Back in Time – Babel: The King of the Blocks

Le ambizioni di Babel.

Siamo quasi al termine: dopo oltre quattro anni, Back in Time sta per esaurire le cartucce. Prima di sparare gli ultimi prestigiosi colpi nelle prossime settimane, dedichiamo qualche minuto di questo sabato pomeriggio a Babel: The King of the Blocks, un PS Minis di StormBasic che giungeva in Europa nella metà di giugno di undici anni fa.

In una terra simile all’Egitto antico, un giovane chiamato Babel (nome evocativo…, NdR) ambisce a diventare grande costruttore: per riuscirci, dovrà cimentarsi in diverse sfide che proveranno la sua abilità come architetto. Tali sfide sono raggruppate in tre diverse modalità per il single player, ciascuna delle quali consta di 18 livelli, a cui bisogna aggiungere quella multiplayer.

Come ci apprestiamo a vedere, le modalità sono accostabili a due a due, quindi le illustreremo a coppie, senza particolari problemi. Una coppia funziona, l’altra decisamente meno…

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Le due modalità di gioco di Babel che possiamo ritenere riuscite sono Il Tempio e La Grande Piramide. Si basano sullo stesso principio, cioè quello di erigere una costruzione stabile scagliando, dall’alto di un’impalcatura, i blocchi che vengono forniti; essi sono di diverse fogge e dimensioni: ce ne sono di quadrati grandi, di quadrati piccoli, di circolari, di triangolari, ecc., ragion per cui non è sempre facile mantenere il tutto in equilibrio.

La Grande Piramide è sostanzialmente una variante più complessa (sulla carta, almeno) del Tempio, in quanto la base su cui poggiare i mattoni è costituita da una o più bilance o, per essere più precisi, leve di primo genere. In un livello i blocchi sono sempre gli stessi e si presentano con un ordine costante (di cui avete un’anticipazione a sinistra, come si vede dall’immagine) nei vari tentativi, quindi sarà importante sforzare la memoria per superare le sezioni più ostiche, le quali richiedono un approccio trial and error.

Non è si può propriamente dire che le sfide siano proposte in ordine crescente di difficoltà, facendo un’eccezione per le prime, palesemente più semplici; alcune costruzioni richiederanno una pianificazione abbastanza complessa, ma, soprattutto, una grande precisione nello scegliere il punto da cui far cadere i blocchi. Potrete utilizzare come riferimento le assicelle che compongono il pontile. Ecco, questa è la parte migliore di Babel, quella ben fatta e abbastanza stimolante.

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La Torre e il multiplayer, invece, costituiscono la parte di Babel che si fa proprio fatica a digerire. La Torre vi richiede di costruire una torre (ma va!, NdR) di un’altezza prefissata con i mattoni che cadono dall’alto ad uno ad uno, come se si trattasse di un Tetris. Il problema risiede nei controlli pessimi in fase di caduta, che potreste domare solo impiegando molto tempo e pazienza: uno sforzo che non vale assolutamente la pena di compiere.

Il disappunto per il multipayer è pure maggiore, dal momento che si gioca esattamente come la Torre, solo che cadono due blocchi alla volta, uno per ciascun giocatore. È prevista solo una modalità in locale, che vi vedrà spartirvi il controller o la PSP con il vostro compagno: uno usa la frecce direzionali, l’altro i tasti Cerchio e Quadrato.

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Babel: The King of the Blocks è un giochino riuscito solo a metà, o poco più. Potrebbe interessare gli amanti dei puzzle game, che con piacere gli dedicheranno un pomeriggio per completare, livello più, livello meno, il Tempio e la Grande Piramide. Abbastanza superfluo soffermarsi su grafica e sonoro: sono dignitosi e adeguati ad una produzione del genere, in particolar modo la prima.

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