Back in Time – Jak and Daxter: The Lost Frontier

L'ultima avventura di Jak e Daxter.

La settimana scorsa abbiamo chiuso il 2019 parlando di LocoRoco e del ciclo vitale di PSP. Iniziamo questo 2020 parlando ancora di PSP, ma anche di PlayStation 2, che proprio nel 2020 compie vent’anni di vita. Il gioco di oggi è Jak and Daxter: The Lost Frontier, giunto dapprima sulla console portatile di Sony e poi portato sulla morente PlayStation 2, come in quel periodo era consuetudine (pensiamo a Silent Hill Origins di cui abbiamo già parlato, o a Motorstorm: Arctic Edge, di cui parleremo la prossima settimana). Purtroppo fu l’ultimo Jak and Daxter a vedere la luce.

Ancora una volta, vuoi per la trama, vuoi per il gameplay, l’Eco svolgerà un ruolo di primaria importanza: sotto il primo profilo, esso costituisce lo scopo di quest’ultimo viaggio; Jak, Daxter e Keira sono alla ricerca di nuove fonti di Eco per salvare il mondo un’altra volta, ma, come è ovvio, non tutto filerà liscio… Le vicende sono interessanti e, grazie alle ottime cutscene, costituiscono un gradevolissimo intermezzo fra una missione e l’altra, ritagliandosi uno spazio ben commisurato al genere di appartenenza del gioco, come già Naughty Dog aveva insegnato, a partire almeno da Jak II.

Sotto il secondo profilo invece, quelli di High Impact Games si sono trovati dinanzi a una bella gatta da pelare: se, da un lato, non era opportuno riproporre Dark/Light Jak anche in The Lost Frontier, dall’altro non si poteva lasciare un “buco” nel gameplay causato dall’assenza di questi elementi. La soluzione è duplice:

  1. Jak non si trasforma più, ma ha a disposizione nuovi poteri donati dai Precursor (come lo scudo o lo scontatissimo tempo rallentato) e utilizza l’Eco Oscuro raccolto per potenziare, grazie all’aiuto di Keira, in grado di convertire l’Eco, le proprie abilità, suddivise in quattro categorie corrispondenti ai quattro colori originari dell’Eco: le abilità “Eco Rosso” riguardano la forza fisica, quelle “Eco Verde” la salute, quelle “Eco Blu” e “Eco Giallo” conferiscono diversi piccoli power up. Sistema non originalissimo, ma molto efficace nella personalizzazione;
  2. a questo giro, sarà Daxter a trasformarsi: queste particolari fasi, che servono a conferire maggiore varietà, sono in realtà poco riuscite, sia in merito al design di Dark Daxter, sia in merito al gameplay. Trattasi di sequenze d’azione votate al più becero button mashing e condite da semplici enigmi basati sulla pressione di alcuni bottoni.

The Lost Frontier

Fortunatamente, però, le fasi con Dark Daxter non sono molte, anzi, sono solo un diversivo tra le varie missioni, che funzionano ancora bene grazie a una formula originale (o meglio, originaria, siccome sempre quella è da Jak II) che mischia azione e piattaforme. Queste ultime, tuttavia, sono afflitte da telecamere mal regolate, come succede in buona parte dei giochi di questo genere su PSP; su PlayStation 2, grazie alla presenza dell’analogico destro in luogo dei dorsali utilizzati sulla portatile Sony, è possibile aggiustare la visuale in modo abbastanza efficiente (anche se non senza difficoltà).

Altra pecca sono le armi, non tanto perché sono solo quattro come al solito, ma perché sono sempre le stesse: certo, vi troverete subito a vostro agio con l’arsenale, però forse avreste gradito qualche aggiunta (almeno, se sono sempre quelle, perché Jak non se le porta dietro? Cioè, parte in missione disarmato? Mah…, N.d.R.). Quantomeno, presentano molti upgrade (aumento di munizioni, capacità di fuoco, miglioramento della ripetizione) sparsi in forzieri per i vari livelli: un buon motivo, assieme alla ricerca dei globi Precursor, per esplorare attentamente le aree di gioco, riflettendo sempre sui possibili usi dei diversi poteri.

The Lost Frontier

L’ultima “faccia” del gameplay di The Lost Frontier è costituita dall’aggiunta delle sezioni aeree, inedite nella saga. Nel corso dell’avventura, Jak avrà a disposizione cinque velivoli, ampiamente personalizzabili in armamentario e altre caratteristiche, dimostrando continuità con le scelte in merito alla customizzazione delle abilità di cui abbiamo testé parlato. Pad alla mano, volare si rivela abbastanza divertente, nonostante una scarsa sensazione di velocità e controlli un po’ pigri; Daxter, in questo caso, giocherà un ruolo attivo: potrete infatti scagliare contro gli avversari l’Ottsel (dall’inglese “otter” = ”lontra” + “weasel” = ”donnola”, “furetto”, N.d.R.), che si produrrà in vere e proprie azioni di sabotaggio tramite gli ormai abusati QTE, permettendovi anche di guadagnare nuovi pezzi per l’aereo. Sceglietelo bene fra quelli disponibili, ed equipaggiatelo con attenzione, perché alcune dogfight nella seconda parte del gioco potrebbero rivelarsi inutilmente impegnative, se affrontate senza la giusta preparazione.

Quanti di voi stiano già inneggiando alla grande ventata d’aria fresca che le sezioni di volo dovrebbero comportare, devono comunque tener conto del fatto che esse sostituiscono semplicemente quelle di guida, assenti in The Lost Frontier. D’altronde, senza il free roaming dei capitoli secondo e terzo, che avevano città e vaste estensioni di territorio a disposizione, la struttura si è leggermente linearizzata: ora Jak si reca con il suo velivolo nel luogo della missione, la svolge e torna all’aeronave principale, dove spesso avrà luogo una scena di intermezzo. Questi piccoli spostamenti in aereo daranno frequentemente luogo a imprevisti, come attacchi/ assedi da parte della corazzata del cattivone, scatenando le battaglie.

The Lost Frontier

The Lost Frontier non sfrutta pienamente le potenzialità della console, come, ad esempio, God of War: Chains of Olympus o il precedente Daxter. Il comparto grafico, dunque, non è eccellente, ma neanche pessimo, e trova i suoi punti di forza nei modelli poligonali e nelle cutscene, le quali soffrono solo del cambio di doppiatori per quanto riguarda Jak e Keira, mentre è penalizzato da ambienti un po’ ripetitivi e spogli, quest’ultimo difetto condiviso pure dal sonoro. A migliorare la situazione ci pensa una colonna sonora adeguata e in linea con la serie e il solito Daxter, adorabile/ detestabile – come è giusto che sia – a seconda delle vostre inclinazioni (ma suppongo che la maggior parte di voi lo ami! N.d.R.).

La longevità è in linea con la maggior parte degli action/adventure/platform: 8 ore vi saranno sufficienti per vedere i titoli di coda, ma potreste spenderne qualcuna in più alla ricerca dei Globi Precursor, che sbloccano i soliti simpatici trucchi, svolgendo incarichi secondari o smanettando con la personalizzazione dei velivoli. Assente qualsiasi modalità multiplayer, anche se forse le dogfight ne avrebbero beneficiato.

The Lost Frontier


Jak & Daxter: The Lost Frontier vede il ritorno (oltre che di Daxter nel titolo, ingiustamente estromesso dal secondo episodio) di una coppia che ha fatto la storia di PlayStation 2. Questa volta Jak purtroppo non è in forma smagliante, ma ce lo facciamo andare bene.

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