Atelier Iris 2: The Azoth of Destiny – Recensione Atelier Iris 2: The Azoth of Destiny

Welcome Back

Come ogni cronaca che si rispetti, le terre di Regallzine e la loro chimerica alchimia tornano raggianti verso una ribalta mancata dopo l’uscita di Eternal Mana, speranzosa di accrescere il proprio livello di apprezzamento verso un pubblico che in parte non si presta a certi elogi. Nonostante questa delusione, la Koei decide coraggiosamente di non tradire il passato, dando spazio a poche novità in questo secondo capitolo , ovviamente tenendone esclusa la trama ed i vari personaggi.

Ordinaria amministrazione

Pressoché inutile menzionare il lato grafico di Azoth of Destiny, essendo un sequel gemello per nome e per dettaglio. I pochi cambiamenti li troviamo soltanto in alcuni oggetti statici aggiuntivi in quei fondali spesso insipidi. In Eternal Mana, qualsiasi cosa non facesse parte dello sfondo veniva puntualmente assorbito dai poteri alchemici di Klein Kiesling, il che spesso dava l’impressione di giocare a tutt’ altro che ad un gioco di ruolo. Un’altra piccolezza menzionabile è il flebile miglioramento nei lineamenti delle persone che ora risultano meno paffute.

L’eco dei Mana n°2

Forse il vero punto di forza di Atelier Iris, che finora non ha deluso nessuno, sono le musiche perfettamente abbinate nei vari contesti del gioco, inaspettatamente elaborate per una tipologia di RPG così antiquata. Già nel titolo precedente, infatti, abbiamo potuto godere di colonne sonore dal timbro classico mischiato al bizzarro, che il Sol Levante ci sta tramandando di questi tempi. La nuova main theme accompagna di consueto l’annesso video d’introduzione, puramente anime, presentandoci eroi del secondo dei tre capitoli di cui è composto il pianeta , Regallzine, e di una terra voltante sospesa sopra essa , Eden.
Non mancheranno anche stavolta le spiritose musichette da circo riconoscibili nelle situazioni più rilassanti, come ad esempio l’immutato brano del save point o quando i protagonisti incontreranno individui stravaganti o possibili alleati. In Azoth of Destiny verrà inoltre ripresa la theme più celebrata appartenente alla enigmatica Iris Blanchimont che evidenzia con i suoi cori trascendentali i primari corsi degli eventi.

Una relazione insolita

The Azoth of Destiny narra le vicende di due ragazzi,  Felt e Viese Blanchimont, orfani fin dalla giovane età che hanno convissuto in una piccola casa nella città di Noin , capitale dell’Eden , un’esigua patria nascosta agli occhi degli uomini. Levitando fin sopra le nuvole, questa terra si divide tra una foresta incantata, la stessa Noin, una scuola di alchimia ed il Belkhyde gate. La scuola, tutelata dal maestro Kreuz , è l’esordio dei due protagonisti nell’arte dell’alchimia. Felt, impulsivo e scaltro, non è mai andato troppo d’accordo col suo maestro poiché da sempre ha preferito allenarsi con la sua spada, ma nonostante questo egli è sempre stato in grado di superare prove ed esami. Viese, invece, pura ed inoffensiva è quella che si può definire un topo da biblioteca. Attaccata alle radici e alle regole inviolabili è la pupilla di Kreuz, che vede in lei quel lato responsabile estraneo a Felt.
Nel giorno della loro promozione ufficiale, la giovane si ritroverà a passeggiare nella magica foresta a due passi da nord assieme all’amico. Nelle profondità del luogo spunta una lucente spada, saldamente conficcata nel terreno e legata a numerosi miti. Narra la leggenda che, qualora essa fosse stata estratta dal suo giaciglio, l’Eden ed i suoi suggestivi panorami sparirebbero nel nulla. Felt, per qualche strana ragione, rende quotidiano il tentativo di estrarre quella spada, ostinato come un mulo e quando i due si separano nuovamente egli decide di riprovare un’ultima volta , esortato sul momento da una voce sconosciuta , riuscendo “finalmente” nel suo intento. Il ragazzo scoprirà, entro breve, che quella voce proveniva dalla spada stessa , presentatasi successivamente come l’ Azure Azoth. I convenevoli però vennero rinviati poiché , proprio come narrato nella leggenda , l’Eden era stato colto improvvisamente da un susseguirsi di disastri naturali che portarono allo sgretolamento di ben più della metà del territorio. Tornando immediatamente a Noin , prima per avvisare Viese e in seguito dirigendosi alla scuola per discutere con Kreuz , egli dirà, tra lo stupore generale, che la spada lo aveva indicato presso il Belkhyde Gate e cercare di risanare una nuova rovina incombente avventurandosi proprio nel continente di Belkhyde. I due ragazzi, arrivati alle porte del tramite, s’imbattono nell’ologramma di una persona in cerca di aiuto designando a Felt la sua nuova meta. E’ ora il momento dei saluti, la ragazza decide di donare all’amico un anello gemello ad uno che lei già possedeva , ricevuto come premio per l’aver terminato gli studi dal loro maestro e grazie ad esso i due potranno comunicare anche coprendo immense distanze.. Queste sono le fondamenta di Azoth of Destiny le sorti di due ragazzi che, anche se all’apparenza possano sembrare fratello e sorella, si comportano in realtà come due timidi e non dichiarati innamorati.


Progressi all’orizzonte!

Questo gioco mostra grandissime novità nel gameplay partendo prima di tutto dal sistema di rotazione notevolmente sviluppato, infatti, i turni d’azione verranno stabiliti da una barra di caricamento che mostrerà il tempo d’attesa dell’interessato prima di poter entrare in opera. Divisa per due colori , uno chiaro ed uno scuro potrete organizzarvi al meglio nei noiosi combattimenti casuali e, nel caso qualcuno finisca nella barra di colore più scuro, verrà intontito per qualche istante , perdendosi di conseguenza qualche turno di vitale importanza. Ulteriore cambiamento nei combattimenti lo troveremo in un semicerchio nell’angolo in alto a destra dello schermo. Registrando in un crescendo di numeri i colpi portati dal gruppo, questi potranno essere spesi in seguito in differenti modi:
–    i punti verranno spesi nell’utilizzo di abilità speciali che in partenza risultano bloccate,
–    i punti potranno essere conservati fino al termine del duello ed essi influenzeranno positivamente nell’esperienza e nel denaro guadagnato.

In Eternal Mana, gli equipaggiamenti erano, nel bene o nel male, adoperabili solo per le ovvie necessità dei parametri di difesa, ma in questo capitolo cambierà la solfa! Dopo poche ore di gioco si scoprirà che i vari equipaggiamenti , creati con la sintetizzazione e non , disporranno il vostro personaggio di parecchie doti,come ad esempio un incremento dei propri punti vita, ai colpi critici e via dicendo. I vari talenti legati agli oggetti, per poter esser utilizzati anche dopo averli cambiati , dovranno prima essere imparati , rimettendosi anch’essi ad un’ultima barra di caricamento. Ok, lo so, non siamo di fronte ad un brillante e rivoluzionario sistema, ma in fondo dobbiamo tener conto che pur sempre ad un RPG di vecchio stampo ci stiamo riferendo. Per quanto riguarda l’alchimia e le sue possibilità, va immediatamente menzionato un benvoluto innalzamento del limite di oggetti sintetizzabili, che da venti balza addirittura a novantanove! Non per nulla infatti all’inizio dell’avventura potrete far incetta fino ad esaurimento di mana acclusi all’erba curativa, essenziale per Felt che giunto a Belkhyde, si ritrova debilitato e senza aiuti concreti. In Azoth of Destiny il save point, oltre al suo classico utilizzo e ad una guarigione immediata, riserberà la sorpresa migliore dell’intero gioco. Utilizzando l’anello di scambio già visto nella trama, i due protagonisti alterneranno l’avventura tra l’Eden ed il continente sottostante. Viese non si misurerà in battaglia, ma comunque saranno gradite le sue vicende intricate tra i mana di Noin , la biblioteca della scuola ed i pochi luoghi restanti in cui lei potrà raccogliere chincaglierie poi adoperabili dal prode Felt. Va inoltre detto che Viese incapperà in un mana della foresta di nome Poe ( che tanto ricorda l’adorabile Popo ), innamorato perso di lei si comporterà come un tonto in cerca della sua attenzione, dando vita ai quei cari e vecchi sketch comici che in passato ci hanno tanto divertito.

Tirando due somme

Coloro che avessero provato e magari terminato Eternal Mana , di sicuro non rimarranno delusi da questo continuo miglioramento sotto ogni aspetto. Il sistema combattivo rinnovato , l’offerta di abilità apprendibili a proprio piacimento o l’aver coltivato gli stessi simboli famosi della serie, come il puni ed il mana della foresta, non possono essersi ritenute una vera e propria carta vincente. L’accumulo eccessivo di opzioni e dei bonus, come gallerie di musiche e sfondi, dimostra che questa saga, temendo un fallimento del suo prodotto ,ha avuto bisogno di sponsorizzarsi plagiando altri rpg che a contrario hanno spopolato. Tuttavia Atelier Iris è da considerarsi un buon titolo di riempimento , un classico a cui confideremo nei periodi di depressione videoludica. Nel suo piccolo questa saga sta dimostrando di meritare un posto sui nostri scaffali che presto andremo ad accrescere col terzo ed ultimo episodio della trilogia: Grand Phantasm.

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