Blind Fate: Edo no Yami – Recensione

Recensito su Steam Deck

Con orgoglio mi piace sempre vedere he i team italiani si fanno strada nel mondo dei videogames con produzioni sempre più interessanti. In particolare oggi ho il piacere di vedere una produzione di Troglobytes Games, team che affonda le sue radici nei nostalgici anni ’80 e che esordisce con Blind Fate: Edo no Yami, un gioco d’azione con un’impronta Hack and Slash e con elementi RPG disponibile per PC, tramite Steam, PlayStation 4, PlayStation 5, Nintendo Switch, Xbox One e naturalmente Xbox Series X/S.

Io ho avuto la possibilità di provarlo su Steam Deck e ora non mi resta che darti il mio personale parere.

Blind Fate: Edo no Yami

Il Giappone feudale, pregno di onore e forza, di temperamento e delicatezza ha da sempre affascinato i game designer che ne hanno ampiamente sviscerato ogni suo recondito aspetto; lo stesso si può dire per il distopico universo cibernetico, con impianti e atmosfere dark fumose. I ragazzi di Troglobytes Games, aiutati dal supporto del publisher 101XP, hanno quindi deciso di unire entrambe le atmosfere nell’universo immaginifico di Blind Fate: Edo no Yami.

In un distopico futuro – sopravvissuto all’ennesimo disastro dovuto alla solita guerra tra macchine ed esseri umani che ha decimato l’umanità – sorge una nuova era con una forte impronta Edo da Giappone feudale e qui riprende vita lo spirito, il corpo e ovviamente il cadavere di un samurai defunto nell’adempiere il suo dovere agli ordini dello Shogun (dopo essere stato brutalmente e sanguinosamente privato della vista e degli arti). Egli viene soccorso da un entità divinamente cyber, che ne ricostruisce il corpo dotandolo ovviamente di potenziamenti e accessori con lo scopo di riportare la pace nel regno.

Blind Fate: Edo no Yami

Suo compito sarà quello di ripercorrere la trama fitta di intrighi e colpi di scena in cui svelerà il suo passato e il suo reale e definitivo obiettivo peccato che dopo un breve tutorial che serve più che altro a dare un contesto tutti i suoi potenziamenti vanno a farsi benedire a causa di una brutta caduta e sarà quindi mio compito passo dopo passo riacquisirli nella speranza di avere un minimo di capacità offensiva per affrontare gli ostici nemici meccanici che mi si pareranno davanti.

Già cosi non è facile ma i ragazzi di Troglobytes Games in Blind Fate: Edo no Yami hanno voluto fare di più e siccome il mio giocatore è stato accecato l’unico modo che mi è rimasto per percepire la realtà che mi circonda è dato dai miei sensori e dai dati che il mio salvatore ha immagazzinato nella sua memoria. Capita così che il mondo di gioco appaia in una maniera nei ricordi, ma sia differente nella realtà, con nemici che risultano invisibili o terreni che una volta erano solidi e ora semplicemente non esistono più lasciando il posto a voragini.

Blind Fate: Edo no Yami

Per ovviare a questo problema dovrò affrontare i nemici e scaricare i dati in loro possesso, e per farlo dovrò affidarmi come dicevo pocanzi ai miei sensori. I tre sensori a mia disposizione includono la capacità di percepire il calore, i suoni e gli odori. Attivandoli grazie alla pressione di un tasto che evidenzia una ruota tra cui scegliere dovrò quindi prima di tutto sondare il terreno di gioco e individuare il nemico, per poi passare all’attacco.

Questa caratteristica di Blind Fate: Edo no Yami dona profondità al titolo riuscendo a portare qualcosa di nuovo in un gameplay altrimenti banale, ma richiede un minimo di pratica per essere padroneggiata: alcuni nemici non fanno rumore, altri non emettono calore tanto per fare degli esempi. E il terreno di gioco va sempre tenuto in considerazione, a meno che precipitare nel vuoto non sia una delle tue aspirazioni.

Blind Fate: Edo no Yami

Individuato il nemico lo si può fronteggiare con l’immancabile katana (oddio, sarà una katana o un osafune? – N.d.R.) o con un braccio cannone bionico in grado anche di stordire i nemici più deboli aprendo la possibilità di eseguire una fatality istantanea alla God Of War vecchia maniera, ossia il buon vecchio Quick Time Event in cui premere i tasti che compaiono sullo schermo entro il tempo limite.

Purtroppo i nemici sono davvero ostici e non è che stiano sempre lì ad aspettare le mie misere combo, per cui mi trovo ben presto in difficoltà nonostante la dotazione standard del mio corpo cibernetico mi fornisca un doppio salto, una schivata e una parata, tutte e tre dipendenti dalla stamina a mia disposizione. Così ben presto nel fronteggiare i nemici di Blind Fate: Edo no Yami mi trovo ben presto in difficoltà, ma prontamente il team di sviluppo mi viene in aiuto. Colpendo i nemici si carica una barra a sezioni che compare sopra gli avversari e alla carica totale appare il simbolo di uno dei miei sensori: attivando il sensore giusto il tempo si ferma e mi permette di caricare un colpo quasi sempre fatale, in cui di fatto io dovrò solo orientare il taglio della lama nella sezione apposita così da porre fine alla vita cibernetica del mio avversario molto più velocemente.

Blind Fate: Edo no Yami

L’avventura proposta da Blind Fate: Edo no Yami viene ulteriormente arricchita da altri fattori tra cui i ricordi del protagonista, che lo catapultano nel passato quando ancora non era dotato di protesi ma possedeva i suoi arti e la sua vista e che mi permette di variare il gameplay affidandomi alla mia sola lama per abbattere nemici che sono meno potenti ma non meno soddisfacenti da affrontare.

Non mancano in Blind Fate: Edo no Yami alcuni enigmi ambientali, tutti più o meno facili che allungano il brodo dell’avventura senza purtroppo essere mai una vera e propria sfida.

Blind Fate: Edo no Yami

Troviamo infine un hub di gioco in cui fare pratica e in cui arricchire il nostro skill tree qui impersonato da una albero vero e proprio. Da questo hub chiamato ovviamente Dojo potremo anche decidere quale area di gioco affrontare, perché ovviamente non saranno tutte disponibili subito e in alcuni casi necessiteranno dei potenziamenti adatti per proseguire.

Tra le note dolenti posso individuarne un paio che personalmente non ho apprezzato, ma che non inficiano il risultato finale. Prima di tutto ho trovato le aree un po’ spoglie e desolate, con pochi nemici a volte davvero molto forti. Questo mi ha portato a bloccarmi per diverso tempo su un nemico o due in particolare, morendo e morendo ancora nel tentativo di seccarlo tenendo d’occhio la mia energia, i colpi rimanenti nel cannone e la mia stamina mentre lui imperterrito continua a sopravvivere a ogni mio fendente.

Blind Fate: Edo no Yami

Questo dipende anche dal fatto che i nemici hanno punti deboli che vanno colpiti prima per poterli realmente ferire e potrai farlo attivando i sensori adatti. Questo però porta uno svantaggio logistico e pratico: ogni sensore cambia il layout dello schermo cambiando i colori di base, i tratti e persino oscurando alcuni elementi. Cambiare di continuo questi fattori per fronteggiare magari più nemici a schermo risulta – almeno a mio parere – a tratti fastidioso.

Per quello che riguarda la prova su Steam Deck – console che adoro al netto delle problematiche – Blind Fate: Edo no Yami si comporta benissimo: caricamenti rapidi, compatibilità assoluta, consumo di batteria nella norma ed FPS alti e stabili. Non si può chiedere di meglio per godere del titolo in portabilità.


Blind Fate: Edo no Yami è un action game in stile hack and slash e con elementi RPG che grazie al tema di sviluppo tutto italiano fa la sua bella figura tra gli amanti del genere, andando a portare qualcosa di nuovo e piacevole che sono certo ti colpirà. Al netto di qualche dubbio personale sulle visualizzazioni a schermo dei vari sensori il gioco mi ha colpito e favorevolmente impressionato. Trovo infine particolarmente adatto all’utilizzo su Steam Deck dove non ha presentato la minima incertezza.

7.7

Pro

  • Creato da un team italiano d'eccezione
  • Introdotti aspetti innovativi nel genere
  • Buona trama
  • Perfetto su Steam Deck
  • Buona componente tattica...

Contro

  • ...accompagnata da una componente visiva discutibile
Vai alla scheda di Blind Fate: Edo no Yami
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