è possibile assistere a sequenze straordinarie.

Batman: Arkham e la potenza del game design

Molti action moderni nascono da questa idea di combattimento cercando di imitarla, delle volte senza successo. Una delle migliori imitazioni in questo senso è stata messa in atto da un altra IP videoludica di supereroi: la serie degli Spider-Man di Insomniac.

Insomniac ha ripreso in maniera magistrale il sistema di combattimento sviluppato nella serie Arkham, adattandolo in maniera perfetta al mondo dell’uomo ragno. Un ottimo esempio di come prendere una meccanica vincente e plasmarla sul proprio prodotto, senza risultare una copia mal riuscita.

Arkham è botte, tante botte… ma non solo

In un gioco dove impersoniamo il Cavaliere Oscuro è inevitabile che abbiano una notevole centralità le “sonore botte”. Tuttavia, la serie di Rocksteady propone molto di più. Nei tre giochi della saga Arkham noi controlliamo Batman in tutto e per tutto, e il gioco ti fa sentire davvero Batman. Ti fa sentire, cioè, il detective migliore del mondo.

A partire dalla modalità detective che incide in maniera importantissima in tutto il gameplay, fino ad arrivare a tutti i gadget visti nei film del Cavaliere Oscuro, questi elementi permettono al giocatore di sentirsi a tutti gli effetti un grande detective.

La modalità detective, in particolare, è il fattore più determinante in questo senso. Attraverso un tasto il giocatore ha la possibilità di cambiare la propria visuale in una sorta di modalità ad infrarossi, che però è molto di più.

Batman: Arkham Combat system

Attraverso essa Batman può vedere i nemici anche attraverso le pareti, potendo pianificare le fasi stealth in maniera precisa e letale. Inoltre, permette di visualizzare gli elementi con cui poter interagire attraverso i vari gadget: generatori da poter far esplodere, casse di munizioni da manomettere, elementi con cui poter distrarre gli avversari attraverso il sintetizzatore vocale ecc.

Arkham come manifesto di cura e rispetto dei personaggi

In moltissimi casi, nei videogiochi che riprendono personaggi di film, fumetti e altro, la fanbase rimane spesso fortemente delusa dal modo in cui i loro personaggi simbolo vengono riproposti: poca cura, poca attenzione al dettaglio e poca personalità. Non è certamente questo il caso di Batman: Arkham.

La serie di Rocksteady è il modello perfetto di come lavorare su un mondo così delicato come quello di Batman senza urtare la sensibilità degli appassionatissimi e, anzi, avvicinare anche chi questo mondo non lo conosce per niente, creando legami importanti con tutti i personaggi del gioco.

Batman: Arkham la cura dei personaggi, anche secondari

Non solo Batman, i personaggi secondari come Barbara e James Gordon, i villain Joker, Spaventapasseri, Poison Ivy e tanti altri, la stessa Gotham: si tratta di esempi incredibili di come prendere un mondo rispettando il materiale originale e allo stesso tempo reinterpretarlo in maniera intelligente.

Sembra un fattore di poco conto ma in realtà si possono individuare numerosi giochi che, anche per questo, hanno ricevuto pesanti critiche nonostante potessero disporre di un notevole materiale. Basti pensare a Marvel’s Avengers, un esempio di come, se non si lavora ad un progetto con cura e rispetto del materiale a disposizione, un mondo che potrebbe essere una gallina dalle uova d’oro diventa un fattore di fallimento.

Perché oggi non si è andati oltre?

La domanda fondamentale è quindi: perché l’industria non è riuscita a sfruttare questo modello al limite della perfezione, facendo tesoro delle sue meccaniche, e cercando di proporre anche un qualcosa di qualitativamente superiore ad una saga vecchia almeno dieci anni? In questo senso muoverei la riflessione su tre piani fondamentali: l’aspetto tecnico, quello “editoriale” e infine quello più profondo.

Sotto il punto di vista tecnico è impensabile che una serie di 10-15 anni fa sia superiore nella qualità tecnica ai giochi moderni, anche se questo non è sempre vero. Tuttavia, è proprio questo uno dei limiti dell’industria videoludica moderna.

La serie Arkham poneva la sua attenzione sulla parte più profonda del game design, pur non tralasciando ovviamente l’aspetto puramente tecnico a livello grafico e di immagini. Ma il fattore cruciale che caratterizza Arkham è che Rocksteady non si è concentrata nella realizzazione di un gioco bello ma fine a se stesso: i giochi di Batman sono divertenti, ben scritti e ben definiti.

Oggi, invece, gli studi di sviluppo non hanno come punto di partenza l’aspetto profondo del videogioco ma più il suo contenitore. Sembra quasi che oggi sia impossibile realizzare un gioco che non sia open world, con una progressione infinita, mille collezionabili inutili ai fini del gioco ma messi come semplici riempitivi, e potrei andare avanti… In definitiva molti giochi si sono espansi ma non sono rifiniti nel loro profondo, bellissimi esteticamente ma poveri di significato.

In questo senso ci possiamo collegare al secondo punto, l’aspetto “editoriale”. Oggi un action deve adattarsi al main stream, cercando di andare “sul sicuro” creando però dei prodotti quasi fotocopia gli uni con gli altri. Gli action moderni devono durare decine di ore, sostenere aggiornamenti che prolunghino la loro vita e introdurre meccaniche di monetizzazione e pass stagionali.

Questo non succede nella serie Arkham o, meglio, non è questo l’obiettivo perseguito da Rocksteady. Infatti, i giochi di Batman non hanno come scopo quello di essere infiniti, sempre aggiornati e al passo con i tempi. Semplicemente è il loro modo di essere che li rende sempre apprezzabili e indifferenti al passare del tempo. Batman: Arkham non doveva durare per sempre, doveva funzionare sempre bene.

Batman: Arkham perchè non si è andati oltre

Arriviamo, quindi, all’ultimo punto quello della profondità che si scontra con la complessità ricercata negli action moderni. Sì, perché nei videogiochi di oggi si tende a pensare che andare nel profondo voglia dire aggiungere, aggiungere e aggiungere. Aggiungere build sempre più complesse, aggiungere abilità e sistemi, con un sistema sempre più lungo e delle volte esasperante.

Arkham dimostra che un videogioco può funzionare in maniera totalmente opposta. Poche regole, chiare e che si combinano in modo naturale senza alcun tipo di forzatura. Una progressione lineare, semplice ma allo stesso tempo gratificante. Un’evoluzione percepibile, reale, che risulta naturale andando avanti nell’avventura.

Batman: Arkham non è solo un gioco vecchio che invecchia bene…

Abbiamo capito che la serie di Arkham ha segnato in maniera importante, non solo il genere action, ma tutto il settore dei videogiochi. Ma l’aspetto da tenere in considerazione è che i giochi di Batman non sono solo dei giochi invecchiati bene ma sono frutto di una progettualità precisa che li rende moderni e godibili in qualsiasi momento si giochino.

Un progetto pensato bene fin dall’inizio in tutte le sue componenti. Dal sistema di combattimento, alla costruzione di Gotham, la scrittura del Cavaliere Oscuro e dei vari personaggi secondari, che secondari non lo sembrano mai. Quindi, finché gli action, ma i videogiochi in generale, non terranno in considerazione gli aspetti di progettualità, cura del dettaglio e concentrarsi esclusivamente sul divertimento sarà complicato poter andare oltre ad un modello che fa scuola da almeno 15 anni.

Vai alla scheda di Batman: Arkham Asylum
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