The Last of Us HBO s01 – Recensione episodio 1

Titolo originale "When You're Lost in the Darkness", diretto da: Craig Mazin, scritto da Craig Mazin e Neil Druckmann.

I dubbi erano tanti dopo l’annuncio della serie di The Last of Us, però già lo scoprire che fosse in mano a HBO ha tranquillizzato molti/e. Io non ero fra i dubbiosi, però, non per fiducia cieca, ma nel contesto di una sicurezza piuttosto ancorata in me: alla peggio avrei rivissuto la storia che mi ha così tanto appassionato in The Last of Us, alla meglio sarebbe stato un viaggio indimenticabile come quello che erano stati per me i due capitoli del franchise di Naughty Dog.
Il primo episodio della serie di HBO, però, è stata una sorpresa assoluta. Vediamo perché.

NOTA: è una recensione spoiler e presuppone che tu abbia visto l’episodio, tanto da non sottolineare elementi di trama in modo troppo marcato ma dando per scontato che tu, avendo appunto visto l’episodio, sia in grado di seguirmi.

The Last of Us HBO primo episodio

78 minuti per introdurre un mondo contestualmente enorme ma emotivamente intimo come quello di The Last of Us potrebbero sembrare tanti, ma se c’è qualcosa che questo primo episodio di The Last of Us ha il coraggio di fare è prendersi il suo tempo, e tutto per portare a chi guarda (anni dopo averlo portato a chi gioca) una nuova storia d’amore, ma una storia che vuole dimostrare che “l’amore conquista tutto” non è un mantra assolutamente positivo. Anche attraverso ciò che viene detto da Craig Maizin (sceneggiatore che forse ricorderai per Chernobyl) e Neil Druckmann (il direttore creativo del franchise su PlayStation) nel podcast ufficiale della serie, si pensa all’amore come una cosa solo positiva, ma l’amore di un genitore per un figlio è primordiale, e questo conduce a emozioni intense, emozioni che non sempre sono positive per tutte le persone coinvolte.

L’amore incondizionato, verso un figlio, verso un partner, a volte porta a gesti estremi, e l’intera serie, ora che ho potuto vederne qualche episodio in più (mentre scrivo sono al quinto episodio), sembra voler mostrare diverse rifrazioni di questo concetto.

Se gratti la superficie della xenofobia, del tribalismo, del razzismo… lì sotto c’è amore.

The Last of Us HBO primo episodio

È chiaro che sia anche questo uno dei motivi per cui The Last of Us HBO ha dovuto essere una serie: per stessa ammissione di Druckmann era “troppo grande” perché bastasse un film. Ma andiamo alla struttura dell’episodio, e in particolare, all’inizio, un intro che parla a entrambi i tipi di spettatore: da un lato contestualizza per chi non sa nulla, e dall’altro dice a chi conosce il gioco “sull’attenti, che fra poco si parte”.

L’intro è stata un’idea di Maizin, dato che inizialmente Druckmann voleva ricreare, per questo primo episodio di The Last of Us HBO, il video di Planet Earth in cui si vede un Cordyceps all’opera, ma è risultato fin da subito troppo intellettualoide e, a qualche settimana dalla fine della produzione, è arrivata l’idea di Maizin: un breve estratto di una trasmissione (chiaramente mai esistita ma incredibilmente reale e realistica) del 1968 nel quale alcuni scienziati (uno dei due è John Hannah, di fama La Mummiana), ospiti di un talk show, discutono di pandemie.

The Last of Us HBO primo episodio

Questa intro è capace di terrorizzare anche chi sa già dove va a parare il tutto: non c’è emozione nelle inquadrature, sono quasi degli “statements“, che il pubblico prende senza troppa agitazione, senza emozione. L’unico che vagamente vacilla è il presentatore (il bravissimo Josh Brener, di recente visto su Mythic Quest), che intercede come ponte fra il terrore raccontato e la pace con cui questo viene assorbito dai presenti. Con quest’intro The Last of Us HBO sembra più raccontare il nostro mondo che quello digitale del franchise videoludico, e questo lo rende reale e lo rende inquietantemente ancora più possibile.

Il messaggio che volevamo mandare è “tutto quello che pensi di sapere su questa serie, forse non lo sai davvero”

Ed è grazie a questa intro che il resto dell’episodio parte già… teso. Il dualismo dell’intro spunterà fuori in altri frame e in altri momenti della storia, sia chiaro, ma dopo la sigla c’è proprio il tentativo, da parte di questo primo episodio di The Last of Us HBO, di prendersi i propri spazi, elemento che ti citavo all’inizio.

Non partiamo subito con uno scenario apocalittico, ma con uno sbilenco e amorevole quadro familiare e un’immersività che l’inquadratura mossa di una telecamera a mano si e ci concede in modo naturale: un quadro idilliaco che assurdamente non stona con l’intro, pur avvenendo 35 anni dopo, e che anzi esprime la pace prima di quell’infezione fungina globale che grazie al cielo non è ancora successa.

The Last of Us HBO primo episodio

Conosciamo Sarah (Nico Parker), una giovane ragazza che sembra la tipica figlia che deve essere matura anche per i suoi genitori, o, in questo caso, suo padre. Sarah offre piccole attenzioni al padre, come svegliarlo, fargli la colazione, versargli della spremuta, e di contro l’impressione è che Joel (un Pedro Pascal ormai sinonimo di garanzia) si prenda cura della famiglia lavorando, ma per il resto sia solo capace di arrancare, soprattutto emotivamente. Una casa disfunzionale, certo, ma non senza amore, e a chiudere il triangolo familiare che funziona e riesce a sembrare reale c’è lo zio Tommy (Gabriel Luna). Quanti di noi sono stati cresciuti da genitori troppo presi dal lavoro, o che hanno dovuto rinunciare più e più volte al tempo con noi per andare a fare straordinari? Di nuovo, non è di un mondo distante che racconta il primo episodio di The Last of Us HBO, anzi.

È l’accenno di alcuni incidenti a Jakarta che spezza la quiete, ma Sarah, come noi, è disinteressata. La tensione però è lì, e a scuola anche quello che sembra essere un tic di un compagno di scuola viene reso con questo timbro, ci si sente costantemente sull’orlo di qualcosa. Nel negozio di orologi dove Sarah va a far sistemare l’orologio del padre il ticchettio sottolinea ancora di più il tutto e il passaggio di diverse volanti della polizia è solo un’evidenziazione di una sottolineatura.

Poi di nuovo pace, questa volta a casa dei vicini, ma ecco una scena che sembra annunciare l’inizio della fine: Sarah curiosa fra i DVD della vicina (è il 2003) e dietro di lei, fuori fuoco, vagamente accennato dalla colonna sonora che si insinua nei silenzi, una nonna che, catatonica fino a poco prima, inizia ad avere dei tic, a contorcersi. Il pericolo è alle porte e per questa volta noi sappiamo qualcosa che Sarah non sa.

Aerei in volo a bassa quota. La tensione aumenta ancora.

Incidenti in città, raccontati alla tv, ma Sarah è disinteressata anche verso questo, perché l’attesa di papà è più importante, il fargli quel regalo è più importante: un orologio, metaforicamente simbolo del tempo che non possono passare insieme, il tempo che Joel sembra così incapace di gestirsi al di fuori del lavoro. Incidentalmente, anche la prima scena piuttosto simile al gioco.

L’importanza degli orologi, in questo episodio, del tempo che scorre, è elevata, come se perfino la telecamera percepisse qualcosa che vede accadere, e con lei noi. Finalmente il momento di tensione sta per essere rilasciato, la corda sta per spezzarsi: ennesimo elicottero, e la curiosità diventa paura, terrore. Il cane dei vicini abbaia e gratta sulla porta della casa di Sarah, e lei è troppo empatica per non andare a vedere se i vicini stanno bene, vicini che qui sono persone che abbiamo conosciuto, non nomi a caso come nell’intro del videogioco. La tensione del primo episodio di The Last of Us HBO si rilascia, esplode, e il pericolo si manifesta.

The Last of Us HBO primo episodio

Il primo infetto viene presentato, e l’orrore del primo sguardo che la serie ci concede alla nonna infetta è inevitabilmente associata ad un piccolo disgusto (le radici dei funghi che escono dalla bocca) e accentata dal sound design, con il respiro rasposo della nonna. Ricordi il dualismo che citavo prima? Qui si ripete, con un fungo infettivo che sistema i problemi della cara nonna, che ora si muove e corre, ma che si porta dietro la sua sanità mentale.

Quindi Si scappa, ci si getta in strada giusto in tempo perché arrivino Joel e lo zio Tommy, agitati. Un colpo in testa alla nonna infetta con una chiave inglese e si va, in macchina, si cerca di scappare. Si torna a mostrare l’amore agli estremi: fermarsi ad aiutare una famiglia rimasta per strada? No, qualcun altro si fermerà ad aiutare. Hanno un bambino? Anche noi”.

La soundtrack qui si fa presente, con un ritmo di percussioni che ricorda il ticchettio di QUELLA scena di Inception, ma piuttosto che negli strati del sogno qui si precipita in quelli dell’incubo, in una matrioska di caos che, lo si sa, non finirà bene.

In un modo simile ma non uguale al gioco ora siamo a piedi, e si passa a Joel. I movimenti degli infetti che sembrano essere ovunque in città sono erratici, molto più paurosi della nonna che abbiamo visto e abbattuto poco fa; il fungo non ha interesse a essere elegante, la priorità è infettare, riprodursi. A sottolineare, forse per la prima volta nella serie ma sicuramente non per l’ultima, quanto ci siano solo diversi gradi di “cattivo” e quanto il mondo di The Last of Us HBO non sia un mondo in cui affezionarsi a qualcuno, Joel, con una Sarah ferita in braccio, viene intercettato da un soldato che, ucciso l’infetto che inseguiva Joel, punta l’arma contro di loro, e qui la serie sottolinea ancora di più, come se ce ne fosse bisogno, che il mondo di The Last of Us non ha vincitori, solo vinti.

The Last of Us HBO primo episodio

Sarah muore. La scena è ancora più devastante qui, perché l’episodio si è preso il tempo di costruire il suo personaggio, in un modo che, tanto nel gioco quanto qui, sembrava presupporre uno sviluppo nel quale lei avrebbe rappresentato l’innocenza che si sarebbe scontrata quotidianamente, in questo futuro apocalittico, con la crudezza del dover sopravvivere a qualunque costo. Fa male perché Sarah è tolta a suo padre, ma anche a noi, e ci sentiamo privati di qualcosa che ritenevamo legittimo sopravvivesse. Il Joel di Pascal non è preso dalla disperazione quanto quello di Troy Baker nel gioco, ma fino al taglio al nero che sancisce la fine di questa seconda intro e prima di un time-jump di 20 anni, il suo è uno sguardo che ancora deve… realizzare. Joel arriva costantemente più tardi, emotivamente, a realizzare le cose rispetto a quando le realizza chi guarda e gioca, e questo lo rende un personaggio con il quale empatizzare ma che, nuovamente, è un po’ una carta selvaggia rispetto a quello che ci possiamo aspettare. Immaturo emotivamente, e forse incapace di non amare in modo estremo.

20 anni dopo, Boston. L’umanità è quasi agli sgoccioli, tutti chiusi in città che sembrano prigioni, protetti (o sorvegliati) dalla FEDRA, uno dei primi esempi dei “cattivi” di The Last of US: i cattivi difficili, quelli che da un lato ritieni un male necessario, e dall’altra vorresti solo veder bruciare. I cattivi che il primo episodio di The Last of Us HBO adorerà mettere in primo piano.

The Last of Us HBO primo episodio

Di nuovo, un elusivo senso di pace: un “welcome”, porte che si aprono, una roccaforte di salvezza, colori caldi. Poco fa la luce verde di un semaforo, poi scopriamo il sensore di infettività usato da quella che sembra essere una forza paramilitare.

Luce verde poco prima, luce rossa ora. Salvezza, morte. Il colore caldo ora è quello di un fuoco, il fuoco che determina la “salvezza” dettata dal bruciare i cadaveri degli infetti.

Joel è completamente chiuso a tutto, ora, quasi in pilota automatico.  È quasi tutto sfocato attorno a lui, ma c’è qualcuno, qualcuno che forse è il contraltare di quello che Joel è diventato in questi 20 anni senza una figlia da amare… o forse una rimarcatura di quanto a Joel sia rimasta solo la determinazione? Veniamo introdotti al personaggio di Tess (Anna Torv in forma stellare): dura come l’acciaio, quasi un boss mafioso, e sembra sin da subito chiara una sottile gerarchia fra lei e “il suo uomo”. Di nuovo, il senso di relativa quiete dura poco, e veniamo introdotti alle Lucciole, gruppo rivoluzionario che sembra essere particolarmente capace di far esplodere cose.

The Last of Us HBO primo episodio

Chi manca all’equazione di questo primo episodio di The Last of Us HBO? Ah sì, Veronica, anzi Ellie (una Bella Ramsey che evolve molto durante la serie): un’esteriorità dura, ma che sembra subito vacillare per la disperazione di un frustrato “Non dovrei essere qui”.

Continuiamo a rimbalzare fra personaggi, in un primo episodio di The Last of Us HBO che non vuole essere solo intro emotiva al mondo, ma anche intro informativa (anche se l’episodio 2 darà molte più informazioni). Ora siamo di nuovo con Joel, che ha una destinazione precisa, sia geografica che morale: andare a scoprire cos’è successo a suo fratello, che non si fa sentire da settimane. Ci viene detto da un comprimario che

Ci sono cose peggiori degli infetti lì fuori.

e sappiamo che l’immaturità emotiva di Joel, ancora visibilmente lì soprattutto nel rapporto con Tess, che lo tratta come un bambino in grado di molta violenza, non è che benzina sparsa su un cumulo di arbusti molto secchi. Manca solo una miccia. Manca solo Ellie. Ellie che sbigottita scopre perché è tenuta prigioniera dalle Lucciole e da una Marlene che dice di essere amica di sua madre: attenzione, lo scopre Ellie, e questa speranza di comprensione a noi arriva solo a note e sguardi, in una scena di dialogo che, apparentemente messa lì per pura esposizione, va di primissimi piani e ci concede un altro rapido sguardo alla fragilità di Ellie: un unico momento di fragilità che è reso dalla Ramsey come uno sforzo, una finestra verso la propria vulnerabilità che Ellie apre suo malgrado e che la costringe a bisbigliare, nel chiedere “Perchè non mi lasci andare a casa?” a chi sembra volerla tenere prigioniera.

The Last of Us HBO primo episodio

Joel è cambiato, e il primo episodio di The Last of Us HBO sente il bisogno di ricordarlo a chi guarda: ecco che allora la strada di Joel e Tess si incrocia con quella di Ellie, e basta una pistola puntata al volto della ragazzina per farci capire che forse il Joel che abbiamo visto all’inizio, con Sarah, non lo rivedremo più.

Qui Pascal e la Ramsey funzionano in uno schiocco di dita, lui un oggetto emotivamente inamovibile e lei una forza caotica convinta di essere inarrestabile: sappiamo tutti come può andare a finire, no?

The Last of Us HBO primo episodio

E allora si corre, si fugge verso la speranza di poter ritrovare il fratello Tommy per Joel, e si fugge verso “il mondo fuori” per la 14enne Ellie, che di quel mondo ha sentito solo storie. Solo ora diventa palese che lei sarà la nostra finestra verso chi quell’apocalisse non l’ha vissuta, verso qualcuno che è nato quando ormai la speranza di salvezza era sepolta da tempo. Nella fuga dalla città-prigione torna il ritmico ticchettio delle percussioni, come nella scena iniziale, quindi acusticamente il primo episodio di The Last of Us HBO ci sta preparando ad un nuovo pericolo incombente, però chi guarda è confuso/a: cosa ancora può succedere?

Semplice, la miccia di cui ti parlavo prima si incontra con la frizione di un ennesimo fucile puntato in faccia a Joel, un parallelismo della scena iniziale apparentemente pedante ma straordinariamente necessario: la modalità genitore scatta di nuovo, ed ecco che al centro torna a dominare “l’amore che conquista ogni cosa”. Non c’è parallelismo senza variazione, però, e qui, al contrario di Sarah che a inizio episodio reagisce con terrore alla subitanea morte della nonna vicina, Ellie sembra quasi estasiarsi della violenza di cui è capace Joel.

The Last of Us HBO primo episodio

C’è una rapida scena prima dei titoli di coda, ma quello che questo primo episodio di The Last of Us HBO doveva dire e mostrare, l’ha fatto. Gli elementi per un esplosione ci sono tutti: un padre che ha perso la figlia e che si è chiuso al mondo, una ragazzina che è un incredibile contrasto di forza e fragilità (Thank you / Fuck you), un mondo nel quale bisogna sempre trovare qualcosa per cui combattere, pena l’essere inghiottiti dalla disperazione.

Lo riesci a sentire, l’odore di un fuoco che si sta lentamente formando?

9
Un ottimo inizio che getta le basi, soprattutto emotive, di ciò che sta per arrivare.
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