Star Fox ed i suoi innumerevoli remake
Star Fox risorge ancora una volta con l'ennesimo remake di Star Fox 64, ormai siamo arrivati a 3 remake di quest'ultimo.
Dopo un decennio di assordante silenzio radio al netto della lodevole, ma puramente filologica, operazione di recupero di Star Fox 2 sul catalogo SNES Classic Mini, l’ammiraglia spaziale di Nintendo è finalmente pronta a riaccendere i motori.
L’iconico Fox McCloud si appresta a sbarcare sui circuiti della neonata Nintendo Switch 2, cavalcando un’onda anomala di speculazioni e aspettative.
Un hype infiammato in modo viscerale dalla recente e geniale sinergia transmediale di Kyoto: l’inserimento del franchise all’interno del clamoroso adattamento cinematografico di Super Mario Galaxy.
Una mossa che aveva convinto critica e pubblico di una cosa sola: l’Arwing era pronto a volare verso orizzonti del tutto inediti, e in effetti, Nintendo ha risposto all’appello confermando l’imminente release ufficiale per il prossimo 25 giugno, distante ormai una manciata di settimane.
Eppure, al momento del disvelamento, l’industria ha dovuto incassare una doccia fredda, invece di cogliere l’opportunità per scrivere un capitolo totalmente nuovo e far evolvere strutturalmente la saga, la casa madre si è rifugiata nella sua zona di massimo comfort.
Non ci troviamo di fronte a un’avventura inedita, ma all’ennesima iterazione, all’ennesimo remake del sempiterno e intoccabile Star Fox 64.
Un’operazione indubbiamente affascinante sul piano tecnico, ma che certifica la cronica “sindrome dell’eterno ritorno” che sembra condannare questa IP a rivivere ciclicamente i suoi passati trionfi, senza il coraggio di osare verso il futuro.
Star Fox è il terzo remake di un remake
Ebbene sì, ci troviamo di fronte a un vero e proprio cortocircuito videoludico: con questa iterazione tocchiamo l’assurda quota del terzo rifacimento ufficiale per Star Fox 64 (il quale, per una crudele ironia della sorte, era già a sua volta un reboot/remake dell’originale capostipite).
Sia chiaro, non voglio peccare di lesa maestà: l’avventura per Nintendo 64 resta un capolavoro di level design e rigiocabilità, un classico dal valore inestimabile che merita assolutamente di essere tramandato e metabolizzato dalle nuove generazioni.
Ma la domanda, a questo punto, sorge spontanea e martellante: c’era davvero la necessità strutturale ed editoriale di questa ennesima riproposizione?
L’occasione sprecata è, francamente, clamorosa, se l’intento di Kyoto era quello di pescare dal proprio retaggio, perché non investire queste risorse in un remake totale di Star Fox 2?
Parliamo di un’opera affascinante ma rimasta tragicamente intrappolata nell’obsolescenza del Super Nintendo, piagata da un framerate a dir poco claudicante e anacronistico.
Quello sì che avrebbe rappresentato un restauro salvifico e doveroso per l’utenza, invece no, la scelta è ricaduta per la terza volta sulla via più facile.
E a gettare ulteriore sale sulla ferita è la natura stessa di questa operazione: dai primi scorci mostrati, non ci troviamo minimamente davanti a un’opera di reimmaginazione coraggiosa, capace di espandere e attualizzare la formula di gioco.
Al contrario, il tutto puzza prepotentemente di una pigra operazione conservativa, un banalissimo porting 1:1 ammantato da una semplice passata di smalto poligonale moderno, un “compitino” estetico che rifiuta categoricamente di osare.

Tecnicamente però sembra fantastico
Spostando l’analisi sull’infrastruttura puramente tecnica, e basandoci sul footage mostrato durante la presentazione, il giudizio si declina in un plauso assoluto e senza riserve.
Finalmente, stiamo iniziando a scalfire la vera potenza computazionale di questa Nintendo Switch 2, fino a questo momento, l’onere di fungere da vero e proprio benchmark tecnico per spremere a dovere i nuovi circuiti di Kyoto era ricaduto quasi esclusivamente sulle spalle del mastodontico Metroid Prime 4 (di cui trovate la mia recensione).
Ebbene, sembra che questo rifacimento di Star Fox sia prontissimo a raccogliere quel gravoso testimone, il salto generazionale rispetto alla prima Switch è lapalissiano: ci troviamo di fronte a una modellazione poligonale dei vascelli e dei personaggi di una densità sensibilmente superiore, affiancata da un comparto texture che sfoggia finalmente una risoluzione nitida e cristallina.
Ma i muscoli dell’hardware sarebbero fini a se stessi senza una solida identità visiva, e l’intero impianto è fortunatamente sorretto da un’art direction a dir poco ispirata.
La palette cromatica esibita ha una forza magnetica che rapisce istantaneamente lo sguardo, toccando vette di eccellenza nella resa atmosferica dei biomi più estremi.
La transizione visiva tra l’algida, abbacinante desolazione glaciale di Ficina e la brutale, asfissiante incandescenza magmatica di Solar rappresenta un virtuosismo estetico clamoroso, ma è doveroso sottolineare come anche l’intera impalcatura del Sistema Lylat non abbassi mai l’asticella di questa sontuosa qualità visiva.

Per ora non ci resta che attendere la release finale, sperando anche in qualche contenuto in più
Tirando le somme di questa nostra disamina preliminare, l’entusiasmo di fondo rimane innegabile: stiamo pur sempre parlando del restauro di un monolite sacro del game design, capace di plasmare un’intera generazione.
Un hype palpabile, al netto dell’ingombrante fardello di trovarci di fronte alla sua terza, ostinata reincarnazione.
Eppure, il mio timore più viscerale è che questa scintillante meraviglia visiva rischi di esaurirsi nel vacuo ruolo di mera “tech demo” per mostare le potenzialità di Switch 2.
La speranza, o per meglio dire la necessità, è che il team di sviluppo trovi finalmente il coraggio autoriale di deviare dal tracciato prestabilito, innestando varianti ludiche inedite e un’espansione corposa dei contenuti originali.
Questo non è un semplice capriccio da fan incontentabile, ma una cruda urgenza editoriale: l’intero franchise di Star Fox si trova in bilico sull’orlo dell’abisso, con un bisogno disperato e anagrafico di svecchiarsi, captare nuove fasce di utenza e sfuggire alla spietata condanna dell’oblio videoludico.
E per compiere questo miracolo, per far ripartire davvero l’Arwing, la confortante parata nostalgica di un banale porting 1:1 non è più sufficiente: serve un guizzo creativo, quel vitale “qualcosa in più” che trasformi un tributo al passato nella solida promessa di un futuro.
Vi lascio infine il link al direct di Nintendo, per avere un assaggio di questa opera in vista del lancio.