Conan – Recensione Conan

Il prode cimmerio


Nato quasi un secolo fa (si era nel 1932) sulle pagine della rivista pulp "Weird Tales" dalla penna dello scrittore Robert Ervin Howard (autore di culto della Heroic Fantasy, scomparso all’età di 30 anni), in seguito a un fitto scambio epistolare con un altro gigante della letteratura (quell’Howard Phillips Lovecraft al quale dobbiamo indirettamente anche alcuni eccellenti prodotti come Eternal Darkness, il primo Alone in the dark e Call of Cthulhu, dark corners of the Earth), il massiccio Conan ha attraversato praticamente qualsiasi campo dell’intrattenimento. Nonostante un curriculum non proprio da santo (ladro, mercenario, pirata, guerriero), il barbaro di Cimmeria aveva dalla sua anche una mente agile, una certa nobiltà d’animo e un codice d’onore che lo resero sin da subito un personaggio interessante, ben diverso da altri ottusi barbari tipici della Heroic Fantasy di quel periodo. Romanzi, fumetti, film (dal primo, interpretato nel 1981 da un Arnold Schwarzenegger allora al massimo della forma fisica, fino al recente prodotto con Jason Momoa), Conan ha portato la sua spada anche nel campo videoludico. Accanto a prodotti di più ampio respiro e profondità, come Age of Conan: Hyborian adventure, mastodontico MMORPG (acronimo che sta per Massive Multiplayer Online Role Playing Game) ambientato nelle terre di Hyboria, troviamo qui una più congeniale trasposizione hack’n’slash delle avventure create da Robert Howard.

 

 


Sangue, acciaio e muscoli


La trama, a onor del vero poco più di un pretesto, è parzialmente ispirata al racconto "La regina della costa nera" (Queen of the black coast, pubblicato per la prima volta nel numero di maggio 1934 di Weird Tales), e vede il cimmerio alle prese con la sua perenne brama di tesori e avventure. Giunto a Balmoria in una tomba dimenticata e protetta da zombie, trappole, spettri e sigilli vari, il nostro libera inavvertitamente lo spirito di uno stregone, il cui ritorno nelle terre di Hyboria porta anche una devastante "Morte Nera" (da non confondere con Star Wars) in grado di far regredire l’umanità a uno stadio di ferocia assoluta e caos. In seguito allo sfortunato incontro Conan sembra perdere i sensi e si ritrova nelle isole Baracha, covo di ladri, tagliagole e guerrieri, totalmente privo della sua armatura. Ed è proprio la ricerca dei pezzi di quest’armatura, oltre che dei ricordi di quanto sia successo nella tomba, il pretesto che trascinerà il barbaro tra foreste, montagne, oceani, castelli diroccati e sotterranei, incontrando personaggi e situazioni che saranno ben familiari ai lettori abituali dei romanzi.

 

 


Il fantasma di Sparta insegna


Passando per la giocabilità ci troviamo di fronte a quello che probabilmente è l’aspetto più riuscito del prodotto. Attraversare le diverse ambientazioni di Conan, infatti, risulta divertente e immediato, e il sistema di controllo svolge egregiamente il suo dovere. La monotonia, in genere tallone d’Achille degli hack’n’slash, viene evitata introducendo leggere deviazioni verso bonus e potenziamenti, e una discreta varietà di situazioni, di nemici e di armi. Queste ultime necessitano di un minimo di strategia per essere gestite al meglio, dal momento che è possibile usare diverse combinazioni arma-scudo, due armi, e arma singola con due mani, il che influenza lo stile di combattimento. Stile reso ancor più vario dalla presenza degli ormai immancabili QTE (Quick Time Event) e di un centinaio di mosse speciali, sbloccabili gestendo con saggezza le rune rosse (le verdi ripristinano l’energia, le blu la barra della magia) rilasciate dai nemici sconfitti, dai bauli disseminati per i vari scenari, e da procaci donzelle da liberare. L’esecuzione elegante e ininterrotta di combo permetterà inoltre al nostro barbaro di riempire un’apposita barra gialla, alimentando così un devastante "Canto della morte" in grado di potenziare le armi per un breve lasso di tempo. A dispetto della sua natura decisamente manesca, Conan potrà anche avvalersi di alcuni incantesimi, semplici ma decisamente in linea con la sua natura barbarica. Piogge di fuoco, voragini e pietre in cui bloccare i nemici costituiscono una gradita, e utilissima, alternativa a spade, asce e scudi (anche se va precisato che il Conan dei romanzi è per natura ostile a qualsiasi forma di magia).

Gli enigmi non vanno al di là del classico "trova la leva A per aprire il cancello B" e altre interazioni con lo scenario in stile Tomb Raider, o dell’attivare entro breve tempo delle rune collegate tra loro, allo scopo di aumentare le statistiche del nostro barbaro. Nulla che si allontani troppo dalla tradizione dettata da God of War, quindi, e si viene talmente presi dalle gesta barbariche del cimmerio da non sentire minimamente la necessità di strizzarci anche la materia grigia. Il sistema di salvataggio è garantito, oltre che dalla presenza di checkpoint, da apposite opzioni a fine livello e da massi celesti disseminati negli scenari, e questo, unito all’alta giocabilità già citata, rende la nostra avventura nelle terre di Conan un’esperienza piacevole e mai frustrante, ma anche decisamente breve. Nonostante la presenza di extra sbloccabili (i classici video, concept art, cheats), le gesta del prode cimmerio difficilmente raggiungeranno la decina di ore, assestandosi intorno alle 6-7 ore per i giocatori già avvezzi a questo genere di prodotto. I ragazzi della THC hanno quindi abilmente evitato la monotonia, ma sono scivolati nel secondo dei classici difetti degli hack’n’slash: la brevità.

 

 

 

Muscoli e texture


Il comparto tecnico del prodotto THC non raggiunge vette di eccellenza (niente di paragonabile agli splendori del terzo episodio delle gesta di Kratos), ma si comporta abbastanza bene. Le texture di personaggi e ambientazioni risultano buone, anche se leggermente monotone e "grezze" (scelta dovuta in parte all’intenzione di ispirarsi alle opere grafiche di Frank Frazetta, che a sua volta fu molto influenzato dai romanzi di Howard), ma lo stile grafico è abbastanza ispirato e fedele alle atmosfere dei romanzi, e anche sul versante delle animazioni ci troviamo di fronte a una buona realizzazione. Il sonoro di Conan, al di là delle classiche musiche epico-fantasy (ad opera di Mike Reagan, già autore delle musiche della saga di God of War), offre un buon doppiaggio interamente localizzato, mentre gli utenti anglofoni hanno comunque la possibilità di settare il tutto nella lingua originale, nella quale spicca protagonista la voce di Ron "Hellboy" Perlman. 

 
 

Per Crom


Il prodotto della software house californiana, pur non essendo all’altezza di altri giganti dello stesso genere, si difende comunque con una certa tenacia, avvalendosi di una giocabilità alta, di una sana dose di violenza che, pur senza scadere nello splatter gratuito, è decisamente in linea con la filosofia del personaggio principale (tra decapitazioni, sangue, e donne seminude si è comunque beccato un PEGI 18), di una discreta varietà e dalla fedeltà alle ambientazioni partorite dalla mente di Robert E. Howard (curiosamente, ci troviamo di fronte a una trasposizione molto più fedele ai romanzi di quanto lo siano state le varie versioni cinematografiche). Non è certo un prodotto in grado di rivaleggiare con produzioni videoludiche di ben altra portata e budget, ma chi è appassionato della saga del fiero barbaro, o più in generale chi cerca un’impresa scorrevole e divertente, non ne rimarrà deluso. 

 
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