Rockstar Games a processo: respinta la richiesta di rimozione delle accuse di “blacklisting”
Il colosso statunitense è ora chiamato a presenziare al processo previsto per settembre, a pochi mesi dall'uscita di Grand Theft Auto VI.
Dopo mesi di silenzio torna a riaccendersi il caso “union-busting” (in breve, fallimento delle relazioni sindacali) che ha visto come protagonista Rockstar Games, attualmente al lavoro su Grand Theft Auto VI, nei confronti di un gruppo di ex-dipendenti mandati via nell’ottobre 2025 per “probabile cattiva condotta”.
Come riportato dal portale Wccftech, un tribunale del lavoro nel Regno Unito si è pronunciato contro la casa madre di Grand Theft Auto e a favore del sindacato, sostenendo il diritto di quest’ultimi sull’avanzamento delle accuse di “blacklisting”, ossia una pratica di compilare informazioni sui lavoratori coinvolti nell’attività sindacale al fine di discriminarli.
Con la respinta di una specifica richiesta avanzata da Rockstar Games sulla rimozione di tali accuse, è stata inoltre fissata la data del processo. Inizierà il 10 settembre 2026 e giungerà alla sua conclusione il 15 ottobre 2026, periodo durante il quale l’IWGB (Unione dei Lavoratori Indipendenti della Gran Bretagna) potrà utilizzare le prove di “blacklisting” a sostegno contro il colosso statunitense.

Rockstar Games a processo, a pochi mesi dall’uscita di GTA VI
Per capire gli anfratti di questa delicata vicenda è necessario tornare indietro nelle puntate precedenti. Come anticipato in apertura, 31 sviluppatori britannici appartenenti all’IWGB sono stati licenziati senza preavviso da Rockstar e altri tre sviluppatori sono stati mandati via dalla sede di Toronto, in Canada.
A seguito di ciò arriva immediata una smentita da un anonimo dipendente, secondo la quale viene evidenziato un principio di repressione sindacale da parte di Rockstar. A rinforzare il tutto giungono le testimonianze di diversi ex-dipendenti, i quali puntano il dito dell’accusa nei confronti del colosso per comportamento antisindacale e sfruttamento lavorativo.
Diventa quindi inevitabile l’intervento di tre parlamentari scozzesi che accusano Rockstar per “ostruzionismo al procedimento legale”, pretendendo massima trasparenza e cooperazione.
Le parole di una ex-dipendente e del presidente di IWGB Game Workers
Ellie Dunstan, una dei 31 lavoratori di Rockstar North coinvolti nei licenziamenti dell’anno scorso, ha dichiarato in merito:
Questa sentenza rappresenta un momento molto importante per noi. Rockstar pensava di poter controllare la narrazione, ma si sbagliavano e non vediamo l’ora di dimostrarlo. Il nostro caso sarà ora ascoltato per intero e messo alla prova come dovrebbe essere. Il mondo potrà vedere di persona le prove di quanto accaduto lo scorso ottobre.
Ci è piaciuto molto il nostro lavoro a Rockstar. Perdere la nostra passione, i nostri colleghi e i nostri redditi in un batter d’occhio è stato devastante. Il management aziendale ci ha trattato con disprezzo da allora, rifiutando di concederci appelli o rispondere alle richieste di prova di base. Dopo mesi di combattimenti per far sentire la nostra voce, questo è un momento per festeggiare. Il giudizio dimostra che, anche contro un’azienda con le risorse di Rockstar, i lavoratori possono stare insieme e chiedere responsabilità.
Questa lotta è sempre andata oltre la nostra situazione personale: si tratta di assicurarsi che i lavoratori dell’industria videoludica intera, e non solo, abbiano il diritto di stare insieme, parlare e organizzarsi per un settore più equo.

Spring McParlin-Jones, presidente di IWGB Game Workers, ha aggiunto alle dichiarazioni della Dunstan:
Il tribunale si è rifiutato di farla passare liscia a Rockstar, scoprendo che rimangono diversi interrogativi su come questi lavoratori siano stati identificati, elencati e licenziati. Domande che ora devono essere esaminate in un’udienza completa.
Dal momento in cui i dipendenti sono stati scortati via dai loro uffici senza alcun preavviso, e durante ogni fase successiva del procedimento legale, Rockstar ha tentato di schivare le sue responsabilità. Ha negato ai lavoratori un’udienza equa, non ha collaborato alle richieste di prove basilari e ora ha tentato di limitare il controllo delle accuse mosse contro di loro. I giocatori di tutto il mondo hanno ben compreso queste tattiche, e ora anche un tribunale ha messo in dubbio la versione degli eventi di Rockstar.
Si può dire che per il colosso statunitense è una situazione non particolarmente rosea, che oltre a prepararsi al lancio di GTA VI dovrà anche prendere parte al processo in tribunale per i fatti appena descritti. Staremo a vedere come procederanno gli sviluppi.