“L’amore che non muore” – Recensione bluray

Una storia d'amore in due parti, tanto condannata all'oblio quanto appassionante nella rincorsa

Editoria & Trasparenza

Copia retail (fisica) fornita gratuitamente dal produttore/editore. Nota: Ringrazio Plaion Pictures per l'invio della copia fisica

Non posso dire di essere un esperto di film francesi o, per dio, di film romantici, ma c’era qualcosa, nello stile visivo apparente di “L’amore che non muore”, che mi attirava. Vuoi la foto d’impatto in copertina (due ragazzi che si baciano sul muso di un treno in corsa), vuoi l’effetto di grana dell’immagine, vuoi questo nome che un po’ fa il verso a quegli stupidissimi nomi di film romantici, ma senza cadere nel suo stesso tranello.

Mi preoccupava un po’ la durata, sì (160′), ma ero pronto a farmi sorprendere, e il film di Gilles Lelouche mi ha sorpreso, più di quanto pensassi.

“L’amore che non muore” – Recensione bluray

“L’amore che non muore” è un film fatto di due metà. Ad aprire le danze, un intro fatta di suoni secchi, e il treno di una violenza esplicita fatta di proiettili e vendette sonoramente in arrivo, quasi fosse una rincorsa ad un evento narrativo importante che ancora ci sfugge.

Lo stile del film si nota subito: siamo per strada ed è quasi tutto ingabbiato in una bicromia rosso-blu che detta una disarmonia cromatica fra il “lui” (che scopriremo chiamarsi Clotaire), predominante rossa, e la “lei” (Jacqueline, o Jackie), predominante blu. Si gioca costantemente su questa bicromia, a volta acconsentendone l’evidenziazione, altre volte ribaltandola.

In questo frangente, che ci mette davanti ad un Clotaire per qualche motivo bloccato in un movente di vendetta armata e una Jackie in corsa verso qualcosa, il tutto sullo sfondo di una notte il cui buio è solo emotivo, e non cromatico. Siamo testimoni solo delle ombre della violenza che Clotaire vuole e pretende, finché lui corre in macchina, e un colpo in testa gli toglie la vita. No, questo film non inizia dalla fine, non preoccuparti.

Se già questa intro non può non fare l’occhiolino ai gangster movie “di una volta”, i titoli di testa mi hanno dato un colpo di frusta assurdo: sono quasi dei titoli di testa horror, mentre la telecamera va verso le fiamme di una ciminiera, in una zona industriale non meglio definita, con i colori più saturati che io abbia visto di recente in una pellicola. Sono colori sparatissimi, e il bluray sicuramente restituisce meglio il coraggio cromatico, quasi sovrasaturato, del film in questo momento.

Narrativamente si fa qualche passo indietro, ad un Clotaire bambino che vuole solo fare il supereroe ma è dispettoso con i fratelli e distratto con le cose preziose di famiglia. Quasi una famiglia frutto dell’amore, tranne che per lui, relegato a sistemare un vaso da lui rotto mentre gli altri pranzano e ridono alle sue spalle, a pochi passi da lui.

Il rapporto con il padre non ha bisogno di molto per essere tracciato, ma anche qui “L’amore che non muore” qualche sorpresa la regala: in un dialogo semplice ma pregno di significato per il futuro di Clotaire e del film, il padre gli dice di non affezionarsi alle cose belle della vita, perché “il bello non serve a niente” e, inevitabilmente, non dura. Le soluzioni registiche si dimostrano ancora buone, e l’attore che interpreta il piccolo Clotaire (Louis Raison) è molto bravo.

Dopo un accenno ad un altrettanto decenne – o poco meno – Jacqueline, si vola al liceo, anni dopo. La morte della madre di Jacqueline non è lo spettro sulla spalliera che altri film avrebbero narrativamente usato con l’evidenziatore nero, e qui si svela la prima metà del film, quella dedicata all’adolescenza dei due protagonisti.

Il contrasto è quello dei più classici: lui teppistello di quartiere, lei proveniente da una scuola privata, ma i due protagonisti si tengono da subito testa. Lei riporta lui con i piedi per terra, non rispondendo alle provocazioni e anzi lanciandone lei stessa, lui mette l’arroganza abbaiante di quell’età da parte per trasformarla in dedizione… a lei.

Il love language di Clotaire d’altronde è fatto di piccoli atti criminosi, come il rubare un vinile del gruppo che sa che Jackie adora, o il farla “bruciare” scuola per andare alla spiaggia. In mano ad un altro script, tutto ha il potenziale di essere melenso, ma qui il ritmo è piacevolissimo, ed è difficile restare inermi di fronte alla bellezza di una storia d’amore sicuramente destinata al dolore, ma che il film non rende tragica, nemmeno implicitamente, in queste sezioni.

Sono piazzati qui e lì gli indizi che Jackie e Clotaire siano più simili di quanto pensiamo. Basti pensare al nickname che il ragazzo assegna a Jacqueline (Jackie, appunto), dal quale lei non si stacca più, nemmeno da adulta, come se l’identità di lei fosse irrimediabilmente dettata dall’esistenza di lui, e viceversa. In questa fase, prima che le cose inizino ad andare storte come in ogni storia d’amore cinematografica che si rispetti, c’è un particolare momento onirico che non solo ci spiega cosa provano i personaggi, ma anche che noi, in quel momento e in pochi altri, stiamo vedendo le cose come le stanno vivendo loro.

Quando iniziano il vero rapporto, quello fatto anche di un’intimità fisica e non più solo emotiva, ecco ripresentata la bicromia iniziale: lui blu, lei rossa. Un film meno coraggioso avrebbe nascosto dell’amarezza, del foreshadow qui e lì, ma no: è solo la storia d’amore fra due ragazzini, all’inizio, e così deve essere. Per dare più valore a quanto rompi le regole, devi rispettarne la maggior parte, no?

Dopo l’avvicinamento, l’allontanamento, con Clotaire sempre più attirato dalla vita criminale, e lei ora senza bussola, con accanto una persona che non riconosce più. Lui paga le conseguenze dell’essersi fidato dell’adulto sbagliato, e si chiude il sipario su questa prima parte. Complimenti soprattutto al giovane attore che interpreta Clotaire, Malik Frikah, che ruba la scena persino alla sua controparte, Mallory Wanecque.

La seconda parte è un po’ una più standard ascesa nel crimine, ma rimane stilosa nelle inquadrature e in alcuni montaggi. Mentre il Clotaire adulto è interpretato da un attore un po’ monocorde (), la Jackie adulta (Adèle Exarchopoulos) è di una bravura sconcertante.

Sono pochi i simbolismi a livello visivo, ma efficaci nel loro riproporre un vecchio messaggio in un nuovo momento e contesto (come il dialogo con il padre sulla bellezza delle cose). Da qui “L’amore che non muore” corre fino al finale, una conclusione che non è quella che mi aspettavo e che rompe le regole, rompe il patto di fiducia fra spettatore e film in modo interessante, coraggioso e che assolutamente alza il mio giudizio sul film.

Nel finale, in particolare, si mostra che la nostra Jackie possa essere pericolosa quanto Clotaire, e che loro due siano molto più che simili, più di quanto abbiamo visto.

Comparto tecnico

L’edizione da me recensita è un’edizione a doppio disco, con una copia del film in bluray e una copia in dvd. La differenza più di spessore è, senza troppa sorpresa, la traccia audio, più definita nel supporto bluray. Visivamente, come ho già detto, il bluray sembra restituire meglio la saturazione di molte delle scene del film, ed è il supporto del quale consiglio l’acquisto, fra i due.

Dal punto di vista degli extra, purtroppo è vuoto totale. Rimango sempre un po’ interdetto quando film così interessanti, nella loro versione home video, non aggiungono nulla alla somma d’intrattenimento. Due scene in particolare meritavano un dietro le quinte dedicato.

Conclusioni

“L’amore che non muore” è un film che sorprende, su molti aspetti: recitazione, struttura narrativa, guizzi registici. Più che un film romantico moderno sembra un tragedia classica rivisitata, ma rivista con un tocco competente che ne toglie tutto il peso in eccesso, restituendo giusto le emozioni che servono e una storia d’amore credibile e appassionante, anche nei suoi lati più oscuri. Un film da vedere, e il bluray ne offre sicuramente un’opportunità difficile da evitare.

8
Una tragedia in chiave moderna, senza peso in eccesso, e con interpretazioni memorabili

Pro

  • Adèle Exarchopoulos e Malik Frikah restituiscono performance memorabili
  • Qualche twist interessante alla struttura narrativa classica
  • La storia d'amore fra i protagonisti è credibile e appassionante

Contro

  • Niente extra, davvero?
  • Il Clotaire adulto non funziona bene a livello attoriale
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