Masters of the Universe – Recensione

Uno dei franchise più amati di sempre torna sul grande schermo: questo è Masters of the Universe!

Editoria & Trasparenza

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Masters of the Universe - Recensione

Portare sul grande schermo un film come Masters of the Universe nel 2026 è un’operazione coraggiosa, ma anche profondamente rischiosa, e non parlo solamente dal punto di vista economico. Da un lato, c’è quasi l’obbligo di preservare i ricordi d’infanzia di un’intera generazione, quella degli anni ’80; dall’altro, la necessità di intercettare un pubblico giovane che, diciamocelo, difficilmente ha mai tenuto in mano un’action figure di He-Man e compagnia (o di qualsiasi altro franchise di quel periodo).

Forse è proprio questa la sfida più grande da affrontare quando si gira una pellicola del genere: trovare il giusto compromesso tra due target diametralmente opposti. Ma è esattamente la ricerca di una formula magica che funzioni per entrambi che ha portato il franchise a rimanere sopito per decenni. Considerate che l’ultimo, e unico, live action basato sul personaggio creato da Roger Sweet è stato I dominatori dell’universo del 1987, con un esordiente Dolph Lundgren nei panni del biondino muscoloso, quindi non proprio recentissimo.

Ma dopo anni di progetti falliti, passaggi di mano tra vari registi e major, false partenze (speranze anche) e riscritture infinite, Masters of the Universe è finalmente tornato nelle sale cinematografiche di tutto il mondo grazie alla collaborazione tra Amazon MGM Studios e Mattel.

Affidato al regista Travis Knight (Kubo e la spada magica e Bumblebee), il film sceglie di ripartire da zero, costruendo una narrazione che tenta di dialogare sia con i vecchi fan sia con le nuove generazioni. Si distacca parzialmente dalla formula classica della serie animata He-Man e i dominatori dell’universo della Filmation per tentare un approccio più semplice, lineare e al passo con i tempi. Un He-Man rivisitato è quello che ci attende in questo Masters of the Universe.

Masters of the Universe – Recensione

La sinossi di questa nuova versione di Masters of the Universe reinterpreta leggermente la trama originale, partendo dalle origini dell’eroe sin dall’infanzia. Quando il regno di Eternia e il castello di Grayskull cadono sotto la tirannia dell’invasore Skeletor, Adam è costretto ad abbandonare il proprio pianeta natale, portando in salvo la Spada del Potere. La destinazione è ovviamente il pianeta Terra.

Durante il viaggio interdimensionale, però, Adam perde la Spada del Potere, rimanendo così bloccato sulla Terra senza la possibilità di tornare su Eternia. A distanza di quindici anni, troviamo un Adam cresciuto – interpretato stavolta da Nicholas Galitzine – che continua senza sosta a cercare la fatidica spada.

Dopo innumerevoli ricerche – ed essere passato per pazzo tra i colleghi di lavoro e amici – Adam riesce finalmente a ritrovare la Spada del Potere, riuscendo così a tornare a Eternia per strappare il castello di Grayskull dalle grinfie del malvagio e bizzarro Skeletor (Jared Leto). Accompagnato dalla determinata Teela (Camila Mendes) e dal veterano Duncan (Idris Elba), l’eroe dovrà comprendere il significato profondo del sacrificio per sbloccare il potere latente della spada e guidare la ribellione contro le forze del male.

Master of the Universe - Cast
Adam in una scena del film.

La storia di Masters of the Universe, seppur differente, mantiene intatta l’atmosfera dell’opera originale, così come i suoi personaggi storici. Quello che forse mi ha colpito di più del film è la totale assenza di vergogna nei confronti del materiale originale. Laddove molte produzioni cercano di mascherare le stravaganze che potrebbero stonare con il tono generale, questo film le abbraccia senza riserve, le esalta a tal punto da illudere lo spettatore che siano vere.

Gioca molto qui la sospensione dell’incredulità dello spettatore. Se preso seriamente, il film perde tutta la sua magia, ma con il giusto approccio si riesce ad apprezzare più del previsto. Fin dalle prime battute emerge una natura dichiaratamente giocosa, figlia anche di un carico di ironia presente in ogni scena, dialogo e situazione. Forse, fin troppo.

Un cast formidabile

Nicholas Galitzine mi aveva già convinto in Pecore sotto copertura, quindi non avevo dubbi sull’interpretazione del doppio ruolo di Adam/He-Man. L’attore britannico è riuscito a infondere al protagonista una sfumatura di vulnerabilità e goffaggine giovanile che rende la sua successiva trasformazione fisica, ma anche psicologica, ancora più d’impatto.

L’Adam di questo Masters of the Universe è, difatti, goffo, non interessato a combattere, ma spinto dalla volontà di salvare il proprio regno e i suoi abitanti. Abbraccia quindi il destino di un eroe, quello di He-Man che porta in alto la Spada del Potere e grida con risolutezza la frase magica “Per il potere di Grayskull, a me il potere!”. Credetemi, la prima trasformazione, con la colonna originale remixata che parte a manetta, è assolutamente da pelle d’oca.

Masters of the Universe
“Per il potere di Grayskull, a me il potere!”

Ma non è solo Galitzine ha tenere botta davanti la cinepresa, ma anche tutto il resto del cast di Masters of the Universe. La chimica con la Teela di Camila Mendes funziona egregiamente, grazie a una caratterizzazione della guerriera che evita i cliché della spalla romantica per proporre una figura solida, atletica e carismatica.

La performance di Jared Leto nei panni di Skeletor merita una menzione d’onore per il coraggio della messa in scena. L’attore si lancia in un’interpretazione istrionica e teatrale che flirta costantemente con il grottesco, evocando una sorta di incrocio tra il macabro e il folle. Probabilmente il miglior personaggio del film, ma va a gusti personali qui.

Colonna sonora di grande impatto, ma la CGI cala un po’

Altra nota positiva della pellicola è la colonna sonora e il comparto audio generale. Ci sono assoli di chitarra, canzoni su licenza che partono al momento giusto e in pieno stile Guardiani della Galassia. Un vero e proprio tripudio sonoro che per tutta la durata del film non delude mai.

Passando sul piano puramente visivo, l’opera convince appieno grazie a una realizzazione dei costumi davvero magistrale, curata nei minimi dettagli. A spiccare in modo particolare sono i design degli antagonisti, caratterizzati da dettagli estetici d’impatto che uniscono minaccia e spettacolarità.

Masters of the Universe - Skeletor
I personaggi di Masters of the Universe sono stati realizzati alla perfezione: ecco qui il temibile Skeletor!

Il vero punto di forza di Masters of the Universe, però, risiede però nella straordinaria fedeltà ai modelli originali: i personaggi sembrano letteralmente prelevati dallo schermo e trasposti nella realtà, risultando praticamente identici alla loro iconica controparte animata. Una scelta che non solo gratifica l’occhio, ma gioca abilmente con l’effetto nostalgia degli appassionati di lunga data.

Le scene di combattimento sono incredibilmente divertenti e con coreografie che staresti lì a guardarle per ore per quanto ben riuscite. L’unica nota negativa, per quanto mi riguarda, è il calare di alcune scene in CGI: inevitabilmente quest’ultima cala verso la parte finale del film, risultando fin troppo evidente ed esagerata – volutamente sì, ma anche bruttina da vedere. Ma del resto si tratta solamente di una frazione del film, quindi non intacca totalmente la qualità della pellicola.

Conclusione

Masters of the Universe è un film in grado di regalare emozioni uniche ai fan accaniti della saga, ma non solo. Anche chi, come me, conosce la serie e ha visto qualche puntata in passato riesce ad apprezzarlo nella sua interezza. Il lavoro svolto da Knight è magistrale: un vero e proprio tributo al franchise, ricco di citazioni e sorprese che faranno impazzire gli spettatori.

8
Il film perfetto per i fan di He-Man!

Pro

  • Per i fan è un sogno che si avvera
  • Cast davvero ottimo, specialmente Jared Leto nei panni di Skeletor
  • La colonna sonora è pazzesca

Contro

  • Troppo umorismo anche quando non dovrebbe esserci
  • Qualche effetto CGI è troppo vistoso
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