BlazBlue: Calamity Trigger Portable – Recensione Blazblue Calamity Trigger Portable

Dopo il decennale successo di Guilty Gear, uno tra i più famosi picchiaduro dell’epoca 2D, Ark System Works si rimette in gioco con un nuovo piccolo grande capolavoro che punta sulla nostalgia per i pixel – BlazBlue: Calamity Trigger.
Uscito dapprima nella terra del Sol Levante su piattaforme Arcade, BlazBlue è entrato nei cuori dei giocatori nipponici per il suo setting un po’  fuori dal comune, molto simile a quello del prima citato lavoro di Aksys, e per il riutilizzo degli sprites in 2D  in  2009 (al tempo) tormentato dall’homegaming e l’alta definizione, notato da subito con  titoli come Street Fighter 4 o KOFXIII,  successori di una generazione ventennale basata anche su titoli come Darkstalkers o Samurai Shodown.  Una buona mossa di Aksys, scaturita dalla perdita dei diritti di Guilty Gear che ha portato la software house a sviluppare la controparte di questo con un successo inaspettato: BlazBlue ha attirato (e sta attirando) sia i novelli che gli esperti beat-‘em-upper di mezzo mondo.
Non fatevi ingannare dalla grafica bidimensionale (nel caso non siate degli appassionati dei pixel e preferiate un approccio più realistico), dai colori vivaci e le animazioni caotiche ma sbalorditive: abbiamo l’onore di presentarvi uno dei migliori beat ‘em up degli anni 2000, per stavolta in versione portatile.

La ruota del destino sta girando!
Non ci soffermeremo più di tanto sulla trama, che bene o male incarna il solito cliché Guiltygeariano di bestie ancestrali e adepti annessi e connessi (potremo parlare in questo caso dei fantomatici 6 eroi in grado di sfruttare la magia, contrapposti ai Gears, ma meglio non dilungarsi) nel mondo fittizio di Kagutsuchi, visto che in pochi giocano ad un picchiaduro per il fattore narrativo; in BlazBlue potremo comunque vedere il giusto mix tra narrazione, ambientazione e character design facendo la conoscenza dei 12 personaggi giocabili (pochissimi se comparati ai roster visti in questi ultimi tempi), ognuno con i suoi pro e i suoi contro, caratterizzati da stili di combattimento completamente diversi tra di loro e che non scadono nella ripetitività; i movesets unici, assieme ai vantaggi e svantaggi di sorta, sono gli ingredienti base per il minestrone di combo che rendono gli esperti del genere quasi delle divinità agli occhi dei poco avvezzi. Ciò che salta subito all’occhio a chi non è un vero e proprio novellino di beat ‘em up è il grande quantitativo di elementi che citano la precedente pietra miliare di Aksys, partendo dalle ambientazioni ai personaggi: possiamo trovare i due protagonisti  di BlazBlue, Ragna The Bloodhedge e Jin Kisaragi, molto simili ai sempre amati Sol Badguy e Ky Kyske di Guilty Gear, così come possiamo rintracciare alcuni elementi di Potemkin in Iron Tager o notare come le toppe dei coprispalle di Rachel Alucard siano stranamente identiche alla cravatta di Slayer. Potremo continuare ancora, ma è compito dei veri fan della serie primaria di Aksys scovare tutte le somiglianze tra i vari personaggi di una serie e l’altra.

Appena dopo il filmato di intro in stile anime ci si pareranno davanti agli occhi una miriade di modalità che faranno le gioia degli amanti del singleplay. Oltre all’ordinaria modalità Arcade che ci permette di affrontare 10 scontri con avversari controllati dalla CPU, troveremo la Storia, impostata in modo analogo a quella di Guilty Gear Accent Core Plus (uscito sempre per PSP nel 2009) con scenette animate in cell-shading, dialoghi e combattimenti correlati agli eventi; selezionando Versus potremo decidere di batterci contro la CPU in uno scontro di 2 round, mentre la modalità multiplayer ad hoc, Network, ci farà scontrare assieme ad altri giocatori in carne e pixel; nello Score Attack dovremo batterci e accumulare più punti possibili, mentre nella modalità Legion (disponibile in modalità Facile, Normale e Difficile e non presente nella versione arcade) ci faremo strada verso una sorta di costellazione le cui stelle rappresentano degli stage pieni di avversari: partiremo con un personaggio selezionabile e, mano a mano che sconfiggeremo i nostri opponenti, saremo in grado di "reclutarne" uno alla volta nella nostra squadra per usarlo come supporto nel caso perdessimo una battaglia (gli slot di reclutamento sono 20 in totale, il massimo nel party per prevenire il game over è 5). Ovviamente presente l’area del Training per allenarsi, così come la Galleria, in cui  potremo ascoltare le musiche del gioco o collezionare immagini acquistabili nello Shop e ottenibili finendo la Storia.

Una delle spettacolari animazioni di una Distortion Drive

 

Rebel 1… Action!
Il sistema di combattimento di BlazBlue è ciò che lo rende il successore di Guilty Gear a tutti gli effetti (forse addirittura superiore a GG), portando ben in vista l’impronta di Ark System: un sistema frenetico che si rivela piuttosto ostico per gli inesperti del genere, dove sperare di fare delle combo solo ripetendo in continuazione la stessa mossa è quasi uno spreco, e una manna dal cielo per gli hardcore affascinati dalle juggle a terra e in aria che in allenamento (e anche in qualche scontro, magari contro un avversario che non ha idea di cosa sia una recovery) possono sforare i 50 colpi di combo fino ad arrivare a 200 con personaggi come la felina Taokaka, che hanno prese combinabili facilmente e arrivano con tranquillità a creare delle situazioni di combo letteralmente infinite. Come nella stragrande maggioranza dei picchiaduro, i comandi si basano principalmente su attacco debole (A, cioè quadrato di default),  attacco medio (B, triangolo di default) e attacco forte (C, cerchio di default), a cui va aggiunto il Drive (D, croc di default) una particolare mossa speciale differente di personaggio in personaggio che può essere un dash (Taokaka, Rachel, Carl) o un attacco che utilizza l’equipaggiamento del pg con proiettili (Noel) , ghiaccio (Jin) o addirittura lame d’ombra (v-13-). Annesso al Drive è presente la Distortion Drive, eseguibile premendo una data sequenza di tasti quando la barra in basso allo schermo raggiunge un valore che va da 50 a 100, a cui si accosta l’Astral Finish, mossa finale eseguibile da alcuni personaggi solo all’ultimo round quando l’avversario ha il 20% di health gauge rimanente. Un sistema eccellente a cui va dato gran parte del merito del grande successo di BlazBlue.

 

Le animazioni tolgono il fiato con i loro dettagli

 

Nostalgia degli anni ’90?
Il comparto grafico di BlazBlue, in perfetto stile giapponese, è di un’eccezionalità rara, forse pari solamente agli ultimi capitoli di Guilty Gear usciti su PSP partoriti da mamma Aksys, sopratutto in un’era dove il 2D è sinonimo di vecchio per la maggior parte dei nuovi giocatori. Mosse piene di dettagli che non sempre sfoggiano i classici quadrettoni dei personaggi giocanti e fanno spazio ad animazioni più sfumate,  Distortion Drives sviluppate in modo sublime e visibilità sempre ottima (complice lo schermo dell’handheld laccata, adattissimo ai pixel semplici e privi di pretese) senza frames incontrollati o impazziti – che nel già citato Guilty Gear Accel Core Plus erano presenti, basti vedere una delle winning animations di Millia Rage dove la faccia della bionda si sposta freneticamente di un pixel, rendendo il tutto tristemente antiestetico. I background dei vari stage sono in oltremodo sublimi, fatti di accorgimenti furbi che, pur non saltando all’occhio di primo acchito, donano quel pizzico di realismo in più alla verosimilità dell’opera. Sul sonoro non ci sono scuse: Daisuke Ishiwatari torna a comporre le musiche per Aksys stavolta lasciando da parte la passione per l’heavy metal e l’uso quasi maniacale della chitarra elettrica e introducendo una componente orchestrale per far fronte ai gusti di chiunque, talvolta inserendo elementi jazz ed elettronici. Un giusto mix per giocare a ritmo di musica e godersi la freneticità di BlazBlue con un’ottima colonna sonora.

 

GG, Ark System
Dopo aver provato la versione giapponese di BlazBlue: Calamity Trigger per PSP possiamo dire che tutti i meriti che gli sono stati attribuiti sono giustificati da un monte di pregi e pochissimi difetti che principalmente concernono il numero dei personaggi utilizzabili. Ha combattuto contro titoli come Street Fighter 4 e Tekken 6 per il fregio di miglior picchiaduro su console del 2009 e siamo onesti nel dire che si merita tutta la gloria ricevuta dalla stampa e (molto più importante) dai giocatori. Si rivela inoltre un porting fatto veramente bene.
Ti è piaciuto quello che hai letto? Vuoi mettere le mani su giochi in anteprima, partecipare a eventi esclusivi e scrivere su quello che ti appassiona? Unisciti al nostro staff! Clicca qui per venire a far parte della nostra squadra!

Potrebbe interessarti anche

  • Replaced – Recensione

    Replaced – Recensione

    In un’America alternativa degli anni ’80, devastata da un olocausto nucleare, la Phoenix Corporation domina sulle ceneri della civiltà come un’entità onnipotente e corrotta. Mentre esplori un mondo brutale segnato dal degrado sociale e dal controllo corporativo, dovrai scoprire i segreti dietro la tua creazione e cosa significhi davvero essere “umano”. In questo scenario desolato,…

  • Sea of Stars Mobile Recensione

    Sea of Stars Mobile Recensione

    Quando Sabotage Studio ha rilasciato Sea of Stars nel 2023, il mondo dei GDR di stampo giapponese ha subito un piccolo terremoto. Lo studio canadese, già celebre per l’ottimo esordio sul mercato con The Messenger, è riuscito nell’impresa di modernizzare i canoni della “Golden Age” dei 16-bit senza limitarsi a una pigra operazione nostalgia. Con…

  • Dead as Disco – Recensione

    Dead as Disco – Recensione

    Nell’ultimo periodo i titoli videoludici a tema musicale stanno incontrando un nuovo rinascimento: Dead as Disco, titolo di debutto di Brain Jar Games, promette di far parte di questa nuova ondata di novità. Il titolo non ha di certo poche pretese e pesca a piene mani dai suoi predecessori in ambito musicale, come Hi-Fi Rush….

  • Moto GP 26 – Recensione

    Moto GP 26 – Recensione

    Questa recensione di Moto GP 26 è purtroppo da tenere in considerazione con un grosso asterisco. Per quanto io abbia apprezzato il mio tempo passato con il simulatore di guida di Milestone, purtroppo ho riscontrato un grave bug che mi ha impedito di proseguire la carriera, feature di mio principale interesse considerando anche l’assenza di…

  • DAMON and BABY – Recensione

    DAMON and BABY – Recensione

    Arc System Work decide, con DAMON and BABY, di prendere le distanze, quantomeno temporaneamente, dall’universo del picchiaduro, proponendo un action adventure decisamente particolare, costruito attorno al dualismo tra il protagonista e la bambina che porta in spalla, a cui aggiunge quel pizzico di arte e stile nipponico che contribuisce a elevare l’intera esperienza. Il gioco…

  • Rumbral – Recensione

    Rumbral – Recensione

    Non tutti i viaggi sono destinati a concludersi, alcuni si interrompono, si rompono e svaniscono nel momento in cui sembrano trovare un senso. RUMBRAL è uno di questi, la rappresentazione di un successo mancato, un finale che al tempo stesso sa di resa e sparizione. Il protagonista non salva nulla, nemmeno sé stesso e viene…

Lascia un commento